Dove va il turismo? Quali sono le nuove tendenze? Si va dal turismo per ricchi che scopre il ritiro di lusso per ricostruire il rapporto con i figli ai viaggi enogastronomici, senza dimenticare il turismo culturale. Per evitare l’overtourism, dobbiamo costruire il turismo 4.0
Talvolta la realtà supere la fantasia. Non ci credete? E allora sapete qual è l’ultima frontiera del turismo ricco, quello benestante? Non più il personal shopper, il maggiordomo personale o il glamping con spa, la nuova tendenza di viaggio è una sorta di ritiro dove le famiglie abbienti possono riconciliarsi con i propri figli facendo delle attività insieme.

Lo racconta il Wall Street Journal fecendoci conoscere Bluestone Families. I prezzi sono davvero proibitivi: ottantamila dollari per cinque notti in Nuova Zelanda. Una vacanza che unisce benessere, famiglia e supporto psicologico. Ma il problema è solo la mancanza di tempo di genitori super impegnati o forse il problema non è più profondo? Ma è tempo di tornare con i piedi per terra e di parlare di un turismo più alla portata di tutti e di turismo 4.0.
Famelici punta sul turismo culturale ed enogastronomico
Lo scriviamo da tempo: il turismo da incentivare è quello culturale. Serve una strategia per un turismo 4.0. Per la ricchezza del nostro patrimonio artistico, per quello che rappresentano cibo e cultura abbiamo bisogno di progetti condivisi costruiti per migliorare il nostro turismo culturale, con particolare attenzione all’enogastronomia. Se ciò non accadrà, si correrà un grosso rischio: la nostra storia sarà trasformata in oggetto di consumo, data in pasto a persone più interessate a farsi selfie che a vivere un territorio.
Combattere l’overtourism con una strategia su un turismo rispettoso delle città

Un pericolo che già avvertiamo nelle dichiarazioni di molti sindaci che sono arrivati a chiedere addirittura il numero chiuso per l’accesso alle città da loro amministrate. La “turismofobia”, ovvero la paura che il “mordi e fuggi” non sia compensata da alcun beneficio, ha portato nei giorni scorsi un gruppo di persone a manifestare a Venezia contro lo spopolamento incentivato da una ottusa politica turistica. Oggi siamo tutti consapevoli che alcuni luoghi non ce la fanno più a sopportare l’attuale numero di turisti.
Eppure a sole poche centinaia di metri, a Venezia come a Roma, ci sono altri luoghi quasi ignorati ma altrettanto ricchi. Forse è giunto il momento di costruire una strategia sul turismo capace di valorizzare molti centri meno conosciuti rispetto alle grandi città d’arte, ma non per questo privi di interesse artistico o di proposte legate a cibo e cultura.
La ricchezza dei piccoli borghi

Occorre sostenere lo sviluppo turistico di destinazioni emergenti, come i borghi, le piccole città d’arte, i parchi, le aree rurali o interne. Si devono costruire percorsi turistici alternativi, capaci di mettere al centro aree come gastronomia, enologia, agricoltura e cultura. Come? Creando, ad esempio, percorsi, cammini, itinerari enogastronomici o sentieri. Non si deve sottovalutare la promozione intelligente che si può costruire grazie al successo del digitale. Oggi i glob-trotter rispondono alle logiche delle tre “S”: Swap, Share e Social.
Tradotto? Scambiare, condividere e socializzare. L’agenzia turistica è giurassica, le prenotazioni su Expedia superate, le vacanze solitarie sono da ex sessantottini: i Millennials vogliono immergersi nella cultura locale, scoprire indirizzi segreti, conoscere persone del luogo capaci di raccontare storie e di condividere esperienze. Siamo o non siamo nell’era della sharing economy? Il consumatore è ormai sia fruitore che produttore di beni e servizi scambiati attraverso il web. Crescono così siti che promuovono baratti a costo zero, come, ad esempio, Nightewapping, o app costruite per informare circa gli spostamenti, le possibilità di alloggio e gli itinerari.
Il turismo enogastronomico: un’opportunità per la valorizzazione delle aziende e del territorio
Ma a quali condizioni? Come sottolinea Magda Antonioli Corigliano, direttrice del master in Economia del Turismo all’Università Bocconi – Enogastronomia:
“Non sono sufficienti un vino e un prodotto tipico perché un territorio possa diventare una destinazione di turismo enogastronomico. Spesso un limite è rappresentato dal prevalere di un prodotto rispetto al luogo di produzione”.
La docente della Bocconi offre alcuni interessanti spunti su come definire il turismo enogastronomico: “siamo di fronte a un fenomeno da grandi numeri, sia pure non di massa, ma neppure di nicchia. É composto da curiosi, esploratori, tifosi, sperimentatori, molto meno da professionisti. É un turismo del “non solo, ma anche”, con risvolti economici sicuramente interessanti”. Ma quali sono le nuove tendenze di questa forma di turismo?
“La voglia da parte del turista – ha sottolineato la professoressa Magda Antonioli Corigliano – di scoprire prodotti, luoghi di origine, processi di produzione nel nome della tipicità, dell’identità culturale e dell’autenticità. Grazie al web si va a caccia di possibilità di costruirsi esperienze uniche, su misura. Se si formulerà una strategia turistica, crescerà l’ Italia “minore” dei borghi, dei comuni rurali, delle scoperte enogastronomiche“.
La nuova frontiera del turismo: dal set alla destinazione, ovvero il turismo cinematografico

Quando un film o una serie si trasformano nel desiderio di viaggiare, danno vita al turismo cinematografico, una tendenza globale che si adatta agli obiettivi del settore turistico di diversificazione e destagionalizzazione. Al di là delle indubbie potenzialità espresse, la questione è come gestirla in modo che diventi un’occasione anche per quelle comunità spesso al di fuori dei circuiti turistici più conosciuti.
Si tratta di una modalità per evitare l’overtourism. Si tratta di un turismo di qualità, motivato dalla curiosità culturale e dal rispetto per la destinazione. Come farvi fronte? occorre progettare prodotti turistici specifici – percorsi, esperienze, visite guidate – di formare i professionisti che li gestiscono e di garantire che il racconto audiovisivo sia collegato alla reale identità del territorio. Un altro aspetto fondamentale è la sostenibilità. Il rischio di sovraesposizione non è da sottovalutare, come ha dimostrato la sovraesposizione di alcune mete rese celebri da film o serie tv.
Il turismo 4.0 deve far sì che un set diventi una meta desiderata, che dallo schermo si passi al viaggio, che il momento televisivo si trasformi in un’esperienza vissuta. Questa è una sfida, ma anche una grande opportunità. Se lo schermo ha suggerito una mappa; ora tocca a noi scrivere il copione di ciò che dovrà essere una destinazione.
L’importanza del turismo 4.0
La docente ricorda “la necessità di formulare un’esperienza turistica capace di miscelare prodotti e servizi, di essere internazionale e soprattutto in grado di esaltare i frutti della terra”. É davvero così impossibile costruire un turismo diverso capace di ottimizzare le possibilità offerte dal digitale? É veramente irrealizzabile offrire servizi, dare indicazioni per esaltare le ricchezze di un paese ricco di cibo e cultura? Famelici è per un turismo 4.0!

