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Cresce l’allarme overtourism: turismo di massa, città al collasso, spiagge a rischio

Da Venezia a Barcellona: il grido delle città soffocate dal turismo. Non solo: assalto alle spiagge

Dalle nozze di Jeff Bezos a Venezia alle spiagge distrutte in Puglia, un viaggio tra le contraddizioni di un turismo che consuma luoghi, persone e ambiente. Il paradosso del turismo: cresce l’allarme overtourism, ma si continua a promuovere sempre le stesse mete

Il turismo è da sempre linfa vitale per molte economie urbane e regionali. Ma oggi, più che mai, è anche una delle principali fonti di disagio sociale, degrado urbano e distruzione ambientale. L’overtourism, ossia il sovraccarico turistico di una località, non è più un fenomeno episodico. È una crisi strutturale che coinvolge città storiche, borghi montani, spiagge incontaminate e perfino habitat naturali ormai compromessi. E oggi suscita anche diverse proteste come quelle dei residenti di Barcellona che sparano con le pistole ad acqua contro i troppi turisti.

Cresce l'allarme overtourism

Cresce l’allarme overtourism: affitti brevi e città senza abitanti

Il turismo di massa ha incrementato le spese dei Comuni per fornire servizi ai turisti a scapito di chi vi abita

I residenti delle grandi città europee non protestano più solo per l’affollamento. Il vero nemico è la scomparsa delle case: trasformate in B&B e case vacanze, gli appartamenti stanno svuotando i centri storici. Airbnb e piattaforme simili alimentano una crisi abitativa sempre più acuta, spingendo verso l’alto i prezzi degli affitti e costringendo intere famiglie a lasciare i propri quartieri. Il risultato? Città che si svuotano della loro anima, mentre al loro posto fioriscono kebab, fast food globali e negozi di gadget per turisti.

Roccaraso, gennaio 2025: turismo istantaneo e ingestibile

Uno degli esempi più recenti viene dall’Abruzzo. A gennaio 2025, 10.000 turisti sono arrivati in pullman a Roccaraso, attirati da un video virale pubblicato dalla TikToker Rita De Crescenzo. Il risultato è stato una paralisi totale della cittadina sciistica, impreparata a gestire un’ondata simile. Un esempio lampante di come i social media abbiano il potere di generare forme di turismo impulsivo, caotico e spesso irresponsabile.

Bezos a Venezia: simbolo di una città in svendita

 “BEZOS”, barrata da una grande “X” rossa: lo striscione è finito direttamente dal campanile di San Giorgio Maggiore alla CNN

in una venezia inedita: i canali

Il matrimonio di Jeff Bezos a Venezia ha acceso una nuova miccia. Il movimento “No Space for Bezos”, nato all’interno di uno spazio politico femminista e anticapitalista, ha denunciato l’assurdità di una città blindata per tre giorni per accontentare 200 invitati VIP. «Con i soldi si può affittare un’intera città?», si chiede Marta Sottoriva, insegnante veneziana. E la risposta, per molti, è tristemente affermativa.

Venezia non è nuova a questi movimenti: da No Big Ships (contro le navi da crociera) a No One Is Illegal, fino ai sindacati delle cameriere. La protesta contro Bezos è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia di resistenza contro la trasformazione della città in un parco a tema per ricchi e turisti.

La battaglia per un posto in spiaggia (e per la sopravvivenza della natura)

Il Sud della Sardegna

In Puglia, Sardegna e Campania, le spiagge vivono ogni estate una guerra silenziosa. Ma non solo tra turisti e bagnanti per il posto migliore: anche la fauna locale è sotto attacco. Così ad esempio le tartarughe marine caretta-caretta, che nidificano sulle coste, vedono le loro uova calpestate o schiacciate dai trattori che preparano le spiagge per i turisti. La loro sopravvivenza è minacciata da una concezione di vacanza che ignora l’ambiente in nome della foto perfetta su Instagram o del video su Tik Tok.

Influencer e “selfie-tourism”: una strategia fallita

Caló des Moro
Caló des Moro

Le Isole Baleari hanno provato ad arginare l’overtourism usando gli influencer per promuovere mete alternative. Ma il risultato è stato opposto: luoghi remoti e sensibili sono stati invasi da turisti mordi-e-fuggi, attratti da una baia o una vista virale. A Maiorca, la minuscola Caló des Moro è stata sommersa da migliaia di visitatori dopo la pubblicazione di qualche video su TikTok. Le autorità locali hanno rimosso ogni immagine ufficiale del sito, nel tentativo disperato di proteggerlo.

Quali soluzioni per combattere l’overtourism? Dalla riqualificazione delle periferie alle limitazioni

gand

Alcune città cercano di reagire. Gand, in Belgio, ha avviato una campagna per “diffondere” i visitatori in tutta la città, anziché concentrare tutto nel centro. Barcellona ha annunciato il divieto totale di affitti brevi dal 2028. Altre località sperimentano tasse turistiche, limiti alle crociere o promozione di destinazioni meno battute.

Ma la verità è che l’attrattiva delle grandi città europee non svanirà facilmente. E, senza un vero cambio di paradigma, rischiamo che il turismo resti un privilegio per pochi e un incubo per chi in quei luoghi ci vive.

Conclusione famelica

L’overtourism non è un problema dei turisti, ma del sistema che li indirizza, li spinge e li concentra. Finché le città saranno trattate come scenografie per Instagram, e la ricchezza avrà il potere di “affittare” spazi pubblici, il rispetto – per l’ambiente, per le persone, per la cultura – sarà solo una parola vuota. Bezos, TikTok, Airbnb: sono tutti sintomi dello stesso male. Ed è tempo di smettere di curare i sintomi ignorando la malattia. L’overtourism sta distruggendo città, natura e comunità: da Venezia a Roccaraso, l’effetto di VIP, social e turismo di massa è fuori controllo.

Ma attezione opporsi al turismo, decidere chi merita di essere un turista, è un atto di osceno classismo. La qualità non si determina con il portafoglio, ma con l’atteggiamento e la cultura che nè si compra nè si vende, ma si condivide.

Foto di apertura e interne: X e FB

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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