Turismo mordi e fuggi? No grazie. Costruiamo il turismo 4.0 in nome di cibo e cultura

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Lo scriviamo da tempo: il turismo da incentivare è quello culturale. Serve una strategia per un turismo 4.0. Per la ricchezza del nostro patrimonio artistico, per quello che rappresentano cibo e cultura abbiamo bisogno di progetti condivisi costruiti per migliorare il nostro turismo culturale, con particolare attenzione all’enogastronomia. Se ciò non accadrà, si correrà un grosso rischio: la nostra storia sarà trasformata in oggetto di consumo, data in pasto a persone più interessate a farsi selfie che a vivere un territorio. Un pericolo che già avvertiamo nelle dichiarazioni di molti sindaci che sono arrivati a chiedere addirittura il numero chiuso per l’accesso alle città da loro amministrate.Lo scriviamo da tempo: il turismo da incentivare è quello culturale. Per la ricchezza del nostro patrimonio artistico ma anche per quello rappresentato da cibo e cultura, abbiamo bisogno di progetti condivisi costruiti per migliorare il nostro turismo culturale. Vogliamo il turismo 4.0! La“turismofobia”, ovvero la paura che il “mordi e fuggi” non sia compensata da alcun beneficio, ha portato nei giorni scorsi un gruppo di persone a manifestare a Venezia contro lo spopolamento incentivato da una ottusa politica turistica. Lo stesso ministro dei Beni e Attività Culturali e Turismo Dario Franceschini ha dichiarato:” alcuni luoghi non ce la fanno più a sopportare l’attuale numero di turisti. Eppure a sole poche centinaia di metri, a Venezia come a Roma, ci sono altri luoghi quasi ignorati ma altrettanto ricchi». Forse è giunto il momento di costruire una strategia sul turismo capace di valorizzare molti centri meno conosciuti rispetto alle grandi città d’arte, ma non per questo privi di interesse artistico o di proposte legate a cibo e cultura. Occorre sostenere lo sviluppo turistico di destinazioni emergenti, come i borghi, le piccole città d’arte, i parchi, le aree rurali o interne. Si devono costruire percorsi turistici alternativi, capaci di mettere al centro aree come gastronomia, enologia, agricoltura e cultura. Come? Creando, ad esempio, percorsi, cammini, itinerari enogastronomici o sentieri. Non  si deve sottovalutare la promozione intelligente che si può costruire grazie al successo del digitale. Oggi i glob-trotter rispondono alle logiche delle tre “S”: Swap, Share e Social. Tradotto? Scambiare, condividere e socializzare. L’agenzia turistica è giurassica, le prenotazioni su Expedia superate, le vacanze solitarie sono da ex sessantottini: i Millennials vogliono immergersi nella cultura locale, scoprire indirizzi segreti, conoscere persone del luogo capaci di raccontare storie e di condividere esperienze. Siamo o non siamo nell’era della sharing economy? Il consumatore è ormai sia fruitore che produttore di beni e servizi scambiati attraverso il web. Crescono così siti che promuovono baratti a costo zero, come, ad esempio, Nightewapping, app costruite per informare circa gli spostamenti, le possibilità di alloggio e gli itinerari.

Il turismo enogastronomico: un’opportunità per la valorizzazione delle aziende e del territorio

Ma a quali condizioni? Come sottolinea Magda Antonioli Corigliano, direttrice del master in Economia del Turismo all’Università Bocconi – Enogastronomia,  durante il convegno “Marketing e redditività d’impresa”, tenuto a Torgiano lo scorso 23 giugno:

“Non sono sufficienti un vino e un prodotto tipico perché un territorio possa diventare una destinazione di turismo enogastronomico. Spesso un limite è rappresentato dal prevalere di un prodotto rispetto al luogo di produzione”. La docente della Bocconi ha proseguito il suo intervento, offrendo alcuni interessanti spunti su come definire il turismo enogastronomico: “siamo di fronte a un fenomeno da grandi numeri, sia pure non di massa, ma neppure di nicchia. É composto da curiosi, esploratori, tifosi, sperimentatori, molto meno da professionisti. É un turismo del “non solo, ma anche”, con risvolti economici sicuramente interessanti”. Ma quali sono le nuove tendenze di questa forma di turismo? “La voglia da parte del turista- ha sottolineato la professoressa Magda Antonioli Corigliano – di scoprire prodotti, luoghi di origine, processi di produzione nel nome della tipicità, dell’identità culturale e dell’autenticità. Grazie al web si va a caccia di possibilità di costruirsi esperienze uniche, su misura. Se si formulerà una strategia turistica, crescerà l’ Italia “minore” dei borghi, dei comuni rurali, delle scoperte enogastronomiche“. La docente ha concluso il suo intervento ricordando: “la necessità di formulare un’esperienza turistica capace di miscelare prodotti e servizi, di essere internazionale e soprattutto in grado di esaltare i frutti della terra”. É davvero così impossibile costruire un turismo diverso capace di ottimizzare le possibilità offerte dal digitale? É veramente irrealizzabile offrire servizi, dare indicazioni per esaltare le ricchezze di un paese ricco di cibo e cultura? Famelici è per un turismo 4.0!

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