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Itinerario tra castelli ed enogastronomia nel Nord Italia: 7 giorni in Piemonte, Valle d’Aosta e Emilia Romagna

Vi piacciono i castelli antichi? Eccovi un itinerario tra castelli, cucina tipica e paesaggi autentici nel Nord Italia

Un viaggio tra castelli ed enogastronomia nel Nord Italia. Monti, cibo e cultura per riscoprire l’Italia più autentica tra Piemonte, Valle d’Aosta ed Emilia Romagna

Settembre è il mese perfetto per un itinerario tra castelli ed enogastronomia nel Nord Italia. Le giornate sono ancora luminose, i colori iniziano a virare verso l’autunno e le vigne si preparano alla vendemmia. È il momento ideale per un viaggio in auto che attraversa paesaggi rurali, borghi storici, colline vitate, castelli medievali e dimore nobiliari.

Dal Piemonte alla Valle d’Aosta, fino alle terre ricche di sapori dell’Emilia-Romagna, ogni tappa diventa un’occasione per assaporare ricette antiche, prodotti tipici e tradizioni tramandate. Non solo la Storia con la S maiuscola, ma a nche quella quotidiana fatta di mercati, trattorie e storie locali.

Itinerario tra castelli ed enogastronomia nel Nord Italia

Una rotta cha attraversa sapori e saperi

Ed eccovi un itinerario tra castelli ed enogastronomia che unisce il fascino della cultura con il gusto autentico della tavola. Vi descriviamo un Nord Italia come non lo avete mai esplorato. Con lentezza, curiosità e fame — di sapere e di sapori.

Giorno 1- 2 : Piemonte tra nobiltà e vigneti

  • Torino, il Castello del Valentino e il Borgo Medievale
  • Villa della Regina
  • Che cosa mangiare: vitello tonnato, tajarin, Barolo

Il Parco del Valentino e il Borgo Medievale

I "lampioni innamorati" di Rodolfo Marasciuolo, al Parco del Valentino
I “lampioni innamorati” di Rodolfo Marasciuolo, al Parco del Valentino

Il nostro itinerario tra castelli ed enogastronomia nel Nord Italia parte da Torino, città raffinata e ricca di fascino sabaudo. Ti suggeriamo di iniziare con una passeggiata nel Parco del Valentino, lungo il Po, tra viali alberati, scorci romantici e architetture storiche. Qui si trova anche il Castello del Valentino, residenza seicentesca dalle linee francesi, oggi sede della Facoltà di Architettura, e inserita tra le Residenze Sabaude Patrimonio UNESCO.

A pochi passi, puoi visitare il suggestivo Borgo Medievale, una ricostruzione ottocentesca di un villaggio del XV secolo: un luogo perfetto per immergersi, anche simbolicamente, nel passato da cui comincia il nostro viaggio.

Il luogo più romantico di Torino è custodito nel Parco Valentino

Il Giardino Roccioso, dove su una superficie di 44.000 metri quadri si trovano numerosi giochi d’acqua, ruscelli, stradine, panchine, grandi alberi, piante e aiuole con fiori. Imperdibile è la Panchina Innamorata o Panchina degli Innamorati o anche Lampioni Innamorati. Si tratta di una scultura raffigurante una panchina su cui sono seduti due lampioni che si abbracciano. L’opera è stata realizzata dal giardiniere-artista Rodolfo Marasciuolo.

Che cosa mangiare: vitello tonnato, tajarin, Barolo

vitello tonnato
Vitello tonnato

Per restare in tema, puoi concederti una merenda sinoira contemporanea in una delle tante caffetterie storiche della città, oppure un pranzo leggero a base di vitello tonnato, tajarin al ragù bianco o agnolotti del plin. Il tutto accompagnato da un calice di Freisa o Barbera.

Dormi e mangia qui

Turin Palace Hotel a Torino
La sala del Turin Palace a Torino

Per una tappa confortevole e centrale a Torino, il Turin Palace Hotel è una scelta eccellente. In un elegante palazzo dell’Ottocento, recentemente ristrutturato, offre ambienti raffinati, camere insonorizzate e dotazioni moderne: Wi‑Fi gratuito, minibar analcolico incluso e palestra Technogym. Al top per relax: spa con hammam, sauna e vasca idromassaggio su prenotazione

L’hotel dispone anche di una scenografica Sala Mollino, impreziosita da vetrate d’oro originali, perfetta per eventi o per un aperitivo romantico

All’interno dell’hotel, il raffinato ristorante Les Petites Madeleines, guidato dallo chef Giuseppe Lisciotto, intreccia la cucina piemontese tradizionale con un tocco contemporaneo e creativo. Il menu alla carta (circa 60 €) include piatti come vitello tonnato, agnolotti del Plin, risotto ai porcini e dolci piemontesi classici.

Dopo colazione, prepariamoci per scoprire una destinazione poco conosciuta, ma da non perdere!

Villa della Regina, la residenza delle sovrane: un gioiello sulle colline di Torino

Sulla collina nel quartiere Borgo Po, Villa della Regina a Torino vale la visita per scoprire il legame tra nobiltà, natura e vino

Villa della Regina a Torino
Ma voi la conoscete via Villa della Regina? ….. È sempre Torino!

Lontano dai circuiti affollati ma profondamente legato alla storia della città, ti proponiamo una visita alla Villa della Regina. Situata in collina, nel quartiere Borgo Po, alle spalle della Gran Madre, è una delle residenze sabaude meno note, ma tra le più affascinanti.

Voluta nel Seicento come dimora di villeggiatura per le dame reali, la villa, ideata da Ascanio Vitozzi nel 1615, ma poi eificata da Carlo e Amedeo di Castellamonte, si affaccia sulla città con una vista straordinaria, abbracciando i tetti di Torino, la Mole Antonelliana e le montagne all’orizzonte. Il suo primo nome era Villa Ludovica, solo successivamente, quando ospitò le regine sabaude, assunse il nome attuale. In particolare Anna Maria d’Orléans, moglie di Re Vittorio Amedeo II, ne ordinò la riprogettazione a Filippo Juvara per renderla regale e adatta all’educazione delle sue due figlie, future delfina di Francia e regina di Spagna. 

Dopo essere passata nelle mani di Napoleone, essere stata sede dell’Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali con finalità scolastiche e avere subito diversi bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, la villa è stata restaurata e aperta al pubblico.

Che cosa vedere a Villa della Regina a Torino

Distribuita su tre livelli, presenta un affaccio retrostante, anticipato da un’ampia piazza ellittica circondata da scalinate che si aprono su un sontuoso giardino juvarriano all’italiana. Sia il  giardino che il Belvedere sono resi ancora più belli da fontanecascate e nicchie scavate all’interno di un muro circolare per ospitare raffinate statue.

Gli interni sono decorati con affreschi, stucchi e arredi d’epoca, mentre il giardino all’italiana, disegnato a terrazze, custodisce un autentico vigneto urbano: la Vigna della Regina, da cui si produce ancora un vino Freisa DOC.

Giorno 3 – 4 – Valle d’Aosta tra fortezze e alpeggi

  • Castello di Fénis, Issogne, Verrès 
  • Che cosa mangiare: fontina, toma, lardo di Arnad
  • Trekking leggero o relax nei borghi

In Valle d’Aosta, tra vallate verdeggianti e cime spettacolari, si snoda un itinerario affascinante tra manieri medievali perfettamente conservati – come il Castello di Fénis, quello di Issogne e la rocca di Verrès – e una tradizione gastronomica robusta e genuina.

Castello di Fénis, Issogne, Verrès

Castello di Fénis in Valle d'Aosta
Castello di Fénis dove, in cima ad una scalinata, si ammira un affresco di San Giorgio mentre uccide il drago

Castello di Fénis

Emblema della maestosità medievale valdostana, il Castello di Fénis colpisce subito per le sue torri merlate e il doppio recinto murario, che sembrano usciti da un libro di fiabe. Costruito tra il XIII e il XV secolo, fu dimora della potente famiglia Challant, che lo trasformò in una residenza signorile decorata con affreschi di rara bellezza. Il cortile interno, dominato da un affresco di San Giorgio che uccide il drago, racconta ancora oggi il prestigio culturale e politico della casata. Una visita qui è un viaggio nel tempo, immersi in stanze arredate con gusto sobrio e in una quiete che sa di storia antica.

Castello di Issogne

A prima vista può sembrare una semplice dimora rinascimentale, ma il Castello di Issogne cela meraviglie inaspettate. La sua loggia affrescata con le “botteghe medievali” è una delle testimonianze più curiose e affascinanti della vita quotidiana dell’epoca. All’interno si scoprono ambienti riccamente decorati, sale da pranzo, camere da letto e cappelle, tutte affrescate con motivi che parlano di vita aristocratica e religiosa. Passeggiare per Issogne è entrare in una narrazione pittorica e architettonica dove il cibo, la famiglia e il potere si intrecciano in ogni stanza.

Castello di Verrès

Più austero e militare, il Castello di Verrès si erge solitario su uno sperone roccioso che domina l’abitato. Costruito nel XIV secolo da Ibleto di Challant, è una fortezza a pianta quadrata pensata per resistere agli attacchi. La sua imponenza colpisce già dalla lunga salita che conduce all’ingresso, ma una volta dentro, si percepisce la razionalità e la solidità di un’architettura progettata per durare nei secoli. Ogni anno, a fine aprile, il castello torna a vivere grazie alla rievocazione storica del Carnevale storico di Verrès, dove rivive la leggenda di Caterina di Challant tra dame, cavalieri e banchetti medievali.

Che cosa mangiare: fontina, toma, lardo di Arnad

FontinaMi 2025
La fontina è il formaggio che meglio rappresenta la Val d’Aosta

Dopo aver esplorato castelli e camminato tra pietra e storia, è il momento di sedersi a tavola. La fontina DOP, regina dei formaggi valdostani, è prodotta solo con latte crudo intero di bovine di razza locale e stagionata nelle grotte naturali: un concentrato di profumi alpini, perfetta fusa nella fonduta o accompagnata da pane nero di segale. La toma – più saporita e stagionata – regala una nota rustica a ogni tagliere.

E infine il lardo di Arnad, prodotto IGP aromatizzato con erbe di montagna, che si scioglie in bocca liberando un sapore rotondo e avvolgente. Questi prodotti raccontano una cultura gastronomica che valorizza la semplicità, l’ambiente e il sapere artigiano.

Trekking leggero o relax nei borghi

10 borghi più belli Arnad
Il borgo di Arnad

Per chi cerca un contatto autentico con la natura senza affrontare dislivelli impegnativi, la zona offre numerosi percorsi di trekking leggero, adatti a tutte le età. Camminare lungo i sentieri che collegano i castelli, circondati da prati alpini e ruscelli, permette di ammirare il paesaggio con lentezza, magari con una sosta per un picnic a base di prodotti locali. In alternativa, ci si può rilassare nei piccoli borghi di montagna come Bard, Arnad o Saint-Vincent, tra case in pietra, mercatini artigianali e caffè panoramici. È il ritmo lento della Valle d’Aosta, dove ogni passo è un incontro tra natura, storia e gusto.

Dormi e mangia qui

Per chi desidera fermarsi più a lungo, la Valle d’Aosta offre ospitalità calda e autentica. Puoi dormire in piccoli alberghi a conduzione familiare, in baite ristrutturate con vista sulle vette o in agriturismi immersi nel verde, dove il silenzio della natura accompagna il risveglio. Tra Issogne e Arnad, alcune maison d’hôtes offrono camere rustiche ma eleganti, perfette per sentirsi parte del paesaggio montano.

A tavola, scegli una trattoria tipica o un ristorante che valorizza i prodotti del territorio: zuppe di pane nero e fontina, polenta concia, carbonada e dolci a base di castagne o mele renette. In molti casi, potrai anche cenare negli stessi agriturismi dove pernotti, gustando piatti preparati con ingredienti raccolti a pochi metri dalla tavola. È qui che la Valle d’Aosta si racconta con maggiore sincerità: nel sapore pieno di un formaggio d’alpeggio, nel profumo di un vino locale, nella semplicità di una cucina che è cultura, tradizione e amore per la terra.

Giorno 5 – 7 – Emilia-Romagna, leggende e sapori

  • Castello di Bardi
  • Escursioni a Morfasso
  • Che cosa mangiare: tortelli d’erbetta, prosciutto di Parma, culatello

Nel cuore dell’Emilia-Romagna, tra antiche rocche e paesaggi appenninici, il viaggio si arricchisce di storie e profumi unici. Il maestoso Castello di Bardi, sospeso tra storia e mistero, è un luogo ricco di leggende e panorami mozzafiato. Da qui, puoi proseguire con rilassanti escursioni a Morfasso, immerso nella natura incontaminata delle colline piacentine.

A tavola, la tradizione emiliana trionfa con i sapori autentici: i delicati tortelli d’erbetta, il profumato prosciutto di Parma e il rinomato culatello di Zibello, eccellenze DOP da gustare lentamente, accompagnate da un bicchiere di Lambrusco o Malvasia dei Colli Piacentini.

Il Castello di Bardi: una fortezza millenaria tra storia, fantasmi e leggende d’amore

Un mix unico di architettura, storia millenaria, leggende popolari e panorami mozzafiato

L'Italia più bella e da riscoprire: castello di bardi
Il maestoso Castello di Bardi, in provincia di Parma, è in Italia uno dei massimi esempi di fortezza medioevale

Sulla cima di uno sperone di diaspro rosso, il maestoso Castello di Bardi si staglia imponente nella Valle del Ceno, a circa 60 chilometri da Parma. Questo affascinante castello medievale è molto più di una meta turistica: è un viaggio indietro nel tempo, tra epoche feudali, signori della montagna e misteriose presenze spettrali.

Un paesaggio antico: la Silva Arimannorum

I documenti storici parlano di questo territorio come della Silva Arimannorum, la “selva degli uomini liberi” longobardi. Un’area che, in epoca medievale, si estendeva fino al confine con l’attuale provincia di Piacenza, comprendendo le sponde del Ceno sotto Bardi. All’epoca, l’economia locale era basata su silvicoltura, allevamento brado, castagne, noci, caccia, pesca e colture cerealicole.

La storia del Castello di Bardi

Le prime tracce documentate del Castello di Bardi risalgono all’898, quando fu acquistato dal vescovo di Piacenza, Everardo, come rifugio contro le scorrerie degli Ungari. Più tardi, nel 1257, la potente famiglia Landi ne fece la propria residenza, trasformando la roccaforte in un’elegante dimora signorile. Nei secoli successivi, il castello passò al Comune, che lo utilizzò come sede istituzionale fino agli anni Ottanta del Novecento.

Visitare il Castello: un’esperienza da non perdere

destinazioni per un 2020
Una sala del Castello di Bardi

Oggi il Castello di Bardi è aperto al pubblico e offre un’esperienza coinvolgente. È possibile:

  • camminare sui camminamenti di ronda

  • visitare le antiche prigioni e le sale delle torture

  • attraversare la suggestiva piazza d’armi

Ma il vero fiore all’occhiello della visita è la leggenda che aleggia tra le sue mura.

La leggenda di Soleste e Moroello: amore, guerra e fantasmi

Un castello che custodisce una storia clandestina e un amore travolgente

Tra le storie più affascinanti legate al Castello di Bardi c’è quella di Soleste e Moroello, una tragica leggenda d’amore che continua a vivere nei corridoi della fortezza.

Soleste, la figlia del castellano, si innamora del valoroso Moroello, comandante delle truppe. Ma il padre ha altri piani per lei: vuole darla in sposa a un feudatario per stringere un’alleanza politica.

Nonostante i divieti, grazie all’aiuto della balia, i due giovani diventano amanti segreti. Quando Moroello parte per difendere i confini del feudo, Soleste ogni giorno sale sul mastio per scrutare l’orizzonte, sperando di vederlo tornare.

Finalmente un gruppo di cavalieri si avvicina. Ma indossano i colori del nemico. Disperata, Soleste si getta nel vuoto. Moroello, in realtà, ha vinto la battaglia e indossa i colori del nemico come segno di scherno. Non ha fatto in tempo ad avvisare Soleste. Quando scopre la tragedia, sopraffatto dal dolore, si toglie la vita lanciandosi dalla piazza d’armi.

Da allora, si dice che i fantasmi di Soleste e Moroello ancora si aggirino nel castello, rendendo l’atmosfera ancor più carica di mistero e fascino.

Escursioni a Morfasso: oltre 190 km di sentieri per trekking, MTB e passeggiate a cavallo nell’Appennino Piacentino

Morfasso e il sindaco Paolo Calestani

A Morfasso, in Alta Val d’Arda, l’Appennino piacentino si manifesta in tutto il suo fascino

Se stai cercando un’esperienza immersiva nella natura, Morfasso, nel cuore dell’Appennino Piacentino, offre 18 percorsi escursionistici per oltre 190 km di sentieri segnalati, ideali per escursionisti, amanti della mountain bike e per chi desidera fare passeggiate a cavallo.

Un territorio tutto da esplorare: natura, storia e panorami mozzafiato

Morfasso
Uno scorcio di Morfasso

La guida escursionistica gratuita, pratica e ben realizzata, “Sentieri di Morfasso” raccoglie tutte le mappe dettagliate dei sentieri di Morfasso, con descrizioni chiare e accessibili. La rete sentieristica è il frutto di un lavoro collettivo, curato da associazioni locali della Val d’Arda, che hanno effettuato la segnatura e la mappatura dei percorsi, valorizzando il patrimonio naturale e culturale della zona.

Sentieri tra natura e storia: dal Monte Lama al Monte Menegosa

I percorsi più suggestivi si sviluppano lungo il crinale tra il Monte Lama, dove nasce il fiume Arda, e il Monte Menegosa, attraversando boschi secolari, pascoli e punti panoramici spettacolari. Altri itinerari conducono verso luoghi storici come l’Abbazia di Tolla e la Rocca dei Casali, dove si possono ammirare le incisioni rupestri lasciate dagli antichi Liguri: i famosi “tre gradini scolpiti nella roccia”.

Luoghi della memoria e cammini futuri

Alcuni sentieri conducono a punti di interesse culturale come il Museo della Resistenza Piacentina di Sperongia, mentre altri regalano viste indimenticabili su distese verdi e cieli limpidi. In futuro, sono previsti nuovi progetti per collegare Morfasso alla Via Francigena dei Monasteri Regi, creando un ponte tra spiritualità, storia e turismo slow.

Che cosa mangiare: tortelli d’erbetta, burtleina. prosciutto di Parma, culatello

ristoranti imperdibili nel piacentino da Faccini
Il culatello, una chicca dell’Emilia Romagna

Che cosa ordinare? I tortelli d’erbetta, un piatto simbolo della cucina parmense. Preparati a mano con sfoglia sottile, racchiudono un ripieno delicato di ricotta e bietole (le “erbette”), arricchiti da una generosa grattugiata di Parmigiano Reggiano. Serviti con burro fuso e salvia, rappresentano l’eleganza della semplicità contadina.

Accanto ai primi piatti, spicca la burtleina, una specialità della cucina piacentina spesso dimenticata fuori dai confini locali. Si tratta di una sorta di focaccia sottilissima e fritta, croccante all’esterno e morbida all’interno. Un tempo era la “cena povera” dei contadini, oggi è l’accompagnamento perfetto per i salumi della zona, portata in tavola ancora calda, tagliata a pezzi e condivisa.

E parlando di salumi, qui si tocca il cuore gastronomico della regione. Il prosciutto di Parma, dolce e profumato, è frutto di una lavorazione lunga e naturale che rispetta il ritmo delle stagioni. Ma il vero gioiello, raro e pregiato, è il culatello di Zibello: prodotto in una zona ristrettissima della Bassa parmense, tra nebbie e cantine antiche, è il re incontrastato dei salumi italiani. Il suo gusto complesso e raffinato racconta una storia di pazienza, umidità e maestria artigianale.

Dormi e mangia qui

Osteria Zia Valentina a Morfasso: i ravioli di patate
I ravioli di patate dell’Osteria Zia Valentina a Morfasso

Se cercate un luogo dove il tempo sembra rallentare e i sapori raccontano storie di famiglia e di territorio, l’Osteria Zia Valentina a Morfasso è una tappa imperdibile. Noi qui ci eravamo deliziati con i ravioli di patate. Immersa tra le colline verdi dell’Appennino piacentino, questa osteria non è solo un ristorante, ma un’esperienza di autenticità: piatti fatti in casa, accoglienza calorosa e una semplicità che conquista.

Per chi desidera fermarsi più a lungo, l’osteria offre anche camere semplici ma curate, immerse nella quiete della natura. Al mattino, una colazione fatta di torte casalinghe, confetture artigianali e pane appena sfornato è il modo migliore per iniziare una giornata tra escursioni, borghi e sapori.

All’Osteria Zia Valentina si mangia bene, si dorme meglio e ci si sente a casa. Un angolo dell’Emilia-Romagna autentica, dove ogni piatto è una piccola storia d’amore per la terra.

 

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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