Calendario dell’Avvento piacentino: ricettario anti spreco

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Dal 1°dicembre, puoi cominciare a sfogliare il nostro Calendario dell’Avvento scritto in collaborazione con Visitpiacentino. Ti proporremo 24 mete che promuovono le comunità locali, la natura e l’enogastronomia emiliana

24 dicembre

calendario dell'avvento piacentino: il ricettario anti spreco

E siamo arrivati all’ultima finestrella del Calendario dell’Avvento piacentino. A mezzanotte festeggeremo il Natale e quanti avanzi rimarranno sulla nostra tavola? Quanto cibo verrà gettato nella spazzatura? Avete mai pensato quanto costa portare il cibo dal luogo di produzione alla nostra forchetta? Conoscete quanta energia, acqua e suolo viene consumato? Nonostante gli alti costi, noi gettiamo via il cibo. E così peggioriamo lo stato di salute del Pianeta. Per evitare inutili sprechi, tutti possono contribuire imparando a riciclare gli avanzi senza rinunciare al gusto. E allora vi vogliamo segnalare una lodevole iniziativa di CO.P.A.P. – Cooperativa Produttori Aglio Piacentino, che, in occasione delle festività natalizie, regala un ricettario anti spreco.

23 dicembre

week end tra cibo e cultura

Era primavera inoltrata, quando io, Daniela Ferrando, Marina Malvezzi e Stefania Turato abbiamo partecipato al primo tour organizzato da Roberto Rossi in collaborazione con Destinazione Turistica Emilia per promuovere il territorio piacentino. Un viaggio testimoniato dagli scatti di Giorgio Bertuzzi, fotografo attento e grande conoscitore della cultura piacentina. Che cosa mi resta di quel viaggio? Una curiosità per quei luoghi poco conosciuti, una voglia di tornarci per scoprire tracce di una cultura con mille sfaccettature: dall’enogastronomia alla pittura fino alle impronte di una natura sorprendente.

I ricordi, i testi pubblicati, le foto di Giorgio, i racconti di tante donne e di tanti uomini orgogliosi di essere piacentini mi hanno portato alla costruzione dell’immaginario della “piacentinità”, della volontà di tante persone di non perdere le proprie radici culturali  per diventare soggetti consapevoli della costruzione dell’identità italiana ed europea. Il Press tour è stato una tappa essenziale di un progetto che è continuato e che, dopo la pausa imposta dal Coronavirus, continuerà. Come ogni progetto che si rispetti deve avere un nome. E il mio personale è: “Pia-seinza-te- non si può stare!”. Perché? Non c’ è una ragione come per tutti gli  amori a prima vista. So solo che è rivolto a una città e a un territorio che, come una bella donna, va scoperto togliendo lentamente quei veli che fanno solo intuire un frutto proibito ma da assaporare. I racconti dedicati ai colli piacentini sono polifonici e complessi. Raccolgono ricordi personali e ricordi condivisi, testimonianze di persone distanti per classi sociali, per ideali e visioni del mondo. Lo scopo per cui ho aderito al progetto? Riflettere sul presente e sul futuro attraverso la rilettura del passato. Per chi è interessato a scoprire il piacentino in mia compagnia, rimando alla lettura dei post pubblicati su Famelici.

22 dicembre

La Favorita

tagliolini con i funghi, una ricetta autunnale della cucina piacentina

Sicuramente tutti voi ricordate i film di Marco Bellocchio. Quelle atmosfere che riportano a Bobbio e alla Val Trebbia vi sono sicuramente rimaste impresse. Dopo una visita a Bobbio e una passeggiata lungo il Trebbia, vi consigliamo una pausa per soddisfare le vostre papille gustative presso l’agriturismo La Favorita, dove degustare la vera cucina piacentina servita con eleganza e con affabilità. Si parte con gli antipasti piacentini per poi degustare gli immancabili pisarei e faso, i turtei con la cua o la coppa. Qui si possono mangiare anche ottime proposte della cucina emiliana preparati da Paolo Ferrari e serviti al tavolo dal fratello Stefano.

21 dicembre

Castel San Pietro in Cerro

Il tesoro nascosto del Castello di San Pietro in Cerro: i guerrieri di Xi'an

I guerrieri di Xi’an sono la vera sorpresa del castello di San Pietro in Cerro. Te li trovi schierati all’improvviso nei sotterranei del maniero. Dopo essere scesi per una ripida scala di pietra, sei spinto ad andare oltre da una flebile luce che si intravede dietro ad un muro ad angolo. All’improvviso ti trovi catapultato in uno spazio con soffitta a volta. E qui sorpresa! Un esercito schierato ti si para di fronte, composto da una cinquantina di uomini in terracotta pronti a marciare.

Superata la sorpresa iniziale che ti lascia senza fiato, inizi ad apprezzarne i particolari. Distingui il magistrato dai portatori, i generali dai soldati semplici, tutti in misura reale che imbracciano le loro armi. Ognuno ha la sua espressione, ognuno ti regala un’emozione. E’ inevitabile lo stupore negli occhi e il pensiero che si forma nella mente: “mai vista un’opera del genere!”.

Ci racconta come e perchè di questo esercito Franco Spaggiari, proprietario del castello che ha dato termine al lunghissimo possedimento dei Barattieri, unica famiglia che lo ha da sempre conservato. “Ho meditato a lungo per la paura di cadere nel kitsch o nell’incompreso – spiega – e il motivo per il quale queste statue potevano essere esposte in un castello del 1400… è stato fondamentale l’incoraggiamento di alcuni, facendomi riflettere sull’importanza del poter ammirare da vicino queste statue, meglio qui che in Cina, dove le puoi vedere solo da lontano”. Al Castello di San Pietro in Cerro, in effetti, puoi “vivere” da vicino un patrimonio artistico di notevole interesse.

20 dicembre

Schizzi di memoria

week end tra cibo e cultura

E oggi solo uno dei tanti ricordi dei press tour organizzati da Visitpiacentino sui colli piacentini.

19 dicembre

Il borgo medievale di Castell’Arquato

All’imbocco della Val d’Arda, all’improvviso ti trovi catapultato nel Medioevo. Siamo a CastellArquatoBandiera Arancione del TCI, uno dei “Borghi più belli d’Italia”, dove, a partire dall’acciotolato e dalle case color mattone, ti rendi conto che talvolta il tempo sorprendentemente si ferma per farti respirare il Bello.

Castell’Arquato sorge su un colle costituito in gran parte di conchiglie fossili, il toponimo deriva da Caio Torquato, il patrizio romano che fondò qui il primo castrum, probabilmente quadratum, che nei documenti medievali indica la pianta a forma quadrangolare del castrum.

La Rocca Viscontea, costruita nel 1300, dai Visconti per difendere la Val d’Arda, ti consente di abbracciare il territorio piacentino e, nelle giornate limpide, di scorgere perfino il Torrione di Cremona. Costituita da un impianto planimetrico quadrangolare, con quattro torri quadrate ai vertici, oltre al mastio, la torre principale, custodisce all’interno il museo di vita medievale.

Come ogni rocca che si rispetti, la Rocca Viscontea ha storie con protagonisti sangue, intrighi e passione. Nel 1620, il Cardinale Sforza condanna a morte dei cospiratori, il valoroso Sergio Montale e il suo servitore Arturo Galatti detto Spadone.

Ma l’amore mette il suo zampino: la giovane e bella Laura, figlia dello Sforza, è perdutamente innamorata di Sergio. I due malcapitati, rinchiusi nelle segrete, vengono liberati dalla giovane, che tenta di fuggire con loro. La fuga è breve, non va al di là della Rocca. Solo Spadone riesce a fuggire. I due giovani sono decapitati. Spadone tornerà al Castello per vendicare l’amico e verrà condannato al carcere a vita. Si dice che i tre fantasmi di Laura, Sergio e Spadone si aggirino ancora nel castello.

Per arrivare sulla cima della torre bisogna fare 100 scalini, ma sono da fare. Ci si rende solo così conto perché la Rocca Viscontea sia stata una “piazza strategica” sull’importante asse di comunicazione, che dalla vicina via Emilia, attraverso la Vald’Arda, consentiva di raggiungere il Centro Italia. CastellArquato, grazie alla sua posizione, assunse per questo sempre più importanza politica, militare ed economica.

La curiosità? Nel 1985 a CastellArquato sono state girate molte scene del film “Ladyhawke” con Michelle Pfeiffer, Rutger Hauer Mattew Broderick.

18 dicembre

Il glam piacentino di Ambra

calendario dell'avvento piacentino: agriturismo bassanine

In un momento in cui non ci si può muovere facilmente, la tavola del periodo natalizio si può trasformare in   un viaggio nel tempo per riscoprire la cucina della tradizione. E Ambra Mazzini, titolare dell’Agriturismo Bassaninecultrice della cucina piacentina, ti porta nel mondo dei primi piatti: tortelli piacentini, tortelloni ai profumi dell’orto, chicche di zucca, gnocchi di patate, pisarei, mezzemaniche, marubini. Non solo: flan di zucca, giardiniera, sughi e dolci. Oggi lo fa con consegne a domicilio. Ordinare le sue proposte significa dare allure alle feste natalizie, dare un filtro anti tristezza alla nostra tavola, riscoprire una cucina della tradizione emiliana. Perchè abbiamo definito Ambra glam? Perchè ha il grande pregio di aver arredato con gusto un agriturismo in cui ogni dettaglio è curato fin nei più piccoli particolari. E questa nota la si trova anche nei suoi piatti. (Agriturismo Bassanine)

17 dicembre

La ricetta delle lumache in umido alla bobbiese

Le lumache alla bobbiese

Il piatto bobbiese della Vigilia di Natale.

Ingredienti

Per 4 persone

1 Kg lumache

1 cipolla media

4 porri

2 gambi di sedano

6 carote

1 bicchiere di vino bianco secco

olio EVO

2 cucchiai di lardo tritato con prezzemolo e aglio

1 cucchiaio di concentrato di pomodoro

aceto

farina di mais

pepe

sale

bicarbonato

Procedimento

Portare ad ebollizione dell’acqua in una pentola grande con del sale e del bicarbonato. Aggiungere le lumache e farle bollire per 20 minuti circa. Scolarle e con una forchettina o con l’utensile a forma di uncino, estrarre il mollusco dalla conchiglia. Togliere la parte finale della spirale che lega la lumaca alla conchiglia e la piccolissima placca ossea che si sente al tatto. Lavarle più volte in acqua tiepida per togliere la viscosità e passarle nella farina di mais intrisa di aceto sfregandole fra loro. Lavarle in vino bianco e sale. nlasciare frollare le lumache per 2 o 3 giorni in un luogo freddo. 3 giorni prima del mangiarle, preparare un soffritto con olio, lardo, porri affettati e cipolla tritata, salare e cuocere a fuoco lento per circa 1 ora. Metterle al freddo per una notte nel tegame coperto. Il giorno dopo aggiungere sedano e carote a tocchetti, il concentrato di pomodoro e lasciare cuocere per diverse ore, unendo acqua calda o brodo, aggiustando di sale e pepe. Il giorno dopo ultimare la cottura lentamente fino al raggiungimento di una consistenza densa

16 dicembre

Profumi e sapori nel bicchiere

Cibo e cultura piacentina: il Bargnolén o Bargnolino

La storia che vi raccontiamo oggi può interessare tutti voi, sia gli amici famelici adulti, sia gli amici famelici più piccoli. I primi troveranno piacere nella parte alcolica della storia, i bimbi nella parte più favolistica, anche se di favola non si tratta.

Come tutte le più belle fiabe che ci accompagnavano nel sonno più profondo, anche questa inizia con “C’era una volta”. Si, c’era una volta molta acqua nel nostro pianeta, così tanta che tutta la nostra regione dell’Emilia Romagna ne era sommersa. E ne era sommersa anche la nostra bella città di Piacenza e la sua pianura circostante, ma… Eh si, c’è un ma, molto interessante. Ma… non le nostre belle colline, poiché queste si elevavano dal mare d’acqua e svettavano già fiere e possenti dominando dall’alto l’enorme massa liquida. Ed è a proprio a loro che è dovuto il nome con il quale si rappresenta questa era geologica del periodo pliocenico: il Piacenziano.

Qui sorge ora un parco, inaugurato nel 2011, che interessa due aree SIC tra le provincie di Piacenza e Parma: quelle del “Torrente Stirone” e di “Castell’Arquato – Lugagnano Val d’Arda“. L’obiettivo principale è la tutela e la salvaguardia dell’alveo del torrente Stirone e dell’ecosistema circostante, e la protezione delle aree fossilifere che caratterizzano il corso del torrente e i siti dell’ex Riserva. Le due aree coprono un’ampia area delle due provincie, estendendosi, la prima tra i comuni di Fidenza, Salsomaggiore Terme, Alseno e Vernasca, mentre la seconda su cinque vallate piacentine: la val d’Arda e le minori val Vezzeno, la val Chero, val Chiavenna e val d’Ongina, ricadendo nei comuni di Castell’Arquato, Lugagnano Val d’Arda, Vernasca, Gropparello e Carpaneto Piacentino. La maggior parte di queste aree protette sorge in corrispondenza di spettacolari aree calanchive che presentano peculiari habitat, dove l’unione di emergenze geo-paleontologiche e aspetti naturalistici e paesaggistici di notevole pregio formano un’area di grande interesse ambientale e scientifico. L’abbondanza e l’ottimo stato di conservazione dei reperti fossili qui presenti, rendono questa parte del territorio piacentino un unicum che merita di essere conosciuto. Il Parco è inoltre attraversato dalla medievale Via Francigena, in un susseguirsi di antichi borghi, pievi, chiese, che si alternano a splendidi esempi di edifici storici, torri e castelli.  Questo “c’era una volta” è dedicato ai bambini, per cui, cari genitori, portateli a scoprire questi posto incantevoli ed appassionateli alla storia della loro terra, dei loro avi, delle loro radici.

Ora passiamo al “c’era una volta” dedicato a voi, adulti famelici. Proprio in virtù di questo passato tra il magico e il fantastico, vi farà piacere sapere che da queste parti si possono trovare bacche, fiori ed erbe perfette per distillati e digestivi che, per questo fine anno così diverso e casalingo, potrebbe essere l’idea giusta per una festa personalizzata. Ed ecco come. Munitevi di una buona lettura, come il libro “Andar per erbe” di Erica Pittoni, oppure Il botanico ubriaco” di Amy Stewart, o magari di entrambe e partite per queste terre. Trascorrete una giornata nei boschi piacentini, lungo i sentieri ricchi di aria sana e buoni profumi, e raccogliete con la giusta cura e cognizione, quanto è descritto in queste due letture. Portate a casa il bottino e, armati di alambicco e distillatore, ma anche di attrezzi più rurali ma funzionali, con l’alccol di cui vi sarete in precedenza dotati, datevi al gioco “il piccolo chimico alcolista”, dove alcolista sta per produttore di alcolici, s’intende! Potrete così stupire i vostri commensali (massimo 5, mi raccomando), con le produzioni homemade che profumeranno di piacentino allo stato puro! Cin cin.

15 dicembre

La ricetta della salsa verde

Il bollito della domenica a milano presso Il Macellaio RC a Brera

La ricetta della salsa verde

Il must per accompagnare il bollito, ma anche il cotechino o lo zampone.

La ricetta

Ingredienti

150 g prezzemolo privato dei gambi

2 acciughe

2 spicchi aglio

1 tuorlo uovo sodo

100 g mollica pane raffermo

1 bicchiere aceto

1 dl olio extra vergine oliva

sale

Procedimento

In un mortaio o in un tritatutto tritare l’aglio, aggiungere il prezzemolo lavato e frullare con le acciughe e il tuorlo di uovo sodo. Quando gli ingredienti risultano amalgamati, versare il composto in una ciotola. Ammorbidire il pane nell’aceto, sgocciolandolo senza strizzarlo troppo. Metterlo nella ciotola e mescolare. Aggiungere il sale e l’olio fino ad ottenere la consistenza desiderata.

14 dicembre

Trekking e formaggi

Come ogni itinerario che si rispetti, anche il territorio piacentino prevede numerose soluzioni per chi ama lo sport con possibilità di praticarlo in ogni stagione. Vi abbiamo portato a scoprire le cascate del Perino per un tuffo estremo ma intrigante, e poi lungo le piste e i sentieri per gli appassionati di trekking e di bike, con tracciati che partono da ogni località della provincia e consentono chilometri e chilometri immersi nel verde dei colli piacentini.

E ancora la scoperta del Sentiero del Tidone che, nell’omonima valle, traccia un percorso lungo 69 km che interessa le regioni dell’ Emilia e della Lombardia. Ed è proprio dei sentieri che vi parliamo oggi, in questa data del Calendario dell’Avvento di Famelici. Riprendiamo quindi dal Sentiero del Tidone che parte da Boscone Cusani (in località Gerra Vecchia) nel comune di Calendasco, in provincia di Piacenza e, fiancheggiando il corso del fiume Po, si raggiunge la confluenza con il Tidone. Da qui si risale il torrente fino alla diga del Molato da dove si costeggia il lago di Trebecco per sconfinare nella provincia di Pavia e raggiungere la sorgente. Da fare in ogni periodo dell’anno.

Un’altra passeggiata che consigliamo di mettere nella vostra agenda di camminatori è quella che conduce al Mastio di Vigoleno, segnalato come uno dei borghi più belli d’Italia. Il borgo domina la collina ed è circondato da mura. Visitarlo è come calarsi nelle trame di un film fantasy. Tra le mura merlate, le torri e le terrazze si ammira la distesa verde delle pianure circostanti. E poi non perdetevi una passeggiata tra i vicoli di Vigoleno per ammirare gli edifici del piccolo borgo fortificato.

Durante il vostro itinerario di viaggio concedetevi un assaggio di formaggi piacentini, come il Grana Padano DOP, il Provolone Valpadana DOP, la robiola, la ricotta e una squisitezza ancora poco nota ma da non perdere: il cacio del Po, prodotto dal caseificio Borgonovo. Si tratta di un formaggio a pasta semicotta, stagionato da 60 a 120 giorni, prodotto con latte vaccino intero crudo della zona di Monticelli d’Ongina. Il gusto è molto lattato, dolce con un retrogusto solo leggermente amarognolo. Ha forma cilindrica, con facce piane o lievemente convesse di 25-30 cm di diametro, 8-10 cm di altezza e peso variabile tra 7-10 kg. Esternamente ha una superficie con crosta liscia di colore giallo paglierino. La pasta ha un aspetto compatto, la consistenza è morbida ed elastica, il colore è bianco avorio e presenta una occhiatura media, non uniforme.

Se poi lo volete degustare lavorato in gustose ricette varcate la soglia della Trattoria Cattivelli, uno dei migliori ristoranti piacentini. Oltre a scoprire un territorio di alto interesse naturalistico dove opera la cooperativa di comunità “Isola dei Tre Ponti”, dove potrai scoprire un angolo di piacentino unico per la sua ingegneria fluviale: Isola Serafini. Buona cucina, prodotti tipici, ambiente suggestivo. Fidatevi, non ve ne pentirete!

13 dicembre

La magia dei regali di Natale

Viaggi enogastronomici: il Gelso a Monte Canino sui colli piacentini

Non a tutti piace il Natale, c’è chi l’ha sempre vissuto con fastidio, rifiutando l’ipocrisia che spesso nasconde. Ma l’edizione 2020 è diversa, si percepisce la voglia di un’iniezione di positività. Assumono sempre più importanza i regali di Natale. Acquistano un significato simbolico. Oggi diventa importante diventare un Babbo Natale che si trasformi in un personaggio capace di infondere energia e speranza. Regalare un’esperienza può essere importante. Una visita nel piacentino, la possibilità di conoscere un territorio, le sue tradizioni, la sua cucina, i suoi vini è sicuramente un dono che consente di passeggiare, giocare, mangiare, fare shopping, soggiornare e godere di tantissime attività sorprendenti ed avventurose. Potrete scoprire luoghi magici e fare sì che i vostri sogni diventino realtà. Per costruire itinerari, per scoprire quali vini e prodotti regalare visitate il sito Visitpiacentino.

12 dicembre

La ricetta della giardiniera

viaggi enogastronomici

Un modo antico per conservare le verdure per il periodo invernale. La si accompagna ai salumi o come accompagnamento al bollito. Si conserva per un anno.

Ingredienti

500 g fagiolini

300 g carote

300 g gambi sedano

300 g cipolline

300 g peperoni

1 cavolfiore medio

1 lt e 1/2 aceto

1 lt e 1/2 acqua

2 cucchiai zucchero

200 ml olio extra vergine

1 cucchiaio sale grosso

Preparazione

Pulire la verdura e tagliarla a pezzi. Tenerle divise per rispettare i diversi tempi di cottura. Versare l’acqua, l’aceto e l’olio in una pentola capiente. A bollore aggiungere il sale e lo zucchero. Scottare le verdure, iniziando dai fagiolini, dalle carote, dal sedano e dal cavolfiore diviso in cimette. Dopo 7 minuti aggiungere le cipolline e dopo 10 i peperoni. Dopo 2 minuti spegnere. Le verdure devono essere al dente. Mettere la giardiniera ancora bollente nei barattoli con tappo a vite precedentemente sterilizzati coprendola completamente con il liquido di cottura. Chiudere ermeticamente i barattoli, rovesciandoli Attendere 1 mese prima di consumare la giardiniera.

11 dicembre

Un viaggio attraverso le 4 virtù cardinali

week end tra cibo e cultura: castell'arquato

Vi è piaciuto il tour lungo le tappe dei 7 vizi capitali? Bene! Ora vi accompagniamo in un altro viaggio, questo su un’altra strada, totalmente contrapposta, quella delle virtù cardinali.

Partiamo con il definire il termine virtù che possiamo specificare come la disposizione d’animo volta al bene, la capacità di una persona di eccellere in qualcosa, di compiere un certo atto in maniera ottimale. Le virtù cardinali, enunciate dai filosofi antichi, in particolare da Platone, sono anche dette virtù umane principali, e costituiscono i pilastri di una vita dedicata al bene.

Sono altresì strettamente connesse alle virtù intellettuali, quali sapienza, scienza ed intelletto.

Prima tappa: la prudenza

Partiamo dalla prudenza, nella filosofia platonica detta “saggezza”, è la virtù propria dell’anima razionale. Questa virtù la incontriamo Senz’altro a Vigoleno, borgo medievale certificato come uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Tra i monumenti storici più importanti dell’intera Provincia di Piacenza, vuoi per l’eleganza delle sue forme, vuoi per l’eccezionale integrità dell’intero impianto castrense, Vigoleno mostra influenze toscane, forse dovute all’impiego di maestranze provenienti dalla Lunigiana. Per Famelici Vigoleno si fregia di Borgo della prudenza proprio per la tipicità della sua costruzione, un esempio di straordinaria fattura che ha saputo fondere la bellezza alla protezione massima del suo borgo e del suo abitato. Una prudenza che non ha intaccato la grazia delle sue forme, dei suoi scorci, del suo stile.

Seconda tappa: la giustizia

Seconda tappa verso una virtù che abbiamo tutti a cuore: la giustizia. E’ il virtuoso ordine dei rapporti umani in funzione del riconoscimento e del trattamento istituzionale dei comportamenti di una persona o di più persone coniugate in una determinata azione secondo la legge o contro la legge. Non ci si allontana tanto dalla prima tappa della Prudenza per raggiungere questa, la tappa della Giustizia, poiché svetta con le sue meravigliose torri che disegnano uno skyline di inimitabile fascino: questa è Castell’Arquato. Con un’organizzazione presumibilmente di ordine militare, tutta la giurisdizione circolava attorno alla curtis, ovvero l’organizzazione del lavoro agricolo, la curia e la pieve, rispettivamente l’amministrazione della giustizia e della vita religiosa. Qui, tra questa antiche e possenti mura, il senso di giustizia era cardine di quell’antica comunità.

Terza tappa: la fortezza

Ora godiamoci un po’ di valli piacentine… le dovremo scavallare tutte per giungere alla tappa che rappresenta la virtù della fortezza per cui.. siete pronti? Lasciamo la val d’Arda, superiamo la val Nure e la val Trebbia per giungere in val Tidone. e scoprire la Rocca d’Olgisio, un’immancabile tappa del piacentino. Sorge a quasi 600 mt di altitudine e nelle giornate più terse si scorge il profilo del Monte Rosa e lo skyline dei primi grattacieli di Milano.

Incastonata nella roccia, la Rocca d’Olgisio sorgeva a presidio del territorio, tra le valli dei torrenti Tidone e Chiarone. Suggestiva e maestosa, è tra le più antiche rocche piacentine, cinta da ben sei ordini di mura. Fondata attorno all’anno Mille, la Fortezza accoglie cinque camere doppie per un soggiorno indimenticabile.

Quarta tappa: la temperanza

Concludiamo questo viaggio nella terra piacentina nel migliore modo possibile, portandovi dentro la sua città capoluogo, una bella ed elegante città, ricca di storia e di chiese di grande pregio. Ed è in una di queste, nel centro storico di Piacenza, che vogliamo condurvi, per parlavi dell’ultima virtù mancante nel nostro tour, la temperanza. Ma non solo. Superato il portale d’ingresso della Basilica di san Savino, il mosaico del presbiterio si presenta dinnanzi a noi in tutta la sua bellezza artistica. Articolato su sei quadri geometrici, separati da fasce decorate, è fiancheggiata da quattro riquadri che ripropongono proprio le scene che riportano alle virtù cardinali. La Fortezza è rappresentata dal combattimento di due guerrieri che si fronteggiano armati di scudo e di clava, la Giustizia è simbolizzata da tre parole: rex, iudex e lex, con l’autorità che gli deriva dalla sua sovranità, il Re, seduto sul trono con scettro e corona, mentre la Prudenza è genialmente interpretata da un regale giocatore di scacchi. E la temperanza? L’ultima virtù del nostro tour piacentino è simbolizzata da un pellegrino col bordone che giunge in una taverna dove, tra perditempo e giocatori di dadi, si disseta con un bicchiere di birra offerto, un ristoro dalla fatica del lungo viaggio.

E voi, amici che ci avete seguito fin qui, mettetevi in agenda quest’idea di visita alla terra piacentina. Sarà una scoperta… virtuosa e del tutto originale.

10 dicembre

Un itinerario in nome di qualche piccolo vizio

dizionario autunnale: agriturismo le bassanine per fughe d'amore

“Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi”, scriveva Cesare Pavese. E spesso questi attimi richiamano vizi, piccoli vizi. Non abbiate paura… è pur sempre il Calendario dell’Avvento. Se ti trovi nel piacentino corrispondono con il bien vivre, un lusso che non conosce tempo e che coincide con un sogno senza fine. Un sentimento che non è di oggi, qui lo conoscono dalla notte dei tempi! Se dici piacere, non puoi che pensare ai filari della vite e al quindi al vino! Ma anche la buon cibo, all’arte e alla natura, tutto quello che conduce, al termine, alla sensazione di benessere. Un file rouge che unisce il presente al passato. Abbiamo individuato 7 tappe fatte di piccoli piaceri, da godere senza pentirsene! 7 tappe che sono 1) il gusto liquido (il buon bere) 2) il gusto solido (il buon mangiare) 3) il riposo nell’alcova (e la serenità) 4) il calore di una coccola (familiare) 5) la meraviglia (della natura) 6) l’avventura (esperienziale) 7) la merda (artistica e museale)

1) il gusto liquido (il buon bere)  – Cantina Oddi

Se vuoi conoscere i vini piacentini e l’arte del buon bere, non perderti la visita alla Cantina Oddi. Qui il vino è nel dna del titolare, Sandro Oddi e del figlio Paolo. Paolo Oddi, bisnonno di Sandro, non era solo un buon viticoltore, ma anche un grande organizzatore di fantastiche battute di caccia per i Conti Dalverme, un tempo proprietari di castelli nel piacentino e nelle province vicine. Ovviamente era anche il primo fornitore dei vini per le famiglie dei nobili e dei loro ospiti! Qui si produce il tradizionale Gutturnio DOC, il recuperato dall’oblio Fruttano, la conviviale Bonarda DOC, la sensuale Malvasia DOC e il vivace Ortrugo DOC. 

Un consiglio? Non rinunciate ad una degustazione accompagnata da un’interessante spiegazione sui segreti della viticoltura!

2) il gusto solido (il buon mangiare) all’Agriturismo Boschi Celati

Un vizio capitale è la Gola e qui, all’Agriturismo Boschi Celati, cedere a questo vizio è cosa assolutamente da fare. La semplicità in cucina, una semplicità rispettosa della tradizione, è riscontrabile nei suoi turtei con la cua, una tentazione a cui è opporre resistenza… è peccato. Lo stesso vale per le tante altre ottime portate, tra cui la giardiniera. E per il pranzo di Natale un menu ad hoc:

ENTREE di Buon Natale

-Culaccia stagionata 18 mesi con perle di burro e chisolini

-Flan ai carciofi su vellutata di grana padano

PRIMI

-Risotto rosso al cuore di burrata e speck d’oca croccante

-Anolini di carne in brodo di terza

SECONDI

-Bolliti misti accompagnati da salsa verde e rossa

-Anatra all‘arancia

DOLCI

-Meringa con gelato allo zabaione e frutti di bosco

-Panettone artigianale

Frutta secca e fresca

Acqua e vino dei Colli Piacentini

caffè

€ 50,00 a px

Info e prenotazioni 0523.822128 Agriturismo Boschi Celati

3) il riposo (e la serenità) nell’alcova dell’Agriturismo Bassanine

Un tuffo nella musica verdiana. Eh sì, a pochi chilometri dal Po, l’Agriturismo Bassanine, ricavato da una cascina di fine 800, ti offre la possibilità di pernottare in camere da sogno. Ogni camera è diversa e richiama nel nome le opere verdiane. Per sogni cullati dalle note musicali di opere immortali, per un riposo… sovrano!

4) il calore di una coccola (familiare) all’Agriturismo Le Rondini

Siamo nel piccolo borgo di Lodino, in quella piccola meravigliosa val Luretta. É qui che sorge l’agriturismo Le Rondini, immerso nel verde, a metà tra la Val Trebbia e la Val Tidone, tra lo scorrere del fiume e le distese di profumati vigneti. La particolarità dell’Agriturismo Le Rondini? La corte seicentesca che anticamente ospitava un monastero. Per godere un momento di relax non perdetevi una passeggiata per conoscere vacche, polli, conigli, anatre e gli eleganti pavoni, accompagnati da Adele e Claudia che, con tutta la famiglia, sono alla conduzione di questo piccolo scrigno di sorrisi e di coccole!

5) la meraviglia (della natura) Benessere all’Agriturismo La Madre Pietra

Il dolce ozio comincia fin dalle prime luci del mattino, quando dalla finestra puoi ammirare la Pietra Parcellare, un rilievo roccioso unico e di grande fascino. Il nome dell’agriturismo, La Madre Pietra, sottolinea il legame che il luogo ha con la Madre Terra e con la sua “vicina di casa”, appunto la Pietra Parcellare raggiungibile direttamente dall’agriturismo lungo un sentiero facile e carico di fascino. La Terra è anche uno di quei quattro elementi (insieme al Vento, all’Acqua e al Fuoco) che riportano alle discipline olistiche e psicologiche, che invitano alla riflessione e alla percezione della bellezza del Pianeta. Qui potrai trovare Marina che, con la sua passione per queste pratiche, saprà incantarti e avvolgerti nell’atmosfera unica di questo luogo. L’Agriturismo La Madre Pietra è per terminare una settimana di lavoro e stress e recuperare tutte le energie andate perdute. Un week end all’insegna del puro benessere!

6) l’avventura (esperienziale) Experience all’Agriturismo Agronauta

Pernottare e mangiare all’Agriturismo Agronauta si può definire una foodcultural experience. Qui non si mangia solo bene, ma si può godere della compagnia e dei mille racconti di Stefano e di Martina. Lei la puoi anche spiare mentre, con la cura e la passione di chi ama questo mestiere, prepara gli ottimi turtei con la cua, con la maestrìa di mani sapienti. Noi si, l’abbiamo fatto! L’abbiamo spiata mentre creava queste piccole opere d’arte di bontà piacentina. E poi abbiamo anche seguito Stefano in una piacevole passeggiata tra i vigneti ed orti che si stendono attorno all’agriturismo, venendo a conoscenza di tante storie che vi consigliamo di farvi raccontare anche a voi. Una vera esperienza che ci ricorda che cibo è cultura! E per riposare.. beh, graziose camere in una rustico in pietra, perchè riposare in totale pace e serenità è ok, ma anche l’occhio vuole la sua parte.

7) la merda (artistica e museale) Arte insolita al Museo della Merda

Volevamo chiudere con un augurio al successo, per cui, in coro: merda merda merda! Eh sì avete letto bene, non c’è refuso, è proprio al Museo della merda dove vi portiamo in chiusura di questo itinerario piacentino attraverso i 7 vizi capitali. E’ un eclettico museo che richiama una funzione vitale, non v’è dubbio alcuno! L’idea è di un imprenditore agricolo, Gianantonio Locatelli, proprietario di un’azienda agricola a Castelbosco, un’azienda dedicata soprattutto alla produzione di latte per la produzione del Grana Padano. Il museo nasce nell’aprile 2015 con l’obiettivo di dare vita ad un progetto altamente innovativo che combina design, arte e sostenibilità. Un modo sui generis per parlare di concetti filosofici: trasformazione, rigenerazione, metamorfosi. Quanti oserebbero declinare insieme la parola museo con merda, da molti considerata una parolaccia? Provocazione o rivoluzione culturale? 

Insomma, noi ce l’abbiamo messa tutta per portarvi a contatto con tutti i sapori, ma proprio tutti, di questa sorprendente terra piacentina. Ora tocca a voi provarli e farli vostri.

9 dicembre

Veleia, il parco archeologico all’aperto

calendario dell'avvento piacentino: veleia

Nei pressi di Catell’Arquato puoi visitare un parco archeologico che testimonia che cosa fosse un ricco municipio romano sorto in un’area già abitata nell’età del Ferro. Stiamo parlando di Veleia. Fondata nel 158 a.c., dopo la sottomissione dei Liguri a Roma, fu riportata alla luce dopo il ritrovamento della TABULA  ALIMENTARIA TRAIANEA, la più grande iscrizione in bronzo romana ritrovata ad oggi. I resti circondano quei luoghi  che – dove oggi si trovano ottimi agriturismi come Podere Illica– sono da sempre considerati la Pompei del Nord.

Che cosa vedere a Veleia

  • Il  complesso termale nell’area Sud Est del Foro.

Erano terme famosissime grazie alle acque bromo iodiche. Oggi si può ammirare il calidarium e il tepidarium mentre del frigidarium è conservata solo la nicchia della vasca rettangolare.

  • Il Foro

Qui è visibile la piazza lastricata, la basilica a pianta rettangolare, i portici e le tabernae. Al centro della piazza si trova una lunga iscrizione pavimentale in onore di Lucio Lucilio Prisco e un cippo di calcare rosa dedicato ad Augusto.

  • L’anfiteatro o cisterna dell’acqua

Lo si intuisce dalla forma ellittica. Ma gli studiosi non hanno ancora trovato un accordo sulla destinazione di questi resti.

Vicino all’area archeologica si trova l’Antiquarium dove si possono ammirare i calchi della Tabula e della Lex de Gallia Cisalpina, nonché un complesso di reperti e pannelli storiografici per immergersi nello splendore dell’antica Veleia.

8 dicembre

Generazione Z, l’Italia di domani

Morfasso. Intervista al sindaco Paolo Calestani
Il sindaco di Morfasso Paolo Calestani. Le migliori interviste si fanno a tavola!

Vi torniamo a scrivere di Morfasso per parlarvi dell’Italia di domani. Un’Italia che oggi soffre, chiusa al turismo delle medie e lunghe distanze, ma che domani, un presto “domani”, sarà pronta ad accogliere di nuovo i viaggiatori e a riportarli tra storia e natura, sapori e profumi, antichi borghi e verdi colline. Torneremo ad ospitarli offrendo loro i nostri prodotti a chilometro zero, espressione di quel Made in Italy tanto amato all’estero perché espressione del lavoro di molti artigiani, della passione di mani sapienti.

Perché Morfasso per parlare di futuro? Perché il nostro viaggio parte in un ufficio del Comune con il sindaco Paolo Calestani che, mentre ci parla della bellezza unica di questo borgo di montagna, ci taglia una fetta di salame, ci versa un bicchiere di vino rosso e ci porta con la mente (e con il gusto) ai valori di una terra sorprendente, nelle sue mura, nei suoi scorci, nello spirito di una comunità che ancora mantiene il tratto di autenticità che altrove è andato perduto. Ci accompagna all’agriturismo La Risorgiva, stessa atmosfera di casa e di famiglia, per poi condurci alla scoperta di un altro antico luogo riportato in luce in tutto il suo splendore, un rustico in pietra che domina la piccola piazza del borgo, una tappa che Famelici vi ha già raccontato e raccomandato più e più volte: “Zia Valentina”.  Tra queste mura che parlano di autentici sapori e di antichi saperi, si muove in tutta la sua vivacità e simpatia Luciana Tiramani, sprigionando un’energia che è motore scoppiettante di questo locale, ma che rappresenta anche questa bella ed ospitale comunità. Ma il nostro piccolo tour non si conclude qui, perchè con Paolo andiamo a conoscere un nativo digitale, un giovane che ha deciso di non abbandonare il luogo natio perchè ha deciso di recuperare la coltura del grano antico in nome dell’attenzione e della cura all’ambiente e e in onore del consumo consapevole. Lui è Francesco Azzoni, una mente brillante prestata alla terra, un piccolo imprenditore di grandi obiettivi,  consapevole di cosa significhi “spirito di comunità” e che, sedotto dalla storia e della natura che avvolge il suo paese, si è trasformato in un cacciatore di autenticità.

Francesco non è un sognatore, è un ragazzo con i piedi ben piantati per terra, ambizioso ma concreto, capace di leggere le esigenze di una società in rapida evoluzione, dove tornano a contare le passioni, la tutela dell’ambiente e della salute senza dimenticare la creatività. Con la la sua giovane Azienda Agricola Valtolla che produce farine di altissima qualità prodotte dalla lavorazione del Gentil Rosso, dell’Autonomia e del Fiorello, Francesco rappresenta quella generazione che sta compiendo una rivoluzione silenziosa, lenta e profonda, capace di innovare il nostro paese, conservandone le radici. Ed è con grande piacere che vi suggeriamo di acquistare il suo prodotto, perché in un pugno di farina ci può essere tanto futuro! Benvenuti a Morfasso, benvenuti nel futuro!

7 dicembre

“TerredellaTosa”, un vino senza solfiti aggiunti

5 etichette di vino suggerite per un San Valentino seducente

Di sicuro avrete notato su molte bottiglie di vino la dicitura: contiene solfiti. Una dicitura che l’Unione Europea ha reso obbligatoria dal 2005. Allo stesso modo, avrete visto che alcune bottiglie si fregiano della scritta “senza solfiti aggiunti”. Sorge spontanea la domanda: quali scegliere? Prima di rispondere, è giusto chiedersi che cosa siano i i solfiti. I solfiti sono composti chimici aggiunti ai cibi per le loro funzioni di antiossidanti, antibiotici e antisettici. A che cosa servono? Ad evitare ai cibi di andare a male, producendo muffe, patogeni e tossine. Sono a base di zolfo, composti da anidride solforosa (SO2) usata allo stato gassoso o liquido, e altri sali inorganici (solfito, bisolfito e metabisolfito di sodio, di calcio e di potassio). Nella classificazione in codici  sono classificati da E220 a E228. Fanno male? L’OMS ha stabilito che se ne possono assumere, senza correre rischi , 0,7 milligrammi per ogni chilo di peso corporeo. Certo possono provocare allergie, essendo i solfiti un allergene. C’è una soglia: sotto i 10 milligrammi per chilo (o litro) non sono ritenuti pericolosi, sopra vanno dichiarati. Influenzano il gusto? Se aggiunti in eccesso, sì. Anche qui è intervenuta la Comunità Europea: per il vino, la soglia da non superare è 200 mg per litro. E i vini senza solfiti? Occorre fare chiarezza. I solfiti si producono nel vino in modo naturale, essendo un sottoprodotto della fermentazione alcolica. Per questo è più corretto dichiarare che si produce un vino “senza solfiti aggiunti”. Sempre per essere precisi, i solfiti naturalmente presenti nel vino non devono superare la soglia dei 10 milligrammi, altrimenti vanno segnalati in etichetta.

Ora sicuramente vorrete degustare un vino senza solfiti aggiunti e noi nel Calendario dell’Avvento piacentino vi segnaliamo il Gutturnio D.O.C. Superiore “TerredellaTosa”, un rosso fermo, per la tavola di tutti i giorni. Nasce da un progetto, ispirato al desiderio di produrre vini base dotati sì di immediatezza e freschezza, ma anche di buona complessità e struttura. Perché senza aggiunta di solfiti? Per dare  maggiore naturalità, salubrità e pulizia aromatica. L’abbinamento? Con primi piatti piuttosto sostenuti e carni bianche, a tutto pasto per un pranzo ricco.

6 dicembre

La vera storia di Aloisa, triste fantasma che si aggira nel castello di Grazzano Visconti

dizionario autunnale: verde grazzano a grazzano visconti. Mostra vivaista

Solo poche persone sanno resistere al fascino delle storie d’amore. Fin da piccoli rimaniamo a bocca aperta davanti a storie di uomini e donne disposti a tutto in nome di una passione. E chi non rimane avvinto dal racconto passionale e doloroso di Aloisa, il fantasma che si aggira nel castello di Grazzano Visconti? Ne parlano in tanti, ma il più grande testimone della sua esistenza è stato Giuseppe Visconti, padre del grande regista Luchino Visconti e di quel geniale falso storico che è appunto Grazzano Visconti. Ma torniamo alla leggenda. Fu durante una seduta spiritica che l’eccentrico e visionario Giuseppe vide Aloisa ed ascoltò le sue dolorose parole. Bassa, paffutella, con poco seno, gli apparve, con le braccia conserte, chiedendogli  di disegnare la sua figura. Aloisa raccontò al principe la triste storia di una donna ricca, non particolarmente bella, il cui unico errore, che si rivelò fatale, fu quello di sposare un uomo aitante che non seppe porre freno alla passione amorosa per altre donne. I continui tradimenti la fecero consumare nel dolore tanto da morirne. Da allora cerca conforto nelle stanze e nel giardino del castello.

Un racconto tra leggenda e realtà o totale finzione? Alcune coppie hanno testimoniato di essere state sottoposte a diversi scherzi durante la loro permanenza al castello. Non solo: un giornalista di un quotidiano locale ha dichiarato di aver registrato diverse interviste su un nastro, ma che ne rimasero incise poche. Quali? Solo quelle lusinghiere nei confronti del fantasma. Cosa fare per non rimanere vittima del carattere dispettoso e in cerca di consolazione di Aloisa? Donarle monili o ascoltarla e consolarla. Nonostante la sua monelleria, giustificata dal dolore arrecatole dal tradimento, è diventata la protettrice degli Innamorati non ricambiati. Lo sappiamo, è una vicenda che non ha reali testimonianze storiche, e che, per taluni, è solo una grande trovata pubblicitaria dell’eccentrico Giuseppe Visconti, ma a noi piace lo stesso!!!

 5 dicembre

Sai che cos’è il Canafé?

calendario dell'Avvento piacentino: il canafé

Che giorno è oggi? Il 5 dicembre, bene, il giorno giusto per parlarvi di Canafè, una proposta dell’Azienda Agricola Landini, un prodotto di altissima qualità, non il solito caffè ma una bevanda originale che abbina i benefici dei semi di canapa sativa all’aroma del caffè. Vi chiedete perchè è oggi il giorno giusto? Fosse stato ieri, ma anche domani, sarebbe stato sempre il giorno giusto, perchè Canafè dobbiamo conoscerlo e, ovviamente, provarlo tutti, questo è il consiglio di Famelici.

Dobbiamo sapere che il 2020 è stato un anno nero anche per la produzione del caffè, con un consumo di 3 milioni di sacchi in meno. Nonostante la cattiva notizia, il mondo del caffè in Italia non è mai stato così vivace e soprattutto pieno di novità. I consumatori ricercano sempre di più la qualità e sono disponibili alle novità, soprattutto quando riguardano la salute.

A San Protaso, nel comune di Fiorenzuola d’Arda, Francesco e Chiara Bassani, titolare dell’Azienda Agricola Landini, è la nostra guida alla scoperta delle proprietà del Canafè. Oltre che produrlo, Francesco è un grande divulgatore di una proposta che sfrutta le proprietà salutari della canapa sativa. “La comunicazione relativa alla canapa – ci spiega Francesco – è legata a vecchi pregiudizi, e in Italia c’è una grande lacuna culturale da colmare”. E mentre racconta, Francesco ci crea una grande curiosità, invitandoci a pensare a cose apparentemente semplici che, tuttavia, inducono a diverse riflessioni.

Se ci pensate, ognuno ha un suo legame con il caffè: chi lo zucchera, chi lo beve rigorosamente amaro, chi lo beve in tazza di vetro. Non solo, il caffè riporta spesso al ricordo di una persona, di un evento.

É sicuramente un rito che condividiamo con gli altri. Come sarà un caffè ricco di omega 3? Diciamolo subito: il Canafè è un’ottima bevanda perché fatta con una materia prima eccellente. C’è una grande attenzione su come viene coltivata, raccolta, conservata e lavorata la canapa. Ma quali sono le caratteristiche del Canafé? Bassissime quantità di semi di caffè e semi di canapa. Ricco di Omega-3, Omega-6, antiossidanti e Vitamina E, Canafè è caratterizzato da un delicato retrogusto erbaceo che si fonde con l’aroma del caffè. Non presenta quelle “complicazioni” dovute alla caffeina, per cui nessun problema di tachicardia e nessun rischio di insonnia.

Il Canafè si presenta con un packaging di bella fattura, disponibile nella versione macinato moka, macinato per caffè filtro e per macchina espresso casa. La domanada delle cento pistole è: perché bere il Canafé? La risposta è perchè oltre alla ricchezza di Omega-3, è ricco di antiossidanti ed è in grado di dare energia con un basso tenore di caffeina. Consigliato agli sportivi sia prima che dopo l’esercizio fisico. Allora lo prepariamo? Bene, seduti, il momento di Canafè è arrivato, degustatelo e fateci sapere.

4 dicembre

Un modo entusiasmante di mangiare nel piacentino in un momento particolare della nostra storia

calendario dell'Avvento piacentino: cesto natalizio La tosa

Negli anni precedenti al Covid 19 l’agriturismo era frequentato soprattutto nel week end, da molti in fuga dalla vita frenetica delle città. Un’orda di villeggianti del fine settimana “invadeva” la provincia di Piacenza alla ricerca di relax e delle gioie del mangiare piacentino. Hanno aperto tanti agriturismi, altri si sono ampliati nella struttura e nei servizi collegati. Un focus particolare lo vogliamo portare sull’agriturismo La Favorita, noto e frequentato locale che sorge sulla splendida strada del Bagnolo, una panoramica che collega la val Trebbia, con Rivergaro, alla val Nure, con Ponte dell’Olio. L’agriturismo La Favorita ha dato al proprio servizio e alla propria struttura un’impronta particolare che la differenzia e la caratterizza. La scelta di Stefano e famiglia è stata quella di mantenere l’essenza tipica dell’agriturismo, in una cornice di eleganza e raffinatezza che, seppur nello spirito di accoglienza e familiarità, si avvicina ad un ambiente dall’atmosfera del ristorante di charme.

Tornando al tema agriturismo piacentino dobbiamo riconoscere che, in generale, la qualità della cucina si è elevata sia in chiave ricerca, che per contemporaneità, quasi a determinare un marchio di cultura dell’ospitalità agrituristica made in Piacenza. E ora, in tempi di Covid, questa crescita ha pagato ed il riscontro è stato di notevole successo. Il post lockdown ha fatto registrare numeri di grande soddisfazione per il comparto agrituristico piacentino, vuoi per la tipologia di ambienti, ampi e all’aria aperta, vuoi per le attività che ogni struttura hanno posto in essere, dalla consegna a domicilio dei menù alla creazione di momenti di socializzazione, come l’aperitivo al tramonto, e altre idee che hanno incontrato il consenso del pubblico.

Gli agriturismi piacentini hanno così accettato la sfida, con l’ingegno e la creatività di chi sa stare al passo e combattere avversità anche così impattanti come la pandemia. Per citare un’altra eccellenza piacentina, a Vigolzone, l’Azienda Agricola La Tosa propone un delivery al gusto piacentino. La giovane di casa, Gloria, ha pensato e sviluppato un’offerta da leccarsi i baffi, proponendo un menù completo, dall’antipasto con salumi, giardiniera e torta di patate, al primo piatto con le specialità emiliane, al dolce (per ordinazioni telefonare al numero 0523870727 dal Lunedì al Giovedì dalle 8.00 alle 18.00. Le consegne avvengono nel fine settimana, anche La Vigilia, Natale e Santo Stefano).

Su Visitpiacentino.it e agriturismipiacentini.it si può consultare l’elenco di agriturismi selezionati, assolutamente da provare. Qui potrete degustare l’autentica cucina piacentina, dai salumi e formaggi con la torta fritta ai tortelli con la coda, dai pisarei ai gnocchetti, dalla giardiniera alla coppa arrosto ai tagli di carni selezionate e di prima qualità. Il tutto accompagnato da Bonarda e Gutturnio o, per chi preferisce il bianco, da Ortrugo o Monterosso o Malvasia. Vi abbiamo fatto venire appetito? Sapete dove andare o chi chiamare!

3 dicembre

Ottone, là dove il piacentino e la terra ligure si confondono

calendario dell'Avvento piacentino: ottone il borgo tra l'Emilia e la Liguria

Suggestivo, discreto, carico di un fascino rurale come lo sono quei borghi di alta montagna. Ancora di più se di confine come Ottone, dove il piacentino diventa terra ligure e l’aria marina arriva a fluire fino qui, mescolandosi magicamente con la fresca brezza di montagna. Il bizzarro nome del paese deriva probabilmente da U’Tun, termine celtico che significa rivo, che richiama il rio Ottone. Non manca un’altra ipotesi che fa risalire la denominazione “Otona” all’imperatore germanico Ottone I di Sassonia che, diretto a Roma, passò proprio da queste parti.

Incastonato al limitare nord occidentale della sua cornice appenninica, vanta, tra le sue attrazioni, la chiesa di San Marziano, eretta tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, su una chiesa primitiva. La sua realizzazione è stata resa possibile grazie al contributo della famiglia feudale Doria che inviò, da Genova, attrezzatura e tecnici. In stile barocchetto ligure, con stucchi in oro zecchino, propone un altare maggiore di particolare interesse artistico, con tre piani profilati da ampie volute realizzati in marmi preziosi. Chi è a caccia di musei piccoli, ma interessanti, merita una visita il Museo di arte sacra, al cui interno sono custoditi oggetti ecclesiastici provenienti dalle chiese del territorio di Ottone, tra cui argenterie, mobili, pregevoli stoffe e quadri di scuola genovese e toscana. Dal cuore del borgo, da piazza della Fontana, percorrendo una lunga scalinata detta la “Crosa”, si arriva al castello costruito dai Malaspina nel 1164, acquistato da Gian Luigi Fieschi nel XVI secolo e poi passato ai Doria che lo mantennero fino al 1797, quando fu trasformato in carcere. Di proprietà privata, è un possente maniero in sasso, più volte ristrutturato, formato da un torrione e più corpi circondati da mura. Nei sotterranei sono conservati gli anelli in ferro dove si appendevano i giustiziati. Scostandoci dal centro, a circa duecento metri dal paese, troviamo il Mulino dei Principi, anch’esso di proprietà privata costruito nel XIV secolo e ampliato tra il XVII e XIX secolo. Prima residenza dei Doria, conserva due ruote per la macinazione dei cereali e delle castagne e, nel piano inferiore, la parte più antica, sono visibili i locali dove le donne preparavano la canapa per la tessitura. Merita una visita anche la Chiesa di San Bartolomeo, che domina la vallata e che fu, con ogni probabilità, il primitivo borgo di Ottone. L’attuale complesso di San Bartolomeo è il risultato della fusione di tre precedenti chiese, di cui una anteriore al mille senza alcuna testimonianza, una risalente al XIII secolo di architettura romanica, a tre navate, comprendente l’attuale torre campanaria, e la terza del XVII secolo.

Perchè Ottone è una tappa del Calendario dell’Avvento proposto da Famelici e visitPiacentino? Per tanti buoni motivi, su tutti per il piacere della riscoperta di luoghi dove l’aria buona e la condotta di una vita sana era, ed è, garanzia di longevità. E poi perchè un buon bicchiere di vino degustato tra queste vecchie mura assume un valore unico, ancor più se si scopre che Ottone ha una storia molto legata a questo nettare che, per l’antica cultura greca altro non era che un vero dono degli Dei. Cosa unisce Ottone al vino? E chi ne è testimone? Lo sono alcune antiche viti sopravvissute, le stesse che gli abitanti del paese, un tempo, lavoravano per ricavare quelle uve che poi trasformavano in Dolcetto e Moscatello, per poi venderlo alle osterie e alle mescite le cui insegne, ancora oggi, campeggiano su alcune facciate delle vecchie case. Una tradizione – ahimé- perduta, ma che si può rivivere liberando la mente e lasciandola vagare nella frizzante brezza di questo piccolo rurale borgo montano.

2 dicembre

I tortelli con la coda

Corte del Gallo a Rivergaro: la proposta gourmet di Elia

L’Italia è il paese delle cucine regionali, perle da scoprire. Ogni provincia, ogni zona, ogni paesino ha le sue specialità gastronomiche. La cucina piacentina ha diverse eccellenze: dai pisarei ai turtei cun la cua fino alla coppa piacentina. Noi oggi vi parliamo dei turtei cun la cua, originari di Vigolzone, si differenziano dai classici tortelli per la caratteristica forma intrecciata che nella parte finale dà vita ad una piccola coda. La sfoglia è impastata con meno uova, una ogni due etti di farina. La consistenza è più robusta. Vengono serviti con burro fuso, qualche fogliolina di salvia e una manciata di grana padano. Noi vi consigliamo di assaggiarli presso l’agriturismo Corte del Gallo a Bassano, dove Elia Sartori li propone anche in una versione leggermente rivisitata: al gorgonzola e ortica.

La ricetta tradizionale dei turtei cun la cua

Ingredienti per 4 persone

Per sfoglia
400 g farina
2 uova
Sale

Per ripieno
300 g spinaci
40 g grana piacentino
200 g ricotta
1 uovo
Noce moscata
Sale

Per condimento
Una noce di burro
Qualche foglia di salvia
Grana padano grattugiato

Procedimento

Lessare gli spinaci, scolarli, strizzarli e tritarli, poi mescolarli con la ricotta, l’uovo, un pizzico di sale e di noce moscata. Mettere la farina a fontana sulla spianatoia, disporre al centro le uova, il sale e un po’ d’acqua tiepida e impastare. Tirare la sfoglia sottilmente, dividerla in strisce larghe circa 8 cm e poi ricavare quadrati di 4 cm per lato. Riempire ogni quadrato con un cucchiaino di impasto, partendo da uno degli angoli sovrapporre i due lembi di pasta in modo da formare una treccia. Lessare i tortelli e condirli con il burro fuso, qualche foglia di salvia e una manciata di grana grattugiato.

1° dicembre

Cascate del Perino: tra acqua e natura

calendario dell'Avvento piacentino: le cascate del perino nei pressi di Bettola (Piacenza)

Ancora qualche giorno di gelo e le cascate del Perino potrebbero ghiacciare come è accaduto alcuni inverni fa. Con un pò di fantasia ci si potrà sentire catapultati in Frozen. Non stiamo parlando delle cascate del Niagara, ma le cascate del Perino, a pochi chilometri da Bettola, in provincia di Piacenza, sono sorprendenti. Famose per il refrigerio che danno durante le calde estati, sono un vero spettacolo anche di inverno.

Ecco come descrive questo territorio Visitpiacentino: “Affluente destro del Trebbia, il fiume Perino disegna un territorio dai connotati ambientali per alcuni tratti aspri ed impervi, ma sempre spettacolari e di forte impatto visivo. Costituisce un ponte naturale tra la Val Trebbia e la Val Nure, collegando i centri di Perino e Bettola. Lungo questo tracciato vengono a svanire immediatamente rumori e traffico per sostituirsi con i suoni della natura, con i colori di una rigogliosa vegetazione, che portano indietro nel tempo…

Qualche turista di certo lo trovi lungo i sentieri delle cascate del Perino, ma le possibilità sono inferiori rispetto ad altre mete più rinomate. Vi avvisiamo: dovete camminare un pochino, ma lo spettacolo finale ripaga dalla fatica. Ne rimarrete affascinati, osservando l’acqua che scorre nella roccia, la scava e all’improvviso…oplà…si tuffa!!!

Come raggiungerle

Per arrivare alle Cascate del Perino si parte dalla Chiesa di Calenzano, frazione di Bettola, in val Nure. Il punto di arrivo è la cascata n 5. Il percorso è di 6 Km. Il tempo di percorrenza è di circa 3 ore. La prima cascata non è raggiungibile a causa di una frana di 4 anni fa. La cascata numero due ti permette di scoprire un mulino in pietra: è il mulino di Riè, caratterizzata dalla grande ruota che ancora sovrasta il corso del fiume. Nei pressi c’è un belvedere. La terza cascata la si ammira da una panchina. La cascata successiva, nascosta tra gli alberi, abbandonando la sterrata principale e conduce, dopo alcune brevi salitelle nel bosco, è preceduta da dei laghetti. Un sentiero un pò impervio ci permette di vedere la quarta cascata. Seguendo il sentiero CAI 155 si arriva alla quinta cascata. Vi abbiamo incuriosito? Bene, allora attrezzatevi di scarponcini e macchina fotografica. E se siete frequentatori dei social, post a volontà!

Roberto Rossi e Monica Viani

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