Perchè 10 cibi, molto amati, rischiano di sparire

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Per Donald Trump è una montatura, ma molti studi spiegano perchè 10 cibi, molto amati, rischiano di sparire dalle nostre tavole, o di diventare davvero costosi. Il Presidente americano, da sempre, non crede negli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Molti di noi credono che il surriscaldamento del nostro Pianeta non sia un problema imminente. Ebbene si sbagliano. Presto sarà assai costoso produrre alcuni prodotti. Famelici, ne ha individuati dieci.

Perchè 10 cibi, molto amati, rischiano di sparire

Il cioccolato

Le  piantagioni di cacao si trovano in una fascia tra i 20 gradi nord e i 20 gradi sud dell’equatore. L’innalzarsi delle temperature porta i contadini ad abbandonare i terreni finora coltivati per spingersi in luoghi poco adatti alla coltura del cacao. Per l’americana National Oceanic and Atmospheric Administration il cambiamento climatico potrebbe uccidere la maggior parte delle piante di cacao  entro il 2050. L ‘89,5 ‰ dei terreni oggi coltivati a cacao non sarà più adatto a questa coltura. Le più grandi aziende di cioccolato stanno correndo ai ripari. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Berkeley, in California, sta studiando la possibilità di dare vita a una pianta di cacao geneticamente modificata in grado di sopportare climi più caldi e secchi.

Il mais

La maiscoltura rischia di scomparire. Il dato è confermato dal calo delle superfici adibite in Italia alla coltivazione del mais del 30% tra il 2016 e il 2017 con il passaggio da 1,38 milioni di ettari a 800.000 ettari. In parte la coltura del mais soffre dell’innalzamento delle temperature, ma anche del fatto che molte varietà coltivate sono troppo antiquate. Dobbiamo considerare, inoltre, che il mais è uno dei più rilevanti ingredienti dei mangimi per gli animali. Una sua carenza provocherebbe un sensibile aumento del costo delle carni.

Il caffé

La produzione di arabica è in grave pericolo a causa dei cambiamenti climatici. L’aridità dei terreni dovuta alla mancanza di piogge ha  ridotto drasticamente le zone coltivabili. Le previsioni per il 2050 sono che drammatiche: in Sudamerica, dove crescono funghi e parassiti, ruggine bruna e piralide, le produzioni potrebbero calare del 50%, lo stesso vale per lo Yemen, Sudan e Etiopia. Forse a Donald Trump il caffè non piace!

L’uva e il vino

Le stime sono terribili: una contrazione della produzione dell’85 per cento nei prossimi 50 anni. A soffrire l’innalzamento delle temperature è soprattutto la viticoltura collinare. L’acqua scarseggia anche per l’irrigazione di soccorso. Le escursioni termiche si riducono e questo danneggia la produzione di vini di qualità.

I fagioli

I fagioli  hanno già rischiato di sparire dalle nostre tavole, nonostante nel mondo il fagiolo è tra le prime dieci piante coltivate, con 27 milioni di ettari. In Italia è giunto con il secondo viaggio di Cristoforo Colombo, ma oggi i cambiamenti dello stile alimentare, che prevedono un maggiore consumo di carne, salumi e formaggi, li ha penalizzati. A ciò si aggiungono i cambiamenti climatici, che potrebbero a breve a portare a una diminuzione della produzione del 25%.

Il pesce

Le specie più a rischio sono quelle di grandi dimensioni, come i cetacei, fondamentali per gli ecosistemi. Causa? La pesca intensiva. Si mangia troppo salmone, tonno rosso, pesce spada e astice. A rischio anche le barriere coralline con il proliferare delle stelle marine che si cibano di corallo.

Il miele

Il “nettare degli dei”, secondo uno studio dell’Università di Milano, da qui a 100 anni potrebbe essere un alimento raro. L’inverno secco e caldo ha un impatto sul ciclo vitale delle api in quanto tende a bloccare le covate. Anche le sempre più scarse piogge non aiutano, dal momento che i fiori  secernono sempre meno nettare e polline. All’uso scriteriato dei pesticidi ora si aggiunge l’allarme meteo!

Le arachidi

Le piante di arachidi hanno bisogno di piogge abbondanti per crescere rigogliose. I cambiamenti climatici non aiutano.

Le banane

Il flagello della Malattia di Panama sta mettendo a dura prova le piantagioni di banane, soprattutto quelle di Giordania e Mozambico. Il banano ha bisogno di acqua in misura costante.

L’avocado

La siccità colpisce anche l’avocado. La California, grande produttrice del frutto esotico, da anni lancia l’allarme. Un grave affronto per il super food che era riuscito persino a sopravvivere all’estinzione dei dinosauri!

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