Cosa mangeremo nel 2025? Presteremo attenzione a scegliere alimenti che non danneggino la nostra salute e il nostro benessere, ci informeremo sui cibi plant blased e sui fermentati. Queste sono le principali tendenze, ma ci sono anche…
Come ogni anno ci divertiamo a prevedere che cosa mangeremo nel 2025. La nostra divinazione si basa su un’attenta ricerca di informazioni sui siti stranieri. Avranno e avremo ragione? Ai posteri l’ardua sentenza! Intantie ecco i cibi che avranno successo.
Cosa mangeremo nel 2025? Quale sarà il cibo del futuro?Ecco le nostre previsioni
Il nuovo re dello street food: il bao asiatico o all’italiana

Sulle nostre tavole non mancherà lo squisito panino di pasta di grano cotto a vapore ripieno di carne, frutti di mare o ingredienti dolci. Le varietà sono infinite, ma una delle più popolari in Occidente è il bao. Non solo al vapore, si prepara pure fritto o al forno, anche se in questo caso il nome di solito cambia. D’altra parte come per quasi tutte le specialità cinesi, la nomenclatura non è facile per gli stranieri.
Di solito viene mangiato al mattino, a colazione e acquistato in bancarelle dove si trova in cesti di bambù. Il segreto per realizzarlo perfettamenta sta nel Mantou, ovvero nella consistenza del panino. La caratteristica principale è la sua morbidezza.regalata dagli ingredienti utilizzati: farina di frumento, lievito, acqua, latte, un pizzico di olio, aceto e zucchero. Un’altra particolarità del bao è il suo sapore neutro, per nulla pesante e, allo stesso tempo, leggermente dolce.
L’anno del ritorno delle salse

Il New York Times non ha dubbi: il 2025 sarà l’anno di un grande ritorno sulle nostre tavole. Le salse, in tutte le loro varianti, domineranno tra gli scaffali dei supermercati e i piatti che ordineremo al ristorante. Dopo un declino che sembrava inarrestabile, dove sembravano salvarsi solo la besciamella, la maionese e la salsa verde, tornano ad essere le protagoniste si diverse proposte, probabilmente perchè permettono di personalizzare facilmente i nostri piatti e di sperimentare senza correre grandi rischi.
Il limoncello, il liquore e la cultura identitaria del Sud Italia

Il National Geographic prevede un grande successo internazionale del noto liquore campano, ora utilizzato anche in numerosi cocktail. Ogni famiglia custodisce gelosamente la sua ricetta tramandata di generazione in generazione. Il limoncello non è, dunque, solo un liquore o un digestivo, è una bevanda identitaria. La bottiglia custodisce una storia famigliare, permettendo la conservazione della cultura popolare. Per molti che hanno dovuto lasciare la propria casa per cercare fortuna all’estero, significa riannodare i fili della memoria.
ll limoncello, la cui paternità è contesa da sorrentini, amalfitani e capresi, ha una storia avvolta nel mistero. La leggenda che affonda le radici nell’antichità lo fa risalire agli antichi Greci, quando Zeus, nella terra delle Sirene, svelò ad un uomo, il cui nome nessuno conosce, la ricetta per produrre una bevanda, il cui ingrediente principale è il limone. Ma per altri gli artefici della nascita del liquore sono stati i monaci certosini. Altri ancora sostengono che i pescatori, per fare fronte al freddo, soreggiassero un liquore al limone.
Pasta? Sì, a patto che la scelta ricada sui ravioli

La pasta è sempre tra i piatti più richiesti in Italia e all’estero, ma non solo nella verione italiana. Lo dimostra il successo dei ravioli, una tipologia di pasta presente anche nella cucina orientale. I social media danno spazio a numerose proposte internazionali che ci ricordano come le ricette siano spesso figlie di contaminazioni culturali.
Il successo del cibo e delle bevande fermentate, dal kimchi al kombucha

Continua l’avanzata di kimchi, kombucha, miso.Tutti superfood, che possiamo assaggiare facilmente nei ristoranti coreani. In particolare il kimchi, ha una storia antichissima, che lo rende simile al nostro olio d’oliva. É un metodo di conservazione delle verdure creato per superare i rigidi inverni coreani. Successivamente è diventato il protagonista di diversi piatti coreani della nonna e successivamente di grandi chef preparato con cavolo Napa e ravanello, condito con diverse spezie come peperoncino in polvere, aglio, zenzero e pasta di pesce fermentato.
La riscossa della cucina sudamericana

Secondo l’American International Food, il 2025 darà l’anno della riscossa della cucina sudamericana, in particolare delle proposte peruviane. Non solo ceviche, ma anche lomo saltado, realizzato con carne di manzo, cipolle, pomodori, spezie e salsa di soia, o l’aji de gallina, un piattto di carne sfilacciata di pollo con una crema densa e leggermente piccante.
Oltre il Perù i riflettori della cucina si accenderanno sul Brasile con il il pão de queijo, lo snack di farina di tapioca e formaggio, la feijoada, stufato di fagioli neri con il quinto quarto di maiale e i brigadeiros, bon bon morbidi e cremosi preparate con latte, cacao, burro e ricoperte di granelli di cioccolato. Continerà ad avere successo l’asado argentino o le arepas colombiane (torte di farina di mais rivisitate con ripieni gourmet).
Eventi e viaggi a tema enogastronomico: come cambia l’enoturismo

Secondo il World Travel & Tourism Council, il 45% dei viaggiatori sceglie dove andare in vacanza in base all’offerta gastronomica. E tra le diverse proposte l’enoturismo occupa un posto importante. Proprio per questo è un mondo che sta vivendo grandi trasformazioni. A degustazioni e visite – che rimangono le proposte più popolari – si affiancano attività che associano la scoperta del vino con l’opportunità di vivere i luoghi in modo coinvolgente, con un alto gradimento anche per tour, itinerari ed eventi tematici.
Tra i più giovani, l’interesse per le proposte tradizionali è basso: c’è maggiore voglia di esperienze attive (trekking, vendemmia attiva, …) e tour/itinerari a tema vino. La Generazione Z diventa un target verso cui sperimentare proposte creative, immersive, sostenibili e multisensoriali che reinterpretano la cultura del vino. Allargando la sfera e includendo gli altri prodotti che fanno emergere la percezione di un patrimonio enogastronomico unico (olio evo, pizza, pasta, formaggi…) emerge chiaramente come i format tradizionali dell’offerta turistica enogastronomica devono valorizzare le eccellenze enogastronomiche in modo sinergico, puntando su modalità innovative, coinvolgenti e ingaggianti, capaci di raccontare la cultura ed i territori oltre i luoghi comuni.
I Book Bar, i nuovi caffè letterari tanto in voga nel 700

I book bar non sono bar dove leggere in e nel silenzio come in biblioteca. Piuttosto sono luoghi dove scambiarsi, idee ed emozioni suscitate dalla lettura. Dopo New York, cominciano ad avere successo nel Regno Unito e anche in Italia. Se a Londra Books for Cooks vende esclusivamente libri di cucina.e propone ogni giorno un piatto che si ispira a un romanzo, nel sestiere di Cannaregio a Venezia si trova il bookshop & bistrot Sullaluna. Qui si possono trovare libri illustrati, graphic novel, libri di cucina e di poesia, a cui si affianca un bistrot che propone piatti vegetariani e vegani.
Il Long Black, il caffè più popolare per chi ama il caffè

Il Long Black è un tipo di caffè popolare in Australia e Nuova Zelanda. È simile all’Americano, ma con una differenza fondamentale nella preparazione: prima si versa acqua calda nella tazza, poi si aggiunge un doppio espresso. Ricordiamo che l’Americano è preparato mettendo prima l’espresso, poi l’acqua. L’inversione degli ingredienti conferisce al caffè più corpo e più crema in superficie. Inoltre, il suo sapore è più intenso, così come il suo aroma.
Non c’è necessità di aggiungere del latte o dello zucchero, perché chi lo ordina vuole apprezzare i sapori e le note aromatiche del chicco, soprattutto nei caffè speciali. Per un’infusione perfetta è fondamentale che la temperatura dell’acqua sia compresa tra 75 e 85°C, per non compromettere l’estrazione. La proporzione ideale è di 100-120 ml di acqua per un doppio espresso.
Pazza idea la pizza a base di ricotta? Un’idea in nome di cibo e salute

I superfood non sono solo frutti di bosco, frutta o verdura, lo può essere anche il formaggio, anche quando viene utilizzato per fare l’impasto della pizza. Ma quale formaggio scegliere? La ricotta, un formaggio che ha registrato un aumento vertiginoso di popolarità sui social network. I video relativi alle ricette che si possono creare su TikTok, hanno accumulato più di 700 milioni di visualizzazioni e il volume delle ricerche su Google è quasi raddoppiato dal 2023.
La storia della ricotta risale al Medioevo, quando la si cominciò a produrre nelle fattorie rurali dell’Inghilterra e di altri paesi europei, dove gli agricoltori la producevano con il latte avanzato dalla produzione del burro. In effetti, la parola deriva dalla parola inglese “cottage . Nel 19° secolo è diventata poi popolare negli Stati Uniti, dove si è prodotta indusrtrialmente, diventando, grazie al suo alto contenuto di proteine, calcio e basso contenuto di grassi, un alimento ricercato dalle persone che cercano opzioni salutari. Non solo è economica!
Il successo dei legumi, il piatto più economico e sostenibile sevondo la nutrizionista Elisa Corsi

Per secoli i legumi sono stati la principale fonte di nutrimento dell’uomo. Almeno a partire dal periodo neolitico. La loro versatilità e resistenza li rendono una coltura adatta a terreni poveri e, inoltre, le loro radici profonde permettono loro di resistere meglio alla siccità. Fanno poi parte anche di diete sane e sistemi agricoli sostenibili. I legumi sono ritenutiuno dei principali alimenti ricchi di fibre, necessarie per migliorare la salute dell’apparato digerente, migliorando lo stato di salute del nostro microbiota.
Un’avvertenza? Mettere a bagno i legumi per almeno 8-12 ore prima di cuocerli per ridurre gli oligosaccaridi, gli zuccheri responsabili della produzione di gas. Si consiglia inoltre di cambiare più volte l’acqua di ammollo, cuocerli accuratamente finché sono teneri e aggiungere spezie come cumino, finocchio o zenzero durante la cottura per ridurre al minimo il loro effetto sulla digestione. La scelta tra legumi secchi, in scatola o surgelati dipende dal tempo e dalle capacità culinarie di ogni persona, ma in tutti i casi mantengono inalterate le loro proprietà nutrizionali.

