I migliori vini assaggiati in modalità Famelici nei primi sei mesi del 2019

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Difficile consigliare quali vini assaggiare. Ce ne sono veramente tanti. Abbiamo scelto di incuriosirvi con proposte affascinanti, in alcuni casi vere chicche.

Avvertenza: non è una classifica, sono solo suggerimenti, cantine che abbiamo conosciuto nei nostri viaggi alla ricerca di cibo e cultura.

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici nei primi sei mesi del 2019

Ecco allora la Top Ten in modalità famelica dei vini assaggiati nei primi 6 mesi dell’anno. Attenzione: non è una classifica. Chi scrive non è un sommelier, ma semplicemente un’amante del buon vino. Sono solo consigli di chi ama stupirsi di fronte a un bicchiere di vino.

 Cantina Muscazega e l’orgoglio di promuovere il Nebbiolo sardo

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici

Un vino (100% Nebbiolo) semplicemente perfetto prodotto da un’artista romana: Laura Carmina. Innamoratasi della Gallura, scoperto che a Luras, si produceva quel vino che per molti rappresenta l’eccellenza del vino italiano nel mondo, il Nebbiolo, non esita a esercitare una nuova forma d’arte: produrre vino.

Dà vita a Tenuta Muscazega (in sardo moscacieca), tra Luras e Tempio Pausania, di fronte ai colli del Limbara. Lo fa nel rispetto della natura e della cultura sarda recuperando lo stazzu, il tradizionale insediamento rurale della Gallura.

Laura Carmina, proprietaria e fondatrice di Tenuta Muscazega, è una grande amante del Nebbiolo, un vino prodotto in Piemonte e in Valtellina, ma che conosce anche una versione sarda. “L’introduzione del nebbiolo a Luras ha origini antiche: risale all’800, quando il generale La Marmora arrivò in Gallura portando con sé i vitigni del nebbiolo. E scelse proprio le colline luresi per impiantarlo. In questa encalave ha trovato il terreno adatto e soprattutto il maestrale che porta gli aromi della macchia mediterranea. I contadini luresi lo hanno immediatamente apprezzato, tanto da coltivarlo nello stazzu. Per promuoverlo è nata persino la Confraternita de Nebiolo, che ci ricorda che il nebbiolo sardo va scritto con una b, indicazione che non posso seguire producendo un vino a denominazione STG. Sono orgogliosa di produrlo: è un vino che sta conquistando sempre più i palati degli estimatori”.

Il Lunas, un nebbiolo invecchiato, è messo a maturazione ed affinamento in barrique nuove. Qui il vino è lasciato per  un anno; un successivo affinamento è fatto in bottiglia per almeno 1/2 anni. Il vino  presenta note speziate, tostate, sentori di tabacco, cacao, liquerizia e caffé; al palato offre sensazioni potenti e persistenti. Un vino elegante, che regala emozioni, che fa sognare proprio come i quadri di Laura.

Cantina La Tosa, la poesia nel bicchiere

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici: cantina La Tosa

Alcuni destini sono segnati, altri no. Stefano e Ferruccio Pizzamiglio, titolari della Cantina la Tosa, sembravano dover seguire le orme del padre: diventare medici. Ma la medicina li interessava veramente poco, come racconta Ferruccio “ci eravamo ammalati di vino. Tutti i nostri soldi li spendevamo in enoteca alla ricerca di vini che sapessero farci sognare. negli anni 80 è nata l’idea che una passione potesse trasformarsi in un lavoro. Un’dea confusa si è trasformata in un progetto. abbiamo deciso in una terra di vini frizzanti di produrre vini fermi. Abbiamo studiato molto, soprattutto la Malvasia secca. Volevamo fare emergere, con tutta la sua eleganza e semplicità, l’Emilia che non ti aspetti .”.

I fratelli Pizzamiglio acquistano 16 ettari di terreno sulle colline sopra Vigolzone in Val Nure e iniziano a impiantare vigneti con un unico obiettivo: produrre vini, i più naturali possibile,  che fossero una poesia.

Ferruccio, un passato di redattore in una rivista di poesie, con il vino ha trovato “quell’aquilone che mi permette di volare ma di rimanere con i piedi per terra. Il vino è una forma di una poesia, una bottiglia racchiude versi che celebrano la terra. Così l’Ortrugo è una poesia distratta, come quelle di Sandro Penna, mentre il Gutturnio è una poesia -racconto come quella di Pavese o di Scotellaro“.

Stefano Pizzamiglio, dopo averci accompagnato nella visita al Museo del Vino (che presto vi racconteremo), mentre ci fa assaggiare l’Ortrugo e il Sauvignon ricorda che un buon produttore di vini: “cerca di capire l’annata del vino senza violentarla con pregiudizi. É difficile mantenere la costanza di un vino ed è arduo farlo capire al consumatore. Il vino è interpretazione, non può mai essere racchiuso nella medesima definizione. Solo un consumatore educato capisce le sfumature e le declinazione di un vino“.

A Bobbio al Ristorante Il Piacentino abbiamo assaggiato la Malvasia Sorriso di Cielo, una delle prime Malvasie  vinificate ferme. La vendemmia manuale si inizia nei primi giorni di settembre. Le uve, portate in cantina, sono pressate a grappolo intero e fatte fermentare a temperatura controllata in vasche di acciaio. Per ottenere un prodotto elegante si fa affidamento all’affinamento sui lieviti fini con battonage per 5 mesi.

La Malvasia, al calice, si propone con un piacevole giallo dorato e al naso offre aromi di frutta a polpa gialla e tropicale, fiori bianchi, erbe aromatiche e balsamiche. Il sorso è avvolgente, morbido, sapido e persistente.

 Cantina La Marchesa con Il Melograno riscopre l’eleganza dei vini rosati pugliesi

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici: cantina La Marchesa in Puglia

Solo l’eleganza della bottiglia, ti spinge a volerla assaggiare. Ma oltre alla sua bellezza, c’è da subito la percezione di trovarci di fronte a un grande vino. Uno dei migliori vini rosati pugliesi. Il Melograno Igt Daunia di Cantina La Marchesa, prodotto a Lucera, in provincia di Foggia, è ottenuto da uve Nero di Troia in purezza.

Al naso emergono i profumi della Daunia e del Nero di Troia, con i suoi frutti rossi a bacca rossa e nera: amarene, fragole e more. I sentori di rosa lo rendono un vino elegante. In bocca risulta vinoso. Un rosato, leggero e beverino, che presenta morbidezza al palato. L’abbinamento perfetto? Con salumi, zuppe di pesce, crostacei, salmone, sushi e sashimi, a una temperatura di servizio fra i 10 e i 13 gradi.

Sergio Grasso, il titolare de La Marchesa, è convinto: “il vino si fa in vigna“. Il metodo di allevamento è a spalliera. Il vino è ottenuto al 100% da Nero di Troia, vitigno autoctono pugliese, ricco di polifenoli. Le uve subiscono una pressatura soffice, in piccole presse.  Il mosto rimane a contatto con le bucce per 5 ore, cedendo al vino il colore rosato desiderato. La fermentazione è ottenuta in serbatoi di acciaio inox, a temperatura controllata.

Cantina Mirabella recupera il Pinot bianco e la storia della Franciacorta

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici: in Franciacorta Cantina Mirabella

40 anni di storia, come festeggiarli? Celebrando le origini della Franciacorta con un nuovo Metodo Classico da sole uve Pinot Bianco attraverso il recupero del vitigno da sempre considerato un enfant terrible.  In controtendenza, Cantina Mirabella ha mantenuto un’importante quota di vigneto coltivato a Pinot Bianco.

La famiglia Schiavi, titolare dell’azienda, ha deciso di proporre una versione in purezza, dove il Pinot Bianco si esprime elegante e complesso, regalando sentori eleganti, profumati e delicati. Il Pinot Bianco Metodo Classico in purezza  si presenta come un vino “riservato”, con infinite sfumature gusto-olfattive. Si rivela avvolgente e ampio, con una lunga persistenza.

Come ricorda Alessandro Schiavi, che con il padre Teresio e il fratello Alberto conduce l’Azienda Mirabella: “il Pinot Bianco è un vitigno, che con il Pinot Nero, inaugura la storia della Franciacorta, ma che negli anni si è perso. Noi non l’abbiamo mai tradito, convinti della sua unicità, del suo carattere elegante e distintivo. Oggi è arrivato il momento di indagarlo in purezza, restituendoci allo stesso tempo un’espressione del territorio autentica e radicale.  Il Pinot Bianco è l’uva in grado di far “parlare” il nostro terroir senza maschere, mantenendo la sua sottile e costante personalità; radicale perché non potrà essere denominato Franciacorta, ma vogliamo che ne sia nostra rappresentazione pura e semplice”.

Il Pinot Bianco, unito in cuvée con lo Chardonnay e il Pinot Nero dà vita da molti anni in Mirabella alla storica etichetta DØM Riserva. Per celebrare i 40 anni della Cantina questi tre monovitigni vinificati in purezza saranno proposti in un cofanetto celebrativo, a tiratura limitata.

Masciarelli Tenute Agricole una passione autentica per il vino e il territorio I migliori vini assaggiati in modalità Famelici: Masciarelli presenta i rosati

Da una cantina abruzzese storica, Masciarelli tenute Agricole, interprete e ambasciatrice nel mondo dell’eccellenza dei vini abruzzesi, nasce il rilancio del Cerasuolo come migliore proposta per un aperitivo o per accompagnare piatti “estivi”. Marina Cvetic, la moglie di un grande visionario – Gianni Masciarelli– e grande imprenditrice, ha sempre creduto nelle potenzialità di questo vino. ” É un vino rosso di colore rosato. Ottimo da abbinare a una pizza o a un panino gourmet“.

Marina da sempre crede nella possibilità di rilanciare vini spesso sottovalutati. Lo ha già fatto con il Trebbiano, “un vino ribelle, come tanti giovani. Non è un vino che puoi dare per scontato, non te lo permette. Finalmente comincia ad essere riconosciuto il suo valore. Una volta era considerato un vino da supermercato, al massimo da offrire ai matrimoni. Si puntava alla quantità, non alla qualità. Non gli si dava la possibilità di invecchiare e di esprimere la sua personalità. In realtà la vigna è longeva come il vino e permette la produzione di un vino eccellente“.

Lo stesso Cerasuolo può essere proposto come una valida alternativa al Prosecco. “Oggi il consumatore –continua Marina Cvetic– ha meno pregiudizi, cerca la qualità. Vigna, vino e consumatori sono cambiati e noi cerchiamo di essere all’altezza di questo cambiamento“.

Impossibile non rimanere stregati dal Cerasuolo d’Abruzzo DOC “Gianni Masciarelli”,  vino abruzzese rosato da uve Montepulciano 100%. Presenta un gusto intenso ed elegante, con note aromatiche di frutta rossa, ciliegia, ribes, frutti di bosco. Al naso sei sorpreso da un bouquet intenso e floreale. In bocca il vino è fresco, persistente ed intenso nel finale.

I vini piacentini di Podere Casale raccontano la storia di Gutturnio, Ortrugo e Malvasia

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici

Un Gutturnio di grande carisma, di grande potenza, soprattutto se scegliete di degustare il Gutturnio Superiore doc prodotto da selezionate uve Barbera e Bonarda. Le uve, raccolte e pigiate separatamente, sono vinificate secondo l’antico metodo del Marchesato Podere Casale. Il vino ottenuto viene prima lasciato fermentare naturalmente in vasca, quindi trascorre un periodo, sotto controllo, in piccole botti di quercia. Di colore violaceo, profumo vinoso, sapore gradevole di mandorla, morbido, pieno di corpo.

Podere Casale ha contribuito al recupero dell’Ortrugo, “una alternativa al Prosecco – ci racconta Nicolas Rigamonti, titolare dell’azienda agricola Podere Casale. Un vitigno autoctono, presente da tempi immemorabili sulle colline piacentine, oggi riscoperto e proposto soprattutto per gli aperitivi.

Il nome risalirebbe all’espressione dialettale altruga, ovvero altra uva, espressione usata probabilmente per indicare l’utilizzo come uva da taglio. Leggermente frizzante, di profumo delicato sottile,  con un retrogusto tipico leggermente amarognolo,  si abbina perfettamente ad antipasti magri, pesce, torte salate e minestre asciutte in bianco. Importante la temperatura di servizio: 9-10°C”.

Un vino davvero particolare è il Bianco del Casale, 50% Ortrugo, 50% Malvasia di Candia aromatica, estremamente versatile, potendo dare vita a vini frizzanti, fermi secchi o dolci passiti. Regala al vino aromi di cedro, arancia, mandarino, limone, pesca, acacia, fresia, lavanda e rosa. Non mancano note erbacee  e suggestioni speziate.

La Malvasia– continua Nicolas Rigamonti- era assai apprezzata durante il Rinascimento, tanto che Ludovico il Moro regalò a Leonardo da Vinci un vigneto di Malvasia di candia aromatica piacentina. Il vitigno proviene da Creta ed è stato fatto conoscere nel bacino mediterraneo nel 1200 da commercianti veneziani”.

Villa Caviciana il vino in nome della cultura

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici. Villa Caviciana

Se la scelta del nome di un vino, non è mai casuale, la decisione di Villa Caviciana di dare nomi legati a personaggi della letteratura tedesca che amavano l’Italia risulta davvero foodcultural! Eccoli:

Filippo: Filippo Muller pseudonimo usato da Goethe nel suo viaggio in Italia;
Faustina: amante italiana di Goethe;
Maddalena: nome di battesimo di Faustina;
Letizia: maitresse descritta nell’opera “I bagni di Lucca” di H. Heine;
Eleonora: dall’attrice Eleonora Duse di cui si innamorò perdutamente Rainer M. Rilke;
Tadzio: il bel fanciullo raccontato nella novella “ La morte a Venezia” di Thomas Mann;
Lorenzo: lo spumante di Villa Caviciana.

Nel viterbese a Grotte di Castro, vicino alle sponde del lago di Bolsena, Villa Caviciana, famosa per la produzione di carne di maiale di razza cinta senese e di maiali di razza ungherese “mangalitza”, ho degustato e apprezzato, in particolare, “Filippo“, nato dall’unione di Sauvignon Blanc e Chardonnay. Vendemmiato maturo, è lasciato  fermentare 4 settimane in serbatoi di acciaio inox a temperatura tra i 16 e 20 °C.

Un vino giallo paglierino, fresco, giovanile, speziato e fruttato, dai sentori di erba e frutta, in cui emergono i sapori della frutta tropicale, degli agrumi e della pesca bianca. Nel profumo domina il Sauvignon Blanc; il Chardonnay regala il raggiungimento di un sapore pieno e rotondo.

Perchè il nome Filippo? Goethe scelse di viaggiare in Italia, nascondendo la sua identità, per vivere libero da ogni vincolo. La fuga era la premessa per la rinascita. Arrivato a Roma, conquistò il cuore di una giovane vedova. Era un amore segreto, che si alimentava grazie all’allegria, alla complicità e alla aspettativa  legata agli incontri clandestini. Filippo è il primo vino bianco di Villa Caviciana, un vino che cela grandi aspettative, un vino che vuole sciogliere pensieri e regalare felicità.

Cantina Oddi riscopre il Fruttano

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici: cantine Oddi

Sai che cosa è l’ampelografia (o ampelologia)? É la scienza che descrive e classifica la vite usando disegni e fotografie, ma anche attraverso analisi chimiche e  genetiche. É lo studio, attraverso l’osservazione, del “comportamento” della pianta nel corso del tempo. Si distinguono:

  • vitigni internazionali
  • vitigni tradizionali
  • vitigni autoctoni (o vitigni tipici)
  • vitigni antichi.

Tra i vitigni autoctoni o tipici attualmente per la provincia di Piacenza sono riportati:

  • il Beverdino
  • la Malvasia di Candia aromatica
  • l’Ortrugo,
  • Ervi, Fortana (o Fruttano)
  • Malvasia Rosa
  • Marsanne,
  • Melara
  • Santa Maria
  • Verdea.

Cantine Oddi ripropone il Fruttano. “Un vino antico – spiega il titolare dell’azienda Paolo Oddirecuperato dall’uva fortana, un’uva a bacca nera che consente di produrre un vino delicato, dal fresco profumo di frutta che lo fa riconoscere come un novello, anzi il più antico dei novelli. Imbottigliato presto e bevuto dopo pochi mesi, è ottimo da proporre con i salumi piacentini e il pesce d’acqua dolce“.

Cantina Tondini con Karagnanj esalta il vermentino della Sardegna

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici: vermentino Tondini

Se dici Gallura, dici Vermentino, il primo vino sardo DOCG. Grazie al clima secco e ventilato, il vitigno vermentino, quali che siano le sue origini, ha trovato le condizioni pedoclimatiche per esprimersi al meglio. Un vino che nel calice trasferisce i profumi e i colori della macchia mediterranea, oltre che la sapidità marina.

Ho assaggiato uno dei vermentini sardi più buoni della Gallura: il Karagnanj (dall’antico nome di Calangianus), un Vermentino di Gallura Superiore DOCG, giallo paglierino brillante, dalle intense note di fiori come la ginestra e di frutti a pasta gialla maturi con sentori  di erbe aromatiche e di macchia mediterranea, fresco e sapido, morbido ed equilibrato.

Cantina Monte Zovo con Ca’Linverno trasforma un sogno in realtà

I migliori vini assaggiati in modalità Famelici

Cantina Monte Zovo nasce dall’intuizione di Diego Cottini, nell’ormai lontano 1997, di valorizzare il terroir della tenuta Monte Zovo, a Caprino Veronese. Facendo tesoro dell’esperienza maturata nell’appassimento delle uve della Valpolicella, elabora un “metodo alternativo” che prevede un “appassimento a due fasi”. La prima parte avviene in pianta, attraverso una surmaturazione delle uve, lasciate sul tralcio fino alla comparsa delle prime brine invernali. Il secondo momento, assecondando la tradizione veronese, avviene in fruttaio. Una scelta coraggiosa.

Racconta: “cosa  guida le mie scelte? Occhi curiosi, palato gourmet, intuito e un’esperienza affinata col tempo. Per me il vino non è soltanto uno dei grandi piaceri della vita: è la mia vita e mi accompagna in ogni gesto. Con la vite e la mia terra ho una relazione continua, radicata nel rispetto profondo e nella cura quotidiana. Alla mia passione dedico anche concretezza, coraggio e ambizione per dare vita a blend innovativi e unici. Mantenendo vivo questo legame, facendolo crescere, ogni giorno“.

Vino di punta è il Ca’Linverno, un vino biologico, con una certificazione che riguarda sia le uve che il prodotto, composto da Corvina e Corvinone 70%, Rondinella 20%, Cabernet Sauvignon 5%, Croatina 5%. Le varietà usate sono suddivise già a partire dalla vigna con filari dedicati di Corvina e Corvinone, Rondinella, Cabernet Sauvignon e Croatina. Il nome si ispira a “Calinverna”, un termine dialettale che rimanda alla brina ghiacciata che ricopre i campi. In effetti,  il vino è il risultato di una vendemmia tardiva: l’uva è raccolta a fine ottobre. Spiega Diego Cottini: “Abbiamo voluto chiamare questo vino con fantasia, ricordando i modi di dire delle nostre campagne veronesi. Un vino energico, di carattere, che possa essere una splendida espressione del nostro territorio.”

Io ho assaggiato il Ca’Linverno  veronese ITG 2014, un vino dal colore granato intenso e dai profumi fruttati con prevalenza di ciliegia e amarena sotto spirito con evidenti note speziate e una chiara nota di liquerizia. In bocca si sente il tannino, ma la successiva acidità genera un buon equilibrio. Lunghissima la persistenza!

Conclusioni Fameliche

E allora? Siamo riusciti a stimolare il vostro senso del gusto, vero? Perfetto! Non resta che prendere una cartina o aprire, sul vostro computer o smartphone, Google Maps per individuare queste aziende e capire dove si trovano. Ora aprite la vostra agenda, sfogliatela e controllate impegni vari già presi, tra viaggi, lavoro e cose varie. Dopodichè non dovete far altro che infilarci dentro queste tappe, dal piacentino alla Gallura, attraverso il viterbese, il veronese, il bresciano… per andare alla scoperta dell’Italia del buon vino che, obbligatoriamente, deve accompagnare piatti di alta cucina. Per non sbagliare? Sempre e comunque, il nostro consiglio è: affidatevi al sommelier di sala o al “siur padrun”, colui che ha tutto l’interesse e il piacere di offrirvi il migliore abbinamento.

Amici Famelici, ricordiamoci sempre che la nostra Bell’Italia esprime il meglio di sé attraverso i sapori e i saperi della nostra terra, dei nostri prodotti tipici, della nostra creatività in cucina, tra tradizione ed innovazione. Siamo tra i paesi al mondo (forse il primo?) più apprezzati ed attrattivi per i suoi piatti e per la sua storia enogastronomica, motivo per il quale attraversare l’Italia da nord a sud, da est ad ovest, è una gioia per il palato, se è vero, ed è verissimo, che il gusto è tra i piaceri più alti della nostra esistenza.

E allora? Siamo riusciti a stimolare il vostro senso del gusto, vero? E allora? Cin cin e buon appetito!

Monica Viani e Roberto Rossi

Photo Credit: Giulia Cosenza e Giorgio Bertuzzi

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