Vuoi conoscere le 3 donne che hanno reso grande Asolo?

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Tre donne hanno reso grande Asolo: la “divina” Eleonore Duse, la politica Caterina Cornaro e la viaggiatrice Freya Stark. Ci aiutano a conoscere Asolo al femminile.

Eleonora Duse, la grande attrice che amò Asolo come “asilo della sua vecchiaia”

“Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perchè ho amato». Le parole della Divina sono rivolte a Gabriele D’annunzio, l’uomo che le straziò il cuore. Alla fine dei suoi giorni la grande attrice, amante tradita con crudeltà dal Vate, desidera solo la pace e sa dove trovarla: ad Asolo. Nel 1920 Eleonora Duse prende in affitto la Casa Dell’Arco, un edificio bicolore, rosso e bianco, che si appoggia su un arco, dove oggi si trova una lapide voluta da Gabriele D’annunzio per ricordare il soggiorno asolano della grande attrice.

"Amo Asolo perché è bello e tranquillo, perché non è lontano dalla Venezia che adoro…"

Ma Eleonora Duse, ad Asolo, si ferma anche all’Albergo al Sole, dove è possibile ancora alloggiare nella “sua” camera blu con vista su centro della cittadina. La Duse è una grandissima attrice teatrale. Di lei Hermann Hesse scrive: «La sua recitazione, anche quella delle mani, è favolosamente fine, sensibile e trascinante; la sua meravigliosa voce è capace di ogni sfumatura e riesce ad essere commoventemente infantile o far gelare il sangue nelle vene». La sua vita è il palcoscenico, tanto che muore in scena in America, a Pittsburg. Muore di tubercolosi, una morte “bella”, letteraria. Muore di quella malattia che spesso è la causa della fine delle eroine che Eleonora porta in scena. Se la morte è improvvisa, la sepoltura è ben programmata. Il testamento non lascia dubbi: vuole essere sepolta ad Asolo, al cimitero di Sant’Anna, dove ancora oggi si può ammirare la sua tomba.

La Duse riposa, come da lei lasciato scritto, sotto una semplice pietra bianca rivolta verso il Grappa

Riposa, come desiderava, sotto una semplice pietra bianca rivolta verso il Grappa, da lei considerato un naturale Altare della Patria in considerazione del ruolo avuto nella storia d’Italia. La donna apolide, tormentata, che sa tradurre la propria infelicità in arte, lascia scritto: “Amo Asolo perché è bello e tranquillo, perché non è lontano dalla Venezia che adoro….allorché al mattino apro le imposte della mia camera, nel vano della finestra si inquadra il Monte Grappa. Allora metto due vasi di fiori sul davanzale. Questa sarà l’asilo della mia ultima vecchiaia, e qui desidero di essere seppellita”.

Caterina Cornaro e il sogno di un regno al femminile

Caterina Cornaro, ex regina di Cipro, alla morte del marito Giacomo Il Lusignano,  dopo una strenua resistenza, è costretta all’abdicazione. Caterina Cornaro colei che rese grande Asolo, sognando il potere al femminileIn cambio, le è riconosciuto il feudo di Asolo e un ricco appannaggio. Ad Asolo costruisce una vera corte rinascimentale, come testimoniano  i dipinti di Giorgione, i versi di Pietro Bembo, che qui scrive gli “Asolani”, trattato sull’amore celeste e l’amor profano. Caterina Cornaro continuerà a sognare Cipro, il suo regno perduto. La sua è la storia dell’ultima regina del Medioevo. A 18 anni  scende da una nave, a Famagosta. Fino a quel giorno aveva vissuto in convento, non ha mai incontrato il marito. Al matrimonio, celebrato 4 anni prima, Giacomo Il Lusignano aveva mandato un ambasciatore. Il marito ha già tre figli avuti da legami extra coniugali. Lo stesso Giacomo è un figlio illegittimo, da molti ritenuto un usurpatore del regno di Cipro. Viene chiamato il Bastardo e per poter continuare a governare deve avvalersi dell’appoggio del veneziano Andrea Corner. Giacomo, a 33 anni, muore misteriosamente durante una battuta di caccia. Dopo poco tempo muore, sempre in circostanze misteriose, l’unico figlio che Giacomo ebbe con Caterina. Caterina Cornaro resiste sul trono per 14 anni, poi abdica in favore della Serenissima in cambio della concessione della proprietà di Asolo, di un vitalizio e del mantenimento del titolo di regina di Cipro. Il suo desiderio di regnare rimane un sogno, ma è certo una donna che ha lottato per la realizzazione dei suoi desideri.

Freya Stark, quando la vita è un viaggio interminabile alla ricerca dell’altrove

Nel centro di Asolo c’è la casa di Freya Stark, Villa Freya, una casa dove la Regina Madre veniva a prendere il tè, sempre accolta sulla porta di casa dalla originale e straordinaria padrona di casa. La casa doveva essere un museo, invece, è stata venduta all’asta ed ora è una residenza privata. Quando Freya Stark muore, alla bellezza di 100 anni, la casa era piena di grandi bauli pieni di album fotografici,  memorabilia orientali, tappeti, arazzi, ceramiche, terracotte,  prime edizioni di opere rare e introvabili e di una corrispondenza con politici e scrittori che abbracciava più di mezzo secolo.

Qualcosa si trova al Museo Civico, qualcosa è tornato in Inghilterra, molto è rimasto alla sua dama di compagnia, Anna Modugno. Il curioso può ammirare il giardino: piccole fontane, vialetti di fiori, lecci centenari, una serra, un prato che degrada, i resti di un piccolo teatro greco. L’abitazione corrisponde a ottocento metri quadrati su due piani. Sono stati recuperati i due bagni originali che Freya Stark volle in uno stile che ricordava gli hammam di Damasco, marmi lucidi per pavimento, vasche incassate, sanitari spartani. Originale è anche il caminetto al piano terra che la scrittrice, ottima disegnatrice e acquerellista, decorò con disegni di frutti, e il bovindo che dal secondo piano domina il giardino e la vallata circostante.

Ma chi è Freya Stark?

Freya Stark, la viaggiatrice ispirata dalla lettura da "Le Mille e una notte"

Freya Stark è una  scrittrice, una viaggiatrice, una diplomatica dichiarata e forse una spia per il suo Paese.É una donna esile, alta meno di un metro e sessanta, segnata da un incidente che le costa metà della capigliatura, un orecchio e la palpebra destra, lasciandole una cicatrice che le attraversa la testa e le impone complicati toupé e salvifici cappellini. Per lei viaggiare non è solo un piacere, ma un’arte, in cui abbandonarsi all’esperienza, accettando tutto quello che può accadere.

Nata a Parigi, cresciuta in Italia, ma di animo inglese, con un nome di battesimo ripreso da Conrad, Freya Stark delle sette isole, un padre pittore e una madre pianista, è una donna curiosa, coraggiosa, capace di accettare tutte le situazioni impreviste che incontra durante i suoi viaggi. A poco più di un anno valica le Dolomiti in una cesta con i genitori amanti della montagna. A 9 anni riceve in regalo una copia de “Le mille e una notte”. Ne rimane affascinata. Il suo destino è segnato. Intraprende lunghi viaggi alla scoperta di quei luoghi magici raccontati in quel libro che l’aveva sedotta.  «La grande e quasi l’unica consolazione di esser nata donna sta nel fatto che possiamo fingerci più stupide di quello che siamo e nessuno se ne meraviglia». La sua femminilità diviene un’arma per muoversi liberamente in territori spesso ostili al sesso femminile. Ma è lei stessa che ci spiega il suo amore per viaggi così pericolosi. «Credo che all’origine della faccenda ci sia una zia molto fantasiosa che per il mio nono compleanno mi regalò una copia delle Mille e una notte. Inavvertita e perciò negletta fino allora, la piccola scintilla accesa in questo modo cominciò in segreto a nutrirsi di sogni. Il Caso, cioé un missionario siriano che abitava vicino a noi, la attizzò; il Destino, sotto forma di lunghi mesi di malattia e di inedia, la ingrandì trasformandola in fiamma viva tanto da illuminare il mio percorso nei meandri del mondo arabo fino a farmi approdare, più tardi, sulle coste siriane, nel 1927».

Scrive libri, è una icona di emancipazione femminile. Ha una ricca corrispondenza con i personaggi più influenti della sua epoca. Conosce Lawrence d’Arabia e Churchill, colleziona diversi riconoscimenti dalla Royal Geographic Society, diviene amica della Regina Madre ed è presente all’incoronazione di Elisabetta II indossando un originale kaftano arancione.

Freya Stark viaggia solo per piacere, non sposa nessuna causa. “Spesso, nel nostro mondo utilitaristico, fare le cose per divertimento passa per fatuità, anzi per immoralità». Il suo ultimo viaggio lo intraprende a 84 anni. La sua tomba, ad Asolo, al Cimitero di Sant’Anna, è vicino a quella di Eleonora Duse. É una lastra bianca rivolta verso il Grappa, molto semplice, che lascia la scena alla Natura.

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