Ottobre tra le vigne è il momento ideale per rallentare e scoprire un’Italia fatta di paesaggi rurali, vini, cucina e storie di territorio. Dal Montello alla Valdadige, dal Piemonte alla Toscana, cinque destinazioni mostrano come l’enoturismo possa diventare un’esperienza autentica, tra cantine, vigneti storici e tradizioni locali. Un viaggio tra degustazioni, soggiorni in cantina, borghi e tavole d’autunno, dove il vino diventa il punto di partenza per conoscere la terra e chi la coltiva
D’estate cerchiamo il sole. In autunno abbiamo voglia di rallentare. Le giornate si accorciano, la luce diventa più morbida, le vigne cambiano colore e sulle tavole arrivano funghi, castagne, zucca, selvaggina, formaggi più importanti. È il momento in cui il paesaggio agricolo sembra raccontare meglio di qualsiasi brochure il lavoro di un anno.
Ottobre tra le vigne: il lusso di un autunno tra cibo e cultura

Ottobre è un buon mese per una vacanza tra le vigne. Non per bere di più, ma per bere meglio: capire da dove arriva un vino, camminare nel vigneto, conoscere una famiglia, sedersi a tavola e scoprire che anche un bicchiere può raccontare storia, geografia e memoria.
Montello e colli d’Asolo: il vino racconta una terra rossa

Il primo viaggio porta in Veneto, tra il Montello e le colline di Asolo. È un territorio che non ha bisogno di effetti speciali. Basta guidare tra le strade che attraversano i vigneti per accorgersi di come il paesaggio cambi continuamente: il verde dei boschi, le vigne, il Piave, le colline e, in lontananza, la pianura.
Qui il vino ha una storia lunga. La viticoltura fu sviluppata inizialmente dalle comunità monastiche e successivamente si rafforzò durante la Repubblica di Venezia. Oggi il territorio è quello dell’Asolo Prosecco DOCG, del Montello DOCG e del Montello Asolo DOC. Ma la cosa interessante è che il vino non è mai soltanto vino.
La terra, prima del bicchiere
Il carattere del Montello si capisce osservando la terra. Argilla e ossidi di ferro contribuiscono alla particolare colorazione rossastra dei suoli, mentre la presenza di arenarie porta una componente minerale.
Sono dettagli che, raccontati in cantina, rischiano di sembrare materia da manuale di enologia. Visti durante una passeggiata tra le vigne, invece, diventano semplicemente paesaggio. Ed è forse questo il modo migliore per affrontare un viaggio enoturistico: prima guardare, poi assaggiare.
La cantina, sotto la collina

A Tenuta Sienna di Giusti Wine, nel territorio di Nervesa della Battaglia, la visita comincia quasi sottoterra. La cantina, progettata dall’architetto Armando Guizzo e inaugurata nel 2020, scende per cinque livelli fino a otto metri di profondità. Una scelta che ha a che fare con il vino, naturalmente, ma anche con il desiderio di integrare la struttura nel paesaggio del Montello.
Si cammina tra gli spazi della produzione, si attraversa la galleria fotografica che racconta la storia di Ermenegildo Giusti e della sua avventura nel vino e poi si torna verso la luce. Dalla terrazza, il colpo d’occhio è quello che ci si aspetta da una giornata tra le vigne: davanti ci sono i filari, il Montello, la pianura e, in lontananza, l’Abbazia di Sant’Eustachio. A quel punto il vino si capisce un po’ meglio.
Il vino: dai bianchi ai rossi
Nel calice arriva l’Asolo Prosecco Superiore DOCG, che qui ha una personalità più legata alla mineralità e alla struttura che all’idea un po’ stereotipata di una bollicina semplicemente fresca e beverina. Ci sono il Brut, gli Extra Brut, l’Extra Dry e diverse interpretazioni legate ai vigneti della tenuta.
Ma il Montello non finisce con le bollicine. È una terra di rossi, di Merlot e Cabernet, e soprattutto di Recantina, vitigno autoctono che negli ultimi anni è tornato a essere protagonista.
A tavola senza fretta
Dopo una cantina e una visita culturale, arriva naturalmente la tavola. Non serve cercare piatti complicati. Il bello di un viaggio del genere è seguire la stagione: salumi e formaggi locali, primi piatti, carni, preparazioni autunnali.
Le bollicine possono accompagnare l’inizio del pranzo; i rossi del Montello chiedono invece piatti più strutturati. È una forma di turismo gastronomico molto semplice: mangiare ciò che il territorio può dare in quel momento dell’anno.
Valdadige: una questione di tempo

Poi si cambia paesaggio. La Valdadige, nella Terradeiforti tra Veneto e Trentino, è una valle attraversata dal fiume e circondata dalle montagne. Qui il vino ha una relazione molto forte con la storia delle famiglie che lo producono. È il caso di Roeno, azienda vitivinicola della famiglia Fugatti.
Il vigneto che ha più di 100 anni
La cosa più affascinante non è necessariamente la degustazione finale. È arrivare davanti a un vigneto storico pre-fillossera di Enantio e scoprire che alcune viti hanno più di un secolo.
In un mondo in cui siamo abituati a misurare tutto in velocità, follower e risultati trimestrali, una vite ultracentenaria obbliga a cambiare prospettiva. Qui il vino diventa una questione di tempo. Prima viene la vigna. Poi la cantina. Poi l’affinamento. Infine il bicchiere.
La degustazione finisce a tavola

La sera ci si sposta alla Locanda Roeno. Ed è qui che l’esperienza cambia ancora. Il vino smette di essere oggetto di degustazione e torna a essere quello che è sempre stato: qualcosa da mettere a tavola. Una cena, una bottiglia aperta senza fretta, una conversazione che continua. Poi non bisogna guidare.Si dorme nelle camere della struttura.
Albugnano: il vino come cultura del territorio

Dal Veneto si passa in Piemonte, nel cuore dell’Astigiano, dove il paesaggio cambia ancora una volta. Le colline si fanno più morbide, i vigneti si alternano a boschi e piccoli borghi e il ritmo della campagna sembra invitare naturalmente a rallentare.
È ad Albugnano, conosciuto come il “balcone del Monferrato” per la posizione panoramica sulle colline circostanti, che si trova Cà Mariuccia, un progetto agricolo nato nel 2016 e costruito intorno a un’idea precisa: fare dell’ospitalità, della cucina e dell’agricoltura strumenti per raccontare il territorio.
Cà Mariuccia: l’agricoltura etica che rigenera le colline
La filosofia di Cà Mariuccia supera il concetto, ormai molto utilizzato, di “km 0”. Il progetto guarda infatti a un modello di agricoltura rigenerativa ed etica nel quale produrre cibo significa anche prendersi cura del suolo, della biodiversità e delle persone che lavorano la terra.
La cucina diventa così una parte essenziale del racconto. Non soltanto un luogo dove mangiare, ma uno spazio nel quale si incontrano prodotti, stagioni, agricoltori e culture agricole differenti.
Una scelta che porta Cà Mariuccia a selezionare materie prime non esclusivamente dalla propria azienda, ma anche da piccoli produttori italiani ed europei. Il criterio non è quindi la semplice vicinanza geografica, ma la volontà di sostenere chi continua a coltivare e allevare anche in territori marginali, dove il lavoro agricolo è spesso più difficile e meno remunerativo.
È una prospettiva interessante anche per chi arriva qui semplicemente per un soggiorno o per una giornata tra le colline: dietro un piatto non c’è soltanto una ricetta, ma una rete di persone e di territori.
A tavola sanza formalità

L’ospitalità di Cà Mariuccia segue la stessa filosofia. L’obiettivo non è costruire un’esperienza esclusiva, ma creare occasioni di convivialità e condivisione.
Il Brunch Agricolo, le tavolate comuni e gli appuntamenti con la cucina alla fiamma sotto le stelle restituiscono una dimensione più semplice e informale del mangiare insieme. Il pasto diventa un momento di incontro tra chi vive il territorio e chi arriva da fuori, tra viaggiatori, aziende e comunità locale.
È forse proprio questa dimensione a rendere interessante una realtà come Cà Mariuccia nel panorama dell’enoturismo piemontese. Non si viene soltanto per degustare un vino o per dormire in campagna, ma per entrare, anche solo per qualche ora, in un modo diverso di intendere il rapporto tra agricoltura, cibo e ospitalità.
Albugnano DOC: proteggere una piccola denominazione
In questo racconto ha un ruolo importante anche l’Albugnano DOC, una denominazione di piccole dimensioni legata al territorio e al Nebbiolo.
Il sostegno alle produzioni locali e al progetto Albugnano 549 nasce dalla convinzione che la ricchezza del vino italiano passi anche attraverso le denominazioni meno conosciute. In un mercato sempre più globale, proteggere queste identità significa mantenere vive differenze di paesaggio, tradizioni e interpretazioni del vino.
Fattoria La Maliosa: il vino diventa un’idea di agricoltura

É tempo di passare in Toscana. Tra le realtà da conoscere c’è Fattoria La Maliosa, progetto agricolo e vitivinicolo che esalta i prodotti della terra. Qui il vino può diventare il punto di partenza per una riflessione più ampia sull’agricoltura e sul rapporto con il territorio.
È un tema che oggi non può essere ignorato: che cosa significa produrre vino rispettando il paesaggio? E come può l’enoturismo evitare di trasformare la campagna in un semplice sfondo per fotografie? Sono domande che rendono interessante una visita anche quando non si è appassionati di vino. Perché alla fine il vino è agricoltura. E l’agricoltura è cultura.
Il territorio: la Maremma più selvatica
La Maremma è una terra che ha conservato un carattere ruvido e insieme accogliente. Nel territorio di Manciano, tra le colline dell’entroterra e la campagna intorno a Saturnia, il paesaggio è fatto di boschi, pascoli, oliveti e vigne, con strade che si perdono nella campagna e piccoli borghi che sembrano emergere dalla terra.
È una Toscana diversa da quella delle cartoline più conosciute. Qui la campagna ha ancora un’anima agricola forte e il rapporto con la natura è parte della vita quotidiana.In autunno è forse il momento migliore per attraversarla. È dentro questo paesaggio che si trova Fattoria La Maliosa, realtà agricola e vitivinicola che ha scelto di fare della relazione con l’ambiente uno degli elementi centrali del proprio lavoro. Qui il vino non arriva da solo. Arriva insieme alla terra, agli animali, agli olivi, ai boschi del Saturnalia Village Rooms, che nasce come proposta di ospitalità di Fattoria La Maliosa.
Saturnalia Village Rooms: abitare la Maremma

Il Saturnalia Village Rooms invita gli ospiti a scoprire la dimensione contadina attraverso esperienze legate alla vita agricola e alla cultura enogastronomica maremmana, dalla degustazione dei vini naturali e degli oli extravergine di oliva prodotti in fattoria alla possibilità di conoscere più da vicino il paesaggio e le tradizioni locali. Un’esperienza che prosegue anche nel borgo di Saturnia, dove il Saturnalia Wine Bar, affacciato sulla piazza principale, offre un luogo informale e accogliente in cui assaporare i prodotti della fattoria e lasciarsi guidare dai sapori del territorio.
La posizione del Saturnalia Village Rooms permette inoltre di vivere appieno una delle caratteristiche più preziose della Maremma: il rapporto tra natura, benessere e patrimonio storico. A circa 1 km si trovano le Terme di Saturnia, per le quali gli ospiti possono usufruire di un ingresso a tariffa agevolata, mentre a breve distanza in auto si incontrano alcuni dei borghi più suggestivi dell’entroterra, come Pitigliano, Sovana, Montemerano e Sorano.
Trequanda: la Toscana e il vino

L’ultimo viaggio è sempre in Toscana, a Trequanda, di cui vi abbiamo già parlato. Qui cambia anche il modo di guardare il paesaggio. Le strade bianche, i boschi, gli olivi e le colline costruiscono quella campagna toscana che conosciamo attraverso fotografie e dipinti, ma che dal vivo ha una dimensione molto meno patinata e molto più agricola.
Cosa vedere a Trequanda: il piacere di non avere una lista
Trequanda è uno di quei luoghi nei quali il programma può essere volutamente breve. Una passeggiata nel borgo. Una strada di campagna. Una cantina. Un frantoio. Una lunga pausa a pranzo. Non tutto deve essere trasformato in un’attrazione. Anzi, uno dei piaceri di una vacanza autunnale in campagna è proprio lasciare spazio al caso.
