Nel cuore del Canavese, Castellamonte è una città che racconta la sua identità attraverso la ceramica, tra tradizione artigianale e linguaggio contemporaneo. Un itinerario tra stufe d’autore, architetture simboliche e un centro storico che sembra un museo diffuso. Ecco Castellamonte cosa vedere, in un viaggio tra arte, materia e memoria
Nel cuore del Canavese, Castellamonte non è semplicemente un piccolo borgo piemontese: è un luogo dove la terra diventa linguaggio, identità e memoria collettiva. Qui la ceramica non è un ricordo del passato, ma una presenza viva che attraversa strade, botteghe e piazze, trasformando il paese in un museo diffuso a cielo aperto.
Castellamonte cosa vedere nella città che nasce dall’argilla

Il legame tra Castellamonte e la ceramica affonda nelle caratteristiche stesse del territorio. Il sottosuolo è ricco di argille particolarmente pregiate: terragnose, spesso rosse, con una fine granulometria e proprietà refrattarie che le hanno rese ideali per secoli di lavorazioni artigianali. Accanto a queste si trova anche argilla bianca, che ha ampliato nel tempo le possibilità creative dei maestri ceramisti.
Questo patrimonio naturale ha dato origine a un vero e proprio sistema produttivo integrato: cave, fornaci e botteghe convivevano in un equilibrio quasi autosufficiente, trasformando il paese in un distretto artigianale diffuso.
Oggi sopravvivono ancora circa cinquanta insegne e laboratori che continuano questa tradizione, mantenendo viva una competenza che ha attraversato generazioni.
Un museo a cielo aperto

Passeggiare nel centro storico significa imbattersi continuamente nella ceramica, non solo come produzione artistica ma anche come segno identitario. Le insegne dei negozi, spesso realizzate in ceramica decorata, raccontano con creatività l’anima delle attività locali, diventando piccoli frammenti d’arte urbana.
Il punto simbolico di ingresso al borgo è l’imponente Arco in Cielo, opera dello scultore Arnaldo Pomodoro realizzata nel 1995 in Piazza Martiri della Libertà. La struttura, con il suo linguaggio geometrico e materico, crea un dialogo tra pieno e vuoto, tra terra e cielo, tra tradizione artigiana e contemporaneità. Le superfici incise e aperte tipiche dell’artista sembrano rivelare una materia viva, quasi in trasformazione.
La ceramica, un’arte femminile
La ceramica ha qualcosa di molto fisico, molto intuitivo e molto emotivo. Ti permette di lavorare sia sulla vulnerabilità che sulla forza allo stesso tempo

Le origini della ceramica raccontano anche una storia meno nota: quella delle donne. Furono infatti le prime a modellare la terra, creando utensili destinati alla vita quotidiana della comunità. Solo in seguito la produzione si specializzò e si privatizzò, assumendo anche una funzione distintiva e decorativa.
La ceramica e il rapporto con il tempo: la sua modernità
Lavorare con l’argilla implica attesa, ripetizione, errore, pazienza e trasformazione. In un mondo di gratificazione istantanea, la ceramica richiede l’opposto.
Le stufe di Castellamonte: quando il fuoco diventa design
Tra le eccellenze più riconoscibili del borgo spiccano le celebri stufe in ceramica di Castellamonte, conosciute per la loro capacità di unire funzionalità ed estetica. Non semplici strumenti per il riscaldamento, ma veri oggetti d’arredo, spesso modellati e decorati come sculture.
La loro forza sta nella materia stessa: la ceramica refrattaria trattiene il calore e lo rilascia lentamente, rendendo queste stufe efficienti e durature. Con il tempo, ogni pezzo è diventato anche un segno artistico unico, espressione dell’identità locale.
La stufa di Ugo Nespolo

A Castellamonte una stufa è diventata simbolo identitario e opera d’arte. Non una semplice fonte di calore, ma un monumento che racconta la storia di un territorio: è la Stufa di Ugo Nespolo, installazione in ceramica che domina il centro cittadino.
Realizzata tra il 2002 e il 2008, l’opera si presenta come una grande stufa rivestita da centinaia di formelle decorate. Colori vivaci, segni grafici e richiami alla tradizione trasformano un oggetto domestico in una scultura urbana dal forte impatto visivo.
Architetture sospese e visioni incompiute

Nel tessuto urbano di Castellamonte si inserisce anche un’opera dal fascino enigmatico: la Rotonda Antonelliana, progettata dall’architetto Alessandro Antonelli. L’edificio, a pianta circolare, riflette la sua ricerca ossessiva della forma perfetta e della simmetria assoluta.
Il progetto, tuttavia, rimase incompiuto. Le difficoltà tecniche e i costi elevati si unirono al carattere perfezionista dell’architetto, che secondo la tradizione locale continuava a modificare il progetto in corso d’opera. Il risultato è un’opera sospesa, che ancora oggi alimenta racconti e interpretazioni: per alcuni troppo moderna per il suo tempo, per altri semplicemente irrealizzabile nella realtà ottocentesca del borgo.
Il Centro Congressi Martinetti e la memoria civile

In via Medaglia d’Oro Educ Pasquale si trova il Centro Congressi Martinetti, dedicato a Piero Martinetti, filosofo che nel 1931 rifiutò il giuramento al fascismo perdendo la cattedra universitaria. Un gesto che lo ha reso simbolo di coerenza intellettuale.
Il centro ospita mostre temporanee e iniziative culturali legate al mondo della ceramica, tra cui il Concorso Annuale delle Ceramiche Sonore. Al suo interno è conservata anche una ricca collezione di fischietti in terracotta, donata alla città dalla stilista Clizia, che racconta un universo popolare fatto di gioco, simboli e ironia.
I fischietti tra gioco, rito e provocazione
I fischietti in ceramica hanno una storia sorprendentemente complessa. Nati come oggetti ludici per bambini, nel tempo hanno assunto significati diversi: pegni d’amore, strumenti rituali, piccoli oggetti esorcistici o forme di satira verso il potere.
Oggi si presentano come vere opere decorative, spesso caratterizzate da colori vivaci e forme immaginifiche, che uniscono tradizione popolare e ricerca artistica contemporanea.
Oggetti della tradizione: tofeja e pitocio

Tra i simboli della cultura materiale locale spicca la tofeja, un recipiente in terracotta utilizzato per la cottura lenta dei fagioli. La sua forma panciuta e i quattro manici non sono casuali: servono a garantire una cottura uniforme e prolungata, esaltando i sapori della cucina tradizionale piemontese.
Più curioso ancora è il pitocio, piccola figura in ceramica spesso ironica e sproporzionata. Nato come elemento funzionale per i comignoli, serviva a stabilizzarne la copertura contro il vento. Con il tempo è diventato un oggetto decorativo, spesso rappresentato con teste grandi e corpi stilizzati, oggi ancora visibile sui tetti e sulle terrazze del borgo.
Perchè la ceramica è arte, design e arte contemporanea
La ceramica rompe le categorie

La ceramica è difficile da definire. Può dialogare contemporaneamente con l’artigianato, il design e l’arte contemporanea. Ci sono opere che hanno una chiara dimensione scultorea artistica, altre che sfiorano il design da collezione e altre che mantengono tecniche tradizionali reinterpretate da una prospettiva contemporanea.
Dove mangiare a Castellamonte

Tra le soste gastronomiche più conosciute spicca il ristorante Tre Re, punto di riferimento per chi vuole assaggiare la cucina locale in chiave tradizionale, in un contesto che conserva il legame con il territorio e le sue materie prime.
Quando si svolge e cosa fare alla 65° Mostra della Ceramica di Castellamonte
Una mostra consolidata e di grande successo
- Dal 22 agosto al 13 settembre 2026
- Location principali: in numerosi punti espositivi istituzionali e privati della città, tra cui il Centro Congressi Martinetti.
- Mostre diffuse, sculture monumentali e concorsi internazionali, tra cui spiccano l’esposizione “Ceramics in Love” e la rassegna di fischietti d’arte “Ceramiche Sonore”.
Credit Photo copertina: Luca Chiartano

