Un wine week end nel Monferrato? Dalle Cattedrali Sotterranee, patrimonio UNESCO, alle chiese barocche, dalle panoramiche su sconfinate colline alle passeggiate lungo la Sternia: cosa fare in un wine week end. Un itinerario raccontato da Raffaella Borea
Ci sono mille buone ragioni per concedersi un fine settimana nel Monferrato e non riguardano solo la componente alcolica. L’area collinare compresa tra le province di Alessandria e Asti, con i suoi 300.000 ettari di campagna attraversata da torrenti, colline e vigneti, può essere infatti la meta ideale per organizzare visite sospese tra cultura ed enogastronomia, tra arte e architettura.

Che si tratti di andare a caccia di tartufi, di raccogliere funghi e nocciole, di prendere parte alla vendemmia, di degustare vini che ne hanno fatto un ambasciatore dell’Italia nel mondo o di andare alla scoperta dei preziosi borghi storici, la visita del Monferrato non ha stagionalità. Una vocazione all season la sua, legata anche all’anima artistica che lo ha portato ad essere riconosciuto come land art. Esplorandolo ci si imbatte infatti non solo in murales realizzati da artisti di fama internazionale, ma anche nelle celebri Big Benches, panchine giganti immerse nella natura.
La sua vena artistica vive nitida, ad esempio, a Canelli, piccolo centro di una decina di migliaia di abitanti che sorge in prossimità del confine più a sud del Monferrato Astigiano, a pochi passi dalla provincia di Cuneo.
É proprio nel centro di questo borgo, infatti, che si dipana la Via degli Innamorati (La Sternia) ispirata ai personaggi di Raymond Peynet – i celebri fidanzatini, ndr – che visitò Canelli nel 1983. Lungo la camminata si incontrano diverse installazioni di opere di artisti locali che guidano sino al Belvedere, dove attardarsi sulla panchina degli innamorati. Se questo percorso carico di fascino è già di per sé un buon motivo per concedersi una sosta in questo gioiello piemontese, anche le sue Piazze e Chiese convincono a fermarsi.
Come organizzare un wine week end nel Monferrato: cosa fare tra vino, borghi e sapori
Da “Il Borgo” a “Villanuova”: tempo di scoperte

Storicamente divisa in due parti – “Borgo” e “Villanuova” – Canelli è un susseguirsi di palazzi, castelli, piazze che stupiscono. Se, infatti, nel “Borgo”, a rincorrersi sono Piazza Amedeo D’Aosta e Piazza San Tommaso, con l’omonima Chiesa e con quella dell’Annunziata, a “Villanuova” si riconosce invece la parte più antica del paese, adagiata sui pendii della collina. Basta inerpicarsi lungo La Sternia e attraversare la parte medievale della cittadina per raggiunge Piazza San Leonardo, con la sua chiesa e quella di San Rocco, e il Castello di Canelli, oggi Castello Gancia.
Nato originariamente per difendere le strade che da Asti portavano fino a Savona, fondamentali per i traffici mercantili, il maniero è stato anche testimone silenzioso di molte lotte e battaglie che ne hanno causato ripetute distruzioni e ricostruzioni. Acquistato nel 1929 dalla famiglia Gancia è stato poi trasformato in una grande dimora nobile, non visitabile, essendo abitazione privata Gancia, da sempre emblema della produzione di rinomati spumanti. Proprio alla celebre casa vinicola fanno capo alcune delle “Cattedrali Sotterranee”, antiche cantine riconosciute dall’Unesco come patrimonio dell’umanità nel 2014.
Canelli e le Cattedrali Sotterranee per un week end nel Monferrato

Se è vero che l’Asti Spumante è il simbolo di Canelli, le cantine sotterranee che si snodano come un dedalo nel suo sottosuolo ne sono l’esaltazione. In queste Cattedrali Sotterranee, che fanno capo a quattro grandi storiche case vinicole – Bosca, Contratto, Gancia e Coppo – il vino riposa, prende vita e forma, sviluppando quelle peculiarità che lo rendono unico.

Unicità che si respira percorrendo, ad esempio, l’itinerario che si snoda negli oltre 5 chilometri interrati di Casa Gancia, le cui cantine storiche sono state scavate nei secoli passati nel tufo calcareo. Una scelta non casuale. Il tufo è infatti un isolante termico naturale in grado di mantenere costante la temperatura di 12-14 gradi, ideale per la lavorazione e l’affinamento di grandi vini.
Ad ospitare la pigiatura di uva Chardonnay, Pinot Nero e Moscato, per la produzione degli Spumanti Metodo Classico Gancia, sono cantine di oltre 600 metri quadri con volte in mattoni a vista risalenti a inizio ottocento. Proprio in questi spazi sono anche custodite la Pressa Marmonier, con due gabbie da 4500 kg ciascuna, usata per la pressa del 60% dell’uva in modo molto soffice, 16 vasche termocondizionate di acciaio inossidabile a temperatura controllata destinate alla fermentazione e conservazione delle basi spumanti Metodo Classico per la cuvèe e 300 barriques da 225 litri per la fermentazione e maturazione del vino.
Di grande fascino è anche la sessione dedicata al museo dove viene ripercorsa la crescita dell’azienda Gancia anche attraverso le sue targhe, le celebri pubblicità, tomi che profumano di storia, certificati, attestati e benemerenze che dal tardo ‘800 hanno segnato la vita del marchio, dal 2014 integralmente di proprietà russa.
Dalle bollicine ai piatti della tradizione: tappe gourmet

A Canelli non si beve solo bene, ma si mangia anche meglio. La cucina locale è tutta un susseguirsi di piatti che affondano le radici nella solida tradizione gastronomica regionale. Spazio dunque al vitello tonnato e alla finanziera, alla carne cruda di fassona e alla lingua al verde, agli agnolotti e ai ravioli del plin, al coniglio al civet e, per chi ama il dolce, al bonet.
Di tutto rispetto la proposta di “Casa Crippa”, mecca della buona cucina. Ospitato in una delle antiche cantine sotterranee di Canelli della metà dell’Ottocento, il Ristorante vede in cucina Riccardo e Diego Crippa, padre e figlio, capaci di contaminarsi vicendevolmente. Le due generazioni diverse e i due diversi modi di interpretare sapori ed abbinamenti sono confluite in un’unica visione della cucina che, seppur radicata nella tradizione non manca di volgere lo sguardo alla sperimentazione.

A partire anche dalla Carta dei vini. A proporre le migliori etichette da abbinare alla propria selezione gourmet sono i fratelli sommelier Anita e Dario, mentre a mamma Fiorella il compito di accogliere gli ospiti e di essere memoria di una storia di lungo corso in cui, oggi, anche l’arte riveste un ruolo baricentrico grazie a periodiche mostre.
Difficile suggerire cosa assaggiare dei piatti di una Carta che della qualità eccellente dei prodotti ha fatto il suo segna, ma i plin e la panna cotta, dove a trionfare è una polvere di nocciola che non ha pari, meritano un plauso particolare.
Così come a convincere sono le proposte del Bistrot “Anima” del Relais Almaranto di Calamandrana, ad una manciata di chilometri da Canelli. Il Boutique Hotel offre ai propri ospiti, oltre alla proposta di facile comprensione per il palato del proprio bistrot affacciato sulla piscina della struttura con panorama mozzafiato sulle colline del Monferrato, anche quella più ricercata del Ristorante gourmet “Adagio” situato in un cascinale piemontese di fine Settecento.
Qui la cucina slow-food, in cui i piatti tradizionali piemontesi rivisitati in chiave moderna si lasciano influenzare dai sapori siciliani – terra d’origine dello chef – si combina con il servizio personalizzato e l’ambiente raffinato. Raffinatezza che è tratto distintivo di tutto il Relais le cui 19 camere e 4 suite – Nocciola, Giardino, Terrazza e Almaranto – sono un’ode al benessere e alla bellezza, grazie all’armonica contaminazione tra elementi di arredo design, atmosfere di charme, dettagli ricercati e immersione nella natura.
Qualche indirizzo da segnare in agenda
- CANTINE STORICHE GANCIA: per fissare visita contattare 0141-830262, 0141-830253 – www.gancia.it
- CASA CRIPPA: www.casacrippa.it
- RELAIS ALMARANTO: www.almaranto.it
Testo di Raffaella Borea

