in

Vermentino e Cagnulari, l’anima autentica della Sardegna nei calici di Cherchi

Dalla longevità del Vermentino Tuvaoes all’identità del Cagnulari: il racconto della masterclass guidata da Giuseppe Carrus dedicata ai vini di Usin

Vermentino e Cagnulari, oltre al Cannonau, sono stati i protagonisti della masterclass dedicata a Vinicola Cherchi organizzata da Gambero Rosso Academy a Milano. Un viaggio attraverso alcune delle etichette più rappresentative della Sardegna del vino, guidato da Giuseppe Carrus, curatore della Guida Vini d’Italia, che ha acceso i riflettori sul territorio di Usini e sulle sue straordinarie potenzialità enologiche

C’è una Sardegna che va oltre le spiagge, le cartoline e i luoghi comuni. Una Sardegna fatta di calcare, vento di maestrale, vigne affacciate sul mare e famiglie che hanno dedicato una vita a custodire il carattere più autentico del territorio. È questa la Sardegna raccontata durante la prima masterclass milanese dedicata a Vinicola Cherchi, organizzata da Gambero Rosso Academy e guidata da Giuseppe Carrus, curatore della Guida Vini d’Italia.

Un viaggio enologico che ha attraversato annate, vitigni e generazioni, mettendo al centro una delle aziende simbolo dell’enologia isolana e una convinzione sempre più condivisa tra gli addetti ai lavori: la Sardegna non è una sola, ma un mosaico di territori che meritano di essere raccontati nelle loro differenze.

Vermentino di Sardegna: perché Usini è uno dei territori più interessanti dell’isola

Giuseppe Carrus guida la degustazione dei vini Cherchi
Giuseppe Carrus guida la degustazione dei vini Cherchi durante la masterclass organizzata da Gambero Rosso Academy a Milano.

Se esiste un filo rosso che ha attraversato tutta la degustazione, è stato il legame profondo tra vino e territorio. Per Carrus, il caso di Usini rappresenta una delle espressioni più interessanti dell’enologia sarda contemporanea. Situato tra Alghero e Porto Torres, a pochi chilometri dal mare, questo piccolo territorio si distingue per una caratteristica rara nell’isola: i suoli calcarei.

Un elemento che, insieme all’influenza costante del maestrale e della salsedine, contribuisce a costruire vini dalla forte identità territoriale. “Non esiste un unico Vermentino di Sardegna“, ha sottolineato Carrus durante la degustazione. Una riflessione che va oltre la provocazione e apre una questione centrale nel dibattito enologico contemporaneo: la necessità di valorizzare le differenze territoriali all’interno di una denominazione regionale molto ampia.

Usini, il piccolo territorio che sta cambiando il racconto del vino sardo

vigneti usini

A pochi chilometri da Alghero e Porto Torres, nel nord-ovest della Sardegna, Usini è uno dei territori vitivinicoli più interessanti dell’isola. Qui il paesaggio collinare incontra l’influenza costante del mare e del maestrale, ma soprattutto si distingue per una caratteristica rara in Sardegna: la presenza di suoli prevalentemente calcarei. Un elemento che contribuisce a definire l’identità dei vini locali, donando tensione, sapidità e una particolare eleganza sia ai bianchi sia ai rossi.

È proprio da questo terroir unico che nascono alcune delle interpretazioni più convincenti del Vermentino e del Cagnulari, vitigno autoctono che a Usini trova la sua patria d’elezione.

Chi è Vinicola Cherchi

Fondata a Usini dalla famiglia Cherchi, la cantina è considerata una delle realtà che hanno contribuito maggiormente alla valorizzazione del Vermentino e del Cagnulari in Sardegna. La visione del fondatore Billia Cherchi ha portato alla nascita di vini iconici come Tuvaoes, tra i primi Vermentino dell’isola a ottenere importanti riconoscimenti nazionali.

Oggi l’azienda continua a lavorare sulle varietà autoctone con un approccio che unisce tradizione, ricerca e valorizzazione del terroir calcareo di Usini.

La lezione del tempo: quando il Vermentino sfida i pregiudizi

degustazione vini azienda vinicola Chierchi

la prima batteria di assaggi ha messo a confronto cinque annate di Vermentino, dal giovane Billia 2025 fino al Tuvaoes 2018. Una verticale capace di demolire uno dei luoghi comuni più diffusi sul grande bianco sardo: l’idea che il Vermentino sia un vino da bere esclusivamente giovane.

Il Billia 2025, dedicato al fondatore Billia Cherchi, ha mostrato tutta l’esuberanza varietale del vitigno: frutta matura, erbe mediterranee, immediatezza e una sapidità già ben evidente. Ma è stato il percorso a ritroso nel tempo a sorprendere maggiormente.

Con il Tuvaoes 2024 e 2023 il frutto lascia progressivamente spazio a note più complesse di macchia mediterranea, elicriso, fiori secchi e sensazioni marine. La struttura si alleggerisce, la tensione aumenta e il vino guadagna profondità.

Poi arriva il 2018. Otto anni dalla vendemmia e una freschezza che sfida ogni aspettativa. Un vino che, nelle parole di Carrus, rappresenta perfettamente il concetto di “verticalità”: meno volume, più profondità, meno esuberanza aromatica e più racconto del territorio. È qui che emerge la visione pionieristica della famiglia Cherchi.

Già negli anni Ottanta, quando pochi credevano nelle capacità di invecchiamento del Vermentino, Billia Cherchi scommetteva su una singola vigna dando vita a Tuvaoes, uno dei vini simbolo della Sardegna moderna e tra i primi Vermentino a ottenere i Tre Bicchieri del Gambero Rosso.

Come abbinare Vermentino e Cagnulari ai piatti della cucina sarda

abbinamento vino e cucina sarda
come abbinare i vini sardi alla cucina dell’isola

Una delle riflessioni più interessanti emerse durante la degustazione ha riguardato proprio la versatilità gastronomica del Vermentino. Le annate più giovani, come il Billia 2025, trovano una sintonia naturale con crostacei crudi, gamberi rossi e preparazioni marine dalla dolcezza delicata, grazie alla loro energia aromatica e alla spiccata sapidità.

Le versioni più evolute, invece, aprono scenari inattesi. Secondo Carrus, il Tuvaoes trova una delle sue espressioni più convincenti accanto a carni bianche come pollo arrosto e coniglio, piatti in cui la struttura del vino riesce a sostenere la materia senza rinunciare alla freschezza. Un abbinamento che racconta perfettamente la natura gastronomica di questi grandi Vermentino: vini da tavola nel senso più nobile del termine.

Perché il Cagnulari è il vitigno più identitario della Sardegna nord-occidentale

degustazione vini sardi a Milano: dal cannonau al cagnukari

Se il Vermentino rappresenta la notorietà della Sardegna, il Cagnulari ne incarna l’identità più rara. La seconda batteria della masterclass è stata dedicata proprio a questo vitigno straordinario, diffuso quasi esclusivamente nell’area di Usini e oggi considerato una delle varietà più distintive dell’isola.

La famiglia Cherchi è stata tra le prime a credere nelle sue potenzialità quando ancora veniva considerato un vitigno difficile, caratterizzato da tannini importanti e profili aromatici poco immediati. L’esperienza accumulata in decenni di lavoro ha però cambiato completamente la prospettiva.

I Cagnulari degustati hanno mostrato eleganza, precisione e una sorprendente bevibilità, senza rinunciare al carattere.Le annate 2024 e 2023 esprimono frutti rossi croccanti, ciliegia, marasca e una trama tannica raffinata, mentre le versioni più mature acquistano profondità, note ematiche e sfumature terrose che ne amplificano il fascino.

L’evoluzione del vino sardo passa dall’identità

Uno dei temi più forti emersi durante l’incontro riguarda l’evoluzione dell’enologia italiana negli ultimi trent’anni. Secondo Carrus, il vino contemporaneo ha progressivamente abbandonato la ricerca dell’omologazione per recuperare il valore dell’identità territoriale.

Se negli anni Novanta la tecnologia veniva spesso utilizzata per rendere i vini più simili ai grandi modelli internazionali, oggi l’obiettivo è l’opposto: valorizzare le differenze. In questo percorso il lavoro di Cherchi rappresenta un caso emblematico.

La cantina ha saputo affinare tecnica e conoscenza senza rinunciare alla personalità dei vitigni autoctoni, trasformando Vermentino e Cagnulari in autentici interpreti del territorio di Usini.

Dal Cannonau al Soberanu: la sardegna che guarda al futuro

La degustazione si è conclusa con la terza batteria dedicata ai rossi più importanti dell’azienda: Cannonau di Sardegna 2024, Luzzana 2023 e Soberanu 2021. Tre vini che raccontano altrettante interpretazioni del territorio.

Particolarmente significativo il Luzzana, storico blend aziendale nato quando il concetto di “vino iconico” coincideva con il nome del produttore più che con il vitigno. Un’etichetta che continua a rappresentare la sintesi tra tradizione e visione contemporanea.

Il Soberanu, invece, è l’espressione più ambiziosa del Cagnulari secondo Cherchi: una selezione prodotta esclusivamente nelle annate migliori, capace di mostrare quanto questo vitigno possa competere con le più importanti varietà mediterranee.

Vermentino e Cagnulari, il racconto della Sardegna nel calice

la masterclass milanese di Gambero Rosso non è stata soltanto una degustazione.È stata una riflessione sul valore dei territori, sull’importanza delle differenze e sulla capacità del vino di raccontare luoghi, persone e culture.

In un momento storico in cui il consumatore cerca autenticità più che perfezione, l’esperienza di Vinicola Cherchi dimostra che il futuro dell’enologia passa proprio da qui: dalla fedeltà alle proprie radici. E forse, come suggerito più volte durante l’incontro, il vero segreto di Usini non è soltanto nei suoi vini. È nella straordinaria capacità di trasformare il paesaggio in racconto e il territorio in emozione.

Brevi note: Vermentino e Cagnulari, vini della Sardegna

Che cos’è il Cagnulari?

È un vitigno autoctono coltivato principalmente nel territorio di Usini, nel nord-ovest della Sardegna.

Dove si trova Usini?

Usini si trova in provincia di Sassari, tra Alghero e Porto Torres.

Il Vermentino può invecchiare?

Sì. Le degustazioni verticali di Tuvaoes hanno dimostrato che alcuni Vermentino di Sardegna possono evolvere positivamente per oltre dieci anni.

Qual è il vino più rappresentativo di Vinicola Cherchi?

Tra le etichette simbolo spiccano Tuvaoes, Luzzana e Soberanu.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

Argenta, acciuga di lago artigianale di Spluga Pizzeria Contemporanea sul Lago di Como.

Menu estivo Spluga Pizzeria Contemporanea: dal finale di Tra Spicchi e Stelle debutta Argenta

trequanda quercia solitaria

Trequanda, la Toscana oltre la cartolina: 5 esperienze che raccontano la Toscana più autentica