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Gianfranco Meggiato al Boutique Hotel Stresa: arte, musica e il mistero dell’osservatore

Boutique Hotel Stresa, quando la scultura di Gianfranco Meggiato incontra la musica

Gianfranco Meggiato al Boutique Hotel Stresa ha messo in relazione arte contemporanea e musica. Durante Art in Concert ha posto una domanda tutt’altro che semplice: che cosa succede quando smettiamo di guardare un’opera come un oggetto e cominciamo a considerarla come qualcosa che ci riguarda?

L’arte va semplicemente esposta o deve contribuire a cambiare il modo in cui la si guarda? Ecco la domanda che ci siamo posti a Stresa, sul Lago Maggiore, durante Art in Concert, appuntamento dedicato all’incontro fra la scultura di Gianfranco Meggiato e la musica di Fabrizio Grecchi, all’interno del progetto Boutique Art Stresa.

Art in Concert Stresa al Boutique Hotel Stresa
Art in Concert Stresa

L’evento si è svolto il 10 settembre nel Giardino LeBolle del Boutique Hotel Stresa, con le opere dello scultore veneziano e un dialogo musicale costruito sull’improvvisazione da Fabrizio Grecchi La serata aveva come filo conduttore anche alcuni richiami alla fisica quantistica, utilizzati come spunto per riflettere sulla percezione, sulla materia e sull’osservatore.

Più che una presentazione di opere, è stato un tentativo di mettere in relazione linguaggi diversi: la materia della scultura, il suono del pianoforte, lo spazio e, soprattutto, chi quelle opere le osserva.

Gianfranco Meggiato: la scultura come linguaggio interiore

Scultura Gianfranco Meggiato presso Art in Concert Stresa

Gianfranco Meggiato, veneziano, lavora da anni su una scultura astratta nella quale il rapporto fra pieno e vuoto assume un ruolo centrale. Dal 1998 le sue opere sono state esposte in musei, gallerie e spazi pubblici in numerosi Paesi; nel 2011 e nel 2013 è stato invitato alla Biennale di Venezia e nel 2018 a Manifesta 12 a Palermo. Dal 2017 ha sviluppato anche grandi installazioni dedicate a temi sociali ed educativi.

Nel 2017 ha ricevuto il premio speciale ICOMOS-UNESCO per l’arte, riconoscimento attribuito per il suo lavoro sul rapporto fra antico e contemporaneo e per le installazioni scultoree realizzate attraverso forme astratte e tecniche diverse. Ma è ascoltando direttamente Meggiato che si comprende meglio da dove nascano quelle forme. “Io faccio questo tipo di sculture non partendo mai da un disegno. Parto direttamente con la cera calda”, ha raccontato durante l’incontro.

È una frase che dice molto del suo modo di intendere la creazione. Prima della progettazione razionale arriva una sorta di ascolto. L’artista, nella sua interpretazione, non costruisce semplicemente un’immagine che ha già in testa: lascia che la forma emerga. “Penso che noi siamo fondamentalmente una specie di antenna ricevente”, ha spiegato, aggiungendo che quando interviene troppo presto la parte razionale il processo creativo può bloccarsi.

È una concezione dell’arte molto lontana dall’idea della scultura come semplice esercizio di tecnica. E aiuta a leggere anche quelle strutture intrecciate, apparentemente labirintiche, che ricorrono nelle sue opere.

Il buio, il labirinto e quei percorsi che non sono decorazioni

Nei lavori di eggiato il vuoto non è ecessariamente un'assenza.

Nei lavori di Meggiato il vuoto non è necessariamente un’assenza. Al contrario, spesso diventa lo spazio attraverso il quale guardare. I percorsi scuri e intricati che avvolgono le sue sculture, ha spiegato l’artista, rappresentano simbolicamente i percorsi della vita: non sempre lineari, non sempre luminosi.

Ed è proprio qui che la scultura astratta acquista una dimensione personale. Il buio non viene presentato soltanto come qualcosa da evitare. Può essere il luogo della crisi, della domanda, del cambiamento. Il momento nel quale qualcosa si rompe e, proprio per questo, costringe a guardare la propria vita da un’altra prospettiva. È un’idea che permette di entrare nelle opere senza cercare necessariamente una figura riconoscibile. Non bisogna domandarsi soltanto che cosa rappresenta?, ma anche che cosa mi fa vedere?. La risposta, ovviamente, cambia da persona a persona.

L’opera e lo specchio: “Non c’è amore più grande di chi dà la vita”

Un momento della presentazione delklo sculore Meggiato e del musicista Fabrizio Grecchi

Fra le opere presentate durante l’incontro, Meggiato ha raccontato anche una scultura costruita attorno al tema dell’assoluto e alla presenza di uno specchio circolare. Lo specchio mette in relazione lo spazio dell’opera con quello di chi la osserva. Al suo interno compaiono forme che sembrano frammenti di energia, mentre dagli anfratti emergono elementi che l’artista associa a diverse manifestazioni della coscienza. Il sottotitolo è “Non c’è amore più grande di chi dà la vita”.

In questo caso il rapporto fra opera e spettatore diventa ancora più diretto: lo specchio non permette di rimanere completamente esterni alla scultura. Ci restituisce la nostra presenza. E forse è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’intero progetto di Meggiato: l’opera non chiede soltanto di essere osservata, ma sembra suggerire che anche l’osservatore faccia parte dell’esperienza.

Dalla doppia fenditura alla domanda sull’osservatore

Durante l’incontro l’artista ha parlato anche di fisica quantistica e dell’esperimento della doppia fenditura, uno degli esperimenti più noti della fisica moderna.

Il riferimento è interessante soprattutto come metafora artistica. Nell’esperimento, infatti, il comportamento delle particelle osservato attraverso le due fenditure mostra caratteristiche che appartengono alla natura ondulatoria della materia e della luce. Il ruolo della misurazione nella meccanica quantistica ha generato, fin dalle origini della disciplina, un vastissimo dibattito interpretativo.

Meggiato parte da questa suggestione per arrivare a una domanda filosofica: quanto conta l’osservatore nella realtà che percepiamo? Da qui il suo discorso si sposta dalla materia alla coscienza e alla possibilità che ciò che chiamiamo realtà sia qualcosa di più complesso di ciò che normalmente percepiamo.

È importante, però, distinguere i piani: la fisica quantistica non dimostra che la coscienza umana possa modificare liberamente la realtà semplicemente osservandola. Il collegamento fra esperimenti quantistici e coscienza appartiene piuttosto al terreno delle interpretazioni filosofiche e delle riflessioni dell’artista. Ed è proprio questo passaggio, fra dato scientifico e interrogativo esistenziale, a rendere interessante il discorso di Meggiato.

Quando la musica entra nella scultura

Se la scultura lavora con materia, spazio e luce, la musica lavora con il tempo. Metterle insieme significa quindi creare un linguaggio che non è semplicemente la somma dei due.Durante Art in Concert, le opere di Meggiato sono diventate il punto di partenza per un’improvvisazione pianistica di Fabrizio Grecchi. Il progetto dell’evento parla esplicitamente di un dialogo dal vivo nel quale le forme delle sculture diventano ispirazione per la musica.

Il risultato è una situazione curiosa: una scultura, che per sua natura sembra immobile, genera un movimento; la musica, che invece esiste soltanto nel tempo, sembra restituire alla scultura una dimensione dinamica. Non è necessario stabilire quale delle due arti venga prima. Si può semplicemente ascoltare e guardare.

L’arte non come risposta, ma come domanda

A un certo punto dell’incontro Meggiato ha affrontato una delle domande più difficili: a cosa serve l’arte? La sua risposta non riguarda l’arredamento, il mercato o la decorazione. “Penso che l’arte sia fondamentale per capire innanzitutto noi cosa siamo“, ha detto.

Il progetto Boutique Art Stresa

boutique hotel stresa

Il progetto Boutique Art Stresa nasce dall’idea di trasformare gli spazi del Boutique Hotel Stresa in una sorta di galleria d’arte diffusa, mettendo in dialogo design, ospitalità e opere contemporanee. Le sculture di Meggiato fanno parte di questo percorso.

Ma un’opera d’arte, anche quando entra in un contesto alberghiero, non deve necessariamente diventare un complemento d’arredo. Può disturbare, porre domande, obbligare a fermarsi qualche secondo in più per ammirarle e “leggerle”.

Stresa, fra arte contemporanea e paesaggio

Il contesto non è secondario. Stresa porta con sé una tradizione turistica legata al paesaggio del Lago Maggiore, alle ville storiche, alle Isole Borromee e a un’idea di soggiorno che negli ultimi anni ha cercato sempre più di intrecciare ospitalità, cultura e design.

Il Boutique Hotel Stresa ha costruito proprio su questa contaminazione parte della propria identità, inserendo l’arte contemporanea all’interno degli spazi della struttura. Il progetto comprende opere di diversi artisti e propone l’hotel non soltanto come luogo in cui pernottare, ma come spazio da attraversare e osservare.

In tale contesto rientra anche il cibo. Non come protagonista dell’evento, ma come parte di quella ritualità dell’ospitalità fatta di aperitivo, cena, conversazione e tempo condiviso. Il programma di Art in Concert prevedeva infatti un welcome aperitivo e una light dinner, insieme all’incontro con gli artisti.

Dove si trova il Boutique Hotel Stresa

 

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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