Le leggende di Bari: la storia misteriosa della città pugliese

La città di Bari ha una storia affascinante dove tante leggende contribuiscono a creare un racconto ricco di misteri e segreti che attirano numerosi turisti. Quali sono le più conosciute?

In un modo o nell’altro, le leggende di Bari, avvolte nel mistero e, talvolta nel misticismo, rimarranno per sempre uno dei motivi del fascino di una città che attira sempre più turisti. Noi vi raccontiamo le più antiche.

Le leggende di Bari fanno parte della storia del capoluogo pugliese. Alcune sono romantiche, altre decisamente noir con una forte tendenza all’horror. Diversi angoli della città raccontano una storia, spesso tramandata di bocca in bocca da chi abita in quella via o in quel quartiere. Camminare tra le vie di Bari è un’esperienza speciale e ciò che colpisce è come ancora i suoi abitanti difendano la sua storia e le sue leggende.

Partiamo dalla storia…

Costruita nel III secolo A.C., nell’Età del Bronzo, Bari ha conosciuto subito una grande fortuna. Dopo la colonizzazione greca, Barinon viene conquistata dai Romani e con la caduta dell’Impero romano d’Occidente è invasa dai Barbari.

La dominazione araba

Nell’847 i Bizantini vengono sconfitti dal comandante berbero Khalfun, che conquista la città sfruttando un passaggio segreto. Nell’853 gli succede Mufarrag. Il sogno di quest’ultimo è quello di ingrandire il regno. Per affermare la sua autorità anche in campo religioso decide di fare costruire una moschea. Così chiede al califfo di Baghdad di poter acquisire il titolo di “wali” (emiro) ma prima di ricevere la risposta viene assassinato. Nell’858  gli succede Sawdan, che governerà il piccolo regno fino all’865. Solo quando Longobardi e bizantini uniranno le loro forze l’emirato sarà sconfitto.

La leggenda di Muffarag e Befanì

La morte di Muffarag è avvolta nel mistero. Odiato dai baresi per il suo tentativo d’imporre l’islamismo, decide di conquistarne la fiducia compiendo un gesto valoroso. Una credenza popolare sosteneva che, tra il 5 e il 6 gennaio,  la città fosse attraversata da due Befane: una buona e una cattiva. Tutti temevano la perfida strega Befanì: chiunque s’imbattesse in lei, veniva decapitato! Pochi osavano in quella notte mettere il naso fuori di casa. Muffarag decide di affrontarla. Inutile dirvi come finì!

Ancora oggi, a Bari Vecchia, in strada Quercia 10, sull’architrave di una casa, si può ammirare una scultura che raffigura la testa di un moro. Sarebbe proprio quella di Muffarag, che, una volta tagliata, è rotolata fin lì, conficcandosi nell’ingresso dell’edificio.

La leggenda sulle vacanze degli dei

Si raccontano leggende ancora più antiche, che ci rivelano come Bari fosse la meta turistica preferita dalle divinità greche. Hermes, il messaggero degli dei, vi era andato per scoprire come vivessero i mortali. Non fu il solo. Anche Bacco, il dio del vino, visitò Bari provocando un vero putiferio. Le donne si ubriacarono, perdendo ogni freno inibitorio. I mariti non la presero bene, tanto da rivolgersi a Giunone. Ma è con Minerva che la città acquisisce fama di centro culturale. La dea, infatti, vi invitò illustri filosofi, come Erodoto e Platone, a tenere congressi e lezioni.

Il dio più minaccioso e temuto è sicuramente Nettuno, il dio del mare. Arrivato a Bari,  si accorse che il popolo quando offriva sacrifici agli dei arrostiva carne, mai pesce. Non la prese bene, minacciando i baresi di provocare un maremoto sulle coste della città se non avessero cambiato abitudini. Inutile dirvi che le sue minacce ottennero l’esito desiderato.

La leggenda di Santa Claus

Il 6 dicembre si festeggia Santa Claus. La leggenda racconta che San Nicola di Bari quel giorno avesse salvato dei bambini. Secondo una versione avrebbe riportato in vita tre bimbi barbaramente uccisi da un oste per procurarsi della carne. San Nicola bussa alla sua porta e chiede un piatto di carne. L’oste la nega, ma il santo si fa portare in dispensa, dove salva i giovani messi in salamoia. La seconda narrazione è più romantica. San Nicola regala una dote a tre povere fanciulle per permetterle di sposarsi invece di prostituirsi. In questo modo Nicola conquista la fama di  portatore di doni, oltre che patrono delle vergini e garante della fertilità. Non manca un altro racconto, secondo il quale il santo salva tre bambini dalla decapitazione fermando la spada del boia.

Un’antica leggenda al sapore zuccherino dell’amore

É una leggenda che si racconta ancora oggi nella Bari vecchia, dove c’è un antico arco che suggerisce una bellissima storia d’amore. In via Meraviglia vivevano due amanti ostacolati dalle proprie famiglie. I due giovani, pur abitando uno di fronte all’altro, non potevano incontrarsi per nessun motivo. Così decidono di costruire un arco per potersi vedere. L’ arco fu costruito in una sola notte. Potenza dell’amore!

La leggenda noir dell’arco delle streghe

Dal romanticismo passiamo al racconto noir. Parliamo della leggenda dell’“U arche d’la Masciare”. Secondo una leggenda popolare è sotto questo arco, nei pressi della Basilica di San Nicola, che le streghe di Bari si davano appuntamento per lanciare il malocchio e fare incantesimi. Erano le Gatte Masciare capaci di trasformarsi in gatte nere. Chi nei pressi dell’arco incrociava dei gatti neri, doveva farsi il segno della croce tre volte e ripetere “Driana meste ca va pela vì, degghìa ngondrà Gesù, Gesèppe e Marì” ( “Maestra Diana che vai par la via, devo incontrare Gesù, Giuseppe e Maria”). Le masciare, da buone streghe, si recavano poi al sabba beneventano per ricongiungersi con Lucifero, pronunciando la frase “sop’ a spine e ssop’a saremìinde / m’agghi’acchià a Millvìinde” (“su spine e su sarmenti, mi troverò a Benevento”). 

La leggenda macabra Juanne ammine ‘u chiappe e dell’U’carabiniere senza cape

Siamo sempre nella Bari vecchia. Si racconta che se vai a Piazza dell’Odegitria, nei pressi della Cattedrale, e sotto l’arco urli “Juanne ammine ‘u chiapp!” (Giovanni lancia il cappio), scenderà la corda con cui si suicidò un giovane uomo oppresso da problemi familiari ed economici. Un’altra leggenda popolare narra una storia noir. Una giovane donna, figlia di un criminale, si innamora dell’uomo sbagliato, un carabiniere. Il padre per evitare un’unione giudicata disdicevole gli fa tagliare la testa. Si narra che il corpo senza testa del milite vagò per il borgo antico, fin quando non riuscì a raggiungere piazza Incuria, dove c’era la dimora dell’amata.

La leggenda horror della malombra

La malombra, o “mal’umbra”, è una leggenda popolare al sapore dell’horror. Protagonista è uno spirito maligno che terrorizza chiunque malauguratamente incroci il suo cammino. La malombra ha le sembianze di una figura femminile, è un mostro con i capelli fatti con le criniere dei cavalli e con le frange dei tappeti. Entra in casa per spostare mobili e oggetti producendo sinistri rumori. Non manca chi testimonia che lo spirito maligno avesse il potere di bloccare il respiro sedendosi sul petto del malcapitato.

San Nicola, il Graal e Re Artù

Non manca una curiosa leggenda che ha molte influenze celtiche. Dobbiamo però raccontarvi prima chi era San Nicola. Il santo sarebbe nato a a Patara nel 245 d.C. e morto nel 345 d.C. Fu vescovo cristiano di Myra, l’attuale città di Kale in Turchia. Di certo era una personalità importante, tanto che partecipò al Concilio di Nicea, dove si scagliò contro l’arianesimo.

Il 9 maggio 1087, 62 pescatori portano a Bari i resti di Nicola per metterli in salvo dai musulmani che avevano conquistato la città turca. La leggenda vuole che le reliquie, una volta sbarcate a terra, furono trasportate in città su un carro trainato da buoi. Dove oggi sorge la Basilica, i buoi si fermarono rifiutandosi di andare oltre. Proprio nella Basilica è conservata una riproduzione della Lancia di Longino, un’importante reliquia della cristianità portata a Bari dopo la prima Crociata. Si tratta infatti della lancia che il centurione Longino usò per trafiggere il costato di Gesù sulla croce. Dal suo metallo, sarebbe stata forgiata Excalibur, la spada di Re Artù. Non solo, il sangue della ferita di Cristo sarebbe stato raccolto in una coppa. Il famoso Graal.

La chiesa, costruita subito dopo l’arrivo delle ossa di San Nicola a Bari, mostra poi molti riferimenti al cosiddetto ciclo arturiano antecedenti alla diffusione delle leggende sui Cavalieri della Tavola Rotonda. C’è un’ipotesi che affascina molti visitatori alla ricerca del misterioso Sacro Graal. E se la reliquia si nascondesse proprio qui? Ci sono due tracce: una è nell’archivolto, dove domina un bassorilievo che raffigura dei cavalieri che conquistano un castello, e l’altra nella misteriosa iscrizione, nota come il crittogramma di San Nicola che si scorge su una  lamina d’argento che ricopre l’altare del Patrocinio. La serie di 622 lettere, alcune difficilmente leggibili, è un rompicapo che nessuno è riuscito a decifrare.

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