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Stlopun, arte contemporanea in Val Badia tra cucina, vino e musica

Arte contemporanea, cucina, vino e musica nella Val dl’Ert in Val Badia. Cosa può diventare un parco d’arte quando non ci si limita a esporre opere?

STLOPUN porta l’arte contemporanea in Val Badia fuori dai musei e dentro il paesaggio della Val dl’Ert, a San Martino. Quattro opere di SMACH diventano il punto di partenza per un percorso tra cucina, vino e musica. Un’esperienza immersiva in cui sapori, suoni e materiali dialogano con le installazioni e con il paesaggio dolomitico. Il racconto di un progetto che trasforma il cammino e la convivialità in nuovi strumenti per osservare e interpretare l’arte

L’arte non trova la propria dimora solo nei musei. La si può osservare in luoghi in cui siamo costretti a rallentare, a camminare, ad ascoltare il bosco, a bere un calice di vino e persino a mangiare schiacciando un tubetto che custodisce una crema di funghi.

È quello che è successo il 12 settembre nella Val dl’Ert, a San Martino in Badia, dove la biennale internazionale di arte pubblica e land art SMACH ha sperimentato per la prima volta STLOPUN, un progetto che prova a cambiare il modo in cui si entra in relazione con un’opera d’arte contemporanea.

Non una visita guidata nel senso tradizionale del termine. Piuttosto un percorso fatto di quattro opere, quattro soste, quattro interpretazioni affidate a cibo, vino e musica. L’idea, sulla carta, potrebbe sembrare ambiziosa. Camminando nella valle diventa invece piuttosto semplice: un’opera può suggerire un sapore, un materiale può diventare un suono, un colore può trasformarsi in un piatto. E il paesaggio, inevitabilmente, entra nella storia.

Stloplun, il tappo che invita a fermarsi

arte gastronomia e musica in val badia

Il nome dice già molto. In ladino, stlopun significa tappo. È quello della bottiglia, ma anche qualcosa che interrompe un movimento. Un invito a fermarsi. Ed ecco il senso del progetto: aprire una bottiglia, ma anche interrompere per qualche ora la modalità abituale con cui consumiamo un luogo culturale. La Val dl’Ert non viene attraversata semplicemente per arrivare davanti alle opere. Il cammino diventa parte dell’esperienza.

Il risultato è un esperimento interdisciplinare: arte, paesaggio, cucina, vino e musica non sono più compartimenti separati, ma diversi modi di leggere la stessa opera.

Quattro opere, quattro modi di mangiare l’arte

Per il progetto sono state selezionate quattro opere della collezione. A ciascuna è stata costruita intorno una piccola partitura gastronomica e sonora. La cucina è stata sviluppata da Jan Clemens Wieser, Paul Halmagean del Cocun Cellar Restaurant / Hotel Ciasa Salares e Mattia Degli’Innocenti del The Social Hub Firenze. Il vino non viene scelto semplicemente per accompagnare il cibo: diventa parte della narrazione.

E poi c’è Max Castlunger, musicista e artigiano del suono, che costruisce strumenti a partire da materiali recuperati e trovati, trasformando legno, metallo, terracotta e pietra in strumenti musicali. È qui  il progetto smette di essere soltanto una degustazione

Fragile: quando un’opera monumentale diventa fragile

Stlopun

La prima tappa è dedicata a Fragile, un’opera monumentale realizzata da un duo di artiste cinesi, Xinge Zhang e Jiaqi Qiu. Il paradosso è immediato: una struttura imponente, collocata nel paesaggio, associata alla fragilità. E non è soltanto un gioco concettuale.

Durante l’edizione del 2021, una violenta raffica di vento ha fatto cadere l’opera. È stata rimessa in piedi nel giro di 24 ore grazie al lavoro del team e dei volontari. L’installazione è composta da parti di diversi colori. Le artiste non hanno associato pubblicamente ogni colore a un’emozione precisa: il significato viene lasciato alla persona che attraversa l’opera. Un piccolo invito all’introspezione.

A questa tappa corrisponde anche un oggetto sonoro apparentemente lontano dall’idea tradizionale di strumento musicale: una scala cromatica realizzata con piastrelle, costruita appositamente per l’occasione. Le piastrelle sono fragili, come l’opera. E sono colorate. Il suono diventa così un’altra maniera di attraversare lo stesso concetto.

Una crema di cardoncelli, una tavolozza e un vino perpetuo

Non tanto un abbinamento gastronomico, ma una corrispondenza di idee

Una crema di cardoncelli proposta a Stlopun
Crema di cardoncelli

Poi è la volta del cibo. Su una piccola tavolozza di colori viene servito un piatto volutamente giocoso: un tubetto da bucare e da cui succhiare una crema di cardoncelli bruciacchiata sul fuoco vivo, accompagnata da nocciole tostate e leggermente affumicate. Il bosco entra nel piatto attraverso ingredienti, colori e profumi.

Ad accompagnarlo c’è la Posca Bianca di Federico Orsi, produttore della Valsamoggia, in provincia di Bologna. Il vino è ottenuto da Pignoletto e prodotto con un metodo perpetuo che mescola l’annata originaria con quelle successive. È un vino senza una singola annata da raccontare, ma con una storia fatta di annate sovrapposte.

Heimat: la casa ridotta a poche linee

Heimat in val Badia
Heimat, un’opera essenziale dai tanti significati

La seconda tappa cambia completamente registro. L’opera di Conor McNelly è dedicata al concetto di Heimat, parola tedesca difficile da tradurre con una sola parola italiana. Casa, patria, luogo di appartenenza, posto in cui ci si sente al sicuro: sono alcune delle possibili direzioni del termine.

L’opera parte da un gesto quasi infantile: poche linee che suggeriscono una casa. È talmente essenziale da sembrare quasi un disegno fatto da un bambino. La casa non è rappresentata, è evocata.

Speck e bollicine altoatesine

Il cibo si sposta verso un’altra dimensione del territorio. Lo speck viene accompagnato da un rosso mosso spumante di AIS La Geter, con piccole note di frutti rossi. Il vino e il cibo fanno da contrappunto all’opera: non la spiegano, ma ne prolungano l’atmosfera.

D’altra parte STLOPUN non prova a dire al visitatore “questa opera significa questo“. Suggerisce, gli offre invece altri strumenti per costruirsi una propria interpretazione.

Foresta nera: quando il bosco incontra il triangolo

vall dl'ert musica, atre e cibp

La terza opera introduce un altro tema: il rapporto fra naturale e artificiale. È Foresta Nera, realizzata da Gaia, artista che lavora tra Venezia e Alto Adige. Diciannove ceppi neri in vetroresina sono disposti secondo una geometria triangolare. Il materiale e la forma creano un’interferenza evidente con il bosco.

La natura procede attraverso forme irregolari, casuali, organiche. Qui arriva invece una geometria costruita dall’uomo. Il tema conduce inevitabilmente verso questioni più profonde: consumo del suolo, sfruttamento delle risorse, cambiamento climatico e rapporto fra uomo e ambiente.

Una patata vestita di carbone

patata novella della Val Pusteria. Viene servita in una crosta di carbone vegetale
Patata novella della Val Pusteria servita in una crosta di carbone vegetale

La traduzione gastronomica parte da un ingrediente molto semplice: una patata novella della Val Pusteria. Viene servita in una crosta di carbone vegetale con aioli leggermente piccante e una base di gochujang, la pasta fermentata coreana a base di peperoncino.

Ancora una volta il piatto gioca sul contrasto: una materia scura e bruciata nasconde un ingrediente quotidiano e territoriale.

Nel bicchiere arriva invece un bianco delle colline del Genovesato, tra Casarza Ligure e Chiavari: un blend di bianchetta del Genovesato e vermentino, macerato sulle bucce e vinificato in anfora senza aggiunta di solforosa. Un vino di agricoltura eroica che porta nel percorso un altro paesaggio.

Terminus: la pietra che prova a diventare musica

Terminus l'opera di Stopun che richiama l'idea delle pietre utilizzate per delimitare i confini.
Terminus, un’opera d’arte contemporanea dell’artista Stefano Cagol

L’ultima tappa è quella in cui la relazione fra opera, natura e musica diventa più evidente. Terminus richiama l’idea delle pietre utilizzate per delimitare i confini. Ma qui la pietra è artificiale: una forma realizzata in vetroresina che, inserita nel paesaggio, sembra quasi naturale.

Il tema del confine viene però ribaltato dalla musica. Max Castlunger ha infatti scelto proprio la pietra come strumento. Normalmente una pietra non è un oggetto musicale particolarmente interessante. È densa, vibra poco e produce un suono profondo e poco armonico.Ma in Alto Adige esiste una pietra particolare, lo scisto, utilizzata anche per realizzare le stufe tradizionali.

Max Castlunger ne ha trovate alcune capaci di produrre suoni differenti. Non le ha accordate artificialmente: le ha cercate in natura. In mezzo a centinaia di pietre, ne ha trovate alcune che “suonavano”. Eccole diventare uno strumento. Il confine dell’opera diventa così un’occasione per abbattere un altro confine: quello fra ciò che consideriamo rumore e ciò che consideriamo musica.

Carne, mirtillo e un vino fermentato

L’ultima degustazione porta nel piatto una tartare di manzo, con mirtillo fermentato, burro di cacao e riso soffiato. Nel bicchiere c’è invece uno stile alpino di Patrick Uccelli, prodotto a Salorno con un assemblaggio di diverse varietà. Anche qui non si cerca l’effetto “piatto gourmet” fine a se stesso. La materia prima, la fermentazione, la consistenza e la temperatura diventano altrettanti elementi del racconto.

Il grande protagonista: il cammino

Dopo quattro opere, quattro vini, quattro piatti e quattro interventi musicali, quello che rimane non è tanto una sequenza di degustazioni. È il movimento.

STLOPUN non è un evento, ma un modo diverso di stare in un luogo. Camminare nel bosco modifica la percezione del tempo. Fermarsi davanti a un’opera dopo aver ascoltato un suono cambia il modo di guardarla. Mangiare qualcosa che richiama la materia appena osservata aggiunge un altro livello di lettura. Non è necessario che tutti questi collegamenti funzionino allo stesso modo per tutti.

Dall’arte alla tavola: il fuoco come momento finale

Conclusione di Stoplun una tavolata comune e al fuoco

Il percorso si conclude attorno a una tavolata comune e al fuoco. Il ritmo cambia. Dopo il cammino, l’ascolto e le soste davanti alle opere, arriva il gesto più antico: cucinare e mangiare insieme.

La grande tavola è stata realizzata con il legno della tempesta Vaia del 2018. Il fuoco non è soltanto una scenografia. È il centro della seconda parte dell’esperienza: una cucina semplice, collettiva, quasi rituale. È anche il momento in cui il visitatore smette definitivamente di essere soltanto spettatore. Si mangia insieme. Si parla. Si beve. Si riscopre la convivialità.

Arte contemporanea e cucina: un dialogo da esplorare

tavoola conviviale Stopun

Il rischio di progetti che mettono insieme arte, cucina e vino è quello di trasformare tutto in una degustazione con un’ambientazione suggestiva. STLOPUN prova a evitare questa scorciatoia partendo dalle opere.

Prima viene l’installazione, poi la domanda: come possiamo tradurla attraverso un altro linguaggio? Il cibo diventa quindi una forma di interpretazione, il vino un’altra, la musica un’altra ancora. Nessuna dovrebbe sostituire l’opera. E nessuna dovrebbe avere l’ultima parola.

È un approccio particolarmente interessante in un territorio come la Val Badia, dove il paesaggio è talmente potente da rischiare facilmente di diventare semplice fondale per qualsiasi iniziativa. In questo caso, la montagna entra nella struttura stessa dell’esperienza.

Approfondimenti su Smach, la Val dl’Ert e Stlopun

Dalla Biennale SMACH alla Val dl’Ert

Per capire perché un progetto del genere sia nato proprio qui bisogna fare qualche passo indietro. SMACH nasce nel 2012 come biennale internazionale di arte pubblica nelle Dolomiti. La prima edizione si svolge nel 2013 e parte da un’idea molto legata al paesaggio: utilizzare alcune baite intorno al Sasso Putia per esporre fotografie e costruire una sorta di mostra lungo un cammino. Il progetto cresce e cambia forma.

Ogni biennale parte da un tema, al quale gli artisti sono chiamati a rispondere attraverso opere pensate per il paesaggio della Val Badia. Una giuria seleziona i progetti e le installazioni vengono collocate all’aperto, tra San Martino in Badia, San Vigilio e gli altri territori coinvolti.

Le opere, però, durante la biennale rimanevano per un periodo limitato, generalmente circa sessanta giorni. Poi ci si pone una domanda: che cosa succede alle opere una volta terminata la mostra?

Nel 2018 nasce così l’idea di creare una collezione permanente. È la Val dl’Ert, oggi parco d’arte permanente che raccoglie 29 opere provenienti dalle diverse edizioni di SMACH.

Una valle dove le opere non sono semplicemente esposte

L’opera non viene separata dal contesto. Il bosco non è uno sfondo. La montagna non è una quinta scenografica. I sentieri fanno parte dell’esperienza e cambiano la percezione delle installazioni. Il parco si sviluppa attraverso sentieri immersi nel paesaggio e permette di incontrare opere molto diverse fra loro, realizzate da artisti internazionali.

È un modo di intendere l’arte pubblica che ha una conseguenza precisa: per vedere le opere bisogna muoversi. Non basta attraversare una sala. Bisogna camminare.

La Val dl’Ert, un parco dell’arte da attraversare

che cosa è l Val dl'Ert

La Val dl’Ert è visitabile durante tutto l’anno con ingresso libero e ospita oggi 29 opere della collezione SMACH. Il parco si sviluppa attraverso sentieri immersi nel territorio di San Martino in Badia e comprende anche la SMACH.Library, realizzata con l’Istitut Ladin Micurá de Rü.

È un luogo in cui arte contemporanea e paesaggio convivono senza che uno debba necessariamente prevalere sull’altro. STLOPUN aggiunge una possibilità: far entrare anche il gusto e il suono dentro questo dialogo.

L’obiettivo non è mangiare davanti all’arte. Ma provare, per qualche ora, porsi di fronte all’arte, assorbendone le forme, i materiali, i contrasti, i colori e restituirli attraverso qualcosa di altrettanto concreto. Un boccone, un sorso, un suono. E poi di nuovo il cammino.

Stoplun in breve

  • Data: Sabato 12 settembre 2026
  • Orario: 14.30 – 20.00.
    Luogo: SMACH Val dl’Ert; San Martino in Badia, Val Badia, Alto Adige / Südtirol.
  • Capienza: 80 persone.
  • Quota di partecipazione: 100 € con prenotazione obbligatoria.
  • Informazioni e aggiornamenti su: www.smach.it

 

 

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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