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Hacker all’attacco dei frigoriferi: dopo la Francia, nuovi cyberattacchi in Europa

I frigoriferi dei supermercati nel mirino degli hacker: dopo la Francia l’attcco si estende in tutta Europa. A rischio tonnellate di alimenti

Hacker all’attacco dei frigoriferi è allarme in tutta Europa. Dopo il sabotaggio che a ottobre ha colpito centinaia di punti vendita francesi, il 2 novembre una nuova ondata di attacchi ha interessato otto Paesi europei. Temperature alterate da remoto, tonnellate di alimenti da buttare e milioni di euro di danni. La sicurezza alimentare ha un nuovo nemico: la vulnerabilità digitale

La notte in cui i frigoriferi hanno smesso di funzionare

Nella notte tra domenica 11 e lunedì 12 ottobre 2026, in centinaia di supermercati francesi è successo qualcosa di incredibile: frigoriferi, congelatori e celle di conservazione hanno cominciato a scaldare invece di raffreddare. In alcuni impianti la temperatura ha raggiunto addirittura i 50 gradi, per diverse ore. Un po’ troppo per conservare yogurt, carne e formaggi. Ottimo, forse, per una sauna. Decisamente meno per un banco frigo.

La mattina successiva, i responsabili dei negozi si sono trovati davanti a uno spettacolo desolante: prodotti freschi e surgelati da eliminare, scaffali vuoti, celle frigorifere fuori uso. Tra le catene coinvolte figuravano Intermarché, Netto, Carrefour, Monoprix, E.Leclerc e Coopérative U.

Secondo le ricostruzioni pubblicate da Le Monde, sarebbero stati interessati circa 300 punti vendita Intermarché e Netto, un centinaio di negozi U, 80 Carrefour e una trentina di Monoprix, oltre ad alcuni esercizi E.Leclerc. Il fenomeno ha coinvolto anche altre realtà della filiera alimentare.

Le conseguenze economiche sono state pesanti. Thierry Cotillard, presidente del gruppo Les Mousquetaires, che comprende Intermarché, ha parlato di perdite potenzialmente pari a decine di milioni di euro per il settore. In alcuni negozi il valore della merce da eliminare ha raggiunto decine di migliaia di euro. E non si è trattato di un guasto elettrico o di una distrazione del personale: dietro il disastro c’era un attacco informatico che aveva alterato il funzionamento dei sistemi digitali di refrigerazione.

Non è finita in Francia: il 2 novembre 2026 una nuova ondata in tutta Europa

La questione non riguarda più soltanto la Francia. È diventata un problema europeo

Hacker all’attacco dei frigoriferi

La notizia più importante, rispetto alle prime ricostruzioni, è che l‘episodio francese non è rimasto isolato. Il 2 novembre 2026 una nuova ondata di attacchi ha interessato supermercati e attività alimentari in diversi Paesi europei. Secondo Reuters, sono stati coinvolti esercizi in otto Paesi. Tra quelli segnalati dalle diverse ricostruzioni figurano Svezia, Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Estonia, Italia e Grecia, oltre ad altre realtà europee.

In Svezia, la catena Coop ha confermato che sette negozi erano stati colpiti, mentre ICA ha segnalato problemi in 23 punti vendita. In Belgio, Carrefour ha registrato nuovi episodi in 15 supermercati. Anche in Germania sono stati segnalati casi.

Non soltanto grandi supermercati: in Grecia, il titolare di una macelleria ha raccontato che un sistema di refrigerazione era stato portato a 150 gradi. L’intervento di un tecnico ha permesso di riprendere il controllo dell’impianto prima che la carne venisse compromessa.

La nuova ondata ha costretto diverse attività a eliminare prodotti alimentari e a intervenire urgentemente sui sistemi di controllo. In alcuni casi le apparecchiature sono state temporaneamente scollegate da Internet. Il dato più preoccupante è proprio questo: a distanza di tre settimane dal primo episodio francese, gli attacchi si sono ripresentati, mostrando quanto sia difficile mettere in sicurezza un’infrastruttura tecnologica diffusa in migliaia di esercizi commerciali.

Hackerare un frigorifero? Più facile si quanto sembri

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Non servono scene da film di fantascienza, né hacker incappucciati davanti a schermi pieni di codici misteriosi. Basta riuscire ad accedere a una centralina elettronica. I grandi impianti frigoriferi dei supermercati sono controllati da sistemi digitali che regolano temperature, consumi energetici e cicli di sbrinamento. Molti possono essere gestiti a distanza attraverso Internet, una comodità enorme per le aziende che devono controllare contemporaneamente decine o centinaia di negozi.

Nel caso francese, i pirati informatici sono riusciti a modificare i parametri di funzionamento degli impianti, alterando le temperature e prolungando il ciclo di sbrinamento. In alcuni casi, la durata dell’operazione sarebbe stata portata da un’ora a otto ore, ritardando anche l’attivazione degli allarmi. Una funzione progettata per eliminare il ghiaccio dalle serpentine e mantenere efficiente il frigorifero è diventata così uno strumento di sabotaggio.

La particolarità di questi episodi è che non siamo davanti al classico attacco informatico con richiesta di riscatto, il cosiddetto ransomware. Non risultano, al momento, richieste di denaro alla base delle operazioni né evidenze che il furto di dati personali sia stato l’obiettivo principale.

Questa volta il bersaglio era molto concreto: il funzionamento delle infrastrutture alimentari. E il danno non si misura in documenti sottratti o computer bloccati, ma in chilogrammi di alimenti perduti, denaro e interruzioni delle attività commerciali.

Danfoss, Copeland e Dixell: quali sistemi sono stati coinvolti?

Nelle prime ricostruzioni è comparso soprattutto il nome della danese Danfoss, produttrice di sistemi di controllo della refrigerazione. Successivamente, le autorità francesi hanno segnalato anche compromissioni riguardanti apparecchiature Copeland e Dixell.

Il CERT-FR, il centro francese di risposta agli incidenti informatici, ha pubblicato un’allerta ufficiale il 12 ottobre, aggiornata il 16 ottobre, indicando esplicitamente i seguenti sistemi:

  • Danfoss serie AK-SC;
  • Danfoss serie AK-SM;
  • Copeland XWEB;
  • Dixell XWEB.

È importante precisare che il coinvolgimento di queste apparecchiature non significa che tutti i prodotti dei marchi interessati siano insicuri o che i produttori siano responsabili degli attacchi. Il problema riguarda soprattutto dispositivi vulnerabili, sistemi non più adeguatamente aggiornati e interfacce di gestione accessibili direttamente da Internet.

Un elemento particolarmente significativo è che, secondo l‘Associated Press, parte delle apparecchiature coinvolte appartiene a generazioni precedenti che non ricevono più aggiornamenti di sicurezza.In altre parole, non sempre il problema è una tecnologia nuova e sofisticata. A volte è una tecnologia vecchia, installata da anni, che continua a funzionare senza essere adeguatamente protetta.

E l’Italia? la sicurezza alimentare passa anche attraverso la cybersicurezza

L’Italia non può considerare questi episodi un problema esclusivamente francese o nord-europeo. Il 4 novembre, secondo quanto riportato dall’Associated Press, anche il nostro Paese figurava tra quelli interessati dalle segnalazioni relative alla nuova ondata di attacchi. Le autorità italiane erano inoltre impegnate in incontri di coordinamento sulla vicenda.

Il problema riguarda un sistema produttivo e distributivo che dipende sempre più da apparecchiature digitali interconnesse. Supermercati, magazzini refrigerati, aziende alimentari, centri logistici, ristoranti e piattaforme distributive utilizzano quotidianamente sistemi di monitoraggio e controllo remoto.

In questo scenario assume particolare importanza anche la direttiva europea NIS2, che impone a numerose organizzazioni appartenenti a settori essenziali e importanti di rafforzare la gestione dei rischi informatici e la capacità di risposta agli incidenti.

Naturalmente, non tutte le attività alimentari rientrano automaticamente nel suo campo di applicazione. Ma il principio è chiaro: la protezione delle infrastrutture digitali è ormai parte integrante della continuità operativa delle imprese. Un frigorifero connesso a Internet non è soltanto un’apparecchiatura industriale. È anche un dispositivo informatico che deve essere protetto, aggiornato e monitorato.

Un nuovo nemico per la sicurezza alimentare

Siamo abituati ad associare lo spreco alimentare ai prodotti invenduti, alle scadenze troppo ravvicinate, agli acquisti eccessivi o alla cattiva gestione delle scorte. Ora dobbiamo aggiungere un’altra possibilità: un attacco informatico.

La catena del freddo è una delle infrastrutture invisibili della nostra alimentazione. Funziona dal produttore al trasporto, dai magazzini fino agli scaffali del supermercato. È un sistema complesso, nel quale anche un’interruzione relativamente breve può provocare conseguenze rilevanti.

Quando la temperatura sale oltre i limiti di sicurezza, non basta riportarla ai valori normali per risolvere il problema. Carne, pesce, latticini e altri alimenti deperibili possono diventare inadatti al consumo e devono essere eliminati, secondo le procedure di sicurezza alimentare. E dietro ogni prodotto buttato ci sono acqua, energia, lavoro agricolo, trasformazione industriale, imballaggi e trasporti.

Il nostro cibo appartiene ormai a un sistema digitale

Un attacco a un software può avere conseguenze sul prezzo dei prodotti, sulla disponibilità delle merci, sull’ambiente e sulla sicurezza degli alimenti

tecnologie contro spreco alimentare
Lottare contro lo spreco alimentare è un dovere

Le indagini sulle responsabilità e sulle motivazioni degli attacchi sono ancora in corso. Non è stato identificato pubblicamente un responsabile e non è ancora chiaro se dietro le diverse ondate ci sia un unico gruppo o se si tratti di operazioni distinte.

Un altro elemento merita attenzione: gli esperti non hanno trovato evidenze che gli attacchi siano stati realizzati con l’intelligenza artificiale. Le tecniche utilizzate sembrano sfruttare vulnerabilità e cattive pratiche di sicurezza già conosciute.

È una precisazione importante. Non serve immaginare hacker dotati di strumenti fantascientifici per comprendere la gravità del problema. Password deboli, apparecchiature obsolete e connessioni non protette possono essere sufficienti.

La digitalizzazione ha reso la distribuzione alimentare più efficiente, migliorando la conservazione, riducendo i consumi e consentendo controlli a distanza. Ma ogni nuovo collegamento può diventare anche una possibile porta d’ingresso per chi vuole provocare danni. Per questo la sicurezza informatica non è più soltanto una questione da lasciare agli specialisti dei computer. Riguarda i supermercati, i ristoranti, i produttori, i distributori e, alla fine, tutti noi consumatori.

La sicurezza alimentare oggi, passa anche attraverso la sicurezza digitale

É una realtà con cui il mondo del food dovrà fare sempre più i conti, investendo non soltanto in frigoriferi efficienti e tecnologie intelligenti, ma anche in manutenzione, prevenzione, aggiornamenti e protezione informatica.

E forse, la prossima volta che apriremo un frigorifero al supermercato, dovremmo ricordarci che dietro quella semplice porta di vetro non ci sono soltanto latte, yogurt, carne e formaggi. C’è anche un computer, spesso collegato a una rete. E sarebbe meglio che continuasse a fare il suo lavoro, senza decidere improvvisamente di mettersi a cucinare la nostra spesa.

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