Otto vini, tre piatti e un territorio in cui mare, vento e saline contribuiscono a definire l’identità del vino. Con Cantine Birgi e il progetto Feudo Stagnone, entriamo nella Sicilia occidentale attraverso una degustazione che racconta vitigni, paesaggio e cultura gastronomica. Un viaggio nel Mediterraneo che si misura nel bicchiere e a tavola. Una degustazione dei vini della Sicilia Occidentale
Mare, vento, saline e vigneti: la Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone di Marsala è un paesaggio in cui natura e attività umana convivono da secoli. In questo contesto si inserisce il lavoro di Cantine Birgi, realtà vitivinicola della Sicilia occidentale che, attraverso il progetto Feudo Stagnone, ha scelto di valorizzare i vigneti coltivati all’interno della riserva, mettendo al centro il rapporto tra paesaggio, biodiversità e cultura del vino.
È proprio a questo legame che è stata dedicata Mar Sale – Il Mediterraneo nel bicchiere visto dallo Stagnone, la masterclass organizzata da Gambero Rosso in collaborazione con Cantine Birgi, alla quale abbiamo partecipato presso l’UNA Hotels Century Milano.
Otto vini e tre piatti hanno dato forma a un percorso di degustazione guidata attraverso la Sicilia occidentale. Un’occasione per conoscere le diverse interpretazioni dei vitigni, dalle bollicine al Grillo, dal Nerello Mascalese al Perricone, ma anche per interrogarsi su quanto il mare, i suoli e le condizioni climatiche possano contribuire all’identità di un vino.
Cantina Birgi e Feudo dello Stagnone: la Sicilia Occidentale non è un territorio uniforme

Quando si parla di vino siciliano, il rischio è quello di ricondurre tutto a un’immagine rassicurante: sole, vigne, mare e temperature generose. Ma la Sicilia vitivinicola è molto più complessa. Cambiano i suoli, le esposizioni, le altitudini e le condizioni climatiche; cambiano i vitigni e, con loro, le possibilità espressive.
Il lavoro di Cantine Birgi si confronta con questa pluralità. La cooperativa riunisce una realtà viticola estesa, con circa 2.500 ettari distribuiti in sette comuni, in un territorio che comprende ambienti e condizioni pedoclimatiche differenti. Una dimensione che, se ben interpretata, può diventare un patrimonio di biodiversità e di conoscenze.
All’interno di questo scenario nasce Feudo Stagnone, progetto dedicato alla valorizzazione dei vigneti nella Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone. Qui il paesaggio è segnato dalla presenza della laguna, delle saline e delle brezze marine. Elementi che contribuiscono a definire il contesto in cui crescono le uve e che diventano parte del racconto dei vini.
La masterclass Mar Sale ha provato a tradurre questo paesaggio in un percorso di assaggio, senza fermarsi alla suggestione del Mediterraneo. Il banco di prova è stato il bicchiere, insieme alla cucina.
Otto vini della Silia Occidentale: dalle bollicine ai vini rossi

Lucido Brut e Blanc de Blanc: due interpretazioni delle bollicine
Il percorso si è aperto con il Lucido Brut 2025, ottenuto da uve Catarratto, vitigno conosciuto anche con il nome di Lucido. La scelta del metodo Martinotti, con circa tre mesi di permanenza sui lieviti in autoclave, restituisce una bollicina dalla vocazione immediata, giocata sulla freschezza e sulla facilità di beva.
Diversa la personalità del Blanc de Blancs Dosaggio Zero Metodo Classico 2020, prodotto con Chardonnay. Qui il tempo diventa un ingrediente importante: circa 48 mesi di affinamento sui lieviti contribuiscono a costruire maggiore complessità e profondità. Il dosaggio zero lascia emergere il carattere del vino senza affidarsi a una componente zuccherina di compensazione.
È stato uno degli assaggi più interessanti anche a tavola. Il confronto con il carciofo fritto ha funzionato grazie alla freschezza e alla componente effervescente, capaci di contrastare la grassezza della frittura e di ripulire il palato. Un abbinamento che dimostra quanto le bollicine possano essere versatili anche fuori dal consueto ruolo di aperitivo.
Grillo, il vitigno simbolo della Sicilia Occidentale
Con il Sicilia Grillo Trisole 2025 il percorso è entrato nel cuore del progetto Feudo Stagnone. Le uve provengono da vigneti situati in prossimità della Riserva dello Stagnone, su terreni sabbiosi di medio impasto, in un ambiente influenzato dalla laguna e dalle brezze marine.
La vinificazione in acciaio punta a preservare la freschezza varietale. Al naso si riconoscono richiami alla pesca bianca, agli agrumi, ai fiori e alle erbe mediterranee. Il sorso è fresco, con una componente salina che accompagna il frutto senza appesantirlo.
Il Grillo è uno dei vitigni più rappresentativi della Sicilia occidentale, ma la sua identità non si esaurisce nella piacevolezza di un bianco estivo. Può esprimere caratteri diversi a seconda dell’origine delle uve e delle scelte produttive. Lo ha mostrato il confronto con il Sicilia Grillo Feudo Stagnone 2023, presentato nella versione Riserva.
Quest’ultimo proviene da vecchie vigne allevate ad alberello marsalese, in un vigneto vicino al mare. Le rese contenute e una produzione inferiore alle 4.000 bottiglie annue contribuiscono a delineare un vino più strutturato e complesso, con maggiore persistenza e una riconoscibile impronta iodato-salina. Due interpretazioni dello stesso vitigno, dunque: da una parte la freschezza e l’immediatezza del Trisole, dall’altra la profondità e la struttura della Riserva.
Nerello Mascalese nella Sicilia Occidentale: un’interpretazione fuori dall’Etna
Il Sicilia Nerello Mascalese Trisole 2024 propone una lettura meno consueta di un vitigno generalmente associato all’Etna. Qui siamo nella Sicilia occidentale, in un contesto pedoclimatico diverso, con terreni argillosi di medio impasto e un’influenza che arriva sia dalle brezze costiere sia dai rilievi.
La macerazione breve, di circa sette giorni, e la vinificazione in acciaio restituiscono un rosso dalla trama agile. Il profilo è caratterizzato da frutto rosso, richiami speziati e una beva fresca e scorrevole. Non cerca la concentrazione né la potenza: punta sulla fragranza e sulla piacevolezza.
È un vino interessante proprio perché invita a non considerare il Nerello Mascalese una varietà legata a un solo territorio. Il vitigno cambia espressione quando cambia il luogo in cui viene coltivato.
Perricone e Kinisia Riserva: il carattere dei rossi
Con il Sicilia Perricone Feudo Stagnone 2023 si torna a un vitigno profondamente legato alla tradizione della Sicilia occidentale. Conosciuto anche come Pignatello, il Perricone è una varietà a maturazione tardiva, caratterizzata da una componente tannica e speziata.
Le uve provengono da vigne di circa trent’anni, con rese contenute, coltivate su terreni argillosi e di medio impasto. Nel bicchiere emergono prugna, marasca, pepe nero e richiami al sottobosco. Il tannino è presente, ma non aggressivo; il finale conserva una nota speziata e una certa impronta rustica.
Il Sicilia Kinisia Rosso Riserva 2022 completa il percorso dei rossi con un assemblaggio di Perricone e Cabernet Sauvignon. L’affinamento in grandi botti, seguito da un periodo in acciaio sui lieviti, accompagna l’evoluzione del vino e ne definisce la struttura. Le note speziate sono più evidenti, ma il carattere delle uve resta riconoscibile.
È un rosso che richiede attenzione anche alla temperatura di servizio: non troppo caldo, per non accentuare la componente alcolica e rendere meno leggibile la sua trama.
Unico Bianco e la memoria enologica di Marsala
A chiudere il percorso è stato Unico Bianco, un vino che richiama il mondo dei bianchi ossidativi e la tradizione marsalese.
Il riferimento a Marsala non è casuale. La storia del vino fortificato ha segnato profondamente l’identità enologica di questa parte della Sicilia, diventando nel tempo un patrimonio culturale prima ancora che commerciale. La distinzione tra le diverse tipologie è importante: il Marsala non coincide necessariamente con il vino da cucina con cui spesso viene identificato. Le versioni Vergine e Superiore, in particolare, raccontano un universo di affinamenti e interpretazioni che merita di essere conosciuto.
Unico Bianco riporta così la degustazione a una dimensione storica: quella di un territorio che non guarda soltanto alle nuove espressioni dei vitigni, ma conserva anche una memoria enologica importante.
Tre piatti e otto vini: il Mediterraneo e la tavola

l vino, però, non vive soltanto di schede tecniche e descrizioni. È a tavola che deve confrontarsi con la realtà degli ingredienti, delle consistenze e delle preparazioni. Per questo i tre piatti ideati da Marco Brioschi, chef dell’Accademia di cucina del Gambero Rosso, hanno avuto un ruolo centrale nella masterclass.
Gli abbinamenti hanno permesso di osservare come freschezza, struttura, tannino e sapidità possano cambiare il rapporto con il cibo. E soprattutto hanno ricordato che non esistono regole assolute: anche un vino rosso può accompagnare il pesce, se la preparazione e il profilo del vino trovano un punto d’incontro.
Tartare di tonno, crema di avocado e carciofi fritti
l primo piatto metteva insieme ingredienti dalle personalità differenti: la delicatezza del tonno crudo, la morbidezza e la componente grassa della crema di avocado, la nota vegetale e amaricante dei carciofi fritti. Un insieme che richiede attenzione nella scelta del vino. Un bianco troppo esile rischia di scomparire, mentre una struttura eccessiva può coprire la finezza del pesce.
Nel confronto con il piatto, il Blanc de Blancs Metodo Classico Dosaggio Zero ha mostrato una particolare efficacia sul carciofo fritto. La freschezza e l’effervescenza hanno contrastato la sensazione grassa della frittura, lasciando il palato più pulito. Il Grillo, con il suo profilo agrumato e mediterraneo, ha offerto invece una chiave di lettura interessante per la componente marina del tonno.
Il piatto ha messo in evidenza un aspetto spesso trascurato: un abbinamento non deve necessariamente risolvere tutti gli ingredienti con un’unica risposta. Può essere più interessante osservare come il vino dialoghi con le diverse componenti della preparazione.
Polpo in doppia cottura, aceto balsamico, patate dolci e cavolo nero
Il secondo piatto giocava sui contrasti: polpo in doppia cottura glassato con aceto balsamico, crema di patate dolci e chips di cavolo nero. La dolcezza della crema, la componente agrodolce della glassatura e la consistenza del polpo rendevano l’abbinamento particolarmente stimolante.
Qui il confronto tra il Grillo Riserva e il Perricone ha messo in discussione un’associazione troppo rigida tra pesce e vino bianco. Il Grillo, più evoluto e strutturato rispetto alla versione giovane, ha potuto dialogare con la complessità del piatto; il Perricone ha proposto una lettura differente, affidata alla struttura e alla componente tannica.
Risotto alla barbabietola, tartare di manzo, nocciola e salsa al lardo
Il terzo piatto era il più complesso sul piano delle consistenze e delle intensità aromatiche: risotto alla crema di barbabietola, tartare di manzo, granella di nocciola, salsa al lardo e profumo di aneto.
La barbabietola introduce una nota dolce e terrosa; la carne cruda aggiunge profondità, mentre nocciola e lardo portano grassezza e una componente tostata. L’aneto interviene con un profilo aromatico più fresco.
È un piatto che richiede un vino capace di reggere la complessità senza irrigidirla. In questo contesto, i rossi della degustazione – dal Nerello Mascalese, più agile e fragrante, al Perricone, più strutturato, fino al Kinisia Riserva– offrono possibilità di lettura differenti.
Vini della Sicilia Occidentale:oltre il Mediterraneo da cartolina

La masterclass Mar Sale ha proposto una lettura della Sicilia occidentale che va oltre la consueta immagine di una viticoltura mediterranea identificata esclusivamente con il calore e la maturità del frutto.
Il Grillo ha mostrato due possibili interpretazioni, una più fresca e immediata, l’altra più complessa e strutturata. Il Nerello Mascalese ha dimostrato di poter trovare una propria espressione anche lontano dall’Etna. Il Perricone ha riportato al centro un vitigno storico, mentre le bollicine hanno offerto due interpretazioni differenti, dal metodo Martinotti al metodo classico.
Resta soprattutto l’idea di un territorio da leggere nella sua complessità. Le saline, la laguna, le brezze marine e la varietà dei suoli non sono elementi decorativi da inserire in un racconto promozionale: diventano interessanti quando aiutano a comprendere perché un vino sia fatto in un certo modo e quale identità riesca a esprimere.
