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Vino naturale: perché piace ai giovani e perché non è una moda

I giovani non hanno smesso di bere vino: hanno iniziato a berlo diversamente. A Milano VinNatur Milano 2026 li presenta al grande pubblico

Il rapporto tra giovani e vino sta cambiando: diminuisce il consumo abituale, cresce l’attenzione alla gradazione alcolica e aumenta la curiosità verso produzioni alternative. In questo scenario il vino naturale supera progressivamente la dimensione di nicchia e diventa parte di una nuova cultura del bere, più legata alla scoperta, alla sostenibilità, ai piccoli produttori e al racconto del territorio. VinNatur Milano 2026 rappresenta un’occasione per osservare da vicino questa evoluzione

I giovani non hanno necessariamente smesso di bere vino. Hanno iniziato a berlo in modo diverso. Meno spesso, con maggiore attenzione alla gradazione, più curiosità verso produzioni alternative e un interesse crescente per la storia che si nasconde dietro una bottiglia.

I numeri raccontano un cambiamento. In Italia il consumo di vino è passato dai circa 27,3 milioni di ettolitri del 2006 ai 20,2 milioni del 2025, mentre la quota di consumatori abituali è scesa al 39% della popolazione. Tra i 25 e i 34 anni, la percentuale di consumatori abituali è passata dal 39% del 2006 al 28% del 2025.

Contemporaneamente, cresce l’attenzione verso il consumo moderato e verso prodotti a bassa gradazione o dealcolati. Un’indagine TradeLab citata da Federvini rileva che tra gli italiani di 23-34 anni l’8% aveva già provato prodotti dealcolati o low alcohol, mentre il 43% dichiarava interesse a farlo.

È dentro questa trasformazione che il vino naturale sta conquistando uno spazio che fino a qualche anno fa sembrava riservato a una piccola comunità di appassionati. Non è soltanto una questione di gusto. Per una parte delle nuove generazioni, scegliere un vino naturale significa anche cercare un rapporto diverso con il territorio, con l’agricoltura e con il modo stesso di consumare. E Milano, con VinNatur Milano 2026, diventa uno dei luoghi in cui questa trasformazione si può osservare.

I giovani non hanno smesso di bere vino: hanno cambiato il modo di farlo

Vino naturale
Il vino naturale intercetta un nuovo modo di vivere il consumo: più curioso, conviviale e attento alla provenienza.

Per molto tempo il vino è stato raccontato come un prodotto della tradizione. La bottiglia importante, la grande cantina, la denominazione, l’annata, il vino strutturato da abbinare a un piatto preciso. Per una parte dei giovani consumatori questo immaginario non è più sufficiente.

Non significa che abbiano voltato le spalle al vino. Piuttosto, lo stanno inserendo dentro un modo diverso di vivere il consumo: meno legato all’abitudine quotidiana e più alla scoperta, alla socialità e alla possibilità di provare qualcosa di nuovo. Il calice, in questo senso, diventa quasi più interessante della bottiglia. Permette di assaggiare, confrontare, cambiare. Di non impegnarsi necessariamente con un’etichetta costosa e di trasformare il vino in un’esperienza.

Meno alcol, più curiosità

Il cambiamento riguarda anche il rapporto con l’alcol. Secondo i dati Istat, tra il 1999 e il 2023 il consumo giornaliero di alcol tra le persone di 15 anni e più è sceso dal 33,3% al 19%, mentre è aumentato il consumo fuori pasto, passato dal 23,8% al 33,4%.

Il dato suggerisce una trasformazione delle occasioni di consumo: meno legame con l’abitudine quotidiana e maggiore spazio per momenti occasionali e sociali. Il mondo del vino sta rispondendo con una proposta sempre più ampia: vini più freschi, produzioni biologiche, bottiglie con gradazioni contenute, vini dealcolati e, parallelamente, vini naturali. Sono fenomeni diversi, ma intercettano una stessa domanda: bere in modo più consapevole senza rinunciare al piacere della scoperta.

Dal vino dei genitori al vino naturale

C’è anche una componente generazionale e culturale. Molti giovani sono cresciuti in famiglie nelle quali il vino era una presenza abituale sulla tavola. Ma spesso era un vino riconoscibile, strutturato, potente, con una gradazione alcolica importante e legato a un’idea tradizionale di qualità.

Il vino naturale propone un’altra grammatica. Può essere più fresco, meno prevedibile, talvolta torbido, caratterizzato da profumi e acidità insoliti. Può raccontare fermentazioni, vitigni dimenticati, piccoli appezzamenti e produttori che lavorano su scala ridotta. Non necessariamente è più semplice da capire.Ma può essere più curioso. E proprio la curiosità sembra essere uno degli elementi che stanno avvicinando una nuova generazione al mondo del vino.

Perché il vino naturale è diventato una scelta culturale

Fino a qualche anno fa il vino naturale era soprattutto una nicchia. Era difficile trovarlo nei ristoranti tradizionali e spesso anche nei negozi. Oggi la situazione è cambiata. I vini naturali sono entrati nei wine bar, nella ristorazione contemporanea e nelle carte di locali che intercettano soprattutto un pubblico giovane.

Secondo un’analisi Raisin citata dal Gambero Rosso, tra il 2021 e il 2024 i locali che dedicano una parte significativa della propria proposta ai vini naturali sarebbero passati da circa 5.000 a 8.000 nel mondo, mentre in Italia avrebbero superato quota 1.600. Numeri che raccontano un fenomeno più ampio della semplice moda enologica.

Terra, piccoli produttori e sostenibilità

Il successo del vino naturale si inserisce infatti nella crescente attenzione verso il modo in cui viene prodotto il cibo. Il consumatore vuole sapere sempre più spesso chi produce, dove produce e come produce.

Nel caso del vino questo significa interessarsi alla vigna, al terreno, all’agricoltura, alle pratiche in cantina e all’impatto ambientale. È una ricerca di trasparenza che può avvicinare il consumatore alle piccole aziende agricole. Il vignaiolo torna così a essere protagonista del racconto. La bottiglia non è più soltanto il risultato finale, ma il punto di partenza per parlare di territorio, agricoltura e persone.

Il vino torna ad essere popolare

Che cosa fare a ottobre

C’è poi un altro aspetto interessante. Negli ultimi anni il vino ha rischiato di diventare, almeno nell’immaginario di una parte del pubblico, un prodotto elitario. Un universo fatto di termini tecnici, grandi denominazioni, bottiglie costose e codici difficili da decifrare.

 Il naturale prova a scardinare questa percezione. Non perché tutti i vini naturali siano economici o semplici, ma perché il loro mondo ha costruito un linguaggio differente: più informale, più legato alla convivialità e spesso più interessato alla persona che produce il vino che al prestigio dell’etichetta. Il vino diventa così qualcosa da condividere e da scoprire, non necessariamente qualcosa che bisogna già conoscere per poterlo apprezzare.

Vino naturale e low alcohol non sono la stessa cosa

È importante non confondere due tendenze che oggi vengono spesso raccontate insieme.Un vino naturale non è necessariamente un vino a bassa gradazione alcolica.

Il termine “naturale” viene utilizzato per indicare un insieme eterogeneo di pratiche agricole ed enologiche orientate a ridurre l’intervento umano e l’uso di determinati prodotti e tecnologie, ma non esiste una definizione normativa unica e universale di vino naturale. Il termine low alcohol, invece, riguarda direttamente il contenuto alcolico.

Le due tendenze possono incontrarsi nello stesso consumatore, ma non sono sinonimi. Questa distinzione è importante perché il nuovo pubblico del vino non sta cercando necessariamente un’unica categoria di prodotto. Sta cercando possibilità di scelta.

Vino naturale: dall’Italia alla Francia fino alla Spagna

Italia e Francia sono tra i Paesi nei quali il movimento del vino naturale ha trovato terreno particolarmente fertile. Ma il fenomeno sta crescendo anche in Spagna, dove negli ultimi anni si è sviluppata una scena sempre più vivace.

Un recente articolo pubblicato da El País descrive il vino naturale spagnolo come un fenomeno passato in circa quindici anni da proposta marginale a presenza sempre più significativa nella gastronomia del Paese, sostenuta anche da una clientela giovane interessata a sostenibilità, autenticità e nuovi modi di bere. Il fenomeno, quindi, non sembra limitarsi a una singola scuola enologica. Fa parte di una trasformazione più ampia della cultura gastronomica europea.

Vino naturale a Milano: VinNatur porta 60 vignaioli al Tempio del Futuro Perduto

VinNatur Milano 2026 porta a Milano 60 produttori di vino naturale

Se il vino naturale sta cambiando il modo in cui una parte del pubblico guarda al vino, Milano è uno dei luoghi in cui questa trasformazione trova oggi un terreno particolarmente fertile. Non è quindi un caso che VinNatur abbia scelto il capoluogo lombardo per portare il proprio mondo al di fuori dei tradizionali circuiti delle manifestazioni enologiche.

Il 18 ottobre e l’8 novembre 2026, il Tempio del Futuro Perduto ospiterà 60 vignaioli italiani ed europei, divisi in due giornate da 30 produttori ciascuna. Due appuntamenti con selezioni differenti, pensati non soltanto per degustare, ma soprattutto per incontrare direttamente chi il vino lo produce.

È proprio questo il senso della manifestazione: avvicinare il pubblico al lavoro che c’è dietro una bottiglia e raccontare un’idea di viticoltura che mette al centro il vignaiolo, il territorio e un approccio più rispettoso alla terra.

La scelta del Tempio del Futuro Perduto, spazio culturale nato negli ambienti di un ex deposito di tram, aggiunge un ulteriore elemento al racconto. Il vino naturale entra così in un luogo che non appartiene alla tradizionale geografia del vino, ma a quella della cultura contemporanea milanese: un contesto informale e aperto, dove degustazione, socialità e cultura possono incontrarsi.

VinNatur Milano diventa quindi qualcosa di più di una manifestazione dedicata al vino naturale. È un’occasione per osservare da vicino come sta cambiando il pubblico del vino e quali nuove storie stanno nascendo intorno alla bottiglia.

VinNatur Milano: orari, biglietti e food

La manifestazione si svolge al Tempio del Futuro Perduto, negli spazi di un ex deposito di tram oggi trasformato in centro culturale. La stampa e gli operatori del settore potranno accedere gratuitamente dalle 11.00, previa registrazione anticipata.

L’apertura al pubblico è prevista dalle 13.00 alle 19.00. Il biglietto giornaliero costa 15 euro, comprensivo del calice per la degustazione. È inoltre previsto un biglietto valido per entrambe le giornate al costo di 25 euro.

Accanto al vino ci sarà anche un’area food con le proposte del bar del Tempio, comprese quelle vegane e senza glutine, e due food truck: BaoMi, dedicato allo street food taiwanese, ed El Gordito, con le empanadas argentine.

La manifestazione avrà inoltre una ricaduta concreta sul luogo che la ospita: parte dei proventi sarà destinata a sostenere le attività del Tempio del Futuro Perduto e l’acquisto di nuovi arredi.

Moda passeggera o futuro del vino?

Il vino naturale ha certamente gli ingredienti di una tendenza: una forte identità, un pubblico giovane, locali specializzati, eventi e un linguaggio riconoscibile. Ma ridurlo a una moda potrebbe essere semplicistico.

La crescita degli spazi dedicati, l’interesse per i piccoli produttori e la contemporanea trasformazione delle abitudini di consumo mostrano che qualcosa nel rapporto con il vino è cambiato. Il punto non è stabilire se il vino naturale sostituirà quello convenzionale. Probabilmente non accadrà.

Il punto è capire che cosa ha cambiato il vino naturale nel modo in cui guardiamo al vino. Ha riportato l’attenzione sulla vigna e sul vignaiolo. Ha messo in discussione alcuni codici del vino tradizionale. Ha intercettato consumatori interessati alla sostenibilità e alla provenienza. E ha contribuito a rendere il vino uno spazio di sperimentazione culturale. Ci saranno trasformazioni, contaminazioni e forse nuove tendenze. Ma il vino naturale sembra aver già superato la dimensione della semplice moda: ha aperto una discussione sul futuro del vino e sul modo in cui le nuove generazioni vogliono berlo.

 

 

 

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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