E se stessimo assistendo ad una rivoluzione nel mondo del vino? La realtà cambia velocemente e adattarsi alle nuove esigenze di mercato è una necessità. Che cosa vuole dire bere low alcol? Come affrontare le nuove sfide?
Finalmente una news che descrive i tempi che stiamo vivendo! Una notizia che può indicare e disegnare nuove opportunità per chi opera nel mondo del vino. Parliamo del vino low alcol, un vino che può andare incontro ai desideri di chi vuole bere, come dicono gli inglesi,“a media intensità” in modo da tenere sotto controllo la quantità di alcol che si sta consumando.
La rivoluzione nel mondo del vino: la nuova opportunità del vino low alcol
I vini low alcol rappresentano un’alternativa per chi ha deciso di limitare il consumo di alcol
Il Masaf ha reso possibile anche in Italia la produzione di vini dealcolati e a bassa gradazione alcolica, una categoria che oggi rappresenta circa l’1,5% dei consumi mondiali di vino. Per tutelare le tradizionali denominazioni rimangono al momento esclusi i vini Igp e Dop.
La nuova opportunità arriva in un momento non facile per il mondo del vino. Ovunque diminuisce il consumo di alcol principalmente per la preoccupazione legata alla salute e al benessere, sia fisico che mentale. La risposta, rivolta soprattutto ai mercati esteri (in particolare Centro e Nord Europa), serve per rispondere alle esigenze di una nicchia in crescita.
La rivoluzione del vino low alcol
Gradazione alcolica e cambiamenti climatici
L’aumento della gradazione alcolica ha interessato molti vini soprattutto rossi in tutto il mondo. L’innalzamento delle temperature è il maggior responsabile dell’accumulo zuccherino

Liv-ex, un istituto che misura l’andamento di domanda e offerta sul mercato del vino, ha tracciato la gradazione alcolica di 13.120 vini degli ultimi trent’anni. Analizzando i dati scopriamo che i vini rossi piemontesi e toscani registrano un aumento considerevole della gradazione alcolica tra il 1990 e il 2000 per poi trovare un equilibrioi negli ultimi anni. Lo stesso vale per i vini della regione francese di Bordeax.
In effetti con l’aumento delle temperature a causa del riscaldamento globale anche i livelli di alcol nel vino stanno aumentando e pongono numerosi problemi soprattutto ai vini con denominazioni di origine protetta. Il sistema di tutela e riconoscimento di particolari prodotti, legati a determinate aree geografiche, tradizioni e metodi produttivi codificati sono, infatti, difficili da adattare alle nuove condizioni climatiche. Ma quando un vino diventa più alcolico? Quando c’è un accumulo di zuccheri nelle uve prima della vendemmia.
Vino leggero e sostenibile: la linea G.Low di Cantine Verona
Una nuova gamma di vini a basso contenuto alcolico pensata per promuovere un consumo responsabile

La presentazione alla stampa della nuova linea di vini low alcol di Cantine Verona – gruppo vitivinicolo cooperativo che comprende Cantina Valpantena,Cantina di Custoza e Cantina Colli Morenici – si è svolta in modo davvero originale. Prima della conferenza stampa e della degustazione della linea G.Low, nuova linea di vini low alcol, composta da un Bianco, ottenuto da uve Garganega e Trebbiano, e da un Rosato, prodotto da Corvina e Merlot, abbiamo partecipato alla visita guidata della Cartiera Fedrigoni fondata nel lontano 1888 e ancora attiva.
Successivamente presso Casa Fedrigoni – l’archivio storico e industriale dell’azienda ospitato nella palazzina dove viveva il Direttore dello stabilimento – abbiamo assistito alla presentazione di un progetto che consolida l’mpegno di Cantine Verona per un futuro sostenibile, adottando un approccio circolare alla produzione. Gli scarti di lavorazione vengono infatti riutilizzati in un ciclo virtuoso di upcycling per dare vita a soluzioni di packaging eco-friendly.
Che cosa vuole dire bere low alcol: la particolarità dei vini G.Low

Il grado alcolico viene ottenuto in modo naturale grazie a raccolta precoce e fermentazioni controllate, preservando il profilo organolettico delle uve, senza ricorrere alla dealcolizzazione, processo che Cantine di Verona ritiene poco sostenibile e che a volte può incidere negativamente sulle caratteristiche sensoriali del prodotto.
Etichette esperienziali e packaging sostenibile

Siamo circondati da storie, in ogni momento, in ogni fase della nostra vita. Le troviamo nei film, nelle serie tv, nei libri, nei ricordi della nostra infanzia e oggi persino nelle etichette dei vini. Le etichette sono state studiate per attrarre i più giovani, raccontando un mondo fatto di valori in uno spazio ridotto. Sono state create etchette esperienziali che prevedono il cambiamento del colore a seconda delle variazioni termiche. Un vero escamotage per narrare la leggerezza.
La scelta del verde acido e dell’azzurro sono una grande novità per il mondo del vino. Una decisione determinata dalla volontà di comunicare in modo immediato le qualità del vino scelto: un vino leggero, fresco, fruttato, beverino, da accompagnare, per esempio, alla pizza e da bere in compagnia.
Le etichette si rifano all’ecobrutalismo, un’estetica che unisce il brutalismo architettonico alla natura, in particolare nei luoghi inaccessibili all’ambiente. La nuova corrente del design prevede che la natura riconquisti i suoi spazi.
Quali regole bisogna rispettare per essere un’azienda sostenibile

Come ci ricorda Antonio Abruzzese, Business Development Manager di Fedrigoni: “per essere sostenibili occorre ragionare rispettando un approccio circolare. Si parte dallo scarto per dargli nuova vita, creando maggiore valore rispetto al prodotto precedente“. Tale filosofia si basa su 5 principi:
- Transizione energetica
- Rispetto di un processo di produzione circolare
- Rispetto della natura
- Crescita del personale e dei talenti, oltre che il rispetto di un’etica che preservi i diritti umani
Il consumo di bevande tra giovani: il calo del consumo del vino
Come testimonia uno studio pubblicato sul British Medical Journal, il consumo di bevande zuccherate è in crescita a livello mondiale e tra i ragazzi l’aumento registrato negli ultimi anni è doppio rispetto a quello riscontrato tra gli adulti. E il consumo di vino? Diverse ricerche hanno mostrato come nella fascia di età compresa tra i 18 e i 39 anni i consumatori di vino siano diminuiti dal 37% del 2010 all’attuale 26%. Sembra sempre più evidente che da bevanda da includere nella propria dieta si sia passati ad un consumo più edonistico e sempre meno legato all’abbinamento con il cibo.
Tra i giovani esplode la moda dei cocktail low alcol
I cocktail low cost non sono un’invenzione dei tempi attuali, esistono numerose ricette da recuperare e rendere più moderne, magari utilizzando il vino low alcol
Negli ultimi anni si è registrata la forte ascesa dei cocktail low alcol richiesti soprattutto da Generazione Z e Millennials. Cocktail leggeri e beverini sostituiscono miscele strutturate e ben più alcoliche. Secondo alcune analisi di mercato i volumi dei no e low-alcol cresceranno del +6% entro il 2027 nei 10 mercati mondiali più importanti. A motivarne la scelta ci sarebbe l’adozione di uno stile di voita più sano e i costi della vita.

