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La colomba Maina: la storia di una famiglia, di una dolce innovazione e di un sogno realizzato

Se c’è un dolce che sta vivendo il suo momento di gloria, è la colomba, il più amato dolce pasquale

La storia dell’azienda Maina, la nascita di un brand famoso per la produzione di panettoni e colombe narrato da chi è protagonista di un racconto che custodisce i segreti del successo di un dolce da ricorrenza amato in Italia e nel mondo. La colomba Maina e i suoi segreti

La nostra visita all’azienda Maina si è rivelata una vera sorpresa. Ci accoglie Marco Brandani, amministratore delegato dell’azienda e presidente della sezione Lievitati di Unione Italiana Food. La conferenza stampa che precede la nostra visita allo stabilimento è una vera sorpresa. Non solo la presentazione delle colombe Maina, ma il racconto della storia della propria famiglia come testimonianza della storia italiana e del fenomeno delle migrazioni, un attento esame delle dinamiche economiche che stiamo vivendo in attesa dei dazi annunciati da Donald Trump e una strenua difesa dei metodi di produzione che consentono di produrre l’autentica colomba pasquale.

Maina e la storia di due famiglie: come un viaggio dal Sud al Nord Italia può cambiare il destino

Dentro la storia delle aziende italiane a conduzione familiare c’è anche la famiglia Maina

La storia di Maina è la storia di due famiglie: la famiglia Di Gennaro, di origine pugliese, e la famiglia Brandani, originaria della Toscana. A metà anni ’50, quando l’Italia conosceva il boom economico, Antonio Di Gennaro emigra al Nord, a Torino, alla ricerca di lavoro per costruire un futuro migliore.

Nonostante la diffidenza di una città che conosceva il nuovo fenomeno della migrazione dal Sud al Nord di migliaia di uomini che cercavano nuove prospettive per la propria famiglia, Antonio riesce in breve tempo a trasformarsi in un perfetto torinese. In una bottega di frutta e verdura guadagna i primi soldi e costruisce quei rapporti necessari per organizzare il ricongiungimento familiare.

Nel giro di pochi anni viene raggiunto dai genitori e dai fratelli. Nel 1964 i fratelli Bruno, Antonio e Franca rilevano il piccolo laboratorio di pasticceria Maina in via Catania. Dopo qualche anno i destini della famiglia Di Gennaro si incrociano con quelli della famiglia Brandani ed inizia la storia del brand piemontese.

La scelta coraggiosa di Maina: da realtà artigianale ad industriale specializzata nella produzione di panettoni e colombe

colomba maina

Nel 1969 l’azienda acquista un biscottificio ospitato in un ex convento a Fossano, in provincia di Cuneo. La scelta comporta un rinnovamento dei macchinari e la decisione di abbandonare la vecchia produzione dolciaria per specializzarsi nella produzione di paste lievitate da ricorrenza – panettoni e colombe – utilizzando una tecnologia innovativa che consentiva di raggiungere una qualità altissima. Nel 1989 Maina diventa la prima azienda italiana a produrre il pandoro non localizzata nel Nord- Est del Paese.

Un grande contributo al successo dei prodotti firmati Maina sono state le campagne pubblicitarie. Non solo attraverso i classico spot televisivi, ma anche alla scelta di affidarsi a personaggi famosi quali Nino Frassica, Mike Bongiorno, Fabrizio Frizzi, Paolo Hendel e Fiorello.

Come viene prodotta la colomba Maina: un viaggio per scoprire una dolce innovazione

colombe maina per pasqua 2025

Prima di iniziare la visita allo stabilimento, Marco Brandani ci ricorda come Maina si sia sempre adoperata a non tradire il sogno di chi ha fondato l’azienda, quei pasticcieri, quei grandi lavoratori e visionari che hanno dato origine alla trasformazione di un piccolo laboratorio artigianale in una moderna industria. Come per le altre aziende dolciarie che si raccolgono in Unione Italiana Food, la volontà è quella di conservare la storia, i sogni e le eccellenze rappresentate da aziende che fanno conoscere il Made in Italy nel mondo.

Prima di indossare camice e cuffietta, Marco Brandani, ci rivela il segreto dei grandi lievitati Maina. “La nostra eccellenza nasce dal Lievito Madre, che proteggiamo e teniamo in vita con ogni cura, anche perchè rappresenta la nostra storia e i nostri affetti. Ogni giorno grazie al nostro lievito ricordiamo i nostri genitori, gli zii, la loro passione e la loro genialità”. 

Il lievito madre riposa in cellette controllate costantemente. Il primo step di lavorazione prevede l’aggiunta della farina, a cui, dopo la prima fermentazione, si aggiunge ancora farina, e, successivamente, zucchero, burro e uova. Al termine della lievitazione si aggiungono i canditi e si procede ad una successiva lievitazione.

É giunto il tempo di spezzare e pirlare (arrotolare) l’impasto, che, dopo essere lavorato in alcune linee di produzione, viene riposto nei pirottini per assumere la forma tradizionale della colomba. Qui è lasciato lievitare. La superficie è decorata con glassa, zucchero e mandorle. Siamo così giunti alla fase della cottura. Dopo essere sfornate, le colombe sono lasciate a raffreddare a testa in giù. L’ultima fase prevede il confezionamento.

La colomba pasquale, uno dei dolci più amati: dalla versione classica a quelle più gourmet

quale colomba artigianale scegliere

In vista della Pasqua, il progetto “Buone Fette” di UnioneItaliana Food torna a valorizzare l’eccellenza dei lievitati da ricorrenza, celebrando la Colomba, dolce da forno tradizionale amato in tutta Italia, mettendo in risalto la storia, la qualità degli ingredienti e la tracciabilità della filiera produttiva.

La colomba è uno dei dolci più ricercati del periodo pasquale..A consumarla, infatti,sono quasi 8 italiani su 10, in particolare le famiglie con bambini e adolescenti (76%). Secondo una ricerca di AstraRicerche per Unione Italiana Food svolta nel novembre2023 nella scelta di una colomba quasi la metà dei consumatori (49,9%) opta per quelle dell’industria di marca, con una particolare predilezione da parte della Generazione Z.

Tra le ragioni che portano i consumatori a preferire il lievitato da ricorrenza di marca emerge sicuramente la facile reperibilità dei prodotti presso la GDO (80.5%) e la fiducia riposta dagli acquirenti nei confronti delle marche (33.0%) che sanno combinare qualità al giusto prezzo (46.5%).

I dati raccolti da Unione Italiana Food relativi alla Pasqua 2024 mostrano risultati in linea con il 2023: lo scorso anno la produzione complessiva della colomba è stata di 24.227 tonnellate pari a 96,7 milioni di euro, con un consumo di circa 31 milioni di pezzi. Numeri che mostrano come il dolce da forno pasquale continui ad essere amato dagli italiani.

Come scegliere quale colomba pasquale acquistare

La prima cosa da verificare quando acquistiamo la colomba è che sul prodotto ci sia scritta la Denominazione Riservata Colomba.– ricorda Luca Ragaglini, Vice Direttore di Unione Italiana Food Questo presuppone il rispetto di un Decreto con la definizione di un disciplinare che, ormai, da quasi vent’anni ne preserva gli ingredienti, la lavorazione e la forma: il burro in quantità non inferiore al 16%, almeno il 4% di uova fresche, il 15% di scorze di agrumi canditi e, protagonista assoluto dell’aroma inconfondibile, il lievito che deve essere naturale e costituito da pasta acida“.

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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