Cibo e cultura: 5 destinazioni per un 2020 famelico

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Secondo una ricerca di Booking.com, il 70% dei viaggiatori vuole intraprendere viaggi in nome di cibo e culturaLa vacanza ideale? Quella che sa offrire emozioni, facendo vivere esperienze in prima persona. Chi viaggerà nel 2020 cercherà di scoprire territori nuovi, non per forza esotici o lontani, ma che rispondano preferibilmente a questi presupposti.

Ci sono in Italia destinazioni bellissime, di cui, molto probabilmente, non abbiamo mai sentito neppure pronunciare il nome. Eppure sono ricche di storia, arte, cibo e cultura. E allora Famelici ha scoperto 5 destinazioni  per un 2020 famelico, tutto da raccontare. Scommettiamo che non ne conoscevate l’esistenza? Un’unica proposta estera, dedicata agli amanti dello sport. A nostro parere le mete famelicamente consigliate, una volta visitate riempiranno le pagine dei vostri diari o delle vostre pagine Fb e IG.

5 destinazioni per un 2020 famelico

Morfasso: come può un piccolo paese di montagna piacentino attirare turisti?

Morfasso si trova nell’alta val d’Arda sul confine di due province: Piacenza e Parma, capitale italiana della cultura 2020. Già il nome incuriosisce. Secondo alcune interpretazioni, il toponimo Morfasso deriva dal latino moram facere, ovvero sostare, riferendosi probabilmente ad un accampamento militare sorto durante i combattimenti per la conquista romana dell’alta val d’Arda. Altre fonti, al contrario, attribuiscono al nome Morfasso a origini longobarde. Un documento del 1148 parla di Curte de Molfaxi per indicare terreni posseduti da un oscuro personaggio longobardo.

Morfasso: come evitare lo spopolamento di un borgo di montagna nel piacentino

Un piccolo paese ricco di storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale qui si consumò uno degli eventi più tragici della Resistenza piacentina. Durante il “grande rastrellamento invernale”, tra la fine di novembre ’44 e il gennaio ’45, oltre 200 partigiani morirono in combattimento o furono fucilati, 80 furono deportati nei lager di Flossenbürg, Mauthausen o internati a Bolzano. Le forze partigiane allo stremo scontarono la loro scarsa preparazione.

Il 4 dicembre 1944, un’autocolonna di 60 partigiani proveniente da Morfasso della Divisione garibaldina “V. Bersani” veniva sorpresa e mitragliata da una colonna appiedata tedesca. L’epilogo fu tragico: 44 caduti, considerando anche i morti dei giorni successivi, 8 arrestati, 3 partigiani inviati in Campo di concentramento. Tra i morti una delle più combattive partigiane delle formazioni piacentine: la maestra Luisa Calzetta, la “Tigrona”.

Per non dimenticare, nei pressi di Morfasso, primo comune libero nel maggio 1944, sorge il Museo della Resistenza della frazione di Sperongia. Qui sono custoditi cimeli, foto, documenti ufficiali, libri dedicati alla resistenza piacentina. Il Museo gestisce anche i Sentieri della Libertà.

Non solo storia, ma anche cibo. Imperdibile una sosta presso l’Osteria Zia Valentina per assaggiare i piatti tipici della cucina piacentina, ma anche interessanti piatti creativi offerti per deliziare il nostro palato.

Per gli sportivi è una meta perfetta per fare trekking o passeggiate in bike, per ammirare paesaggi da sogno o raccogliere erbe spontanee da utilizzare per fare tante ricette. Non ci credete? Sono segnalate ben 18 passeggiate tracciate (www.valdardatrekking.it)!

Non possiamo poi tacervi il sogno del sindaco Paolo Calestani: il recupero dei resti di un’antichissima abbazia a Monastero di Morfasso, che risalirebbero all’ VIII secolo. Famelici è certa che, alla fine, il sogno di questo intraprendente sindaco diventerà realtà e che Morfasso avrà un importante sito storico archeologico di grande interesse ed attrazione turistica.

Bardi: il castello e il suo fantasma…anzi due. La storia di Moroello e Soleste

destinazioni per un 2020: castello di Bardi

Sulla cima di uno sperone roccioso di diaspro rosso, si erge l’inattaccabile Castello di Bardi. É un’istigazione a perdersi nelle atmosfere del Medioevo e dei Signori della montagna. Siamo nella valle del Ceno, affluente del Taro, a 60 chilometri da Parma.

Silva Arimannorum, la selva degli uomini liberi longobardi: così nei documenti antichi è descritta la zona che probabilmente andava dall’attuale confine con la provincia di Piacenza sino alla sponda del Ceno sottostante Bardi. Dobbiamo risalire con la memoria a quelle epoche in cui l’economia era silvo-pastorale, con allevamento brado nei boschi, con la raccolta delle castagne, delle noci, senza dimenticare la caccia di animali di grossa taglia, la pesca e le colture cerealicole.

Le prime informazioni documentate sul castello risalgono all’898, quando fu acquistata dal vescovo di Piacenza Everardo come rifugio contro le scorribande degli ungari. Nel 1257 fu acquistata dalla famiglia Landi che nel corso dei secoli la trasformò in una residenza lussuosa. Fu poi ceduta all’amministrazione comunale che ne fece sede del Comune fino agli anni 80.

La visita del Castello è un must. Si va dalla possibilità di passeggiare sui camminamenti di ronda, scendere nelle prigioni e nelle sale destinate alle torture o attraversare la piazza d’armi.

E qui, se siete fortunati, potete incontrare non uno, ma ben due fantasmi e ricordare una delle più belle storie d’amore, con purtroppo un finale tragico che la rende ancor più affascinante.

Soleste, la giovane figlia del castellano, ama perdutamente Moroello, comandante delle truppe, ma il padre – ahimè– l’ha promessa in sposa ad un feudatario. Un matrimonio che ha lo scopo di annettere nuove terre e di stringere una solida alleanza.

Ma i veri amori non hanno confini e abbattono ogni divieto, così la balia aiuta Soleste e Moroello a diventare amanti. Moroello deve però difendere i confini dello Stato e un giorno parte con i suoi soldati. Soleste, disperata, tutti i giorni sale sul mastio della fortezza sperando di vedere il ritorno dell’amato Moroello.

Dopo lunghe settimane di attesa finalmente vede avvicinarsi uomini a cavallo, ma i cavalieri che arrivano alla confluenza fra i torrenti Ceno e Noveglia hanno i colori e gli stemmi che non appartengono alla sua famiglia. Vinta dal dolore, si uccide gettandosi dal mastio.

In realtà Moroello ha vinto la sua battaglia. Indossa i colori del nemico sconfitto come ultimo spregio. Alla sua partenza Moroello si era dimenticato di avvertire l’amata che, se vincitore, sarebbe tornato indossando le vesti del nemico!

La balia informa il valoroso soldato del suicidio di Soleste. Le resta solo il tempo di udire l’urlo straziante del giovane che si getta dagli spalti della piazza d’armi.

Costa Paradiso: alla scoperta della Gallura, la Sardegna nella Sardegna

destinazioni per un 2020 top. Mete famelicamente consigliate

Una meta targata 2020 si trova su un’isola, quella che parla di epoca nuragica soffiata dal vento di maestrale. Avete capito vero? Esatto, proprio lei, la Sardegna. E qui vi invitiamo a venire con noi alla scoperta della Gallura, ma non quella che lascia a bocca aperta per le sue splendide distese sabbiose e per il suo mare trasparente, o meglio, non solo quella.

Vi portiamo per mano, scoprendola così, a passo lento, in uno slow motion che consente di non perdere ciò che spesso (vorremmo dire quasi sempre…) si perde per la nostra furia di “voler vedere nel minor tempo possibile più cose possibili”! E così si perde tutto, perché si vive in superficie ciò che merita di essere vissuto in profondità. Il consiglio quindi è il seguente: non siete mai stati in Sardegna, veniteci così, come vi stiamo per raccontare. Siete già stati in Sardegna? Tornateci e vivetela così, come vi stiamo per raccontare.

Sbarcate o atterrate ad Olbia, con un volo o una nave che avrete prenotato per tempo, così da scongiurare i costi dell’ultimo minuto. Potrete così scoprire che anche i costi dei trasporti possono essere alla portata di tutti. Bene, fatto questo? Procediamo. Andiamo verso quella Costa Smeralda tanto vituperata da alcuni e tanto amata da altri. L’incanto c’è, è innegabile, scorci di una bellezza inenarrabile sui quali sorgono le strutture più d’èlite d’Italia, d’Europa e del mondo. Una tappa ogni tanto è d’obbligo per fermare alcune di queste “cartoline” in uno scatto. Un caffè o una Ichnusa si può bere anche qui, non è vietato e nemmeno inaccessibile per chi non è Rockfeller del nuovo millennio, basta sapersi muovere e scegliere. Certo che se ci si ferma nella piazzetta di Porto Cervo e si pretende di spendere come nel bar della via nazionale di Pistoia/Pesaro/Cuneo, significa che non sappiamo viaggiare.

E noi invece, amici Famelici, lo sappiamo fare e anche bene, quindi un caffè o una Ichnusa li berremo in uno dei tanti bar che te li servono bene e allo stesso costo di qualunque altro bar d’Italia. Ok? Andiamo oltre. Superiamo la Costa Smeralda, la vista delle sette sorelle dell’Arcipelago della Maddalena che dalla panoramica di Baragge, nel comune di Palau, si apre davanti a noi.

Prendiamo direzione Santa Teresa Gallura dove faremo tappa per visitare Capo Testa (un miracolo della natura) e la valle della Luna, quella così denominata dai suoi abitanti, una piccola comunità hippie degli anni 2000 che la vive tutto l’anno nelle sue rocce, nei suoi tafoni. Tappa nel centro cittadino per un poco di ristoro, anche qui con un Ichnusa, magari accompagnata da qualche stuzzichino. Prezzi sempre nella media nazionale, tranquilli. E a quelli che vi diranno che la Sardegna è cara gli potrete rispondere che “se non sai viaggiare è cara qualunque parte del mondo, quindi o stattene a casa o informati e non vivere di sciocchi luoghi comuni”. Speriamo non si offenda il nostro interlocutore che parla di ciò che non conosce.

Andiamo ancora oltre… Entriamo in territorio di Trinità d’Agultu. Le vedute lungocosta sono sempre un incanto, tra Costa Paradiso e le sue calette, con Isola Rossa che si staglia laggiù meravigliosa, come un quadro alla parete più prestigiosa del più prestigioso museo. Ma se è vero che Famelici vuole portarvi dove c’è verità, dove il valore primo è l’autenticità, allora seguiteci, iniziamo ad entrare nel famelicamente puro.

Rimarrete straniti quando vi diremo che stiamo per lasciare la costa gallurese per avventurarci nell’entroterra, vero? E allora rimanete pure straniti, perché sarà quella sensazione che proverete camminando per le stradine di paesi che di nome fanno Aggius, più unica che rara, Calangianus, dove si racconta la storia del sughero, Luras, per scoprire che il Nebiolo (con una b sola!) non è solo nettare piemontese, Sant’Antonio di Gallura, dove una comunità vi accoglierà come familiari di ritorno da un lungo viaggio, Tempio Pausania, dove al posto del mare si respira aria di Limbara, una montagna che domina il paese regalando freschezza ed aria pura.

É qui che vogliamo portarvi, in questi luoghi fuori dagli itinerari più scontati, dove potete abbandonare le ansie e la frenesia del turismo da ingoiare, qui dove potete famelicamente gustare i ritmi lenti, godere della gente che sorride e vi saluta, sedervi in un qualunque luogo e cullarvi nel piacere di perdere tempo. Un perdere tempo che è benessere, salute, serenità. Quella perduta nelle mille e mille faccende, nell’essere sempre puntualmente in perfetto ritardo, nel dimenticarvi di voi stessi perché “ogni altra cosa è più importante”.

Ecco, questa è una delle cinque mete che Famelici vi vuole proporre per il 2020, una Gallura dal mare all’entroterra, dove il mare è meraviglioso ma da vivere nella giusta misura e nel modo corretto, dove l’entroterra è l’ideale complemento per una vacanza, un week end a misura di benessere psicofisico.

Ci siamo? Vi abbiamo convinto? Allora prendete la cartina, tracciate sulla Sardegna questo percorso: Olbia, Costa Smeralda, Palau, Santa Teresa Gallura, Trinità d’Agultu, Aggius, Tempio Pausania, Calangianus, Luras, sant’Antonio di Gallura. Poi rientro ad anello ad Olbia. Un soggiorno dai tre giorni in su, fino ad una o più settimane. Se volete maggiori consigli siamo qui, chiedete, saremo lieti di condurvi nell’altra Gallura, quella più sconosciuta, se non nelle mete, di certo nel modo con le quali viverle.

Abbazia benedettina di S.Nazaro Sesia e Celso: lo storytelling di un’epoca e di un luogo conosciuto per il riso

destinazioni per un 2020: abbazia san nazaro sesia

Un vero tesoro nascosto nella piana del riso. Lungo il fiume Sesia a cavallo delle province di Novara e Vercelli si staglia l’abbazia benedettina di S. Nazaro Sesia e Celso. Un raro esempio di abbazia fortificata in pianura che nel tempo ha dato vita al piccolo centro di San Nazzaro Sesia. Qui il tempo sembra essersi fermato. I centri commerciali, il degrado urbano non si conoscono.

San Nazzaro Sesia è conosciuto anche come Badìa (dal latino tardo abbatīa e sinonimo di abbazia). Un’altra curiosità? Con il termine badiòt, in dialetto, si indicano i sannazzaresi.

La prima pietra del complesso monastico sarebbe stata posata intorno al 1040. La parte più antica è quella costruita intorno alla  romanica torre campanaria, alta 35 metri. Alla base della torre si può vedere un frammento di sarcofago in pietra riportante il nome del defunto Cornelio Corneliano, proprietario del latifondo del terreno su cui fu eretta la chiesa.

La torre era importantissima per la difesa del territorio. Qui transitavano eserciti e numerosi viaggiatori. Nel Medioevo questa zona era passaggio obbligato per chi viaggiava tra il vercellese e il novarese: poco distante, infatti, si incrociavano la via biandrina, che collegava il basso novarese con la Valsesia e Vercelli, e la strada lombarda, antesignana dell’attuale Torino — Milano.

Nel 1400, quando fu governata dall’abate Antonio Barbavara, di famiglia lombarda e cresciuto nel colto ambiente milanese, divenne un importante centro religioso ed economico. L’abbazia venne ricostruita, fortificata e fu ampliata la chiesa fino ad assumere l’aspetto odierno. Fu costruito il nartece, utilizzato nei mesi invernali per le cerimonie dei monaci. Probabilmente conteneva al suo interno l’hospitalis, la foresteria per i viandanti.

La chiesa, edificata sulle fondamenta del precedente edificio romanico, è un modello di architettura gotica lombarda: la facciata a capanna, ornata da cornici, esibisce il tipico rosone decorativo centrale e un portale sormontato da un arco a sesto acuto.

Nel XV secolo fu eretto il chiostro, il quale  ospitava le celle dei monaci oltre ad una cucina e ad un refettorio comuni. Verso la fine del 1500 inizia la decadenza del complesso monastico. In epoca napoleonica i beni abbaziali furono incamerati dal demanio francese e poi venduti a privati che, incuranti del valore culturale del luogo, usarono i locali a deposito agricolo.

Losanna: la città più amata dagli sportivi e per il 2020… tante novità di… spirito olimpico!

destinazioni per un 2020 fatto di viaggi

L’ultima meta proposta non è in Italia ed è molto nota. I patiti di sport, quelli che li conoscono proprio tutti, non possono proprio evitare di visitare Losanna, la cittadina meno elvetica della Svizzera. Colline, vigneti e  e il Lago Lemano fanno da sfondo ad una cittadina che possiede il carattere di una dinamica città commerciale con la posizione di una località di villeggiatura. Ma qui si trova anche il Museo Olimpico, il tempio dello sport, voluto da Pierre De Coubertin. Un vero museo progettato come un museo culturale capace di riprodurre quello spirito che permea il reale significato dei Giochi Olimpici: competizione leale, sacrificio per raggiungere l’obiettivo, il rispetto dell’avversario, l’adrenalina, la condivisione…

Vi regala l’emozione unica di conoscere tante storie e reperti di sport, oltre ad una bellissima vista su Losanna dal ristorante situato sul tetto, il Tom Cafè (Tom è l’acronimo per The Olympic Museum). Lo sguardo avvolge Ouchy, il porto balneare di Losanna, e il parco con le sue sculture in bronzo dove arde la fiamma olimpica.

Perché visitarlo?

Ci si può andare perchè si ama lo sport, perchè lo si pratica, o più semplicemente per curiosità. Ma anche per ammirarne l’architettura o per scoprire come si articola un progetto museale. Famelicamente vi consigliamo di soffermarvi nell’ala dedicata all’alimentazione dello sportivo.

Il calendario degli eventi ad alto tasso di adrenalina

  • Fino al 12 gennaio 2020 – Sneakers Collab. Icona dello sport, le snackers sono tema di una mostra dai risvolti culturali e sociologici organizzata in occasione dei Giochi Olimpici della Gioventù Losanna 2020, www.mudac.ch
  • Fino al 15 marzo 2020 Noi siamo Olimpici e tu ? In occasione dei Giochi Olimpici della Gioventù Losanna 2020, storie di record, passioni, solidarietà ed umanità di cui gli stessi atleti si sono resi protagonisti. (www.olympic.org)
  • 9 – 20 gennaio 2020Giochi Olimpici della Gioventù invernali 2020. Istituiti nel 2012, sono la versione giovanile dei Giochi Olimpici tradizionali, ribalta dei campioni emergenti nelle discipline della neve e del ghiaccio. (www.olympic.org/lausanne-2020)
  • 8 – 25 maggio 2020Campionati Mondiali di Hockey su ghiaccio IIHF 2020 – Nella nuovissima Vaudoise Arena, si terranno 28 partite della fase preliminare e due quarti di finale dell’evento mondiale condiviso con Zurigo. Forfait per le partite del giorno o l’interno torneo già disponibili sul sito ( ww.ticketcorner.ch)

 Monica Viani e Roberto Rossi

Un grande grazie a Giorgio Bertuzzi per le foto di Morfasso e della Gallura 

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