A Sant’Antonio di Gallura – lu Ghjummeddu per riannodare i fili di una comunità

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«Noi siamo l’ordito, cui non si chiede altro se non di mantenersi sempre dritto e teso – scrive José Saramago -, gli altri sono la trama, il filo che passa e intesse, perché è proprio dall’incontro con gli altri che via via si precisa l’immagine, i colori che, in ogni momento, ci identificano».

Sant’Antonio di Gallura – un tappeto come identità e storia

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Trama, ordito, intrecci, una metafora della vita. La rete di diversi filati, più semplicemente di differenti colori, il loro legarsi orizzontalmente e verticalmente offre mille possibilità di costruire una vita.  Il destino individuale e collettivo non è altro che un ricamo che deve essere fatto da mani creative e sapienti.
Il gioco di incroci tra fili sottili e grossi, l’incontrarsi di colori che si pensava che non potessero accordarsi, la sperimentazione del cambiamento di trama e di disegno significa accettare appieno il valore più profondo della vita.
Il senso della vita, come quello del tappeto, si nasconde nel rovescio, si cela nell’intreccio di quei nodi e quei fili che contribuiscono a disegnare il nostro percorso. Abbiamo a disposizioni tanti fili; sta solo a noi tessere una trama coerente in modo da non soccombere a un labirinto di fili capaci di trasformarsi in prigione. I fili possono essere solo inciampi o, viceversa, diventare la possibilità di creare il nostro mondo e di contribuire a costruire una comunità che condivida i nostri valori.
Tessere, scrivere, pensare sono l’immaginario necessario per raccontare ciò che è accaduto in un luogo, dentro una comunità, che ne ha delineato il suo profilo, la sua storia.

La metafora del filo come valore di unione, di intreccio, ma anche di creatività, di sottigliezza, di sensibilità, di forti fragili bellezze rimanda a tanti miti che sono il fondamento della nostra civiltà. Il filo, infatti, ricorda le Moire, Arianna che lo dona a Teseo per uscire dal labirinto del Minotauro, Penelope che tesse per procrastinare le nuove nozze. Il filo unisce cuore, storie e comunità di uomini.

“Lu Ghjummeddu” – Come nasce e da chi

gina-pirrodda_sant_antonio_di_galluraL’iniziativa è di Gina Pirrodda, assessore e vicesindaco di Sant’Antonio di Gallura che abbiamo incontrato e ci ha raccontato come nasce l’idea: “tutto ha origine da un filmato girato nella cittadina di Trivento, in provincia di Campobasso, che ho visto su internet. Mi ha molto colpito perchè parlava e raccontava una realtà molto simile al nostro paese che sta vivendo, sebbene con ritmi ben più lenti, per fortuna, di quelli dei grandi centri, quel fenomeno di disgregazione che porta la comunità a perdere quel sano sentimento di appartenenza e di partecipazione che è uno dei valori più importanti dei nostri piccoli centri”.  
Gina Pirrodda, alla sua prima esperienza politica (che pare voler chiudere con questo mandato) parla dell’impegno profuso dalla sua giunta, che li ha visti impegnati quotidianamente, per rimettere in sesto alcune situazioni economiche gravi, dovute ad importanti ammanchi per i quali è in atto una causa, e per ricostruire quel senso di unione e di condivisione che è la forza delle piccole comunità.
“Ho così portato in discussione il progetto ai miei colleghi. – riprende l’assessore – e ci siamo messi subito al lavoro confrontandoci con la nostra cittadinanza che, dopo qualche titubanza e perplessità, ha iniziato a concepire e a farsi propria l’idea”.
Ci mostra alcune foto ed un video, ci parla con grande soddisfazione di una partecipazione straordinaria e di un risultato inaspettato.
” Da una cinquantina di persone e con l’adesione di alcuni comuni limitrofi, i numeri sono andati, giorno dopo giorno, sempre crescendo, consentendo la realizzazione di una vera e propria piccola opra d’arte e di artigianato puro, il nostro tappeto di mille colori e trame, per una lunghezza di 178 metri che esce da un quintale e mezzo di lana! cosa ne dite? niente male no?”.
Gina Pirrodda ringrazia tutti coloro che hanno dato la possibilità di arrivare a tanto, sottolineando che questo è un esempio di come si può e si deve operare, in sinergia tra tutte le forze del paese, dalla Pro loco alle varie associazioni locali, dagli operatori del turismo ai commercianti, dai produttori ai fornitori di servizi, per terminare con l’intera comunità fatta di bambini, di donne e di uomini che, quando chiamati all’appello per cose intelligenti ed interessanti, ci sono sempre.
E termina con un motto che attesta la gioia e la soddisfazione vera per l’esito di lu Ghjummeddu, il gomitolo in gallurese, un filo che unisce tutti e che, grazie a tutti, da forma a qualcosa che nel tempo potrà diventare il simbolo di questo paese e di questa comunità.
“Ogni formella è un metro per un metro e pesa circa 700 grammi – conclude Gina Pirrodda – e i suoi 178 metri sono un risultato fa-vo-lo-so! Il tappeto è stato presentato nel corso di Bruttea in Carrera, una festa che ha richiamato tantissimi turisti e visitatori anche grazie alla curiosità che lu Ghjummeddu ha suscitato”.
L’iniziativa come proseguirà? gli chiediamo, quali sviluppi ed ulteriori utilizzi?
“proseguirà… – ci risponde – ma per ora è ancora top-secret!”. 

L’assessore ci vuole lasciare e salutare così, con un’aurea misteriosa che ci impegna a rimanere sintonizzati qui, sulle frequenze, anzi sul filo del gomitolo di Sant’Antonio di Gallura.

il sindaco Carlo Duilio Viti e Lucrezia Nieddu

La perfetta riuscita dell’iniziativa, come detto, è frutto di una condivisione e partecipazione di più forze, tra le quali la Pro loco. Abbiamo conosciuto questo gruppo di persone straordinarie, per passione, accoglienza ed amore per il proprio paese, nell’Educational Tour svoltosi ad aprile scorso, nel corso del quale siamo stati accompagnati, con altri giornalisti e blogger, in visita alle belle attrazioni di Sant’Antonio di Gallura. Tra loro c’era Lucrezia Nieddu che abbiamo ritrovato per farci raccontare di quest’ultima edizione di Bruttea in Carrera e di lu Ghjummeddu.

Lucrezia Nieddu – Pro loco di Sant’Antonio di Gallura

E’ stata un’idea che abbiamo voluto appoggiare sin dall’inizio – ci spiega Lucrezia – e che ci ha portato nelle case dove abbiamo trovato una bella accoglienza e tanta disponibilità, quella che speravamo“.

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Lucrezia si era rivelata in tutta la sua energia, quando nel corso dell’Educational, insieme al marito Tullio, a Girolamo (Cirumeddu) e Donatella ci hanno portato a scoprire bellezze e bontà di questo piccolo sorprendete borgo. Strutture ricettive come L’Aldiola che si affaccia sul lago del Liscia, di ristorazione come La Pitraia, la patria dei funghi, dei dolci tipici di Adrianella che prepara quotidianamente nel suo laboratorio Le Dolcezze, ed altri interessanti luoghi di ospitalità e di genuinità fanno di questo paese una delle mete più interessanti della Gallura. Ci dice che Bruttea in Carrera edizione 2019 ha registrato un successo inaspettato, conquistato con tanto lavoro condiviso con l’amministrazione comunale e i volontari che, sebbene sempre troppo pochi (ma è un problema che si riscontra quasi ovunque) hanno dato un importante contributo.
Amo questo paese, perchè è dove vivo e dove vive la gente che ho a cuore – conclude Lucrezia – e dove c’è tanto da fare perchè le potenzialità sono tante e la possibilità di crescita è enorme, quindi tocca ad ognuno di noi capirlo e mettere in pratica le strategie necessarie, fuori dai personalismi di paese, dalle simpatie ed antipatie, ma pensando piuttosto al bene comune“.

Ottimo messaggio che sposiamo in pieno e che ci auguriamo venga colto da tutti, perchè uniti, compatti e coesi si possono raggiungere obiettivi grandi… lunghi anche 178 metri!

 

 

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