Tonino Guerra: vorrei vedere il mondo con i suoi occhi

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Tonino Guerra è stato un grande uomo di cultura, un grande divulgatore della dimensione politica della vita e del cibo. Ha posto al centro della sua esistenza e del suo pensiero ciò che è stato rimosso dalla nostra vita culturale. Si definiva un «un comuni­sta Zen, che porta dentro di sé san Francesco». Un pellegrino laico che amava l’Uomo e la Natura.

Tolstoj inizia il suo capolavoro Anna Karenina ricordandoci che tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro ma che ogni famiglia infelice lo è a modo suo. Ebbene Tonino Guerra conosce l’infelicità di un’epoca. Nel 1943, durante la II Guerra Mondiale, è deportato in Germania e internato nel campo di concentramento di Troisdorf.

Tonino Guerra a Santarcangelo di Romagna

Il periodo della prigionia lo segna profondamente, gli indica quello che sarà il suo percorso. Scopre il valore della libertà, quando uscito dal campo di prigionia, vede una farfalla e per la prima volta non prova il desiderio di mangiarla.

Sceneggiatore di fama mondiale, ma anche grande scrittore capace di unire passione politica e amore per la cultura, Tonino Guerra ha lasciato una traccia indelebile nella storia del cinema e della letteratura. Negli ultimi anni gli avevano cucito addosso un abito troppo stretto, simile a quello di un sempliciotto più che di un uomo che sapeva dispensare spunti di riflessioni filosofiche. In realtà è un abito che non gli si addiceva. La sua apparente semplicità nascondeva un profondità di pensiero da riscoprire.

L’incontro con Tonino Guerra attraverso gli occhi del figlio Andrea

Ho avuto la fortuna durante un recente press tour in Romagna di visitare il museo permanente Nel mondo di Tonino Guerra a Santarcangelo di Romagna e di incontrare il figlio Andrea, noto compositore di colonne sonore cinematografiche. Il museo testimonia come l’artista amasse lavorare con gli artigiani, coloro che custodivano la bellezza e che sono stati gli antesignani dei moderni designer.

Tonino Guerra a Santarcangelo di Romagna un museo a lui dedicato
Andrea Guerra, compositore di colonne sonore cinematografiche, ci fa conoscere il museo dedicato a suo padre

In particolare il sogno di Tonino Guerra era quello di inserire il bello creato dall’uomo nella natura per concorrere a realizzare la bellezza del paesaggio. Si è sempre battuto per abbellire la sua terra e il nostro Paese, sottolineando l’importanza di valorizzare lItalia dei borghi da salvare con il recupero delle antiche tradizioni in nome della bellezza.

La difesa degli antichi mestieri diventa un modo per difendere il concetto di umanità. Temeva che la nostra natura si identificasse con l’immagine dell’automazione. I suoi disegni rimandano sempre alla natura e all’uomo. Il suo tratto è simbolico, compaiono donne con tratti orientali, ricorrono spesso animali come il pesce, l’anatra o la farfalla.

Tonino Guerra a Santarcangelo di Romagna

Per me Tonino Guerra è il grande sceneggiatore di film come Amarcord di Federico Fellini o Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica (la sua prima sceneggiatura). Tutti film che ho visto quando bigiavo per andare nelle cineteche che ancora proiettavano film di mattina. Mi ricordo ancora il fascino di una battuta di Monica Vitti scritta per il film di Antonioni Deserto rosso: Mi fanno male i capelli. Quale miglior modo per descrivere il disagio dell’Italia del boom economico?

Le sue sceneggiature sono una descrizione del costume italiano, un’indagine dai toni leggeri ma attenta e talvolta spietata nel denunciare i nostri vizi. La sua scrittura è un viaggio nei sentimenti umani senza dimenticare l’importanza della lingua, di quella ricchezza lessicale fatta di memorie e sfumature dialettali. Ha saputo trasformare i segni delle parole in sogni e viceversa. Le sue fantasie sfidano lo stile per materializzarsi.

Pier Paolo Pasolini lo aveva capito tanto che nel 1952 lo aveva inserito nell’antologia sulla Poesia dialettale del Novecento. Rimase affascinato dal “ disperato lirismo e disperato realismo”. Tonino Guerra aveva cominciato a scrivere poesie in campo di concentramento “per rallegrare e tenere compagnia a dei contadini che conoscevano bene il dialetto”. É  stato definito l’Omero di Romagna, colui che ha cristallizzato l’immagine del romagnolo amante del sogno, incline ad una sana follia.

Tonino Gierra Santarcangelo di romagna

Forse è stato vittima di quello slogan pubblicitario l’ottimismo è il profumo della vita, ma ricordiamoci che la semplicità di quel claim nasconde l’immaginario collettivo di fine 900, oggi abbandonato per abbracciare la politica dell’odio. Tonino Guerra cercava e proponeva brandelli di umanità in un modo infinitamente sobrio rispetto a chi preferisce inondare la Rete di slogan che invitano all’intolleranza e all’astio. É riuscito a far entrare nelle case di tanti italiani la voglia di vivere nonostante tutto, il desiderio di cercare il bello anche dove è difficile trovarlo.

Tonino Guerra e l’impegno civile

Ricordiamo che ha anche saputo scrivere pagine dure ma senza odio contro chi non rispettava i valori umani. La parola è l’unica arma ammessa, come dimostra anche quando si rivolge ai sindaci:

Caro Sindaco, è ora che tu cominci ad ascoltare le voci che sembrano inutili, bisogna che nel tuo cervello occupato dalle lunghe tubature delle fogne e dai muri delle scuole e dagli ospizi e dall’asfalto e dai ferri e dalle pillole per gli ospedali, bisogna che nel tuo cervello pratico e attento soprattutto ai bisogni materiali, bisogna che entri il ronzìo degli insetti. Devi pregare che su questa piazza arrivino le cicogne o mille ali di farfalle, devi riempire gli occhi di tutti noi di cose che siano l’inizio di un grande sogno, devi gridare che costruiremo le piramidi. Non importa se poi non le costruiremo. Quello che conta è alimentare il desiderio, tirare la nostra anima da tutti i lati come fosse un lenzuolo dilatabile all’infinito … Ecco che arriva la nuvola di farfalle, ecco che tutti abbandoniamo la sedia di casa e lo stretto cannocchiale delle finestre. Stiamo tornando al centro della piazza per godere assieme questo spettacolo. I grandi godimenti sono quelli che si provano succhiando la meraviglia che esplode. Solo così può nascere la bella favola del nostro e del tuo paese. Bisogna tornare a essere bambini per governare!

Tonino Guerra a Santarcangelo di Romagna

 

Cibo e cultura: il valore del cibo

Cibo è cultura, solidarietà amicizia. Tonino Guerra è convinto che si mangi  con la bocca, ma anche con gli occhi. Il gusto è sensazione, meraviglia, sentimento. “C’è l’urgenza di tutelare e recuperare le tradizioni del nostro territorio, dal dialetto, all’agricoltura passando per il cibo”. Così dichiarava a un convegno della Coldiretti.

Ma il cibo aiuta anche a superare momenti tragici. La sera della Vigilia di Natale del ’44 in un lager dove tutti vivevano solo nel presente Tonino Guerra per superare la paura, il freddo, la tristezza “prepara” un ricco piatto di tagliatelle con i funghi. Il potere della parola trasformata in sentimento consente a tutti di immaginare quei momenti magici della preparazione della pasta e dei profumi del sugo. Cibo e cultura…possono tanto!

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