Tàula, lettu e focu: rrumani n’àutru pocu (e altri proverbi salentini da gustare)

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Faceva un bel freddo a febbraio in Salento. E io, non è la prima volta, cercavo proverbi* che, parlando di cibo, parlassero dello spirito di quei luoghi e di come vivere una vita sana e saggia.

“Tavola, letto, fuoco; rimani un altro poco” era perfetto per iniziare, con quel senso di indugio goduto, di complice pigrizia, di calore ospitale. Perché alzarsi da tavola, perché scostare le coperte di buon mattino, perché uscire da una stanza riscaldata, se stai tanto bene dove sei?

Perché partire dal Salento? Per tornarci.

Bbuscìe, frittate e ppurpette,
se su’ ccrosse, su’ mmalitette

Ossia, quando le grosse porzioni fanno male – che siano menzogne o frittate o polpette (ma quelle della Signora Rosanna erano giuste). Perciò, in terra di “cucina povera” dove però i piatti sono colmi, i condimenti generosi, le portate numerose, attenzione a raccontarla giusta. Il pericolo? Bocconi che non vanno giù, per chi vuole intendere.

Carne te ‘ncarna, pisce te bbellisce,
foja te spoja

Ossia, la dieta perfetta in sintesi – non dimagrante. Così allitterante e in rima, è quasi uno scioglilingua, la prescrizione di salute delle nostre bisnonne. Ciascun alimento esercita il suo potere, con la carne che mette in carne, il pesce che fa diventare più belli, le foglie – cioè le verdure – che spogliano e sciupano. Proverbio nato in un’era pre-vegana.

Pane cu ccanta,
mieru cu zzumpa
e ccasu cu cchianga

Qui il dialetto detta i criteri per i cibi ideali. L’ho scelto perché usa tre azioni umane come cantare, saltare e piangere come metafora della perfezione alimentare: la croccantezza del pane, la vivacità del vino (mieru, cfr il latino “merum” = il vino non annacquato), la cremosità del formaggio.

Prima te, poi li toi, poi l’àutri, se poi

In una riga, la semplice ricetta per una vita lunga e pacifica. Il segreto? Saper osservare le priorità. Provvedere prima a se stessi, poi ai familiari e solo dopo, potendo, agli altri, rispecchia in pieno le relazioni familiari e le reti di vicinato. Varrà anche, si parva licet, davanti alla tavola apparecchiata?

 

[Immagini: iPhone di Daniela]

 

* Cercavo proverbi salentini e li ho trovati: in un libretto piccolo e compatto comprato all’ufficio turistico di Giurdignano, “516 PROVERBI SALENT(R)INI” a cura di Nicola G. De Donno, “Bibliotechina della Tarantola”. E si è rivelato pane per i miei denti con questo ricorrere ossessivo (ve ne siete accorti?) del numero tre.

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