Luoghi da scoprire: a Materima esposte duecento sculture

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MATERIMA, cittadella europea della scultura, si trova nel novarese, a Casalbeltrame. É stata voluta da Nicola Loi, un gallerista dai modi eleganti, un mecenate d’altri tempi, che nutre la consapevolezza della necessità di creare spazi che siano luoghi di conservazione ed esposizione, ma anche incubatori di arte. Qui giovani artisti possono lavorare “protetti” e ispirati da artisti del calibro di Floriano Bodini, Marino Marini, Giacomo Manzù, Augusto Perez, Arnaldo e Giò Pomodoro, Giuliano Vangi.

Ci si trova catapultati in un luogo inaspettato. Immaginatevi un ex borgo contadino, un antico palazzo signorile 800esco- Bracorens de Savoireux – circondato dalle case dei mezzadri, trasformato in un progetto dedicato alla scultura. Dove una volta vi erano fienili e stalle, oggi si aprono duemila metri quadrati di spazi espositivi su due piani.

Materima: l’incontro tra materia, anima e madre (intesa come generatrice)

materima: arte

Appena varcato l’imponente portone, ti rendi conto di entrare in un luogo “vivo”, dinamico, dove il paesaggio è  un gioco seducente fatto di natura e di arte. Così sotto le secolari fronde di un gigantesco ginkgo biloba, trovano riparo le calligrafiche, musicali scansioni di Piergiorgio Colombara, vicino a una struttura metallica di Riccardo Cordero. Il viale e il cortile sono già uno spettacolo da ammirare. Siamo di fronte all’esaltazione dell’arte contemporanea che ritroveremo  nei locali oltre il porticato.

Notevoli le opere  di Francesco Messina che magnificano la femminilità. Assai seduttiva la fanciulla declinata nel marmo che celebra la perfetta armonia del corpo, un compendio di classicità e di invenzione che prepara al superbo ritratto in piena figura della moglie Bianca, rappresentata nella posa di una dea scesa dall’Olimpo.

Materima è una galleria d’arte bella perché è una sfida a quegli stereotipi che vogliono l’arte “statica”, muta, da ammirare senza poter interloquire. Ogni artista mostra la sua problematicità, la sua capacità di farti riflettere.

Si entra così nel mondo di Marino Marini accolti da uno dei suoi “cavalieri”, rappresentati in un precario equilibrio sul loro destriero. Un invito a meditare su quel fragile destino dell’uomo che induce spesso all’angoscia.

Dopo aver visitato tutte le sale ti accorgi come l’arte contemporanea sia “ossessionata” dalla fragilità dell’essere umanodall’ angoscia umana nei confronti di un mondo che nega la forza e la bellezza della natura e che rinchiude l’uomo in un mondo fatto di solitudine, d’incapacità di comunicare. Non mancano, talvolta, appelli alla solidarietà, alla volontà di creare mondi migliori.

L’opera che mi ha colpito maggiormente

Materima: statue di Messina

In realtà non un’opera sola, ma la sezione dedicata a Francesco Messina, dove emerge l’eredità della cultura classica greco-romana ed ellenistica. Come ha scritto Carlo Carrà, la sua espressione artistica “si caratterizza” per “un fare semplice e grandioso” e per un “procedimento idealistico e classico” in grado di dar vita a forme che restano come “immagini ideali”. A mio parere, l’artista siciliano riesce ad andare al di là della materia per scavare nell’anima, cogliendo la grazia femminile e la sensualità.

Uno scultore che lavora non solo utilizzando la propria cultura e la propria ragione, ma anche la propria sensibilità. In un’intervista del 1991 dichiarò: “...la scultura è il tremito delle mie mani”. Le sue opere dedicate al mondo della seduzione femminile sono un inno alla bellezza.

L’opera che mi ha fatto riflettere sui tempi che stiamo vivendo

Light Signs a Materima

“Light Signs” di Patrizia Guerresi: due mani unite a formare un nido, attraversate da due linee bianche,  che ricordano i disegni sciamanici dipinti sulla pelle dei popoli tribali e che  richiamano ferite emergenti dal metallo brunito.

Un’opera che invita alla riflessione sull’incontro di culture diverse. É una scultura che più che dare risposte, pone domande, creando una situazione di attesa, di inquietudine, che conferma la volontà di andare oltre a quel segno di luminosità che fende l’oscurità o che forse ne fa parte.

Chi è Patrizia Guerresi? Fotografa, scultrice, autrice di video e di installazioni, l’artista si è convertita nel 1989 alla religione musulmana Murid (corrente mistica sufica praticata soprattutto in Senegal) assumendo il nome di Maïmouna.

Minispoiler…per non perdere un’occasione unica

Al di là dell’importanza delle opere esposte, ciò che colpisce sono gli spazi in cui queste trovano la loro collocazione. Una cornice culturale in cui si fonde arte, natura, culto del bello.

Consigliato a chi

  • A chi è curioso
  • a chi ama il bello
  • a chi ama riflettere,
  • a chi interessa porsi domande per cercare risposte che generano altre domande
  • a chi vuole cogliere il piacere della ricerca della comunione di anime che non sfuggono al peso della materia.

Un gioco famelico in nome di…cibo e cultura

Da abbinare con…un risotto con gamberetti aromatizzati con succo di limone e con zucchine saltate in padella

Facciamo un gioco “stupido”? Perché no? Dopo aver visitato un’esposizione così sorprendente, che cosa mangiamo? Beh, siamo nel novarese, la patria del riso, abbiamo visto un’esposizione di opere che vengono da tutto il mondo, ma in particolare dall’Oriente…e dunque vi suggerisco una ricetta con Riso Buono, azienda di Castelbeltrame, fatta con il  Riso Nero Artemide, un mix gustoso tra Oriente e Piemonte: risotto con gamberetti aromatizzati con succo di limone e con zucchine saltate in padella. Cibo e cultura: un binomio vincente!

 

 

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