Cibo e cultura: un atlante famelico

Con Monica davanti all’ “Atlas on Human Condition”, di Margherita Moscardini, opera custodita e narrata dal vivo presso Rossini Art Site in Brianza.

Un post a due voci tra cibo e cultura:
100 tavole per un atlante

Un atlante, una raccolta di eventi che coinvolgono moltitudini che si aggregano in quei vuoti urbani immaginati dai progettisti per essere percorsi e riempiti da cittadini. Ecco la fotografia di “Atlas on Human Condition”, una raccolta di tavole. Sono state accostate “per simpatia”, per continuità formale, per agevolarne la fruizione. Ed è un’opera-performance: l’atlante è raccontato da chi lo sfoglia per voi. Alcune immagini rappresentano eventi che hanno segnato la storia contemporanea – dallo sbarco dei migranti alla rivolta di Gezi Park in Turchia, altre richiamano vicende storiche del passato.

DF: Non ho l’horror vacui. Né per i posti, né per i pasti. E se viaggiando non rivelo tutto di tutto ciò che ho provato e metabolizzato, è perché voglio lasciare dei vuoti riempibili da chi verrà dopo, con il sapore delle sue scoperte; o da chi ci è già stato con il retrogusto delle sue impressioni. Ma non ho nemmeno l’horror vacui per i post.

MV: Il vuoto? Ottima suggestione, su cui sto riflettendo negli ultimi tempi. Ho riletto recentemente la scrittrice belga Amélie Nothomb , i cui libri sono la storia di una fame che non può sopirsi: ogni appetito ne richiama un altro. Ed è il racconto della marcia trionfale di una donna che ha compreso che la fame è quell’aspirazione che ti porta a implorare che laddove sembra non esserci niente ci sia qualcosa. Qualche settimana fa ho poi partecipato al Festival della Crescita a Milano all’incontro per la presentazione del libro di Fabrizio Bellavista e Luisa Cozzi “La logica del fluire”, edito da Lupetti, e anche qui si è sottolineata l’importanza di quel vuoto che consente l’elaborazione del pensiero.

 atlante famelico
DF:Il nostro post parla di folle, di spazi e di pane. Le folle sono moltitudini affamate. Gli spazi sono il bianco della pagina. Il pane è un pretesto. Un pane talmente assente da essere un’ingrata presenza, nel disegno in blu che ricorre in questo articolo: la coda per il pane in un campo profughi. Opera di Margherita Moscardini.

MV: Oggi la politica sembra non essere capace di dare risposte ai bisogni e ai desideri delle moltitudini che rifiutano di essere masse o sudditi. Mi piace ricordare le parole di Hannah Arendt: Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più”.
cibo e cultura: un atlante
Margherita, nata a Donoratico nel 1981, ha composto un Atlante in esemplare unico. 100 tavole disegnate con inchiostri blu, alcune doppie o triple, che rappresentano moltitudini casuali in precisi luoghi geografici e momenti storici. Ma nessun disegno reca un titolo completo e il contesto spaziale appare in negativo, cioè definito dai punti non occupati da esseri umani.

Moltitudine, moltitudini

cibo e cultura: atlante in brianza
DF: Le tavole riflettono sul significato di moltitudine, come insieme di individui. E sul significato di polis che muove da queste parole di Hannah Arendt: ‘the Polis, properly speaking, is not the city-state in its physical location; it is the organization of the people as it arises out of acting and speaking together […] action and speech create a space between the participants which can find its proper location almost anywhere and anytime. Space and location are created through plural action.’ *

MV: L’uomo ha bisogno della presenza degli altri. Come per Aristotele, anche per  Hannah Arendt « l’esistenza autentica si raggiunge nella sfera pubblica – la politica! – anziché nel ripiegamento privato…proprio nella partecipazione a quel “nuovo inizio” che è l’azione quando consente all’inaudito di far irruzione nel mondo”. La politica si fonda sul principio che non esiste l’Uomo, ma una pluralità di individui. Negare la pluralità è negare la politica. Si deve promuovere la responsabilità etica attiva degli uomini per il mondo e non per l’uomo. Significa assumersi il dovere di preoccuparsi per le sorti del mondo.

cibo e cultura: un atlante

La filosofia deve cessare di studiare l’uomo come essere singolare, ma esaminarlo come plurale e la pluralità implica l’accettazione della diversità. “Politicamente gli uomini si organizzano in base a determinati tratti comuni essenziali all’interno di un caos assoluto, oppure da un assoluto caos di differenze». La libertà è inconcepibile al di fuori della pluralità. “La pluralità include non solo differenti stili di vita e di pensiero, ma differenti principi. Una società universale può significare solo una minaccia alla libertà» .

Ma il concetto di Stato-Nazione ha ancora valore?

Per la Arendt no, perché ha in sé una contraddizione mortale. Se lo Stato è, almeno in via teorica, quella struttura volta a garantire i diritti di tutti, la nazione si regge invece sul presupposto di una comunità escludente. Da qui il paradosso secondo cui solo coloro che condividono suolo, sangue e lingua di una nazione possono pretendere di godere della piena protezione legale da parte dello Stato. Le minoranze etniche e gli apolidi  portano  in piena luce la costituzione contraddittoria dello Stato-nazione. In contraddizione con la proclamata universalità dei diritti umani, chi non nasce cittadino, chi non possiede la nazionalità, è come se non fosse nemmeno umano.

DF: La magia di questo Atlante non sta soltanto nella suggestione narrativa delle tavole, nella dimensione del lavoro, che a volte appare frenetico a volte calmo e determinato. Ma è anche nei luoghi e tempi evocati. Nei loro pieni e vuoti. Nell’essere fruibile solo per tramite orale di un incaricato che lo prende dalla nicchia del muro in cui è chiuso e lo sfoglia e spiega per gli astanti.

Un’opera che parla di pane una vola sola, ma che nutre la mente per tutto il tempo.

Grazie a Brianza che nutre e a Rossini Art Site per questo incontro con l’arte contemporanea.

[Immagini: Elettrofonica, iPhone di Daniela, Brianza che nutre]

* NdR: “La Polis, propriamente parlando, non è la Città-Stato nel suo luogo fisico; è l’organizzazione delle persone che nasce dall’atto di agire e parlare insieme [ … ] azione e discorso creano uno spazio tra i partecipanti che può trovare la propria collocazione pressoché in ogni tempo e in ogni luogo. Spazio e luogo sono creati tramite l’azione plurale.”

cibo e cultura

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