Il modo migliore per capire un vino di montagna è iniziare camminando. Prima di arrivare nel calice, c’è un paesaggio da ascoltare: i pascoli d’altura, le rocce che raccontano milioni di anni di storia, il vento che attraversa la Lessinia e una guida che insegna a leggere questo territorio come un libro aperto. Ecco il racconto del nostro trekking in Lessinia
Comprendere un vino, significa comprendere un territorio. La Lessinia un luogo che non si rivela tutto in una volta, ma chiede tempo, attenzione e curiosità. Bisogna camminare sui suoi sentieri, osservare le forme delle montagne, ascoltare le storie custodite nelle rocce e incontrare le persone che ancora oggi abitano e raccontano questo territorio.
È proprio questo il senso dell’esperienza vissuta in Lessinia: un trekking guidato tra paesaggio, geologia e cultura, seguito da un pranzo in malga e da una degustazione dei vini di montagna di Gianni Tessari.
Un percorso che parte dalla terra e arriva al calice, perché in montagna il vino non nasce soltanto in cantina. Nasce dal suolo, dal clima, dalla storia di un luogo e dal rapporto che l’uomo ha costruito nei secoli con l’ambiente.
Camminare nella Lessinia significa leggere milioni di anni di storia

Il punto di partenza è Bocca di Selva, una delle località più conosciute dell’altopiano della Lessinia, da cui ci si incammina verso il Rifugio Primaneve accompagnati da Andrea Gelmetti, guida che durante il percorso trasforma una semplice escursione in un viaggio nella storia naturale e culturale di queste montagne.
La prima sorpresa è proprio il paesaggio. Chi arriva in Lessinia per la prima volta potrebbe aspettarsi una montagna fatta soltanto di cime e pareti rocciose. Invece si trova davanti un altopiano dai profili morbidi, caratterizzato da grandi spazi aperti, pascoli e forme arrotondate.
Come ricorda la guida Andrea Gelmetti: “La Lessinia è una montagna particolare: non ha le punte spettacolari di altre catene perché la sua storia geologica è diversa. È salita mantenendo una forma più pianeggiante e sono stati soprattutto l’acqua e l’erosione a creare le vallate che oggi vediamo“.
Una montagna diversa, che sembra quasi sospesa tra cielo e pianura. Ed è proprio questa particolarità che Andrea Gelmetti ci invita a osservare: la Lessinia non è una montagna meno interessante perché meno aspra. Al contrario, la sua unicità nasce proprio dalla sua storia geologica e dal modo in cui il tempo ha modellato il territorio.
Perché scoprire la Lessinia a piedi è il modo migliore per conoscerla
Camminare permette di entrare in relazione con un paesaggio. Ogni passo cambia il punto di vista e ogni elemento naturale diventa una traccia da interpretare.
In Lessinia questo è ancora più evidente: il sentiero non attraversa semplicemente prati e boschi, ma una storia lunga milioni di anni.
Da Bocca di Selva al Rifugio Primaneve: un trekking dentro il paesaggio

Il percorso conduce verso una delle zone più panoramiche dell’altopiano, dove lo sguardo può abbracciare due montagne molto diverse tra loro: il Monte Baldo verso ovest e il massiccio del Carega verso est.
Sono montagne nate dallo stesso grande processo che ha formato l’arco alpino, ma con caratteristiche profondamente differenti. Il Monte Baldo e il Carega mostrano profili più decisi, con rocce che emergono e cime più marcate. La Lessinia invece appare come una grande superficie sollevata, modellata successivamente dall’erosione dell’acqua e del tempo.
Un paesaggio nato dal mare
La spiegazione di Andrea Gelmetti porta indietro nel tempo, a quando queste montagne non erano ancora montagne. La Lessinia racconta infatti una storia iniziata sul fondo del mare, attraverso strati di rocce sedimentarie che conservano la memoria di ambienti antichissimi.
Quello che oggi vediamo come un paesaggio di pascoli e malghe è il risultato di trasformazioni profonde: sollevamenti, compressioni, fratture e milioni di anni di erosione. Capire questa origine significa guardare la Lessinia con occhi nuovi. Ogni roccia diventa una pagina di storia, ogni forma del territorio un indizio del passato.
Le “Città di Roccia”, simbolo del paesaggio della Lessinia
Uno degli elementi più caratteristici che si incontrano durante il trekking sono le Città di Roccia. Queste formazioni calcaree emergono dal terreno creando scenari particolari, quasi fossero antiche costruzioni scolpite dalla natura.
Sono il risultato dell’erosione e testimoniano la complessità geologica della Lessinia. In un paesaggio apparentemente morbido e armonioso, queste rocce ricordano la forza dei processi naturali che hanno modellato il territorio.
La pietra che racconta il rapporto tra uomo e montagna

La geologia della Lessinia non è rimasta confinata al mondo naturale. Le sue rocce hanno costruito una parte importante della storia umana del territorio.
Dal Rosso Ammonitico nasce il celebre Marmo Rosso Verona, mentre la Scaglia Rossa Veneta ha dato origine alla Pietra della Lessinia, utilizzata nell’architettura locale. Anche la selce, presente negli strati del Biancone, ha avuto un ruolo fondamentale fin dalla Preistoria. La sua qualità era conosciuta dagli uomini del Paleolitico, che la utilizzavano per realizzare strumenti e armi.
Ancora una volta, il paesaggio dimostra di essere molto più di uno scenario: è una risorsa che ha accompagnato la vita delle comunità locali per migliaia di anni.
Una terra di confine tra Veneto e Trentino
La Lessinia non è soltanto una terra di montagne, ma anche una terra di incontri. Per secoli questo territorio è stato un punto di passaggio tra mondi diversi: l’area veronese, quella trentina e i territori dell’antico Impero.
Gli scambi commerciali seguivano le possibilità offerte dalla geografia. Spesso era più semplice attraversare i monti verso nord che raggiungere alcune zone della pianura. Questa posizione ha creato una cultura fatta di contaminazioni, dove famiglie, attività economiche e tradizioni si sono intrecciate oltre i confini amministrativi.
La Lessinia durante la Prima Guerra Mondiale
Anche la storia più recente ha lasciato segni importanti. Durante la Prima Guerra Mondiale l’altopiano venne fortificato perché rappresentava una posizione strategica. Le sue caratteristiche morfologiche potevano diventare una barriera naturale da difendere.
Fortunatamente il fronte si spostò rapidamente e la Lessinia non fu teatro delle battaglie più dure. Diventò invece un luogo di recupero per i soldati provenienti dalla prima linea: un territorio dove ritrovare energie grazie all’ambiente più tranquillo, all’aria di montagna e al sostegno delle comunità locali.
Dai pascoli ai vigneti: come il territorio entra nel vino

Dopo aver camminato tra rocce, pascoli e malghe, il passaggio al vino assume un significato diverso. Il calice non arriva come elemento separato, ma come continuazione del racconto iniziato sul sentiero.
È questo il punto centrale dell’incontro con Gianni Tessari: la volontà di produrre vini capaci di esprimere un territorio senza cercare necessariamente di assomigliare ad altri.
Gianni Tessari e la ricerca dell’identità

Uno dei temi più interessanti emersi durante il confronto è proprio quello dell’identità. Come ricorda Gianni Tessari: “Non vogliamo fare un vino che assomigli a qualcun altro. La sfida è raccontare le caratteristiche della Lessinia, con un vitigno e un territorio che hanno una loro identità“.
Per anni molti territori vitivinicoli hanno cercato modelli di riferimento più conosciuti. Oggi, invece, la sfida è raccontare ciò che rende un luogo diverso dagli altri. La Lessinia non è la Franciacorta, non è lo Champagne, non è un’altra zona spumantistica. Ha una propria storia, un proprio clima e un vitigno che rappresenta questa unicità: la Durella.
La Durella e il Metodo Classico dei Monti Lessini

I vini degustati raccontano questa scelta. La produzione dei Metodo Classico di Gianni Tessari nasce infatti dalla valorizzazione della Durella, vitigno profondamente legato al territorio dei Monti Lessini.
Durante la degustazione vengono proposti:
- Monti Lessini Brut
- Monti Lessini Extra Brut
- Monti Lessini Dosaggio Zero
- Monti Lessini Evento Dry
Un percorso che permette di comprendere come dosaggio, affinamento e interpretazione del vitigno possano modificare l’espressione del vino mantenendo però un elemento comune: l’identità della materia prima. L’obiettivo non è coprire il carattere della Durella con la tecnica, ma trovare equilibrio e armonia.
Il pranzo al rifugio: la cucina della Lessinia tra territorio e memoria
Il rifugio è da sempre l’anima della montagna
.Dopo il trekking e la degustazione arriva il momento della tavola. Il pranzo nel rifugio Primaneve rappresenta la parte più conviviale dell’esperienza, quella in cui il territorio si racconta attraverso ricette nate dalla vita quotidiana della montagna.
Il menu prevede:
- tagliere di salumi e formaggi
- gnocchi di malga
- dolce
Gli gnocchi di malga, il piatto simbolo dell’alpeggio
Tra gnocchi fatti in casa e ospitalità montana, un luogo di accoglienza e convivialità

Tra le preparazioni più rappresentative ci sono gli gnocchi di malga, conosciuti anche come gnocchi sbatui. La loro origine racconta una cucina povera solo in apparenza, perché nasce da intelligenza e capacità di valorizzare ciò che era disponibile.
Durante l’alpeggio i malghesi avevano pochi ingredienti a disposizione: farina, acqua, burro e formaggi. Proprio alcuni formaggi che non potevano essere venduti per piccoli difetti di lavorazione trovavano nuova vita in questa preparazione. Da necessità è nata una tradizione che oggi rappresenta uno dei simboli gastronomici della Lessinia.
Vivere la Lessinia attraverso un’esperienza completa
In Lessinia il vino arriva alla fine del percorso, ma il suo racconto comincia molto prima: nasce nelle rocce, nei pascoli, nelle mani di chi lavora questa montagna
La cosa più interessante di questa giornata è che ogni momento prepara quello successivo. Prima si cammina. Poi si comprende il territorio. Si scopre la storia nascosta nelle rocce, il lavoro delle persone che hanno abitato queste montagne e il rapporto profondo tra ambiente e cultura. Solo alla fine arriva il vino.
Ma il suo racconto è iniziato molto prima, quando il primo passo ha portato sul sentiero di Bocca di Selva. La Lessinia insegna che un prodotto gastronomico non nasce soltanto in cantina o in cucina. Nasce da un insieme di elementi: una geologia particolare, un clima, una comunità e una memoria che continua a vivere.
Ed è proprio questo il valore di un’esperienza di enoturismo in montagna: non limitarsi ad assaggiare un vino, ma capire il luogo che lo ha reso possibile.
Come organizzare il trekking in Lessinia
Da dove partire per un trekking in Lessinia
Il punto di partenza dell’itinerario è Bocca di Selva, una delle località più suggestive dell’altopiano della Lessinia, ideale per iniziare un percorso immerso nella natura e nei grandi spazi aperti della montagna veronese.
Da qui il cammino conduce verso il Rifugio Primaneve, attraversando un ambiente caratterizzato da pascoli, formazioni rocciose e panorami che permettono di comprendere la particolare morfologia di questo territorio.
Qual è il periodo migliore per visitare la Lessinia
La Lessinia può essere vissuta in tutte le stagioni, ma i mesi più adatti per il trekking sono generalmente la primavera avanzata, l’estate e l’inizio dell’autunno.
Da maggio a ottobre i pascoli sono nel loro massimo splendore e le malghe rappresentano uno dei luoghi più interessanti dove fermarsi per conoscere la tradizione gastronomica locale. L’autunno regala invece colori straordinari e una luce particolare, ideale per chi ama camminare in un ambiente più tranquillo.
Quale abbihliamento serve per un’escursione in Lessinia
Anche se molti percorsi della Lessinia non presentano grandi difficoltà sono consigliati:
- scarpe da trekking con una buona suola;
- abbigliamento a strati, perché in montagna il clima può cambiare rapidamente;
- una giacca impermeabile;
- acqua e uno zaino leggero.
La Lessinia è una montagna accessibile, ma resta un ambiente naturale che va rispettato e affrontato con attenzione.
A chi è consigliata questa esperienza
Il trekking in Lessinia con guida è adatto a chi vuole unire movimento, cultura e gastronomia. È un’esperienza ideale per:
- appassionati di natura e camminate;
- chi vuole scoprire la geologia delle montagne in modo semplice e coinvolgente;
- amanti dell’enoturismo e dei vini di montagna;
- viaggiatori alla ricerca di esperienze autentiche lontane dal turismo più veloce.
La presenza di una guida come Andrea Gelmetti permette di cogliere dettagli che spesso sfuggono a un visitatore autonomo: la storia delle rocce, il rapporto tra uomo e ambiente, le trasformazioni del paesaggio.

