Dal 6 al 10 novembre 2026, la Fiera di San Martino racconta l’identità gastronomica di Chieri tra sapori, artigianato e incontri con chef e pasticceri. Nei dintorni di Torino, la visita alla Martini di Pessione completa il percorso alla scoperta del Vermouth e della cultura dell’aperitivo. Due esperienze che valorizzano il legame tra territorio, tradizione e innovazione
Che cosa racconta un territorio attraverso ciò che produce, cucina e beve? Nei dintorni di Torino, la risposta passa anche da Chieri, dove la Fiera Nazionale di San Martino celebra le radici agricole e artigiane del Piemonte, e da Pessione, frazione di Chieri, dove la storia del Vermouth Martini testimonia la capacità di un sapere locale di conquistare il mondo.
Dal 6 al 10 novembre 2026, la 48ª edizione della Fiera di San Martino trasformerà il centro storico di Chieri in un percorso tra prodotti tipici, degustazioni, incontri con chef e pasticceri e iniziative dedicate alla cultura gastronomica. A Pessione, la visita allo stabilimento Martini permette invece di scoprire le botaniche, i processi produttivi e la storia di uno dei protagonisti internazionali della cultura dell’aperitivo.
Due esperienze diverse, unite da un filo comune: il legame tra territorio, identità produttiva e cultura del gusto. Da una parte, le specialità che raccontano una tradizione contadina e artigiana; dall’altra, un’impresa che ha trasformato il Vermouth in un prodotto riconosciuto ben oltre i confini piemontesi.
Fiera di San Martino a Chieri 2026: date e programmi

- Quando: dal 6 al 10 novembre 2026
- Dove: centro storico di Chieri, in provincia di Torino
- Edizione: 48ª Fiera Nazionale di San Martino
La Fiera Nazionale di San Martino torna a Chieri con l’ambizione di raccontare un territorio attraverso le sue produzioni, le tradizioni gastronomiche e la capacità di innovarsi. Non soltanto un appuntamento commerciale, dunque, ma una manifestazione diffusa che mette in relazione produttori, artigiani, ristoratori e visitatori.
Il centro storico, da Piazza Cavour a via Vittorio Emanuele II, fino a Piazza Mazzini, diventerà il palcoscenico di un itinerario dedicato alle eccellenze locali. Degustazioni, incontri, laboratori, show cooking e iniziative per le famiglie offriranno l’occasione di conoscere più da vicino una città che conserva una forte identità agricola e artigiana.
Il tema di fondo è quello della valorizzazione delle filiere locali: far conoscere i prodotti, raccontarne la storia e creare nuove occasioni di incontro tra chi li realizza e chi li sceglie.
Il poker d’assi di Chieri: quattro specialità da scoprire

Al centro del racconto gastronomico della Fiera c’è il Poker d’Assi, espressione con cui vengono riuniti quattro prodotti simbolo del paniere chierese: Freisa, rubatà, focaccia dolce e galucio.
Sono specialità che parlano di una tradizione costruita nel tempo, tra agricoltura, panificazione, pasticceria e cultura del vino. Prodotti diversi, accomunati dal rapporto con il territorio e dalla capacità di rappresentarne l’identità.
Il rubatà, il tradizionale grissino legato alla cultura gastronomica piemontese, racconta una storia di semplicità e artigianalità. La focaccia dolce esprime invece il volto più goloso della tradizione locale. Il galucio, dolce storico di Chieri, è protagonista anche di un’iniziativa scenografica: Il Cuore di Chieri, un’installazione di circa due metri realizzata con oltre 150 galuci, pensata per rendere visibile una specialità che la città vuole continuare a valorizzare.
Accanto ai prodotti da forno e alla pasticceria, la Freisa richiama il patrimonio vitivinicolo piemontese. Le degustazioni guidate e i menù tematici proposti dai ristoranti cittadini permetteranno di approfondire il rapporto tra cucina e vino, attraverso abbinamenti e interpretazioni legati alla cultura gastronomica del territorio.
Mercato Oltre Collina: la filiera locale incontra il pubblico
Tra le novità dell’edizione 2026 c’è il MOC – Mercato Oltre Collina, progetto del Distretto del Cibo Chierese-Carmagnolese dedicato alla valorizzazione dei mercati di prossimità e delle produzioni locali.
L’iniziativa porta in piazza i produttori e contribuisce a costruire una rete tra i diversi Comuni, con l’obiettivo di dare maggiore visibilità alle filiere agroalimentari e favorire il rapporto diretto tra chi produce e chi consuma.
La scelta si inserisce in una prospettiva più ampia: il cibo come strumento di promozione territoriale, capace di mettere in relazione agricoltura, commercio, turismo e cultura.
Non è soltanto una questione di sapori. Dietro ogni prodotto ci sono competenze, lavoro, paesaggi agricoli e un patrimonio di conoscenze che rischia di perdere visibilità se non viene raccontato e sostenuto.
Chef, pasticcieri e contaminazioni gastronomiche

La Fiera guarda anche alla cucina contemporanea e alla capacità della tradizione di dialogare con linguaggi diversi. Tra gli ospiti annunciati figurano Tommaso Foglia, pasticcere e volto noto del mondo gastronomico, e Daniele Persegani, chef e personaggio televisivo. Gli show cooking porteranno al centro della scena prodotti e ricette, mostrando come il patrimonio culinario piemontese possa essere reinterpretato senza perdere il legame con le proprie origini.
Tra gli spunti più curiosi c’è l’incontro tra ramen e ingredienti della tradizione piemontese: una contaminazione che dimostra come la cucina possa diventare uno spazio di sperimentazione, nel quale tecniche e culture differenti si incontrano.
A completare il programma ci saranno il Premio Chieri D+, i menù tematici nei ristoranti, le iniziative per le famiglie e la tradizionale Fiera Agricola di Campo Archero. Il risultato è un racconto gastronomico che non si limita alla degustazione, ma coinvolge la città e i suoi luoghi.
Welcome Tour Chieri: una passeggiata tra storia e sapori
Per chi desidera conoscere Chieri oltre gli stand della manifestazione, Turismo Torino e Provincia, in collaborazione con il Comune, propone il Welcome Tour Chieri.
L’appuntamento è previsto per sabato 7 novembre 2026, dalle 15 alle 17. La visita guidata accompagnerà i partecipanti tra storia, cultura e tradizioni gastronomiche, attraversando le vie pedonali, le piazze e gli spazi della Fiera.
Il costo indicato è di 12 euro, con tariffa ridotta di 10 euro per i possessori di Torino+Piemonte Card, Abbonamento Musei, ragazzi dai 12 ai 17 anni e over 65. L’ingresso è gratuito per i bambini fino a 11 anni.
Martini a Pessione: la storia del Vermouth, nato vicino a Torino
Un viaggio nella storia del Vermouth Martini

A pochi chilometri dal centro di Chieri, Pessione custodisce un altro capitolo importante della storia produttiva piemontese. Qui si trova lo stabilimento Martini, legato a un marchio che ha portato il Vermouth e la cultura dell’aperitivo italiano sui mercati internazionali.
La storia comincia a Torino, nel 1847, con la nascita di una distilleria chiamata Distilleria Nazionale di Spirito di Vino. Tra i protagonisti di questa prima esperienza imprenditoriale figuravano Alessandro Martini e Teofilo Sola, che in seguito avrebbero dato vita a una nuova società insieme a Luigi Rossi.
Nel 1863 nasce a Torino la Martini, Sola & Cia, un’impresa nella quale i tre soci mettono a disposizione competenze differenti. Alessandro Martini si occupa della parte commerciale, Teofilo Sola della contabilità e Luigi Rossi della produzione e della formulazione delle ricette. A Rossi viene attribuita la creazione della ricetta del Martini Rosso, destinata a diventare uno dei prodotti più rappresentativi del marchio.
Perché la produzione si trasferisce a Pessione?
Nel 1864 la società trasferisce la produzione da Torino a Pessione, una scelta legata soprattutto alla posizione strategica della località e ai collegamenti ferroviari.
Nella seconda metà dell’Ottocento, la ferrovia rappresentava un’infrastruttura decisiva per il commercio: consentiva di raggiungere Torino, Genova e il porto, facilitando la distribuzione delle merci verso mercati sempre più lontani. La disponibilità di terreni offriva inoltre la possibilità di sviluppare uno stabilimento produttivo più ampio.
La storia dell’impresa si intreccia così con quella delle infrastrutture e dell’industrializzazione del Piemonte. Un territorio vicino a Torino, ma già proiettato verso una dimensione internazionale.
Nel 1879, dopo la morte di Teofilo Sola, il nome dell’azienda si consolida nella denominazione Martini & Rossi. È una fase importante per la costruzione dell’identità del marchio.
Dalle esportazioni internazionali alle case reali

Come ha fatto un prodotto nato in Piemonte a conquistare una notorietà internazionale? Una parte della risposta si trova nelle esposizioni internazionali dell’Ottocento, occasioni nelle quali aziende e Paesi presentavano le proprie produzioni, cercando riconoscimenti e medaglie. Martini partecipò a queste manifestazioni e i premi ottenuti divennero strumenti di comunicazione.
Le medaglie riprodotte sulle etichette consentivano di raccontare rapidamente il prestigio del prodotto anche a consumatori lontani. In un’epoca nella quale la comunicazione commerciale aveva strumenti molto diversi da quelli attuali, l’etichetta diventava una sorta di biglietto da visita internazionale.
Un altro elemento contribuì a rafforzare la reputazione dell’azienda: le forniture alle case reali. Il marchio si legò a diverse corti europee e internazionali, costruendo un’immagine di qualità e prestigio.
Come nasce il Vermouth Martini: vino, botaniche e segreti di famiglia
Visitare uno stabilimento storico significa anche comprendere quanto lavoro si nasconda dietro un prodotto che, una volta arrivato nel bicchiere, sembra semplice e immediato.
Il Vermouth è un vino aromatizzato: il suo carattere nasce dall’incontro tra una base vinosa e un insieme di erbe, spezie e altre botaniche. Nel caso dei prodotti Martini, la visita permette di osservare come ingredienti differenti vengano preparati e combinati attraverso fasi produttive precise.
Il vino è la base del vermouth
il vino è l’ingrediente principale, pari a circa il 75% del volume del prodotto. Si tratta di vini bianchi dal profilo neutro, provenienti principalmente da aree dell’Emilia-Romagna e della Sicilia.
Alla base vinosa si aggiungono alcol, zucchero e preparazioni ottenute dalle botaniche. Per alcune referenze vengono impiegati anche coloranti di origine naturale: nel Martini Rosso, per esempio, la tonalità caratteristica è legata al caramello ottenuto dallo zucchero sottoposto ad alte temperature.
Non esiste quindi un singolo ingrediente capace di spiegare il risultato finale. È l’equilibrio tra le diverse componenti a determinare il profilo del Vermouth.
Le botaniche: il patrimonio aromatico ed olfattivo del Vermouth
Se il vino costituisce la base, sono le botaniche a contribuire in modo decisivo al profumo e al gusto. Ogni prodotto Martini utilizza all’incirca una ventina di botaniche. Alcune provengono dall’Italia, altre arrivano da differenti aree del mondo: tra gli esempi citati figurano la rosa dal Marocco, la cannella dallo Sri Lanka e l’arancia dalla Spagna.
Un ruolo particolare viene attribuito all’assenzio, ingrediente essenziale per conferire al Vermouth il suo carattere distintivo. Senza le componenti aromatiche, la base vinosa non avrebbe la complessità che contraddistingue questa categoria di prodotto. Le ricette restano riservate: la scelta delle materie prime, le proporzioni e l’equilibrio tra gli estratti costituiscono parte del patrimonio tecnico dell’azienda.
Il mariage: quando gli ingredienti si incontrano
Una volta preparati gli estratti aromatici, si passa alla fase nella quale gli ingredienti vengono uniti. In azienda questo momento è chiamato mariage, termine francese che significa matrimonio. Vino, alcol, zucchero e preparazioni botaniche vengono combinati in grandi serbatoi, la cui capacità può arrivare a 200.000 litri. È qui che prende forma la base del prodotto, attraverso l’incontro delle diverse componenti.
La lavorazione, però, non termina con la miscelazione. Seguono i processi di stabilizzazione e filtrazione, fondamentali per ottenere un prodotto che rispetti le caratteristiche qualitative richieste. La stabilizzazione a freddo, effettuata a temperature che possono arrivare indicativamente tra -4 e -8 °C, favorisce la precipitazione di alcune sostanze, tra cui sali minerali, che vengono poi eliminate nelle fasi successive.
Dallo stabilimento al bicchiere: Martini e la cultura dell’aperitivo

La visita alla Martini non si ferma alla produzione. Il racconto prosegue nel bicchiere, dove il Vermouth diventa ingrediente di una cultura dell’aperitivo che in Italia ha assunto un significato sociale oltre che gastronomico.
Per comprendere questa tradizione, le dimostrazioni di miscelazione mostrano come pochi ingredienti, dosati correttamente, possano dare vita a preparazioni molto diverse.
Martini Bianco Spritz: freschezza e semplicità

Tra i cocktail presentati durante la visita c’è il Martini Bianco Spritz, preparato con Martini Bianco, ghiaccio, soda e una guarnizione aromatica. La preparazione parte dal raffreddamento del bicchiere e dalla miscelazione degli ingredienti. La soda alleggerisce il risultato, mentre il limone e gli altri elementi utilizzati per la decorazione contribuiscono alla componente aromatica.
Americano: la storia di un grande classico italiano
Un altro cocktail raccontato durante la visita è l’Americano, preparato tradizionalmente con Vermouth rosso, bitter e soda. Le origini del nome sono oggetto di diverse ricostruzioni. Una delle versioni più diffuse lo collega al successo internazionale di una bevanda italiana e alla sua popolarità tra i visitatori stranieri; altre narrazioni lo associano alla storia della miscelazione tra Milano e Torino.
Al di là delle ipotesi sull’origine del nome, l’Americano è un cocktail che racconta bene l’incontro tra due tradizioni: quella dei bitter e quella del Vermouth. La soda completa la preparazione, mentre una fetta d’arancia e gli oli essenziali della scorza di limone contribuiscono al profumo.
La sua storia è legata a quella dei prodotti che ne compongono la ricetta e all’evoluzione del gusto italiano tra Ottocento e Novecento. Nel tempo, la gamma Martini si è ampliata. Il Martini Bianco, introdotto all’inizio del Novecento, ha contribuito a diversificare l’offerta e a consolidare la presenza del marchio nel mondo dell’aperitivo.
Chieri e Pessione: un itinerario tra storia, gastronomia e territorio
La Fiera di San Martino e la visita alla Martini raccontano due modi complementari di leggere il Piemonte. A Chieri, il cibo è memoria collettiva: i prodotti tipici, le ricette e il lavoro degli artigiani restituiscono il rapporto tra una comunità e la sua storia. La Fiera rende questo patrimonio accessibile, trasformando il centro cittadino in uno spazio di incontro e scoperta.
A Pessione, la storia del Vermouth mostra invece come un prodotto legato al territorio possa crescere attraverso l’innovazione, la capacità imprenditoriale e l’apertura internazionale. Il vino e le botaniche diventano strumenti di un racconto che parte dal Piemonte e arriva sulle tavole e nei bar di molti Paesi.
Visitare Chieri durante la Fiera di San Martino e conoscere la storia della Martini significa scoprire un Piemonte che sa custodire le proprie radici senza rinunciare a sperimentare. Un territorio nel quale la tradizione non è una fotografia immobile del passato, ma una risorsa da reinterpretare e trasmettere. Per chi cerca cosa farenei dintorni di Torino a novembre, questo itinerario offre un’occasione per alternare degustazioni, cultura gastronomica e storia d’impresa.
Da sapere se vuoi visitare lo stabilimento Martini
Per sapere come partecipare ai tour per visitare lo stabilimento Martini e vivere un’esperienza alla scoperta del vermouth, consulta il sito dell’azienda.

