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Il cocktail l’Americano, un cocktail d’eccellenza di fama straordinaria

Un cocktail, le cui origini sono avvolte dal mistero. Vi raccontiamo come si fa e la storia dei suoi ingredienti principali

Il cocktail l’Americano è uno tra i più famosi pre dinner, preparato direttamente nel bicchiere old fashioned con Campari bitter, Vermouth rosso e soda. Si consiglia di decorare il bordo del bicchiere con una scorza di limone ed una fetta di arancia

Il cocktail l’Americano è un cocktail di fama straordinaria grazie alla sua texture speciale e allo straordinario accostamento di sapori. La sua origine è molto discussa vi sono diverse versioni e molte leggende che accompagnano la sua storia e ha sempre alimentato un vivace dibattito tra gli appassionati del buon bere.

Il cocktail l’Americano: un viaggio tra storia e leggende

Americano cocktail

Il cocktail Americano ha sempre alimentato un vivace dibattito tra gli appassionati e la sua origine è avvolta in un alone di mistero e fascino, con molteplici teorie che ne delineano le radici. Alcune versioni sono ormai riconosciute come errate, ma persistono tenacemente nel folklore della mixology.

Le leggende sulle origini

Una delle tante narrazioni colloca la nascita dell’Americano subito dopo l’Unità d’Italia, frutto dell’incontro tra il Bitter Campari e il Vermouth di Torino. Tuttavia, questa teoria si scontra con il fatto che fino al 1881 il Bitter Campari era conosciuto come “Bitter all’uso di Hollandia”, rendendo improbabile questa cronologia.

Una narrazione più popolare vuole che il cocktail sia nato per celebrare la vittoria del pugile italiano Primo Carnera contro l’americano John Shirley nel 1933. Tuttavia, documenti storici indicano che il nome “Americano” fosse già in uso molto prima di questa data.

Una traccia per comprendere la vera storia

La chiave per svelare l’enigma arriva da Arnaldo Strucchi, agronomo piemontese ed enologo di Casa Gancia. Nel 1906, Strucchi scrisse una monografia sul Vermouth di Torino, menzionando il “Vermouth al Bitter”, noto anche come Americano, una miscela di vermouth e liquori amari molto popolare negli Stati Uniti.

Questa ricetta sembra essere tornata in Italia con gli emigrati, portando con sé il nome di Americano. Un’altra prova viene da Frigerio, enologo della stazione regia di Alba, che indica la sua diffusione nei primi del Novecento. Elvezio Grassi, invece, nel suo “Mille Misture”, consacra l’Americano come simbolo del nazionalismo autarchico dell’epoca, con ben 12 varianti a seconda del produttore di vermouth.

Il successo dell’Americano raggiunge una dimensione internazionale, trovando spazio nei libri di mixology come “The artistry of mixing cocktail” di Frank Meier e il “Cafè Royal Cocktail book” di William Tarling, con ricette che si avvicinano alla versione moderna del cocktail.

Il cocktail l’Americano nell’immaginario popolare

Negli anni Cinquanta, nel clima della “Dolce Vita”, l’Americano guadagna ulteriore notorietà grazie a Ian Fleming, che nel suo romanzo “Casino Royale” (la prima edizione italiana del romanzo fu pubblicata nel 1958 in allegato al Corriere della Sera) fa sorseggiare al celebre agente segreto James Bond un Americano, composto da Bitter Campari, Vermouth Cinzano di Torino e acqua Perrier. Questa menzione ne consolida lo status di cocktail iconico a livello mondiale.

Il viaggio dell’Americano, dalle sue origini ai fasti dell’immaginario, è un racconto affascinante di tradizione, innovazione e italianità. Questo storytelling è diventato punto di riferimento trasversale al mondo dei cocktails e del cibo contaminando letteratura, cinema, poesia, glamour e personaggi celebri diventando così immortale.

Va ricordato che il cocktail l’Americano fa parte della lista ufficiale dei cocktail IBA, l’Associazione Internazionale dei Bartender, e può essere considerato un vero vanto tutto all’italiana.

Flores Còcteles e Flores Classic Drink Night: negroni vintage

Come abbiamo potuto leggere più sopra le origini dell’Americano sono decisamente italiane. Nato sull’asse Milano-Torino (Campari di Milano e Vermouth di Torino) nel XIX secolo, questo cocktail, arricchito con acqua di soda e guarnito con una scorza d’arancia, divenne il preferito dai turisti americani attorno agli anni ‘20/’30 in epoca di “Proibizionismo” (e fuga dagli USA) e successivamente, negli anni ‘50/’60 nell’immersione della “Dolce Vita” romana. Sebbene il suo parente più famoso, il Negroni, è certamente più celebre nel mondo dei cocktail, l’Americano non è davvero molto distaccato se parliamo di fama.

Il cocktail L’Americano e i suoi ingredienti

Eccoli gli ingredienti:

  • Campari 30 ml
  • Vermouth rosso 30 ml
  • Soda (una spruzzata) q.b.
  • Arance ½ fetta
  • Scorza di limone 1
  • Ghiaccio q.b.

La storia dei due ingredienti principali è una storia piena di emozioni, gusto, grande capacità artigianale e visione industriale.

Il Cocktail l’Americano, il cui ingrediente numero 1 è il Campari, racconta la storia di un’icona italiana

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Gaspare Campari nasce a Cassolnovo in Provincia di Pavia, nel 1828 da una famiglia di agricoltori. La passione per la liquoristica lo spinge a spostarsi a Torino nel 1842 per studiare liquori e distillati. Diventa apprendista della liquoreria di Piazza Castello e l’esperienza acquisita gli permette di aprire il Caffè dell’Amicizia a Novara. Qui sperimenta la produzione di alcuni liquori: Olio di Rhum, Cordiale, Elisir di Lunga Vita.

Tra queste creazioni gode di una posizione speciale il “Bitter all’uso di Hollanda”, che diventerà uno dei prodotti alcolici più affermati nella storia della miscelazione. Il Bitter di Gaspare piace, si diffonde e verrà rinominato Bitter del Signor Campari: il passo che porterà all’affermarsi finale del nome Bitter Campari è breve.

Il prodotto viene creato con l’infusione di frutta, erbe e piante aromatiche infuse in una miscela di acqua e alcol. Il colore rosso rubino e il sapore amore-dolce lo caratterizzano, e lo fanno diventare presto la bevanda preferita come aperitivo.

Camparino

Il Signor Campari si trasferisce a Milano nel 1862 e fonda il Caffè Campari all’interno del Coperto dei Figini in pieno centro della metropoli meneghina, un edificio che ospita negozi e bar storici, e che verrà abbattuto quattro anni più tardi per fare spazio alla costruzione della sontuosa Galleria Vittorio Emanuele II.

Nella nuova Galleria troverà spazio anche il Caffè Campari, che si insedia all’inaugurazione della Galleria nel 1867 (i lavori verranno ultimati solo nel 1878). Gaspare Campari viene a mancare nel 1882 e le redini dell’attività passano al figlio Davide.

Nel 1915 viene inaugurato il Caffè Camparino, sempre in pieno centro cittadino ma all’angolo opposto rispetto al Caffè Campari. Il locale a due piani è curato nei minimi dettagli: è in stile liberty e il banco è dotato di un flusso continuo di acqua gassata dalle cantine per offrire un Campari e soda sempre perfetto e refrigerato.

Il Camparino diventa un luogo di incontro e scambio di artisti, intellettuali e personaggio famosi di tutta Milano: il Camparino diventa un’istituzione e dunque l’aperitivo si afferma come rito. Alla fine della Seconda guerra mondiale il locale passa nelle mani della famiglia Miani, e vi rimane sino al 2018: da quel momento ritorna a diventare proprietà di Campari.

Bitter Campari

L’espansione. Con l’arrivo di Davide Campari si vede l’espandersi dell’azienda di famiglia: il figlio di Gaspare ha obiettivi più ampi, così gira il mondo allo scopo di perfezionare la propria cultura sui liquori e per monitorare i mercati internazionali. L’idea è di espandersi al di fuori dell’Italia e di aumentare le vendite. Nel 1892 nascono i primi due stabilimenti a Milano, aperti a poca distanza l’uno dall’altro. Nel 1904 apre lo storico stabilimento di Sesto San Giovanni, poco fuori Milano, pronto a soddisfare le richieste provenienti dall’estero.

Campari, sinonimo di aperitivo

Il marchio Campari diventa sinonimo di aperitivo e il Camparino il luogo principe del rito pre-cena. Nel 1932 esce sul mercato il Campari Soda, un mix di Bitter Campari e soda dal volume alcolico del 10%, che riscuote un successo clamoroso. Il design della bottiglia creato dall’artista futurista Fortunato Depero, priva di etichetta, contribuisce all’exploit dell’azienda milanese: l’aperitivo da Milano arriva in tutta Italia.

La straordinaria silhouette futurista della bottiglia del Campari Soda e l’arredamento del Caffè Campari e del Camparino sono espressioni della ricerca artistica dell’azienda tutta permeata di gusto italiano. Nell’ambito della comunicazione sono indimenticabili i manifesti pubblicitari realizzati da artisti del calibro di Fortunato Depero, Marcello Dudovich, Marcello Nizzoli, Bruno Munari ed Erberto Carboni. La comunicazione di Campari diviene un must, un vero e proprio punto di riferimento per il Made in Italy.

Campari per le miscelazioni

Il Bitter Campari è uno degli ingredienti più usati nella miscelazione ed è presente in numerose ricette di cocktail storici. Basti pensare ai Milano-Torino, Americano, Negroni, Garibaldi e Boulevardier.

Il Campari non è legato solamente ad un’idea di aperitivo “milanese”, celebrata da un mondo culturale elitario. Si trova anche nei bar di provincia e nelle osterie, dove si ordina un “Campari con bianco” o il “Uno in Due”, e cioè una bottiglia di Campari Soda versata in due bicchieri colmi di un vino bianco della casa, diventando in questo modo “personalizzato” e “popolare”.

Il Cocktail l’Americano, ingrediente 2, il Vermouth: ancora dentro un mito italiano

Un nome che sembra straniero per un prodotto in realtà tutto italiano che evoca subito prestigio e lusso. Chi sceglie il Vermouth si affida infatti a un vino ricercato, storico, che attrae gli appassionati del bere bene al di là delle mode passeggere. Un vino per questo associato a un pubblico più adulto e consapevole, a volte trascurato dai più giovani ma tutto da recuperare per il gusto delizioso e importante che assicura.

Carpano e Torino

Il Vermouth è un vino liquoroso ufficialmente di origini piemontesi. Nasce infatti a Torino nel 1786 ad opera di Antonio Benedetto Carpano, un distillatore ed erborista nato a Bioglio in provincia di Biella che, miscelando vino moscato con erbe aromatiche e spezie, inventò la formula utilizzata in seguito dalla categoria merceologica del Vermouth.

La bottega di Carpano si trovava nel centro del capoluogo piemontese e avere il Palazzo Reale a pochi passi creò l’occasione per inviarne un omaggio a re Vittorio Amedeo III che lo apprezzò al punto da introdurlo tra le abitudini di consumo della famiglia reale.

La bottega di Carpano divenne famosissima a Torino e dintorni e nel 1820 il nipote decise di fondare la “Fabbrica di liquori e Vermouth Carpano”, aumentandone ancora di più la fama. Gli estimatori del Vermouth furono tanti e anche noti come Cavour, Giuseppe Verdi e Massimo D’Azeglio. Ciò contribuì a rendere questo vino un prodotto regale e aristocratico, una sorta di status symbol.

Un vino pregiato con origini antichissime

Il Vermouth come lo conosciamo noi è opera di Carpano ma in realtà l’erborista piemontese si è rifatto ad una tradizione di lunghissima data. Si dice infatti che già Ippocrate amasse bere vino aromatizzato con erbe, spezie e miele e che fosse diffuso un vino simile anche in Grecia e nell’antica Roma.  In Germania intorno al 1600 si preparava un vino lasciato in infusione con erbe e assenzio, in tedesco chiamato appunto Wermouth, anche se non era commercializzato ma solo consumato in situazioni non ufficiali.

In tempi più recenti invece il primo italiano che tratta in un testo (Oenologia toscana del 1773) di questo vino è Villifranchi, per cui si potrebbe pensare che la patria del Vermouth sia la Toscana. A togliere ogni dubbio, recentemente, a marzo 2017, è stato emanato un decreto che riconosce il Piemonte come zona geografica di produzione del Vermouth e nel mese di aprile è stato creato anche l’Istituto del Vermouth di Torino. Lo scopo è quello di valorizzare e promuovere l’identità di questo prodotto piemontese doc oltre che tutelarlo nella sua diffusione ricordando che all’inizio è proprio tra il Piemonte e la Francia che si è diffuso maggiormente.

Il Vermouth oggi

Ma com’è il Vermouth arrivato fino a noi? Ormai sono tante le aziende a produrre Vermouth e, anche se questo prodotto resta uno dei vanti di Torino, il capoluogo piemontese non è l’unica città a realizzarlo.

Un recente decreto ha comunque ristretto la zona di produzione del Vermouth di Torino al solo Piemonte. Secondo la legge il Vermouth deve avere almeno il 75% di vino che viene poi aromatizzato, dolcificato e lasciato invecchiare. La gradazione alcolica è variabile ma non può essere mai inferiore al 15.5%. Il vino, rigorosamente di qualità eccellente, è in genere il moscato a cui va poi aggiunto zucchero pari al 13-15% ed erbe aromatiche per lo più tenute segrete dalle case produttrici.

La principale è l’artemisia ma sono usate anche il camedrio, la centaurea minore, il timo, la maggiorana, la cedrina, la salvia, la camomilla romana, il garofano, lo zafferano, l’anice, il coriandolo, il finocchio, la vaniglia, l’angelica, la genziana, il calamo aromatico, il giaggiolo, le cortecce di cannella, di china e tanto altro. Le principali versioni del Vermouth sono bianco, rosso, rosè e dry in cui variano la gradazione alcolica e zuccherina.

Il Vermouth sta infatti conoscendo una fase di riscoperta, è riconosciuto all’estero come prodotto italiano d’eccellenza mentre nel Bel Paese è amato e sempre più usato anche per la preparazione di cocktail classici comprese le molte variazioni e personalizzazioni.

Il Cocktail L’Americano: una popolarità sempre alle stelle

Il cocktail Americano ha mantenuto la sua popolarità e il suo fascino anche negli ultimi anni, grazie anche all’endorsement di numerose celebrità. La sua semplicità, combinata con un gusto raffinato, continua a conquistare nuovi appassionati, confermandosi come un classico intramontabile.

Durante l’assegnazione degli Oscar del 2020, Brad Pitt, noto per il suo fascino e il suo stile, è stato visto sorseggiare un Americano durante un after-party. La sua scelta ha sottolineato l’eleganza senza tempo di questo cocktail.

Scarlett Johansson ha menzionato in un’intervista del 2020 che l’Americano è il suo drink preferito per rilassarsi dopo una lunga giornata di riprese. La sua preferenza ha aumentato la popolarità dell’Americano tra i giovani adulti. Timothée Chalamet, l’attore emergente noto per i suoi ruoli in film come “Chiamami col tuo nome”, ha spesso condiviso sui social media momenti di relax con un Americano in mano. La sua immagine di giovane icona di stile ha contribuito a rendere il cocktail trendy tra i Millennials.

Zendaya, star di “Euphoria”, ha rivelato in un’intervista con Vogue che il cocktail Americano è la sua scelta preferita per gli incontri serali con amici. Il suo endorsement ha rafforzato l’attrattiva del cocktail tra i suoi numerosi fan.

Lady Gaga, anche lei. Durante la promozione del suo album “Chromatica”, Lady Gaga ha organizzato una serie di eventi esclusivi dove l’Americano era il cocktail ufficiale. Questo ha portato il drink sotto i riflettori, associandolo alla sua immagine audace e creativa.

Leonardo DiCaprio, noto per la sua passione per i cocktail classici, ha scelto l’Americano come drink durante diversi eventi di beneficenza nel 2022. La sua predilezione per il cocktail ha consolidato la sua reputazione come intenditore di drink raffinati.

La giovane superstar Billie Eilish, in un’intervista a Rolling Stone, ha raccontato come l’Americano sia diventato il suo drink preferito durante la pandemia, grazie alla sua semplicità e al suo gusto bilanciato. Questo ha avvicinato i suoi fan alla cultura dei cocktail classici.

L’attore Michael B. Jordan, protagonista di film come “Black Panther” e “Creed”, è stato visto più volte con un Americano durante eventi di gala e première cinematografiche nel 2023. La sua immagine di uomo moderno e sofisticato ha reso il cocktail ancora più popolare.

Emma Stone, premio Oscar e amatissima dal pubblico, ha scelto l’Americano come cocktail per il suo matrimonio nel 2024. La notizia ha fatto il giro dei media, portando una nuova ondata di interesse per questo classico drink.

Un altro fan è Henry Cavill, conosciuto per i suoi ruoli in “Superman” e “The Witcher“, che ha dichiarato in un’intervista che l’Americano è il suo drink preferito dopo una giornata di allenamento. La sua scelta ha sottolineato la versatilità del cocktail, rendendolo popolare anche tra gli appassionati di fitness.

Il finale famelico

Terminiamo con una citazione celebre, del grande Ernest Hemingway; “Across the River and Into the Trees”: “This is a fine Americano. It’s not too sweet, not too bitter, just the right balance. Like life should be.”

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