Come sfruttare l’ultimo ponte prima delle vacanze natalizie? Lasciandoti alle spalle le città più conosciute, scegliendo tra 5 città in Piemonte poco note da visitare perché incredibilmente belle
Il mese di ottobre è l’ideale per pianificare il prossimo weekend lungo. Avremo ben tre giorni a disposizione se decidiamo di partire giovedì 31 ottobre! Sarà un meritato riposo prima del tour de force delle festività natalizie.
Dove andare per il ponte di Ognissanti

Andiamo in una regione ricca di storia e cultura, scegliamo 5 città in Piemonte poco note da visitare perchè eccezionalmente ricche di fascino. Cambiano i colori, le dimensioni, i paesaggi e i vini, ma tutte si distinguono per la loro storia e le loro proposte enogastronomiche.
Che si tratti di trovare la migliore cucina locale, godersi passeggiate nei boschi o esplorare i tesori più autentici, le nostre 5 città in Piemonte poco note da visitare con curiosità offrono un’offerta infinita per il viaggiatore che vuole uscire dall’ordinario e spendere meno rispetto a ciò che è richiesto da mete più conosciute.
5 città in Piemonte poco note da visitare per il ponte di novembre
Ecco, dunque, quali sono 5 città in Piemonte poco note da visitare ma incredibilmente belle per il lungo ponte di novembre. Si tratta di cittadine piene di fascino, fuori dai grandi circuiti turistici, che offrono grandi esperienze e che sono un po’ meno affollate. Che cosa fare? Scoprire vie affascinanti, cibo e cultura senza lo stress della folla.
Dopo aver trascorso qualche giorno sul Lago Maggiore visita Ghemme

Ghemme, conosciuta in tutto il mondo per i suoi vini, propone diverse cantine da visitare, come il Gruppo Francoli, una storica azienda piemontese che produce e distribuisce grappe, liquori, distillati e vini. Ma la cittadina, in provincia di Novarea, offre anche notevoli spunti culturali. Noi vi consigliamo di visitare il Castello di Ricetto e la Chiesa di Santa Maria Assunta.
Il Castello di Ricetto, costruito nel XIII secolo, serviva a proteggere dagli attacchi e dai saccheggi francesi e spagnoli, fornendo un rifugio sicuro alla popolazione. Originariamente, il castello era circondato da un fossato e da mura perimetrali di circa quattro metri di altezza, con merlature ghibelline, che sono ancora parzialmente visibili su tre dei quattro lati. Al castello si accedeva per mezzo di un torrione con ponte levatoio. Agli angoli nord-ovest e sud-ovest si innalzavano due torrette cilindriche, di cui se ne è conservata solo una.

Percorrendo viuzze medievali si raggiunge la Chiesa di Santa Maria Assunta, eretta nel 1666 e completata a metà Settecento, che si distingue per la ricchezza di decorazioni e affreschi disposti nelle 8 cappelle laterali.
I fastosi decori barocchi fanno da cornice a capolavori del Settecento, quali gli affreschi di Giovanni Antonio De Groot e Lorenzo Peracino, i marmi e i bronzi dell’altare maggiore realizzati da Benedetto Alfieri e, in particolare, lo Scurolo della Beata Panacea, creato da Alessandro Antonelli. L’opera commemora la vita della vergine e martire, uccisa sui monti vicini a Quarona, che ancora oggi è oggetto di profonda devozione popolare.
Dove dormire
A Sillavengo Al Castello Resort, un’antica villa della famiglia Caccia Dominioni, che negli anni ha subito diverse modifiche e ampliamenti, è il posto giusto per cercare il relax. Le parti più antiche risalgono al XVI – XVII secolo. Le camere sono ampie e dotate di tutti i comfort, la struttura dispone di una piscina e di un’area wellness
Dopo aver visitato Novara visita Romagnano Sesia
La curiosità? Gli abiti da sposa esposti al MEV sono colorati. Le donne dei ceti popolari non si vestivano in bianco, perchè il vestito doveva essere indossato in altre occasioni

La cittadina del novarese, la prima a sud della Valsesia, insieme al comune di Ghemme, è nota per la produzione del vino DOCG Ghemme oltre alle DOC Colline Novaresi. A testimonianza dell’orgoglio di essere un comune che si è sempre distinto per aver salvaguardato la cultura del vino, propone ai suoi visitatori un interessante Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia.
Il MEV Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia e del vino costituito nel 1973 per volontà di Maria Adriana Prolo, già fondatrice del Museo Nazionale del Cinema di Torino, di Carlo Dionisotti, storico della letteratura italiana e di un gruppo di appassionati di storia locale, ha sede nell’edificio ottocentesco di Villa Caccia, progettata come casa di villeggiatura da Alessandro Antonelli
Il museo è diviso in diverse sezioni, che raccontano la tradizione vitivinicola della zona, che negli anni 60 – 70, ha rischiato di perdere la cultura del Nettare di Bacco. Tra queste ti segnaliamo:
- la sezione dedicata alla Civiltà Contadina che espone oggetti, attrezzi e macchine agricole, tra cui un imponente torchio dalla lunghezza di 13 metri, costruito nel 1700;
- la Sezione dedicata ai mestieri, che si sviluppa lungo diversi saloni, mostra una vasta gamma di lavori sia maschili che femminili tramite oggetti e manufatti di uso quotidiano.Si va dal ciabattino al materassaio, dal sellaio allo stagnino fino al norcino;
- la Sezione della Civiltà Vitivinicola che propone gli attrezzi per la produzione del vino;
- l’Osteria che è la ricostruzione di un ambiente dove gli uomini si trovavano per chiacchierare, giocare a carte e bere del vino.
Dove degustare vino del territorio

Presso l’Azienda Agricola Vitivinicola Ioppa è possibile prenotare una visita guidata e una degustazione dove degustare, tra le altre proposte della cantina:
- Colline Novaresi DOC Nebbiolo “Rusin” (Rosato)
- Colline Novaresi DOC Nebbiolo
- Colline Novaresi D.O.C. Vespolina “Coda Rossa”
- Ghemme D.O.C.G.
La cantina Ioppa è nota per la produzione del Nebbiolo rosato, assai apprezzato nel Nord Europa.
Monferrato, il Piemonte da visitare in nome di cibo e cultura
Dopo aver visitato gli Infernot visita Casale Monferrato
La cittadina, tra Vercelli ed Alessandria, fonde storia e modernità con il suo patrimonio di arte, cibo e cultura che risuona in ogni angolo. Una cittadina a misura d’uomo, in cui molti di noi vorrebbero vivere

In un recente articolo vi abbiamo segnalato un itinerario alla scoperta degli Infernot. Ora aggiungiamo una meta da non perdere: Casale Monferrato, conosciuta anche per i Krumiri Rossi, nventati dal pasticciere Domenico Rossi intorno al 1878.
Il Castello dei Paleologi è il simbolo di Casale Monferrato, ergendosi come una maestosa fortezza con evidenti caratteristiche militari e difensive. Il suo imponente ingresso si apre verso il centro di Casale, mentre il retro è salvaguardato dal fiume Po. Presenta una struttura esagonale asimmetrica con massicci torrioni. La sua costruzione fu avviata da Giovanni II Paleologo, marchese di Monferrato, nel 1351 e completata nel 1357. Successivamente passò ai Gonzaga e, con la fine della loro dinastia, il castello cadde in rovina.
La Cattedrale di Sant’Evasio rappresenta un esempio di architettura romanica lombarda in Piemonte, caratterizzata da una maestosa facciata a capanna e due torri campanarie. Le colonne di Liutprando e Teodolinda, sovrani longobardi che commissionarono la costruzione della chiesa, sono ben visibili sulla facciata. Al di sopra del portale principale, una lunetta illustra le vicende di Gesù e dei santi Evasio e Lorenzo.

All’interno, si offre alla vista un altissimo nartece, spazio tra la facciata e le navate, unico per il suo incrocio di volte e archi. Quest’area funge da preludio alle cinque navate, lungo le quali si alternano numerosi altari in marmo, separati da colonne striate bicolore. Notevoli sono anche le vivaci vetrate e le cappelle del Santissimo Sacramento e di Sant’Evasio, dove è conservata l’urna d’argento con le reliquie del Santo Patrono.
Una sosta dolcissima per conoscere i Krumiri Rossi

Il consiglio famelico è di visitare il laboratorio dei Krumiri Rossi, la cui forma richiama i baffi del re. La leggenda racconta che una sera il pasticciere con i suoi compagni, dopo aver lasciato il locale dove passava le serate, continuò la festa nel suo laboratorio e, per l’occasione, mentre gli amici continuavano a divertirsi, creò una nuova ricetta. La fabbrica Rossi venne poi ceduta ai Portinaro, che ancora oggi ne portano avanti la tradizione.
Dopo aver visitato Asti visita Acqui Terme

Per molti, Acqui Terme, l’antica città termale nel Monferrato, non perde mai il suo fascino. Se passeggi per le sue strade, puoi scoprire la storia attraverso le sue numerose fontane, camminare lungo le mura del castello, fermarti a gustare i piatti locali in uno dei tanti ristoranti o trascorrere una giornata di trekking nei borghi vicini. Acqui Terme è uno spettacolo visivo, con un tesoro da non perdere: la Cattedrale di Santa Maria Assunta in Piazza Duomo.
Originaria dell’XI secolo, la Cattedrale si distingue per il suo portico neoclassico con tre archi a tutto sesto che introducono alla facciata barocca, caratterizzata da un ampio rosone circolare e da un imponente portale marmoreo risalente alla fine del Quattrocento, decorato con scene della vita di Maria, santi, angeli, e motivi animali e vegetali.
Il campanile, in stile romanico lombardo e alto cinque piani, si eleva con maestosità, abbellito da bifore e trifore. L’interno, strutturato in croce latina, è diviso in cinque navate con volte a crociera, al di sotto delle quali si impone un grande altare centrale barocco, affiancato da cappelle laterali e una cripta. Qui è custodito il Trittico dell’Annunciazione o della Madonna di Monserrat, opera del pittore catalano Bartolomé Bermejo.
Dove mangiare la cucina tipica piemontese
Presso Alice Bel Colle si trova un ristorante che propone l’autenìica cucina tradizionale monferrina, espressione del territorio. Al ristorante Vallerana, un ex dancing che ha fatto la storia, in un ambiente familiare, trovi il classico vitello tonnato, il carpaccio con funghi porcini appena raccolti o tartufo, i fritti, il bollito misto e l’immancabile bonet (davvero delizioso!). Non perderti il risottino con ragù di ovuli raccolto in uno scrigno di parmigiano.
Dopo aver fatto shopping all’outlet visita Ovada

La cittadina, situata tra il torrente Orba e lo Stura, si estende in stretti vicoli che evocano i caruggi tipici dei borghi liguri. Imperdibile è la Chiesa dell’Immacolata Concezione, eretta in seguito a un voto dai cittadini di Ovada il 21 settembre 1631, nella speranza di liberare la località dalla devastante epidemia di peste. Così come la Chiesa Parrocchiale N.S. Assunta, un edificio che, con i suoi due campanili, uno eretto nel 1807 e l’altro intorno al 1850, costituisce il simbolo della città. All’interno, si possono ammirare arredi in marmo e diversi dipinti.
Altro gioiello architettonico di Ovada è l’Oratorio dell’Annunziata, edificato nel ‘400 e restaurato a meta Settecento. Qui sono esposte due casse processionali di Anton Maria Maragliano, scultore genovese di grande prestigio.
Dove degustare un buon bicchiere di vino
Presso l’Enoteca Regionale di Ovada e del Monferrato, nata nel 2010, è il tempio dei migliori vini della zona, tra cui il Dolcetto di Ovada DOC e l’Ovada DOCG. In uno spazio accogliente, ci si può sedere e degustare ottimi vini!

