Starbucks apre a Milano: le polemiche scatenano la retorica sul Made in Italy

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All’ombra della Madonnina apre Starbucks, la multinazionale americana del caffè nata nel 1971. All’interno dello storico Palazzo delle Poste, in Piazza Cordusio, a pochi passi dal Duomo. Sembra di entrare nella leggendaria Fabbrica di cioccolato descritta nel film di Willy Wonka. Si tratta di una Reserve Roastery, una caffetteria con torrefazione da 2300 mq: “Questo è un sogno nel quale abbiamo messo tutto il nostro cuore – ha raccontato durante la presentazione dello store alla stampa Schultz, ex Ceo e presidente emerito – Starbucks arriva in Italia con il massimo rispetto per la vostra cultura del caffè, senza voler impartire insegnamenti“. Starbucks apre a Milano e porta con sé numerose polemiche (con addirittura esposti al Codacons). Polemiche che hanno investito anche Milano tacciata di essere schiava delle multinazionali (chi non ricorda la recente apertura di Apple?), di essere troppo brandizzata. Ma non era l’unica vera citta d’ Italia che fino a ieri poteva considerarsi europea?

Starbucks apre a Milano: come è?

La ristrutturazione interna del palazzo è stata realizzata dalla responsabile del design Liz Muller, che ha tentato di conservare gli elementi storici della struttura usando materiali che richiamano la tradizione di Milano: dal marmo palladiano per il pavimento fino al metallo dei lampioni. Non manca il gelato che viene da Torino, fornito dal gelatiere Alberto Marchetti, la cui creazione è mantecata con l’azoto e uno Spazio Princi, che propone i “suoi” prodotti. Presenti enormi macchinari per la torrefazione in vista e in esposizione vecchie macchine da caffè.  Il bancone bar è popolato da baristi con barbe e taglio di capelli alla moda.

L’apertura porta con sé numerose polemiche in nome della difesa della cultura del caffè e del Made in Italy. Nessun pericolo per chi non teme confronti. E poi attenzione a non rischiare la trappola della retorica sul Made in Italy. Si dovrebbe prestare maggiore attenzione alla difesa dei prodotti italiani dal pericolo dell’ Italian Sounding. Fino a quando non impareremo a fare rete e a non difenderci da vecchie politiche consortili saremo sempre sconfitti. E se polemica deve esserci, abbandoniamo il format Salvini, analizziamo i prezzi di Starbucks Italia…forse un po’ esagerati, se non giustificati dalla qualità (prima di ogni falsa polemica, meglio assaggiare)! Per riflettere: un espresso seduto sui divanetti della Toastey Reserve: 1,80 euro…da Cracco, in Galleria Vittorio Veneto, 1,30 euro.

L’apertura è stata un successo: code -molti turisti italiani- selfie e …tanto caffé! Forse molte proteste…per nulla!

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