9 cose che devi sapere su True Italian Taste North America e Europe

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True Italian Taste (Nord America) e True Italian Taste Europe sono un progetto di promozione strategica per la valorizzazione del prodotto italiano in rapporto al fenomeno dell’Italian sounding. D’altro canto, parliamoci chiaro, chi non desidererebbe avere la ricchezza e l’eccellenza dei prodotti italiani?

Tra i prodotti esportati spesso vige l’abuso o l’uso improprio di Made in Italy o dell’espressione “prodotto locale”. Una forma di tutela è il marchio Dop, DOCG, Doc e Igp. Rappresentano un’iniziativa collettiva di produttori che vogliono proteggere l’autenticità del loro prodotto. Per rendere evidente che il loro prodotto non può essere fatto altrove, costruiscono un disciplinare che definisce l’area e le modalità di produzione.

All’estero 2 su tre prodotti venduti come italiani non lo sono. Il Made in Italy è “famelicamente” ricercato e la politica del low cost o gli embarghi fanno sì che si impongano molte imitazioni. Qualche esempio? Nella Russia di Putin hanno enorme successo: mozzarella “Casa Italia”, insalata “Buona Italia, mortadella Milano o Bologna (fatta con carne di tacchino) e Parmesan. In Brasile spopola il Parmesao o pizze con ingredienti davvero assurdi.  In Argentina il Regianito. In molti paesi si vende un kit per produrre in casa la mozzarella in soli 30 minuti! Per non parlare degli americani wine kit! Qui la fantasia supera ogni immaginazione: Il Barolo si trasforma in Barollo, il Cantia – che in inglesesi pronuncia Chianti – sostituisce l’originale, Il Valpolicella diventa Vinoncella e il Brunello di Montalcino viene tramutato in Monticino. Le denominazioni più famose – Grana Padano e Parmigiano Reggiano – sono le più falsificate.

Quali sono gli accorgimenti per evitare brutte sorprese? Scegliere i prodotti Dop, DOCG, Doc e Igp, gli unici a garantire al consumatore che tutte le fasi di produzione sono state rispettate e fatte nella zona indicata. Il consumatore deve imparare a leggere l’etichetta!

  • Che cosa è l’Italian sounding, ovvero la tavola degli inganni

L’ Italian sounding è quel fenomeno che consiste nell’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia in prodotti che però di Made in Italy non hanno proprio nulla. Un mercato parallelo che alimenta un giro d’affari di circa 60 miliardi di euro annui, includendo anche i danni arrecati dalla vera e propria agropirateria.

  • 818 prodotti Dop e Igp da salvaguardare

Gli 818 prodotti tra Dop e Igp italiani generano quasi 15 miliardi di valore alla produzione e l’8,4 all’export. L’export agroalimentare nazionale nel 2017 ha raggiunto 41 miliardi di euro ( +7% rispetto al 2016).

  • Che cosa è esattamente il progetto True Italian Taste

I progetti True Italian Taste e True Italian Taste Europe, coordinati da Assocamerestero con il supporto di 21 Camere di Commercio Italiane all’Estero dei Paesi coinvolti, sono finanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con ICE Agenzia. Ricordiamo, anche, che è parte del programma “The Extraordinary Italian Taste”. 

  • La mission del Progetto True Italian Taste

L’obiettivo principale è quello di difendere il Made in Italy dalle sofisticazioni in nome della difesa delle eccellenze italiane, promuovendo le relazioni tra le business comunity e tra queste e i foodies. Solo la sensibilizzazione del consumatore si traduce nella scelta di consumare il vero food and wine italiano. Primo passo da compiere? Spiegare in modo approfondito ai buyers il prodotto che proporranno sui mercati. Ma dunque si tratta di una semplice e mera difesa di prodotti e protezione dalle falsificazioni? No, è molto di più: il vero Made in Italy agroalimentare, nel 2017 ha avuto oltre 53mila verifiche nel Bel paese, un continuo monitoraggio che garantisce il nostro primato mondiale riguardo la sicurezza alimentare. Ecco, il primo grande caposaldo dell’iniziativa: diffondere il gusto che si accompagna alla qualità e sicurezza alimentare garantite come nessuna Nazione al mondo riesce a fare. In seconda battuta: si tratta di proteggere una filiera tutta particolare, composta anche da piccolissime eccellenze connesse con svariate entità territoriali con storia e conoscenza millenaria: la salvaguardia di questo know how è determinante per il bene comune dell’umanità, non solo per il nostro paese, quindi. Certe abilità assolutamente uniche vanno protette e sviluppate. Ancora: il capitale di relazione che lega una community di circa 200 milioni di “Italici” nel mondo con organizzazioni spontanee e/o ufficiali sia in Italia sia all’estero: il successo del made in Italy è nella continua capacità di far crescere un capitale di relazione che diviene l’elemento strategico per lo sviluppo all’estero del prodotto italiano.

  • I protagonisti delle attività True Italian Taste

I protagonisti delle attività True Italian Taste sono il cibo e i vini italiani che, in prima persona, raccontano la loro storia, i territori, la tracciabilità, i segreti e la cura meticolosa nella produzione, che ne esalta i sapori e ne valorizza l’unicità e l’inimitabilità; e sopratutto i profondi intrecci con un Paese che ha il primato al mondo dei siti UNESCO ( 53, veri “Patrimonio dell’Umanità”). Insomma il valore reale, ma anche quello intangibile che i nostri prodotti veicolano.

  • Come si coniuga il progetto sul territorio e all’estero

Il progetto prevede molti momenti diversi: Educational Tour, Incoming Business, Workshop e Seminari in Italia, oltre a una serie di azioni formative, Masterclass ed Eventi di promozione del prodotto 100% italiano all’estero.

  • Gli Incoming Business True Italian Taste e True Italian Taste Europe

Ci sono stati nel 2018 alcuni Incoming Business, sia per il progetto che coinvolge il Canada, gli USA ed il Messico sia per quello che coinvolge l’Europa (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Regno Unito, Spagna e Svizzera). Per esempio,  il 12 e il 13 marzo 2018 durante una ‘due giorni’ a Bologna, si sono svolti ben 900 incontri d’affari B2B, in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna, per le imprese del territorio del settore agro-alimentare, con particolare focus sul comparto biologico. Quindi un fibrillante momento di reale incontro ed affari. Hanno aderito 30 importatori e distributori esteri operanti nelle filiere del retail, ingrosso ed e-commerce per prodotti di media e alta gamma. Massiccia la presenza delle aziende della regione: 113 aziende provenienti dall’Emilia Romagna, di cui per il 70% appartenenti al comparto biologico.

  • Il contributo chiarificatore di chi lavora sul campo per capire più a fondo le dinamiche

Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero, ha sottolineato i danni provocati dall’italian sounding che, a differenza della contraffazione, non può essere perseguita per legge. L’unica arma vincente è allora fare cultura, soprattutto rivolgendosi all’estero. Alberto Zambianchi, Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, invece, ha evidenziato quanto sia importante difendere le eccellenze italiane, facendole conoscere a 360°C: partendo dal loro valore e dalla loro storia per arrivare fino al modo di comunicarle. Continuiamo con questi contributi diretti, a viva voce. Sara Sacchetti, rappresentante della Camera di commercio italiana di Marsiglia, ha ricordato quanto sia vincente promuovere l’eccellenza di un prodotto legandolo alla storia del suo territorio, senza dimenticare l’importanza di fare rete. Nevio Boccanera, segretario generale della CCIE Miami, invece, ha sottolineato il valore culturale del cibo, la sua capacità di fare incontrare culture diverse e l’attenzione da riservare alla presentazione del prodotto in modo da preservarne la vera identità.

  • Conclusioni: un’internazionalizzazione 4.0

In chiusura riprendiamo il pensiero di Gaetano Fausto Esposito presente in un articolo pubblicato su Huffington Post: “quando i prodotti diventano contenitori di saperi e di know how ciò che li rende unici è la loro capacità di differenziarsi incorporando conoscenze e competenze di vario tipo e, tendono, allora, ad affermarsi abilità neo-artigiane. Negli anni più recenti c’è stata la valorizzazione e la crescita di una miriade di nicchie globali e la progressiva frammentazione della produzione, ormai sempre più “globale”. E conclude: “Per cogliere le opportunità dobbiamo passare ad un’internazionalizzazione 4.0 che possiamo definire delle “catene glocali del valore”, dove lo sviluppo internazionale dipende sempre dalla collocazione nella filiera e catena del valore, ma quest’ultima si compone attraverso la valorizzazione di competenze locali e globali, per ‘mettere a valore’ tutte le risorse e le abilità esistenti sui territori del mondo”.

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