Cibo e cultura: giornata nazionale del biancomangiare (+ricetta)

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Il calendario è ricco di giornate nazionali ed internazionali che celebrano il cibo: dal caffè all’hamburger fino alla pasta. Così non manca la Giornata Nazionale del Biancomangiare: il 24 luglio. Un cibo medievale che per il suo colore bianco era simbolo di purezza, di innocenza e di ascetismo.

Tutte le informazioni sul biancomangiare

La storia del Biancomangiare

Il Biancomangiare deve il suo nome al colore dei suoi ingredienti principali: latte e mandorle.

La storia del Biancomangiare è la storia del cibo medievale. Dolce o salato, cucinato solo con ingredienti bianchi, era dapprima gustato solo dal ceto nobile. In genere nella preparazione erano usati lardo, petto di pollo, riso, latte o mandorle. Una proposta probabilmente di origine francese, poi arrivato in Italia nell’XI secolo. Doveva essere il Blanc Manger servito come dessert all’importante banchetto della Gran Contessa Matilde di Canossa, organizzato per far riappacificare Papa Gregorio VII e l’Imperatore Enrico IV.

Nel tempo il biancomangiare è diventato un vero e proprio dolce, oggi riconosciuto dal PAT (Prodotti agroalimentari tradizionali) di tre regioni italiane: Sicilia, Sardegna e Valle d’Aosta. Pellegrino Artusi, nel suo capolavoro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, ne tramandò gli ingredienti: “150 g mandorle, di cui tre amare, 150 g zucchero in polvere, 20 g colla di pesce, panna o fior di latte mezzo bicchiere a buona misura, acqua un bicchiere e mezzo, acqua di fiori d’arancio 2 cucchiai”.

La leggenda del biancomangiare

La principessa d’Angiò amava affacciarsi di prima mattina alla finestra per respirare l’aria profumata di gelsomino. Un ufficiale arabo se ne innamorò segretamente. Un amore che non poteva essere dichiarato se non si voleva perdere la testa. E non letteralmente!

Ma l’amore crebbe a tal punto che l’ufficiale decise di dichiararsi, sfidando la condanna, che non tardò ad essere emessa. Per rendere immortale la sua dichiarazione d’amore, chiese di poter realizzare un dolce che profumasse di gelsomino. Il giovine si tolse la vita dopo aver lasciato a tutti noi la ricetta del biancomangiare.

Dove si mangia il biancomangiare

É un dolce al cucchiaio tipico della Sicilia meridionale, conosciuto anche in Valle d’Aosta e in Basilicata. In Sardegna è diffuso soprattutto nella zona di Alghero, dove  come addensante è usato l’amido di riso o di grano rimacinato, stemperato nel latte di pecora o capra, con l’aggiunta zucchero e buccia di limone.La crema viene racchiusa in una sfoglia di farina e strutto (pasta violada, una sorta di pasta briseé) e messa in forno per circa 40/50 minuti.

La ricetta del biancomangiare siciliano

Ingredienti

Per il latte di mandorle

800 g Acqua minerale naturale

200 g Mandorle senza pellicina

Sale

Per il biancomangiare

200 g Zucchero

80 g Amido di mais

Scorza di 1/2 limone

1 Cucchiaio di miele

2 Cucchiaini di estratto di vaniglia

Cannella

Per decorare

Pistacchi senza pelle tritati grossolanamente

Procedimento

Per il latte di mandorle

Lasciare in ammollo le mandorle per una notte. Metterle in un frullatore con l’acqua e un pizzico di sale e frullare.

Per il biancomangiare

In una terrina capiente mettere il composto di acqua e mandorle in una garza, facendolo scolare in modo da separare il liquido dalla polpa.

Mettere in una pentola zucchero, amido e cannella, aggiungere il latte di mandorle lentamente, mescolando con una frusta per ottenere un composto liscio ed omogeneo. Unire la scorza di limone e il miele, cuocere su fuoco basso, mescolando spesso fino all’addensamento.

Mettere la crema in uno stampo per budino in precedenza bagnato con acqua fredda, e fare raffreddare, coperto e a temperatura ambiente per 30 minuti circa. Mettere in frigo per un paio d’ore.

Raffreddato, togliere il biancomangiare dallo stampo, decorate con pistacchi. Servire fresco.

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