La gastronomia italiana è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Tra sostenibilità e diversità bioculturale il suo riconoscimento come Patrimonio Unesco significa attestare la sua unicità e la sua influenza a livello globale. La cucina italiana candidata Patrimonio Unesco nel 2023, ha finalmente ottenuto l’importante riconoscimento il 10 dicembre 2025
Aggiornato il 24 giugno 2026
Il successo della cucina italiana non è determinato solo dall’unicità delle sue ricette e dalla varietà dei suoi ingredienti. La nostra cucina ha un valore culturale, rappresenta la memoria condivisa di un’intera nazione, racconta un modo di stare insieme. Non è un caso che quando andiamo all’estero, rimpiangiamo i profumi di piatti come gli spaghetti al pomodoro e basilico o la pizza.
Cucina italiana: identità, cultura e convivialità

La cucina italiana è un vero linguaggio, è la chave per comprendere l’identità dell’Italia. Ristoranti che propongono la cucina italiana si trovano ovunque. E spesso non sono solo attività commerciali, ma veri portabandiere della nostra cultura. Alcuni ristoratori vi riescono in modo egregio, altri meno. In ogni caso testimoniano il successo della nostra cucina, che molte volte si contamina in modo perfetto con ingredienti locali, sena rinunciare alla propria tradizione.
Ed è propri questa capacità della cucina italiana di contaminarsi con altre culture gastronomiche che la rende apprezzata in tutti i paesi.
Il successo della cucina italiana nel mondo e la storia dell’emigrazione

La nostra cucina è conosciuta in tutto il mondo anche grazie al fenomeno della emigrazione. Chi lasciava l’Italia portava nei posti dove si stabiliva la cultura italiana, Il cibo, la cucina evocava ricordi, immagini, emozioni, modi si stare insieme. L’Italia veniva raccontata attraverso la tavola.
Se in origine l’immagine della cucina italiana era legata al piatto di spaghetti al pomodoro, alla pizza e al vino, nel tempo si è modificata grazie all’evoluzione degli chef italiani.
La forza della cucina italiana sta nella sua capacità di contaminarsi con altre culture

Come sottolinea Massimo Montanari, professore all’Università di Bologna, la cucina italiana è frutto di una continua sapiente contaminazione con ricette, ingredienti e tecniche che provengono da paesi diversi. Lo dimostra la pizza, che è simbolo di Made in Italy, ma che in realtà è italoamericana.
D’altra parte le stesse motivazioni che giustificano il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Unesco ricordano la capacità culturale di cuochi emigrati in altri paesi di contaminare le proprie ricette identitarie con culture diverse. Così in USA la pizza è molto diversa da quella che si mangia a Napoli, ma è pur sempre pizza. È più sottile, più croccante, va incontro al gusto americano, pur conservando le radici italiane.
Come si è arrivati alla canditatura della cucina Italiana come Patrimonio Unesco

L’Italia è conosciuta in tutto il mondo per la sua tradizione gastronomica. Non deve dunque stupire la decisione di candidare per il 2023 la pratica della cucina italiana nella Lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità dell’Unesco. Un modo per celebrare non un singolo ingrediente o piatto ma l’intero patrimonio culturale. La cucina italiana, nelle motivazioni della sua candidatura, viene definita come un insieme di pratiche sociali, riti e gestualità basate sui tanti saperi locali che, senza gerarchie, la identificano.
Ovunque, in Italia – si legge nella nota Unesco – cucinare è un modo di prendersi cura della famiglia e degli amici o degli ospiti dei ristoranti. È un sapere che dalle precedenti generazioni arriva alle nuove, creando un contesto culturale. È anche una manifestazione quotidiana di creatività che rimanda al “buon vivere” italiano per il quale, nel mondo, ci distinguiamo.
La cucina italiana candidata Patrimonio Unesco: chi sono i promotori
Alla direzione del progetto, tra le comunità promotrici dell’iniziativa, c’è l’associazione Collegio Culinario che ha riunito intellettuali, praticanti della cucina italiana, esponenti accademici e istituzionali, accumunati dall’obiettivo di promuovere la ricchezza della cultura alimentare del nostro Paese. A capo dell’associazione, nonché in prima linea per questa candidatura, Silvia Sassone, CEO & Founder di Spoongroup, che dimostra la sua forte expertise nel mondo della comunicazione e della consulenza strategica specie nel settore enogastronomico.
Oltre al Collegio Culinario, spiccano tra i promotori della candidatura: La Cucina Italiana, il prestigioso magazine nato nel 1929; Casa Artusi, centro di cultura gastronomica che raccoglie l’eredità di Pellegrino Artusi sulla cucina di casa italiana; e Accademia italiana della Cucina, riconosciuta quale Istituzione culturale della Repubblica dal Ministero della Cultura.
Il lungo cammino della candidatura
La proposta, scritta dal professore della Luiss, Pier Luigi Petrillo, che aveva in precedenza curato le candidature all’Unesco della Dieta Mediterranea e dei pizzaioli napoletani, è stata accolta dalla Commissione nazionale con parere favorevole all’unanimità.
Ora il dossier verrà trasmesso dal ministero degli Esteri all’Unesco e avrà inizio un iter di valutazione che dovrebbe concludersi a dicembre 2025. Nel nostro Paese il cibo è cultura, poche nazioni possono vantare il numero di ricette regionali con un’antica tradizione gelosamente custodita. Ogni ricetta racconta una storia, una leggenda, un sapere locale e una ritualità popolare.
Dal risotto alla milanese con ossobuco, agli anolini emiliani fino alla suppa cuata sarda, o meglio gallurese. Per gli italiani preparare un pranzo o una cena significa vivere un momento conviviale. Stare a tavola è una vera arte, che esportiamo in tutto il mondo! Ecco perchè è giusto sostenere la cucina italiana candidata Patrimonio Unesco.

