A Milano arriva Azotea, il cocktail-restaurant torinese ospitato da Bob The Other Side: una cucina nikkei che fonde Giappone e Perù, tra piatti storici e fermentazioni sorprendenti. Ogni portata è accompagnata da cocktail in mini‑porzione che dialogano con i sapori. Un viaggio intimo tra migrazioni, cultura e gusto
Milano sta consolidando la sua fama di capitale gastronomica internazionale: non più solo meta di grandi ristoranti italiani, ma vero e proprio crocevia di culture culinarie. Tra le novità più interessanti c’è Bob The Other Side, cocktail bar “nascosto” nel cuore del quartiere Isola, che ha ospitato lo chef Alexander Robles di Azotea, cocktail-restaurant torinese noto per la cucina nikkei, frutto di contaminazioni tra Giappone e Perù.
Qui il cibo diventa viaggio nel tempo e nello spazio: ogni piatto racconta una storia di migrazioni, ingredienti, fermentazioni e sapori lontani, accompagnato da sips pairing, piccoli cocktail creati per esaltare e dialogare con i piatti. Un’esperienza intima e curata, dove il drink non è solo un accompagnamento, ma parte integrante del racconto gastronomico.
Azotea arriva a Milano
Se da qualche anno il capoluogo lombardo attira ristoratori da tutto il mondo, tra loro non poteva mancare Azotea, il cocktail-restaurant torinese che unisce piatti contemporanei con influenze giapponesi e sudamericane a un pairing di piccoli cocktail studiati per ogni portata: a volte per concordanza di sapori, altre per contrasto, sempre con l’obiettivo di valorizzare gli ingredienti.
Bob The Other Side: il cocktail bar nascosto nel cuore di Milano

Lo chef Alexander Robles ha presentato il nuovo menu degustazione JIDAI – che significa “epoca” in giapponese – durante una serata esclusiva ospitata da BOB The Other Side, una “sala” raccolta e intima nel quartiere Isola, progettata per esperienze studiate, lente e curate. Appena varcata la soglia si viene accolti da un’atmosfera calda, che richiama il mondo della profumeria grazie a bottiglie elegantemente esposte.
La sala è piccola, per massimo trenta persone, e tutto è curato nei minimi dettagli, dagli arredi alla mise en place. Ogni piatto rivela il profondo rispetto per gli ingredienti: non si cerca lo stupore fine a sé stesso, ma un vero viaggio culturale e gastronomico nella storia del Giappone e nelle consistenze delle materie prime.
Il menu degustazione JIDAI e la cucina nikkei (tra Giappone e Perù)
Un viaggio nel tempo e nei sapori

JIDAI è un percorso che parte dall’era Jōmon – il tempo della cottura primitiva – e arriva all’epoca Edo, tra fermentazioni e contaminazioni culturali. Si ripercorre così l’evoluzione della cucina giapponese, dalle prime tecniche di coltivazione e pesca fino alle influenze cinesi e coreane.
Le portate del menu degustazione JIDAI
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Yayoi – Jidai: tonnetto all’letterato, edamame, radice di loto, oshigaki, ponzu, shiokara.
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Nara – Jidai: estratto di kimchi, aji rocoto, taro, fichi d’India, pittaya, sacha tomate, verdure di stagione.
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Kamakura – Jidai: parmantier di patate viola e porro, yuba croccante, shitake saltati, castagne, pomodori fermentati, lattuga di mare.
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Muromachi – Jidai: tagliolino al grano saraceno, tamago, manzo, dashi, cipollotto, soia, kombu, miso, bok choy, peperoncino.
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Edo – Jidai: ricciola cotta alla brace e glassata con salsa miso, cime di rapa, daikon, carote e sesamo tostato.

Sips pairing: quando il cocktail diventa parte del piatto
Ogni piatto è stato accompagnato da piccoli cocktail pensati per armonizzarsi perfettamente con il cibo:
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Granada: sherry, foglie di carciofo e melograno; gusto invernale, astringente e pulito.
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Fennel: Mezcal, finocchi in agrodolce, mela, Azolea, Togarashi bitter.
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Blanco: Bourbon, melone bianco, latte di cocco, curry verde giapponese; freschissimo.
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Hongo: Sherry, Pisco, funghi porcini, latte, verjus.
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Nobody Bloody: Gin Peter in Florence, Carpano Classico, pompelmo, zenzero, agrodolce di pomodoro.
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Cactus y Manzanilla: Bitter Fusetti, Azotea spicy liqueur, litcgi, camomilla, soda.
Lo chef Robles spiega: “Nel mio menu degustazione il drink diventa un elemento gastronomico. Non accompagna semplicemente, ma dialoga con il piatto e lo esalta.”
Lo chef Alexander Robles al Bob The Other Side: “nel menu degustazione il drink diventa un elemento gastronomico”
Alexander Robles: lo chef che racconta migrazioni e contaminazioni

Classe 1988, originario di Cuzco, con una bisnonna giapponese, Robles ha iniziato in cucina nei ristoranti di famiglia. Dopo esperienze in Italia (Marco Avidano a Chieri, Del Cambio con Riccardo Ferrero) e in Perù con Gastón Acurio, ha consolidato la sua tecnica e visione. Oggi è executive chef di Azotea a Torino, proponendo una cucina nikkei che fonde pulizia giapponese e intensità peruviana, sempre con attenzione all’equilibrio dei sapori.
Che cosa significa per te cucinare? “Ricercare l’equilibrio, fondere la tecnica della cucina giapponese con quella peruviana, usando anche ingredienti diversi. Con i nostri piatti serviamo cocktail studiati per armonizzarsi con le portate. Il drink diventa parte integrante dell’esperienza gastronomica.”
La tua cucina ha un rapporto con la tradizione? “Si, certo. La cucina nikkei nasce dalla contaminazione, dall’incontro di culture. Nikkei, in giapponese, significa “emigrato di seconda generazione”.
La nostra esperienza da Famelici da Bob The Other Side

Bob The Other Side è il ristorante dei sogni: atmosfera calma, cucina come atto culturale, piatti e cocktail che raccontano storie lontane. Un luogo in cui la lentezza diventa piacere e ogni dettaglio contribuisce a un’esperienza indimenticabile.
Indirizzo: Bob The Other Side – Via Borsieri 32, Milano (Zona Isola)
Orari di apertura: Dal martedì al sabato, dalle 18:00 alle 2:00
Posti limitati: consigliata la prenotazione
Instagram: @bob_theother_side

