Dopo il restyling, Miyama a Milano inaugura una nuova fase della sua storia con l’Omakase “I nostri classici”, un menu degustazione che ripercorre i piatti simbolo del ristorante. Tra un ambiente ispirato ai locali di Ginza, una cucina tecnicamente solida e un equilibrio tra tradizione giapponese e influenze mediterranee, il locale di San Siro punta a costruire un’esperienza che va oltre il semplice sushi
A Milano la cucina giapponese attraversa una fase di profonda trasformazione. Da una parte proliferano format sempre più orientati alla spettacolarizzazione, dall’altra cresce un pubblico che cerca autenticità, tecnica e un rapporto più diretto con la cultura gastronomica nipponica.
In questo scenario si inserisce il nuovo corso di Miyama Milano, storico ristorante giapponese del quartiere San Siro, che dopo un importante restyling sceglie di non rincorrere le mode, ma di ridefinire la propria identità. Il punto di partenza è il nuovo percorso degustazione Omakase “I nostri classici”, una proposta che racconta la storia del locale attraverso i piatti che ne hanno costruito la reputazione.
Il restyling di Miyama: quando il design accompagna la cucina

La trasformazione di Miyama non riguarda soltanto gli spazi. L’intervento architettonico segue una precisa idea di essenzialità, fatta di materiali naturali, linee pulite, legno e una luce studiata per creare un’atmosfera raccolta.
L’ispirazione ai ristoranti di Ginza emerge senza diventare un esercizio di stile. Il giardino giapponese visibile dalla sala rappresenta probabilmente l’elemento più riuscito dell’intero progetto: introduce un momento di sospensione che accompagna l’esperienza gastronomica invece di sovrastarla.
È un dettaglio importante, perché il nuovo Miyama evita la trappola dell’estetica fine a sé stessa. L’ambiente prepara il cliente a ciò che arriverà nel piatto, senza trasformarsi nel protagonista.
L’Omakase da 100 euro ridefinisce il posizionamento del ristorante Miyama

La vera novità della riapertura di Miyama è il menu degustazione Omakase “I nostri classici”, proposto a circa 100 euro.
Non si tratta semplicemente di una scelta di prezzo, ma di una precisa dichiarazione d’intenti. In una Milano dove l’alta cucina giapponese raggiunge spesso cifre ben superiori, Miyama sceglie di collocarsi in una fascia “premium accessibile”: un’esperienza gastronomica completa, curata e strutturata, senza entrare nel territorio dell’ultra lusso.
Il valore di questa proposta va però oltre l’aspetto economico. Il nuovo Omakase diventa lo strumento con cui il ristorante racconta la propria identità, rileggendo i piatti che ne hanno segnato la storia attraverso una degustazione costruita come un percorso narrativo.
In questo senso il prezzo assume anche un significato culturale: rende più avvicinabile una delle espressioni più autentiche della cucina giapponese, mantenendo alta l’attenzione sulla qualità della materia prima, sulla tecnica e sul rapporto di fiducia che si crea tra lo chef e l’ospite.
In una città dove spesso la cucina giapponese oscilla tra format seriali e fine dining molto esclusivo, Miyama prova così a occupare uno spazio diverso, puntando su equilibrio, coerenza e accessibilità senza rinunciare all’identità. Si sta anche studiando di proporre un altro menu degustazione più contenuto.
Omakase a Milano, il significato di una filosofia

“Omakase” significa letteralmente “mi affido a te”. È una formula che invita l’ospite ad affidarsi completamente allo chef, lasciando che sia lui a costruire ritmo, intensità e successione dei piatti. Non è soltanto una scelta gastronomica, ma una relazione di fiducia tra cucina e cliente.
In Giappone l’Omakase rappresenta una delle espressioni più autentiche dell’ospitalità: non è soltanto una successione di piatti, ma un dialogo silenzioso tra cuoco e ospite, fondato sulla fiducia e sul rispetto della tecnica.
Ogni degustazione è pensata come un racconto, dove consistenze, sapori e temperature si susseguono con un ritmo preciso. Per questo motivo due esperienze Omakase possono essere molto diverse tra loro: non esiste un menu “standard”, ma un percorso che riflette l’identità del ristorante e la visione dello chef.
Nel percorso proposto da Miyama questa filosofia viene reinterpretata attraverso una selezione di piatti che hanno segnato la storia del ristorante, trasformando il menu in un racconto della propria identità.
I piatti: tecnica, equilibrio e qualche piatto memorabile

Dal punto di vista tecnico il livello della cucina è elevato e costante. Tra i passaggi più convincenti emerge l’Ika Somen, essenziale e pulito, dove la qualità della materia prima resta assoluta protagonista.
Molto riuscito anche il carpaccio con salsa ponzu e pomodoro, un incontro misurato tra sensibilità giapponese e ingredienti mediterranei che evita qualsiasi forzatura.
Tra i piatti simbolo del percorso spiccano poi i Gyuniku Gyoza al tartufo nero, capaci di trovare un equilibrio convincente tra intensità aromatica e precisione tecnica, mentre il Lobster Maki conferma l’attenzione del ristorante per costruzioni eleganti e ben calibrate.
La degustazione si conclude con il Tataki di Wagyu, una chiusura coerente, intensa e probabilmente il momento emotivamente più coinvolgente dell’intero percorso.
Più che stupire continuamente, la cucina di Miyama sceglie la continuità. Ed è proprio questa coerenza a rappresentarne uno dei punti di forza.
Cristina Hu e Daniele Zhang: una crescita costruita nel tempo

Dietro Miyama ci sono Cristina Hu e Daniele Zhang, fondatori del ristorante nel 2010. Quando il locale apre, la scena giapponese milanese è ancora molto diversa da quella odierna. Il loro progetto non nasce con l’obiettivo di inseguire le tendenze, ma di costruire un’identità riconoscibile attraverso costanza e qualità.
Negli anni il ristorante è cresciuto senza cambi di rotta improvvisi, affinando progressivamente cucina, servizio e selezione delle materie prime. Il recente restyling rappresenta quindi una naturale evoluzione di questo percorso: un aggiornamento del linguaggio, non una rivoluzione. Una scelta che riflette una precisa idea imprenditoriale, fondata sulla continuità più che sull’effetto sorpresa.
Vale la pena di provare il nuovo menu degustazione del ristorante Miyama?
La risposta è sì, soprattutto per chi desidera conoscere una versione della cucina giapponese lontana dalle semplificazioni più diffuse. Il nuovo Omakase non cerca la spettacolarità a tutti i costi. Preferisce costruire un racconto coerente, dove tecnica, ambiente e servizio concorrono a un’unica esperienza.
In una Milano sempre più ricca di ristoranti giapponesi, Miyama sceglie una strada diversa: fare dell’Omakase non soltanto un menu degustazione, ma un linguaggio attraverso cui raccontare il proprio percorso.
Scheda pratica del ristorante Miyama, ristorante giapponese a Milano
- Cucina: giapponese contemporanea con influenze mediterranee
- Formula: menu alla carta e menu degustazione Omakase
- Menu degustazione: “I nostri classici” Omakase
- Prezzo menu degustazione Omakase: circa 100 euro
- Zona e indirizzo: San Siro, Milano –Via Caldera, 1, 20153 Milano MI
Perché andarci
- Restyling architettonico elegante e coerente con la filosofia del locale.
- Omakase costruito sui piatti che hanno reso celebre il ristorante.
- Cucina tecnicamente solida e materie prime di alto livello.
- Un’esperienza che punta sulla narrazione gastronomica più che sull’effetto scenico.
Credit Photo:Tam Tam Milano

