Un Caffè con l’Artista. Il piacere di bere con gli occhi

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Timida comparsa o indiscusso protagonista. Semplice bevanda o occasione di ritrovo. Emblema di eleganza o servito con intenti satirici. Il caffè, fin dalla sua prima entrata in scena, diviene un interessante soggetto nella storia dell’arte, una cartina tornasole di una rivoluzione di gusti, costumi e riti. Nei quadri del Seicento e Settecento non può mancare nelle tele di vita nobile e alto-borghese, ma a rendere popolarissima questa bevanda è anche la grande stagione dei caffè impressionisti: basti pensare, tra i francesi, alla Fine della Colazione di Renoir o alla Colazione nello studio di Manet; tra gli italiani alla bella tela Al Caffè di Zandomenenghi e alla deliziosa Conversazione al Caffè di Boldini.

E nel Novecento? In un’epoca di grandi inquietudini e contraddizioni non mancano pregevoli testimonianze nelle tele di Van Gogh, Guttuso, Hopper, per non parlare delle fantasiose caffettiere panciute del colombiano Botero. A spasso tra i caffè dell’arte, un breve viaggio alla scoperta di una bevanda da assaporare con gli occhi…

Con de Zurbaran il caffè si gusta con arance e cedri

Nella storia dell’arte il caffè fa capolino già nel 1633 con l’artista spagnolo Francisco de Zurbaran. Nella raffinata natura morta Piatto di cedri, cesto di arance e tazza con rosa  (1633, Los Angeles, Norton Simon Foundation), allineata in rigoroso ordine affianco a sontuosi frutti, ecco sfilare una seducente tazzina di caffè. Delineati con una luce dalla precisione fotografica, i singoli oggetti emergono da uno sfondo nero e immobile a sprigionare nell’aria inebrianti aromi e profumi.

Il caffè in Hogarth è un vezzo dell’alta società

Caustico artista del XVIII secolo, William Hogarth non perde occasione di citare il caffè nei suoi gustosi ritratti della società contemporanea. Nella Morning Levée della contessa (1745, Londra National Gallery), scena tratta dalla serie di dipinti dedicati al Matrimonio alla moda, raffigura in modo sarcastico una delle abitudini importate dalla Francia tra le più criticate dell’epoca: la protagonista al riveglio riceve gli ospiti al tavolo della toilette. Irrinunciabile per i visitatori, che ascoltano estasiati un cantante, sorseggiare un caffè servito in eleganti tazzine alte.

Con Manet pausa caffè nello studio

Su una tovaglia di fiandra, superbamente dipinta, tra bucce di limoni, gusci di ostriche e bicchieri di vino spunta una bianca tazzina in porcellana con profili dorati. Nella famosa Colazione nello studio di Eduard Manet (1868, Monaco, Neue Staatsgalerie) massima è la cura nella rappresentazione sia del protagonista, il giovane Leon Leenhof, sia del brano di natura morta alle sue spalle. A raccontare il rito del caffè di fine pasto è la domestica sulla sfondo che si avvicina recando tra le mani con un caffettiera bollente. Con pennellate rapide e veloci, la luce si riflette nell’argento della caffettiera e l’osservatore, partecipe dell’attesa, aspetta voglioso una buona tazza di caffè.

Lega e il caffè all’ombra del pergolato

In un luminoso e rilassato dopo pranzo il macchiaiolo Silvestro Lega ambienta la delicata tela Il pergolato (1868, Milano, Pinacoteca di Brera). Di tavole imbandite nemmeno il pallido ricordo, a dominare è la calda e rigenerante luce del primo pomeriggio che si insinua tra le foglie delle fronde, dove sostano tre donne e una bambina. Su una pigra panchina riposano tazzine e zuccheriera, mentre una giovane caffettiera entra in scena con un vassoio e una piccola caffettiera di peltro. Nitida e semplice è la composizione di questa delicato scorcio di intimità familiare.

Per Cezanne il caffè fa rima con quotidianità

Un tavolino, una caffettiera in metallo e una tazza di caffè con il cucchiaino (l’unico sfizio è un sottile bordo celeste). Con pochi e semplici elementi Paul Cezanne nella Donna con caffettiera (1895, Parigi, Musée d’Orsay) tratteggia un momento di ristoro tra le fatiche del menage quotidiano. Superando le tematiche impressioniste, mette a frutto le continue ricerche sulla forma che sarà tanto importanti per i cubisti.Con contorni marcati da scure ombre e volumi evidenziati dalla luce, costruisce uno spazio dalla nitida geometria che celebra il valore del hic et nunc.

 Hopper serve il caffè ai nottambuli

Ben lontane dalla vivacità dei caffè impressionisti sono le visioni notturne di Edward Hopper, acuto testimone della società statunitense. Nel celebre dipinto I nottambuli (1942, Chicago, The Art Museum) a essere rappresentato è un diner notturno abitato da pochi e desolati personaggi che affogano la solitudine in una malinconica tazza di caffè lungo all’americana. Come fosse il fotogramma di un film, ad affiorare è un istante sospeso nel tempo e nello spazio.

In Guttuso il caffè è sospeso tra realtà e sogno

Turisti giapponesi, camerieri affaccendati, giovani e fascinose fanciulle, reminescenze dechirichiane si danno appuntamento al Caffè Greco, celebre caffè romano che dà il titolo a una suggestiva tela di Renato Guttuso (1976, Colonia, Museo Ludwig). Nei toni che sfumano tra il rosso e il bruno viene evocata l’atmosfera brulicante e disordinata di un cafè fin de siecle, ma suggerito anche un luogo che sconfina nella fantasia più surreale.

Può forse l’arte disegnare un profumo? Catturare un aroma? Nel caso del caffè si direbbe che la risposta è positiva 🙂

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2 commenti per “Un Caffè con l’Artista. Il piacere di bere con gli occhi

  • Riberta candus

    Bravissimi famelici, il riportare il caffe all’arte e specie ai diversi pittori è veramente…forse da intellettuali, ma è meglio scriverlo chi non lo è o non si sente con quella vena non lo leggerà.
    Aspetto le otto mosse di difesa di un pessimo caffe al ristorante.

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    • Roberta grazie. Famelici crede fortemente nella relazione cibo e cultura. Cibo è costruzione di identità, è gioco, socialità, eros…è veramente tanto! Ci auguriamo che non diventi pornografia del gusto. Se ci segui, potrai leggere altri post sul caffè, sul suo valore culturale e su come il consumatore possa rivendicare il diritto a un buon caffè.

      Rispondi

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