Mauro, il guardiano del faro: quando la giustizia emette sentenze inique (ricordando Edipo e Antigone)

Un Doppiamente Famelici, davvero originale, Monica Viani, incantata dal racconto lascia “carta e penna” a Roberto Rossi,  vicepresidente di Gallura Turismo, per raccontarci una sconfitta che meritava di essere vissuta perchè i sogni meritano sempre di illuminare le nostre vite. Una volta tanto, qualcuno…mi ha lasciato senza parole!

Il viso è sereno di chi ha l’animo in pace, segnato di chi ha vissuto, subito ed amato la natura in tutte le sue espressioni più estreme. Erano 15 anni che non andavo più là, quando con Bepi, un caro amico che ora naviga il cielo, a bordo del suo veliero Dovequinto sbarcavo a Budelli, un’isola depredata dalla sua sabbia rosa a causa di quegli stolti che vivono la bellezza solo nella sua superficie, che non sanno andare oltre, che non riescono a capire che la vera bellezza sta dietro, nella conoscenza, nella consapevolezza. É Mauro a suggerirmi questo pensiero, semplice quanto vero, tanto banale quanto pieno di significato.

La Sardegna del “guardiano dell’isola”: la storia di Mauro Morandi

Mauro, il guardiano del faro

Mauro è noto come “il guardiano dell’isola”, balzato alle cronache per una vicenda che scopre i nervi della nostra fragilità umana. Una vicenda che non si risolve con la giusta decisione, perché qualunque essa sia non sarà mai quella giusta. É quando il potere coercitivo della legge scritta si scontra con il vissuto individuale, con quella summa di sentimenti e di emozioni, che si apre una zona grigia dove la ragione assoluta non trova radici.
Ed è ampia più che mai quella zona grigia, laddove il sentimento di giustizia, tutto ciò che appartiene al vasto mondo del diritto “non scritto”, può riuscire a condizionare l’agire umano fino a farlo sconfinare nell’illegalità. Qui è facile rifarsi a Sofocle e all’atto di disubbidienza di Antigone, l’esempio della letteratura classica che meglio di tutte spiega questa imperfezione.

Di fronte alla Spiaggia Rosa e a questo mare di gennaio, in questa giornata di sole e di colori limpidi dovuti al piovasco che pochi minuti prima ha sorpreso la nostra navigazione, mi trovo seduto su una rurale panca lavorata dal tempo e dalle intemperie, a filosofeggiare liberamente con Mauro.

Mauro, il guardiano del faro: quando la giustizia emette sentenze inique (ricordando Edipo e Antigone)

Mauro, il guardiano del faro

Scomodare Sofocle e Platone e tirare in ballo eventi storici, o addirittura epici, di fronte all’incanto di questa terra, può apparire, cosa da radical chic. La verità è che i soggetti in questione hanno ben poco, o meglio nulla, di radical chic. Piuttosto sono semplici persone curiose, spinte dal piacere del confronto, dal gusto della discussione, dell’analisi che va un po’ oltre, anche laddove l’astrazione dei pensieri lascia poco spazio a logiche analitiche. Con un tacito assenso, un incrocio di sguardi decidiamo di non esagerare, di non soffermarci sull’inevitabile addivenire, su quei ragionamenti del fare e del non fare, e di passare al più pratico, alla cronaca nuda e cruda.
Quella che ha riempito intere pagine di quotidiani e magazine, che ha occupato spazi nei palinsesti dei media, quella che parla chiaro e senza fraintendimenti di una sentenza finale, crudele ed ineludibile, che vuole un definitivo abbandono di Mauro da questo suo piccolo paradiso.

Una sentenza che determina che qui, Mauro, non può più rimanere, che dovrà andarsene molto presto. E per sempre. Certo, potrà senz’altro tornare da turista, da visitatore, beffardamente attento a rispettare le regole che governano su quest’isola. Attento a rispettare ciò che lui stesso, per trent’anni, ha fatto rispettare a chi sbarcava qui. Trent’anni di storia, trent’anni di vita, trent’anni di Budelli, trent’anni di mare e di sabbia, di vento e di silenzio, di sole che brucia e di freddo che gela, trent’anni di isola, di solitudine, di pace, di letture e di riflessioni, di gabbiani e di pesci, di maree di acqua e di gente, di paesaggi, di colori, di sapori, di nulla e di tutto. Trent’anni tra terra e cielo, tra terra e mare. La terra che si stende in un fazzolettino di un chilometro e mezzo, lungo una costa che di chilometri ne conta dodici. E al centro un picco che svetta con i suoi 88 metri di altezza. Budelli è questa, niente di più. Un incanto racchiuso in un minuscolo scrigno.

E in trent’anni vissuti qui cosa può sfuggire di questo scrigno? Nulla sicuramente, si può scorgere anche un piccolo sasso mosso dal vento, si può assistere ad un seme che rompe la terra, che si affaccia alla luce e cresce, giorno dopo giorno, per diventare pianta.

Il Don Chisciotte della Sardegna è un mito per tutti noi: mai abbandonare i sogni

Mauro, il guardiano del faro

Oggi, da over 70, Mauro è in pace, deluso ma sereno, perché Don Chisciotte ha solo sprecato tempo ed energie, i mulini a vento erano solo un’illusione, la sua Dulcinea del Toboso è perduta, la sua amata bicocca di Budelli verrà smantellata e lui allontanato.

É una sentenza definitiva, ultima, insindacabile che l’Ente del Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena ha emesso. Mauro ne prende atto, conscio che questa autorità può assolutamente pretenderlo. Non farà battaglie, non alzerà scudi. Semplicemente, fedele ai principi sui quali ha fondato la sua vita e le sue scelte, affiderà il suo destino al fato, volgerà lo sguardo al mare e libererà le sue parole al vento, quegli elementi della Natura con i quali ha fatto i conti ogni giorno, fronteggiandoli e rispettandoli, ventiquattro ore al giorno, per trecentosessantacinque giorni all’anno, per trenta lunghi anni.

Questo farà, mi dice. Troverà casa altrove, forse non distante da qui, a La Maddalena, a Palau o, più probabilmente, ad Olbia. Questo è l’incarico che mi ha dato “Roby, vedi se trovi una cosa per me, anche lì nella zona dove stai tu, una casetta piccola, semplice, da spendere poco”. Un pò mi angustia questo compito. Beh, pensare ad un posto per Mauro, diverso da dove vive ora, non mi viene facile. Muratura anziché legno, strade al posto di sabbia e mare, un viavai di persone in sostituzione di uccelli e pesci… e poi i rumori della civiltà, voci e rombi di motori come colonna sonora sostituiranno i suoni del vento e di una natura incontaminata. Sarà dura per lui, penso, molto dura.

Un’impresa ancora più ardita di quando è giunto qui, di quando ha iniziato a fare i conti con le asperità di una piccola isola, in totale solitudine. Era stata una sua libera scelta, aveva capito che quella vita vissuta per quarant’anni, dentro quel mondo, non faceva più per lui. Con la solita flemma e spregiudicata convinzione, un giorno di questi tempi, esattamente trent’anni fa, aveva preparato le sue cose, salutata la mamma, gli amici più stretti, i colleghi insegnanti e, girate le spalle alla città, ripartiva per la sua nuova vita, per la sua nuova via che lo portava qui, dove non c’era nulla, dove c’era tutto quello non aveva, dove c’era tutto quello che voleva.

Ricordo la prima volta che incontrai Mauro, il suo piccolo cane mi corse incontro, scodinzolando gironzolava attorno a me, ogni tanto andava a cercare una carezza dall’amico Bepi, poi tornava da Mauro e si accucciava lì, quieto, con il musetto fermo e gli occhi che ogni tanto sollevava, ci guardava qualche secondo, poi si voltava verso Mauro che allungava una mano e con una carezza lo rassicurava: “bravo Romeo, stai qui, dopo andiamo a fare un giro…”. Era un piccolo meticcio Romeo, che ricordava un barboncino, o forse lo era. Di sicuro era l’amico fidato, il compagno di avventura di Mauro. Non ricordo come giunse lì Romeo, forse non lo chiesi, forse lo portò con sè quando partì, o forse no, se lo ritrovò in qualche modo lì, con lui, a Budelli, alle propaggini della Spiaggia Rosa. Era settembre, il turismo dei grandi numeri era passato, sostituito da altri vacanzieri più fortunati. Ora il mare non è più un crocevia di strade trafficate, mi dicevo; ora gli spazi si sono raddoppiati, triplicati, ora le voci sono quelle della Natura, del vento e degli animali, pensavo. Questo era settembre.

Ora è gennaio, oggi, in questo momento, sono di nuovo qui. Settembre era un paradiso, ora cos’è? Cosa c’è, nell’immaginario, di più fantastico del paradiso? Questo è anche un inverno particolare, uno di quelli che si verificano una volta ogni trent’anni, dicono al meteo. Uno ogni trent’anni… 1989, trent’anni fa. Mauro iniziava la sua nuova vita qui, a Budelli, a poche miglia dalla Corsica, tra Italia e Francia, a ridosso delle Bocche di Bonifacio, quella striscia di mare spesso inquieto, che a volte non vuole essere attraversato da niente e da nessuno, e chiama venti e correnti a sè, per rimanere qualche giorno libero, in solitudine, in pace. Uomo e Natura, curiose similitudini, storie semplici, affascinanti.

Mauro e la sua storia: “non conta ciò che è stato, conta che sia stato”

Mauro, il guardiano del faro

É giunta l’ora del rientro. Dragut è rimasta ormeggiata un pò al largo, bella ed elegante, con le sue vele che si stagliano tra cielo e mare. A bordo mi aspettano il suo comandante Luca, in compagnia di Carlo e del giovane Nicolò, brillante tredicenne che governa con sorprendente maestria il gommone con il quale mi viene a recuperare. Qualche minuto per farsi una piccola scorta di ricci che saranno la nostra merenda, mentre Dragut prende la rotta di rientro al porto di Palau.

Le emozioni si accavallano. Nella mente il viso scavato di Mauro, con i suoi tratti decisi e netti, contrasta con le sfumature di un cielo che all’imbrunire si fa incantevole. Il vento soffia leggero, poi un pò più insistente. La luce del giorno piano piano cala per lasciar brillare quelle della costa, del faro, dei lampioni, di quelle case dagli occhi illuminati. Quegli occhi che, ogni giorno, per tanto tempo, hanno salutato Mauro in una buonanotte che non sarà più la stessa. Ma è nell’ultimo saluto, nelle sue ultime parole, che si racchiude il senso di tutto questo: “non conta ciò che è stato, conta che sia stato”.

Una lunga storia, una bella storia. Che meritava di essere vissuta.

Roberto Roby Rossi

 

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