Dalla conduzione biologica della cantina Le Fraghe alla valorizzazione della Corvina, la produttrice veronese racconta perché il Chiaretto di Bardolino può andare oltre l’idea del semplice vino estivo, diventando un rosato capace di evolvere nel tempo
Un vino rosa che sfida il tempo. È questa la sorpresa che emerge dalla degustazione verticale organizzata da Matilde Poggi nella sua cantina Le Fraghe, a Cavaion Veronese. Mentre nel calice si susseguono le annate del Chiaretto di Bardolino, dal 2023 al 2019, il luogo comune che vuole il rosato come un vino da bere entro pochi mesi comincia a sgretolarsi. È proprio da questa convinzione che prende forma il lavoro della produttrice veronese: dimostrare che il Chiaretto, se nasce da un grande territorio e da una viticoltura rispettosa, può affrontare il tempo con eleganza.
Matilde Poggi, una voce autorevole del Bardolino
Considerata una delle figure più autorevoli dell’enologia italiana, Matilde Poggi guida da oltre trent’anni la cantina Le Fraghe, a Cavaion Veronese, nel cuore della denominazione Bardolino. Originaria dell’entroterra ligure, ha costruito la propria storia professionale attorno a un’idea precisa di viticoltura: il vino nasce dal rispetto della terra, del paesaggio e della cultura di un territorio.
Per questa donna dinamica e determinata, impegnata da sempre nella valorizzazione del Bardolino e del Chiaretto, fare vino significa custodire un patrimonio collettivo prima ancora che produrre bottiglie.
Il vino, racconta, è anche memoria. Una sorta di madeleine proustiana capace di riportare alla luce ricordi familiari. Non è un caso che Rodon, il suo Chiaretto d’annata, prenda il nome dalla nonna: in greco significa “rosa”, un omaggio alle radici e al colore che meglio identifica questo territorio.
Matilde Poggi: “il compito del contadino è custodire il paesaggio”

L’azienda nasce nel 1984 dalla divisione della proprietà di famiglia. Negli anni la piccola realtà agricola è cresciuta fino a raggiungere una trentina di ettari vitati, coltivati prevalentemente a Corvina, Rondinella e Garganega.
La svolta arriva nel 2009 con la certificazione biologica.
«Credo che sia compito dei contadini preservare nelle migliori condizioni possibili il territorio su cui lavorano. È un impegno che tutto il mondo agricolo dovrebbe assumersi.»
Una scelta che, sulle colline moreniche del Garda, trova condizioni particolarmente favorevoli. I vigneti di Le Fraghe sorgono infatti su terreni poveri ma ricchissimi di minerali, modellati dall’antico ghiacciaio che ha scavato il lago di Garda.
Tra lago e Monte Moscal, il vento garantisce una ventilazione costante, riducendo naturalmente la pressione delle malattie e rendendo più agevole la coltivazione biologica. Sono suoli sciolti, ricchi di sabbia e ciottoli, dove l’acqua defluisce rapidamente: un vantaggio in molte stagioni, ma anche una sfida negli anni più siccitosi, quando l’irrigazione di soccorso diventa necessaria solo nei momenti di reale bisogno.
Il Bardolino nasce soprattutto in vigna
Il biologico come scelta culturale prima ancora che produttiva

Ascoltando Matilde Poggi emerge una convinzione chiara: il vino si costruisce prima di tutto in campagna.
«Il novanta per cento del nostro lavoro è in vigna.»
Ogni stagione richiede decisioni diverse. Defogliazione, gestione della produzione e tempi di raccolta vengono adattati alle condizioni climatiche per raggiungere il giusto equilibrio tra acidità, maturazione fenolica e contenuto zuccherino. Il cambiamento climatico ha modificato anche il comportamento delle varietà storiche del Bardolino.
«Quando ho iniziato a vinificare la Rondinella non sempre maturava bene. Oggi, con le temperature più alte, raggiunge una maturazione completa e potrebbe tornare protagonista insieme ad altre varietà tradizionali.»
La Corvina, tuttavia, resta il cuore identitario dell’azienda, grazie alla sua eleganza aromatica e alla capacità di mantenere freschezza e finezza anche nelle vinificazioni in rosa.
Un’enologia poco interventista
La stessa filosofia prosegue in cantina. Niente legno, solo materiali neutri come acciaio, cemento non vetrificato, terracotta e ceramica.
«Cerchiamo di fare il meno possibile. Il nostro lavoro consiste nel preservare ciò che l’uva ci consegna.»
Le fermentazioni avvengono spontaneamente con pied de cuve e si evita, quando possibile, la fermentazione malolattica per mantenere intatta la tensione acida che rappresenta una delle firme stilistiche dei vini aziendali.
Rodon e Traccia di Rosa: due interpretazioni del Chiaretto di Bardolino
Rodon, il Chiaretto della memoria, Traccia di Rosa pensato per il tempo

La degustazione mette a confronto due interpretazioni dello stesso territorio. Rodon rappresenta il Chiaretto d’annata: circa l’80% Corvina e il 20% Rondinella, affinamento in acciaio e imbottigliamento già nei primi mesi dell’anno per conservare tutta la fragranza del frutto.
Diversa la filosofia di Traccia di Rosa, nato nel 2019. Qui l’obiettivo è dimostrare che un Chiaretto può affrontare il tempo. Il vino proviene da un singolo vigneto, il più fresco dell’azienda, con una macerazione di circa ventiquattro ore e un intero anno di affinamento in cemento. Una scelta tecnica che punta a ottenere maggiore profondità senza perdere eleganza.
Perché Matilde Poggi crede nel Chiaretto da invecchiamento
È questo il tema centrale dell’incontro. Per Matilde Poggi il Chiaretto non dovrebbe essere considerato esclusivamente un vino estivo o da aperitivo. Può evolvere. Può accompagnare una cucina più articolata. Può sorprendere anche dopo alcuni anni di bottiglia.
La degustazione verticale di diverse annate lo conferma. Dal 2023 al 2021 fino al 2020, il colore rimane luminoso, mentre il profilo aromatico acquista progressivamente complessità. Emergono note agrumate, richiami all’arancia, sfumature minerali e quella caratteristica sapidità che rappresenta una delle firme dei rosati gardesani. Il tempo non impoverisce il vino. Lo trasforma. Le annate più mature acquistano profondità senza perdere la freschezza che identifica il Chiaretto di Bardolino.
Il valore del terreno morenico del Garda
Secondo Matilde Poggi, il segreto risiede soprattutto nei suoli morenici che circondano il lago di Garda. È da qui che nasce quella sapidità sottile, mai semplicemente salina, ma quasi pietrosa, che accompagna il sorso e distingue il Chiaretto del Bardolino da molti altri rosati italiani.
Una caratteristica che rende il vino estremamente versatile negli abbinamenti gastronomici e capace di affrontare anche piatti più strutturati rispetto alla tradizionale cucina estiva.
Il futuro del Chiaretto passa dalla sua identità
In un momento storico in cui il consumo di vini rosati cresce in tutto il mondo, Matilde Poggi invita a evitare facili imitazioni. La forza del Chiaretto non sta nell’inseguire le mode, ma nel valorizzare la propria identità territoriale.
Un rosato nato sulle colline del Garda, figlio della Corvina e dei terreni morenici, capace di raccontare un paesaggio attraverso eleganza, freschezza e una sorprendente capacità evolutiva. È forse proprio questa la lezione più importante lasciata dalla degustazione: il Chiaretto non è soltanto il vino dell’estate. Può diventare un vino del tempo.

