Il nostro racconto parte da lontano, dagli antichi Etruschi per arrivare nel cuore dell’Irpinia, dove il Greco di Tufo racconta una storia diversa da quella che molti immaginano. La visita alla Cantina Di Marzo a Tufo svela le origini di uno dei più celebri vitigni autoctoni italiani, tra vigneti d’altura, tradizioni contadine e degustazioni che valorizzano il territorio
Negli ultimi anni i vitigni autoctoni sono diventati protagonisti del racconto enologico italiano. Non si tratta soltanto di una tendenza, ma della volontà di recuperare identità, biodiversità e storie che per decenni sono rimaste in secondo piano rispetto ai grandi nomi internazionali. In Irpinia, tra colline che sfiorano i 500 metri di altitudine e paesaggi modellati dall’Appennino campano, uno dei simboli di questa rinascita è il Greco di Tufo DOCG.
Per comprenderne davvero l’essenza, però, non basta assaggiarlo. Occorre visitare il luogo dove nasce. La Cantina Di Marzo, nel cuore del borgo di Tufo, rappresenta una delle tappe più interessanti per chi desidera andare oltre la semplice degustazione e conoscere il legame profondo tra territorio, storia e vino.
Con circa 150 mila bottiglie prodotte ogni anno, la Cantina Di Marzo è una realtà di dimensioni medio-piccole che punta sulla valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità, accompagnando i visitatori in un viaggio che va ben oltre la semplice degustazione.
Il microclima di Tufo: perché il Greco di Tufo è un vino unico
La prima cosa che emerge durante la visita è il forte legame tra il vino e il territorio. Tufo è circondato dall’Appennino campano, un contesto naturale che crea un microclima particolarmente favorevole alla viticoltura.
I vigneti raggiungono anche i 500 metri di altitudine, quote che in molte altre zone italiane vengono considerate di montagna. Le escursioni termiche tra il giorno e la notte, unite ai terreni ricchi di minerali tipici dell’Irpinia, contribuiscono a donare al Greco di Tufo freschezza, eleganza e una spiccata complessità aromatica. Sono caratteristiche che non possono essere replicate altrove e che spiegano il forte legame tra questo vino e il suo territorio d’origine.
La storia della cantina Di Marzo a Tufo e la visita al piccolo borgo

La visita conduce anche nel cuore del paese, affacciato su piazza Umberto I, dove si trova la chiesa madre di Santa Maria Assunta.
Il racconto non può prescindere dal terremoto dell’Irpinia del 1980, che colpì duramente Tufo e gran parte della provincia di Avellino, modificando profondamente il volto del borgo. Ancora oggi quella tragedia rappresenta una pagina importante della memoria collettiva locale e testimonia la capacità di questo territorio di ricostruire senza perdere la propria identità.
Il Greco di Tufo non arriva dalla Grecia: la scoperta delle origini etrusche

È probabilmente l’aspetto più affascinante della visita. Per molto tempo si è ritenuto che il Greco di Tufo fosse un vitigno importato dalla Grecia, come suggerisce il nome. Gli studi genetici condotti negli anni Duemila hanno invece dimostrato una realtà diversa.
Il Greco di Tufo avrebbe infatti origini etrusche e condividerebbe la stessa varietà genetica dell’Asprinio d’Aversa, altro importante vitigno autoctono campano. Una scoperta che cambia completamente la prospettiva storica: non un’uva arrivata dall’esterno, ma una varietà profondamente legata alla storia agricola dell’Italia centro-meridionale e custodita per secoli dalle comunità locali.
Gli antichi sistemi si allevamento delle vigne
Durante il percorso vengono raccontate anche le tecniche di coltivazione tramandate nel tempo. Tra queste spiccano alcuni antichi sistemi di allevamento che consentivano ai contadini di sfruttare lo spazio sotto le viti per coltivare altre specie agricole. Una pratica nata dall’esigenza di utilizzare al meglio ogni appezzamento di terreno e che oggi rappresenta una preziosa testimonianza della cultura contadina irpina.
Questi metodi tradizionali dimostrano come sostenibilità e biodiversità fossero già parte integrante dell’agricoltura locale ben prima che diventassero temi di attualità.
La degustazione alla Cantina Di Marzo a Tufo

Il percorso si conclude con la degustazione dei vini prodotti dall’azienda, occasione per ritrovare nel calice tutte le caratteristiche raccontate durante la visita: mineralità, freschezza e una spiccata identità territoriale.
A chiudere l’esperienza arriva anche un piccolo dessert composto da una cake alle nocciole, ricotta e gel all’arancia. Un assaggio che valorizza un’altra eccellenza dell’Irpinia, terra conosciuta anche per la produzione di nocciole utilizzate in numerose specialità dolciarie.
Perché visitare la Cantina di Marzo a Tufo

La visita alla Cantina Di Marzo non è soltanto un’esperienza dedicata agli appassionati di vino, ma un viaggio nella storia dell’Irpinia e nella riscoperta di uno dei vitigni autoctoni più interessanti d’Italia.
Tra il microclima creato dall’Appennino campano, le antiche tecniche di coltivazione e la sorprendente origine etrusca del Greco di Tufo, il percorso permette di comprendere come un grande vino sia il risultato dell’incontro tra natura, tradizione e ricerca.
Per chi ama l‘enoturismo autentico, lontano dai percorsi più scontati, Tufo rappresenta una tappa capace di raccontare il vino attraverso il territorio, le persone e la memoria di una comunità che continua a custodire uno dei patrimoni vitivinicoli più preziosi della Campania.

