Che cosa significa oggi abitare la terra e fare agricoltura? A Ca’ Mariuccia, nel Monferrato, il vino diventa il punto di partenza per raccontare un’idea diversa di impresa, fondata sulle relazioni, sulla sostenibilità e sull’inclusione. Dalla filosofia anticonformista del titolare alla degustazione di vini identitari, un viaggio tra persone, sapori e cultura contadina. Un’esperienza che invita a scoprire un Monferrato autentico, lontano dai percorsi più convenzionali
«Fare il contadino non è bello e buono. Specialmente adesso». A Ca’ Mariuccia, nel Monferrato astigiano, il racconto dell’agricoltura comincia senza cartoline bucoliche e senza nostalgia per un passato idealizzato. Il lavoro nei campi è faticoso, i conti non sempre tornano e il mercato del vino non fa sconti. Eppure, per Angela Calligaro e Andrea Maria Pirollo, che hanno scelto di abitare questa cascina e trasformarla in un progetto di vita, tornare indietro non sarebbe possibile.
A circa 120 chilometri da Milano, Ca’ Mariuccia è un luogo in cui il vino diventa la porta d’ingresso a una storia più profonda: quella di un’agricoltura che cerca un rapporto diverso con la natura, di un’impresa che vuole generare opportunità e di un territorio ancora poco conosciuto. La degustazione di vini non è soltanto un esercizio sensoriale: è un’occasione per conoscere una visione del mondo, ascoltare storie e interrogarsi sul significato di fare impresa oggi.
Ca’ Mariuccia: un altro modo di abitare la terra
Fare il contadino non è romantico: la sfida di Ca’ Mariuccia

Il progetto prende forma nel 2015, quando Angela e Andrea arrivano alla cascina Gianasso con esperienze professionali lontane dall’agricoltura. Il percorso comincia con il recupero della proprietà e con una progettazione partecipata, portando nel mondo rurale competenze maturate nella comunicazione, nel design e nell’organizzazione.
L’idea non è costruire semplicemente un’azienda agricola, ma sperimentare un modello in cui produzione, cultura, socialità e formazione possano convivere. Un progetto complesso, proprio come la personalità di Andrea Maria Pirollo che non si lascia racchiudere facilmente in una definizione.
«La natura non è affatto equilibrata, la natura è armonica», racconta Andrea durante la visita. . Se l’equilibrio suggerisce una condizione stabile; l’armonia nasce dalla relazione fra elementi diversi, anche quando questi sono in conflitto.
L’essere umano non è il proprietario assoluto della terra, ma una parte di un sistema più grande. Per entrare in relazione con la natura non occorre necessariamente essere agricoltori. Serve, piuttosto, riconoscere di appartenere a un mondo che non esiste soltanto per soddisfare i nostri bisogni.
Una filosofia che non idealizza il lavoro agricolo. Andrea è molto lontano dalla retorica della campagna come rifugio idilliaco: coltivare è faticoso, richiede competenze e comporta rischi economici. Il valore dell’esperienza, tuttavia, non si misura soltanto in termini di redditività.
Ca’ Mariuccia cerca di dimostrare che un’impresa agricola può produrre valore anche attraverso la cura del territorio, la trasmissione delle conoscenze e la costruzione di relazioni.
Biodiversità e memoria contadina
La cascina storica è il punto di partenza per recuperare una memoria agricola che rischia di scomparire. Il racconto di Andrea attraversa le antiche coltivazioni di canapa e lino, l’allevamento del baco da seta e il ruolo dei gelsi, un tempo utilizzati per delimitare le proprietà.
Erano attività che consentivano alle famiglie contadine di diversificare il lavoro durante l’anno, adattandosi alle stagioni e alle necessità economiche. Un sapere pratico che oggi può apparire lontano, ma che racconta un rapporto con le risorse molto diverso da quello di un’agricoltura sempre più orientata alla specializzazione.
La stessa attenzione si ritrova nei progetti di recupero della biodiversità. Così tra le idee messe in campo c’è la creazione di un frutteto dedicato a varietà storiche, con pomacee e drupacee, per conservare cultivar che rischiano di essere abbandonate perché poco redditizie.
Anche i boschi e le aree tartufigene fanno parte di questa visione. Il Monferrato è una terra legata al tartufo bianco, ma la valorizzazione delle sue produzioni non è sempre all’altezza delle loro potenzialità. Il problema, come osserva Andrea, non è soltanto agricolo: è anche commerciale e culturale.
Per far conoscere un territorio non basta produrre qualcosa di buono. Occorre creare una rete, costruire una narrazione riconoscibile e permettere alle persone di scoprire ciò che rende quel luogo diverso dagli altri.
Andrea, un uomo fuori dagli schemi, tra impresa e inclusione

Il carattere di Ca’ Mariuccia coincide in buona parte con quello di Andrea: ironico, provocatorio, curioso, poco incline alle formule di circostanza. Il suo racconto procede per associazioni, aneddoti e digressioni che collegano la storia del Piemonte alle contraddizioni del mercato, la politica alle scelte produttive, la vita privata alle responsabilità di un’impresa.
Il linguaggio è diretto, talvolta ruvido. L’ironia serve a smontare le narrazioni troppo rassicuranti e a riportare l’attenzione sulla realtà. Non c’è la pretesa di presentare Ca’ Mariuccia come un modello perfetto, ma la volontà di sperimentare un modo diverso di lavorare e vivere.
Prima di arrivare in Monferrato, Andrea si occupava di tutt’altro. Il suo percorso professionale si è incrociato con quello di Angela nel mondo della comunicazione e del design. Da quell’incontro e dalle vicende personali che hanno trasformato la sua vita è nata progressivamente l’esigenza di cambiare direzione.
La cascina diventa così il luogo in cui far convergere esperienze, passioni e idee maturate nel tempo. L’impresa non è soltanto un’attività economica: è anche un modo per dare forma a una visione personale.
Nel suo ragionamento ritorna spesso una domanda: è davvero necessario investire continuamente in macchinari costosi e aumentare la capacità produttiva? Oppure una parte delle risorse potrebbe essere utilizzata per creare lavoro, offrire formazione e costruire opportunità?
La questione non è rifiutare la tecnologia o la sostenibilità economica, ma interrogarsi sulle priorità. Che cosa significa avere successo, se il risultato economico non produce anche un beneficio per il territorio e per le persone che lo abitano?
L’inclusione si misura nelle opportunità
La dimensione sociale del progetto emerge soprattutto attraverso le esperienze di accoglienza e formazione. Andrea racconta la storia di Hassan, un ragazzo africano che ha lavorato a Ca’ Mariuccia, occupandosi di attività agricole e collaborando anche in pizzeria. Dopo aver acquisito competenze ed esperienza, Hassan ha ricostruito in Mali una pizzeria ispirata a quella conosciuta in Italia, chiamandola Casa Italia Mariuccia.
Per Andrea, questa è una delle soddisfazioni più importanti del percorso. Il risultato non consiste nell’aver trattenuto una persona all’interno dell’azienda, ma nell’averle dato strumenti per costruire qualcosa di proprio. Il concetto centrale è quello della reciprocità: riconoscere le capacità di una persona, trasmettere conoscenze e permetterle di diventare autonoma, affinché a sua volta possa offrire opportunità ad altri.
Non si tratta di assistenzialismo, ma di formazione e responsabilità condivisa. Il lavoro diventa un’occasione per imparare, acquisire dignità professionale e partecipare attivamente alla vita della comunità. L’agricoltura, in questa prospettiva, non è separata dalla società. Il modo in cui si coltiva la terra ha a che fare anche con il modo in cui si costruiscono le relazioni, si distribuiscono le opportunità e si immagina il futuro.
Il Monferrato e la sfida di raccontare l’Albugnano DOC

Il vino è uno degli strumenti attraverso cui Ca’ Mariuccia cerca di dare visibilità al territorio. Non soltanto un prodotto da vendere, ma un testimone della storia agricola e culturale delle colline piemontesi. Andrea racconta il proprio impegno nella promozione dell’Albugnano, una denominazione legata al Nebbiolo e a un’area del Monferrato astigiano che comprende quattro comuni.
Il progetto di valorizzazione prende forma nel 2017, con l’obiettivo di riunire produttori e viticoltori attorno a una domanda: come rendere riconoscibile un territorio che possiede una propria identità, ma che fatica a ottenere l’attenzione riservata ad altre aree vinicole piemontesi?
Il confronto con le Langhe è inevitabile. La notorietà di denominazioni come Barolo e Barbaresco dimostra quanto il valore di un vino dipenda anche dalla storia che lo accompagna, dalla capacità di comunicarlo e dalla forza della rete che lo sostiene.
Andrea lo ribadisce più volte: non basta produrre un vino interessante, se il territorio rimane sconosciuto. Occorre costruire relazioni, favorire la collaborazione fra produttori e offrire ai visitatori occasioni per scoprire le peculiarità del paesaggio. L’Albugnano diventa così parte di una sfida più ampia: trasformare il patrimonio agricolo del Monferrato in un’identità riconoscibile, senza imitare necessariamente i modelli più celebri.
Anche la scelta di conservare bottiglie di annate differenti risponde a questa esigenza. Il tempo permette di osservare l’evoluzione dei vini e di raccontare come cambiano, facendo emergere sfumature che non si colgono al momento della prima uscita sul mercato.
La degustazione di Ca’ Mariuccia: tre vini, tre storie

A Ca’ Mariuccia anche i nomi delle etichette hanno un significato personale. I vini sono dedicati a persone care e a legami familiari che hanno segnato la vita di Andrea e Angela La degustazione diventa così un percorso in cui le caratteristiche organolettiche si intrecciano con ricordi, scelte produttive e identità territoriale.
Luna: il metodo classico rosato a base di Barbera

Uno dei vini proposti in degustazione è Luna, un metodo classico rosato a base Barbera, dedicato alla cagnolina che ha accompagnato per diciassette anni la vita di Andrea.
Sul piano enologico, il vino nasce da una vendemmia orientata a preservare la freschezza e l’acidità della Barbera. La rifermentazione in bottiglia e l’affinamento di circa 48 mesi sui lieviti contribuiscono a definirne il carattere.
Nel calice colpisce il colore rosa cipria, delicato e luminoso. Il profilo aromatico si muove tra sfumature agrumate e note erbacee, mentre al palato emerge la freschezza tipica del vitigno.
La Barbera è conosciuta soprattutto per i suoi vini rossi, nei quali struttura, acidità e componenti tanniche contribuiscono a costruire il profilo gustativo. La versione rosata permette invece di mettere in evidenza la tensione acida e la bevibilità, offrendo una lettura differente dell’uva.
Luna mostra come un vitigno profondamente radicato nella tradizione piemontese possa essere interpretato in una chiave meno consueta, senza perdere la propria identità. È anche il vino che racconta meglio la filosofia della degustazione di Ca’ Mariuccia. Dietro una bottiglia non c’è soltanto una tecnica di vinificazione, ma una relazione che continua a vivere nel tempo.
Petit Piemonte DOC – Sauvignon 2018: un bianco lontano dagli stereotipi
Il Sauvignon 2018 è uno degli assaggi più sorprendenti del percorso. Andrea lo descrive come un vino lontano dall’immaginario più comune associato al vitigno, spesso legato a profumi intensamente aromatici e a richiami di frutta tropicale.
In questo caso il profilo è differente. L’evoluzione in bottiglia porta in primo piano una marcata sapidità, una sensazione di asciuttezza al palato e sfumature vegetali che si intrecciano con note più complesse. Vi è anche la comparsa di sentori evolutivi che ricordano gli idrocarburi, evocando per analogia alcuni grandi bianchi capaci di sviluppare profondità aromatica con il tempo.
Il Sauvignon non viene interpretato soltanto come un bianco immediato e fragrante, ma come un prodotto in cui contano l’evoluzione, la struttura e la persistenza. La sua freschezza suggerisce un abbinamento con la gastronomia piemontese, soprattutto con preparazioni saporite e grasse. Salumi e piatti della tradizione possono offrire un contrappunto interessante alla componente acida e sapida del vino.
La Nina – Barbera 2018: il sapore della memoria contadina
La Barbera riporta la degustazione al cuore della tradizione piemontese fatta di tavole condivise, damigiane e consumi quotidiani, quando il vino era parte integrante della vita familiare e del lavoro agricolo.
La Barbera proposta a Ca’ Mariuccia conserva il carattere varietale, ma ricerca un equilibrio tra freschezza, struttura ed eleganza. Nel bicchiere si presenta con un colore rosso rubino. Il profilo aromatico richiama la frutta matura, in particolare la prugna, con sfumature che contribuiscono a rendere il sorso più articolato.
L’acidità rimane un elemento centrale, ma viene accompagnata da una struttura che rende il vino avvolgente. Le scelte di vinificazione e affinamento sono orientate a contenere le asperità e a favorire l’integrazione delle diverse componenti.
La Barbera suggerisce un immaginario preciso: le castagne sul fuoco, la polenta, i salumi e le tavole autunnali. È un vino che si presta alla convivialità, senza richiedere rituali complessi per essere apprezzato.
Vino, terra, relazioni: perchè visitare Ca’ Mariuccia

Visitare Ca’ Mariuccia significa entrare in contatto con una realtà che non si lascia racchiudere in una sola definizione. È una cascina storica, un progetto agricolo, un luogo di degustazione e uno spazio di sperimentazione sociale. Il vino è il filo conduttore che permette di mettere in relazione elementi diversi: la storia dei vitigni, le caratteristiche del paesaggio, le scelte produttive e le vicende personali di chi ha deciso di investire in questo luogo.
Per chi ama il turismo enogastronomico, l’interesse non si esaurisce nell’assaggio. La visita offre l’occasione di ascoltare una storia, fare domande e scoprire un Monferrato meno convenzionale, lontano dai percorsi più prevedibili del turismo del vino. A colpire è soprattutto la volontà di tenere insieme dimensioni che spesso vengono considerate separate: agricoltura e cultura, impresa e inclusione, memoria e innovazione.
Non tutto viene raccontato come un successo. Le difficoltà economiche, la complessità del lavoro agricolo e le incertezze del mercato fanno parte della storia tanto quanto i vini e i progetti futuri.
Ca’ Mariuccia invita a ripensare il rapporto tra agricoltura, cultura e comunità. Lo fa partendo da elementi concreti: una cascina, una vigna, un calice di vino e persone che hanno scelto di costruire un modo diverso di stare nella terra. Per chi desidera scoprire il Monferrato attraverso il cibo, il vino e le storie di chi lo abita, è un’esperienza che merita di essere conosciuta.
Indirizzo Ca’ Mariuccia
Località Sant’Emiliano 2 – 14022 Albugnano (Piemonte)
Tel: 335 750 7496
Sito: Ca’ Mariuccia
