Ecco cosa vedere a Ercolano in nome di cibo e cultura in un week end. Durante la nostra partecipazione alla presentazione della manifestazione Praesentia, che si concluderà in dicembre, abbiamo conosciuto un territorio ricco di proposte culturali ed enogastronomiche
Se stai cercando una meta autentica per un weekend in Campania, Ercolano potrebbe essere la destinazione che non ti aspetti. Meno conosciuta all’estero rispetto alla più famosa Pompei, la cittadina ai piedi del Vesuvio, è un vero scrigno di meraviglie, facilmente raggiungibile da Napoli grazie alla comoda Circumvesuviana.
La scoperta di Ercolano, la gemma vicino a Napoli che ti sorprenderà

Io l’ho scoperta durante un viaggio on the road organizzato all’interno della manifestazione Praesentia e me ne sono innamorata subito. Il clima piacevole tutto l’anno, l’accoglienza della gente e l’irresistibile cucina locale sono solo alcuni dei motivi per cui vale la pena visitarla.
Il cuore di Ercolano è un affascinante mix di storie e contrasti, dove convivono architetture antiche e dinamiche moderne. Il vero tesoro è il Parco Archeologico di Ercolano. Meno affollato rispetto a Pompei, ma incredibilmente ben conservato, il suo percorso permette di camminare tra le case e le strade dell’antica città romana come se il tempo si fosse fermato.
A pochi passi dal Parco, trovi anche Villa Campolieto, uno splendido esempio di architettura vesuviana del Settecento, e a pochi chilometri da Ercolano la maestosa Reggia di Portici, voluta da Carlo di Borbone: un luogo perfetto per una passeggiata tra storia e natura.
Prima di Ercolano la Reggia di Portici
La storia della reggia di Portici

Nel cuore del Miglio d’Oro, lungo la costa vesuviana, sorge la Reggia di Portici, gioiello barocco voluto da Carlo di Borbone nel XVIII secolo. Pensata come residenza estiva per la corte napoletana, fu costruita in una zona fertile e rigogliosa, scelta non solo per la bellezza del paesaggio ma anche per la qualità dei suoi prodotti agricoli. La cucina reale, alimentata dai frutti di queste terre vulcaniche, celebrava sapori autentici e ingredienti locali, molti dei quali sono ancora oggi protagonisti della gastronomia campana. Intorno alla Reggia fiorì una cultura conviviale che univa arte, botanica e gusto, trasformando Portici in un centro pulsante di sperimentazione e piacere sensoriale.
Che cosa vedere durante la visita alla reggia di Portici

Il percorso parte dagli eleganti ambienti del Palazzo Reale, con le sue sale affrescate e gli arredi che raccontano il fasto borbonico. Proseguendo, ci si addentra nel suggestivo Orto Botanico, uno dei più antichi d’Italia, oggi sede del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II: un vero paradiso verde con specie rare, alberi monumentali e percorsi tematici.
Da non perdere il Museo Ercolanense, che conserva preziosi reperti provenienti dagli scavi di Ercolano, un tempo custoditi proprio nella Reggia. La visita si conclude con una passeggiata nei giardini panoramici, da cui si gode una vista spettacolare sul Golfo di Napoli, testimoniando il legame profondo tra natura, sapere e bellezza che caratterizza questo luogo unico.
Cosa vedere a Ercolano: una terra tra mito, storia e meraviglie senza tempo
Ercolano non è solo una destinazione, è un incontro ravvicinato con la storia. E ogni passo tra le sue rovine è un ricordo indimenticabile

Visitare Ercolano è come sfogliare le pagine di un libro antico, in cui mito e realtà si intrecciano in un racconto affascinante. Camminando tra le sue strade, è facile immaginare il semidio Ercole fondarla al ritorno dalla sua epica impresa in Iberia – una leggenda che ancora oggi aleggia nell’aria, come una promessa di grandezza.
Ma al di là del mito, la storia di Ercolano è scolpita nella pietra. Le sue origini affondano nel tempo degli Etruschi. Nel V secolo a.C. passò sotto il dominio dei Sanniti, prima di essere conquistata dai Romani nel 90 a.C. Fu allora che divenne grazie a Silla un municipium, conoscendo una nuova fase di splendore. Durante l’ultima età della Repubblica, Ercolano divenne un vero e proprio rifugio per l’aristocrazia romana. I patrizi, sedotti dalla bellezza del paesaggio e dalla tranquillità del luogo, costruirono qui le loro ville sontuose affacciate sul mare, trasformando la cittadina in una piccola oasi di lusso e cultura.

Il sito archeologico di Ercolano: l’eredità degli antichi Romani

Il sito archeologico di Ercolano si estende per circa 45.000 mq nell’area centro meridionale della moderna Ercolano ed è separato dal sito satellite denominato ‘Scavi Nuovi’ dalla Via Mare, asse storico nord-sud della città settecentesca. Oggi, camminare nel Parco Archeologico di Ercolano significa fare un tuffo nel passato, tra mosaici perfettamente conservati, terme antiche e affreschi che raccontano una vita quotidiana ferma nel tempo. Un’esperienza intensa, toccante, che va oltre la semplice visita turistica: è un viaggio emotivo tra le meraviglie di un luogo che ha ancora tanto da raccontare.
Le ville del Miglio d’Oro a Ercolano

Ercolano non è solo il Parco Archeologico, ma anche le ville vesuviane del Miglio d’Oro costruite dalle archistar dell’epoca. Qualche nome? Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga, Domenico Antonio Vaccaro, Ferdinando Sanfelice e Mario Gioffredo. Imperdibili Villa Campolieto e Villa La Favorita. In particolare, Villa Campolieto è solita ospitare mostre temporanee curate con grande maestria. Fino al 31 dicembre è visitabile l’interessante mostra “Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo ei piaceri della tavola a Ercolano”.
Esplorando Ercolano tra passato e presente: una mostra immersiva in una villa settecentesca

Una mostra imperdibile ti aspetta a Ercolano, dove storia, archeologia e innovazione si incontrano in un allestimento unico. Gli spazi espositivi sono stati progettati per creare un affascinante dialogo tra passato e presente, grazie alla scenografica installazione della “stanza nella stanza”. Questa soluzione espositiva permette al visitatore di vivere un’esperienza coinvolgente, immergendosi nei reperti dell’antica città romana all’interno della suggestiva cornice di una villa del Settecento.
Uno degli aspetti più emozionanti della mostra è il legame tra i reperti archeologici di Ercolano e gli studi condotti sugli scheletri di oltre 300 fuggiaschi ritrovati lungo l’antica spiaggia. Questi resti offrono preziose informazioni sullo stato di salute, sulle abitudini alimentari e sullo stile di vita degli abitanti prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
La visita diventa così un viaggio nel tempo, che va oltre l’archeologia: è anche un’occasione per riflettere sulle radici culturali del cibo e sul suo valore simbolico, sociale e identitario. Una mostra da non perdere per chi ama la storia, l’arte e le esperienze culturali autentiche, nel cuore di una delle destinazioni più affascinanti della Campania.
Dove mangiare a Ercolano
La Campania in un boccale di birra e in percorso gastronomico per conoscere la gastronomia campana

Ed ecco un percorso di degustazione che unisce birre artigianali locali e piatti tipici campani rivisitati in chiave moderna. Tutto questo si svolge nel cuore pulsante della creatività brassicola partenopea: le Officine Kbirr, un vero tempio per gli amanti della buona birra e della cucina identitaria. Da Kbirr non si parla solo di birra. Qui ogni sorso racconta un pezzo di territorio, ogni piatto è una reinterpretazione originale della tradizione campana. Il menù degustazione è pensato per stupire, giocando tra gusto e memoria.
Ecco cosa ho degustato:
- Canapaccio di turillo con marmellata del piennolo. Un antipasto che sposa dolcezza e sapidità in modo sorprendente.
- Pizza marinara (tre cotture). Croccante, profumata, essenziale. Un omaggio alla regina delle pizze, con una tecnica da alta cucina.
- Uovo alla monachina (uovo sodo ricomposto) su riduzione di passata del piennolo. Un comfort food campano in versione gourmet, tra cremosità e intensità di sapori.
- Baccalà fritto su crema di papacelle violetta d’egizio. Un’esplosione di gusto, tra tradizione e accostamenti audaci.
- Genovese con cipolle di Montoro cotta a bassa temperatura. Il profumo di casa, con una consistenza che si scioglie in bocca.
- Cassata infornata. Delicata e perfettamente bilanciata.
Dove dormire ad Ercolano

Dove pernottare? Presso Villa Signorini a Ercolano. Una dimora storica nobiliare del ‘700, il cui primo proprietario di cui si ha documentazione è stato Andrés Alfano. Nel 1911 la villa e i terreni vengono acquistati dall’imprenditore Paolo Signorini, da cui la villa prende il nome. La Villa dispone di 42 camere affrescate e di un bellissimo ed accogliente giardino. Da segnalare la ricca e ottima colazione, dove spicca l’offerta dei dolci napoletani.
Azienda vitivinicola Sorrentino: l’eccellenza del vino vulcanico

Nei pressi di Ercolano, a Boscotrecase, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, l’azienda vitivinicola Sorrentino si distingue come un progetto di mecenatismo agricolo moderno, capace di unire tradizione, sostenibilità e innovazione. La tenuta si estende su 35 ettari di vigneti localizzati sul versante sud-ovest del Vesuvio. Le viti sono piantate tra i 200 e i 350 metri sul livello del mare. I suoli sono sabbiosi e vulcanici, caratteristiche che conferiscono grande personalità ai vini prodotti.
Una visione tra passato e futuro: la riscoperta dei vitigni autoctoni
I vini si basano sulle varietà autoctone: Caprettone, Falanghina, Catalanesca, Piedirosso e Aglianico.
La filosofia produttiva di Sorrentino Vini si basa su un profondo rispetto per la natura e per il tempo della vigna. L’uva viene raccolta esclusivamente a mano, secondo i ritmi antichi della viticoltura tradizionale. Ogni grappolo viene selezionato con cura e trasportato in cassette ventilate, per preservare l’integrità degli acini fino al momento della vinificazione.
Per la vinificazione, l’azienda ha scelto di mantenere tecniche artigianali che esaltano l’espressività del vitigno. I vini Sorrentino fermentano in vasche di cemento e maturano in botti di legno, un processo che permette di ottenere vini eleganti, minerali e longevi, capaci di raccontare la complessità del suolo vulcanico e l’identità del territorio.
La storia della famiglia Sorrentino

Tutto ha inizio con Nonna Benigna, figura carismatica e determinata, conosciuta da tutti come “la Marescialla”. Negli anni difficili del dopoguerra, fu proprio lei a dare il via a quella che oggi è una delle più rinomate cantine del Vesuvio, riconoscendo il valore nascosto di una terra apparentemente inospitale ma straordinariamente fertile. Benigna recuperò un’antica pianta di vite, trovata tra le rocce nere e la cenere vulcanica, e la piantò con cura in quella che sarebbe diventata la prima vigna di famiglia. Un gesto semplice, ma carico di significato, che diede inizio a un’eredità che oggi si traduce in vini vesuviani di alta qualità, espressione autentica del territorio.
La degustazione dei vini dell’azienda vitivinicola Sorrentino
- Dòrè Caprettone Vesuvio Spumante DOC (2022)
È il primo spumante di qualità ottenuto dal vitigno Caprettone, lanciato nel 2019, dopo sperimentazioni iniziate negli anni 2000. Uno spumante che rappresenta un’espressione innovativa e raffinata del vitigno autoctono Caprettone. Dal profumo intenso, presenta sentori fruttati con spiccate note di pera e mela verde. Il gusto è secco e persistente. l “Dòrè” è ideale da proporre per un aperitivo, ma si abbina anche a piatti di mare, come ostriche, crostacei, pesce crudo e primi piatti a base di frutti di mare. Allo stesso modo accompagna formaggi freschi e pietanze a base di verdure
- Vesuvio Vigna Lapillo – Lacryma Christi Rosato DOC Superiore
Piedirosso e Aglianico, vinificato in acciaio. Al naso emergono sentori di frutta a polpa bianca, come pesca e pera, e da un leggero sentoreminerale, tipico dei suoli vulcanici. In bocca si presenta come un vino elegante, con un corpo espansivo e un finale duraturo.
- .Vesuvio Vigna Lapillo – Lacryma Christi Bianco Superiore
Caprettone, Greco e Falanghina regalano a questo vino un colore giallo paglierino luminoso e profumi intensi di frutta a polpa bianca, ginestra, erbe mediterranee. Un vino minerale, con una otimma sapidità. Al naso spiccano sentori fruttati con prevalenza di mandorla, pesca bianca, pera e sentori minerali. In bocca è caratterizzato da corposità, eleganza e persistenza.
- Vesuvio Villa Lapillo – Lacryma Christi Rosso Superiore
Piedirosso e Aglianico provenienti da vigneti che esprimono appieno il territorio. Si distingue per aromi di di ciliegia matura, prugna, liquirizia, pepe nero e leggere note affumicate. Il sorso è elegante e avvolhente al palato, con tannini equilibrati, una freschezza vibrante e raffinata.
Per scoprire le prossime tappe di Praesentia: www.praesentia.it

