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Cosa vedere a Napoli in tre giorni con amici, in coppia o da soli

Tre giorni a Napoli: una guida per persone disorganizzate che amano perdersi nelle città

Cosa fare, cosa vedere a Napoli in tre giorni? Se sei una persona disorganizzata, se ami partire all’improvviso, ecco alcune proposte in nome di cibo e cultura, con suggerimenti per dove mangiare e dormire bene. Queste idee possono salvarti. In aggiornamento

C’è chi organizza i viaggi in modo maniacale, facendo infinite ricerche su Internet. Una modalità che certo aiuta, ma che impedisce di godere di quella magia che conosci solo se ti perdi nelle strade di città poco note. Alcune volte lo spunto per vivere una città possone essere le foto di chi ama la propria città. Per Napoli possono essere le foto di Robbie McIntosh, celebre per una foto scattata su una spiaggia partenopea in cui sul petto di un uomo abbronzato spicca la frase “tutto passa”.

Il mio week end a Napoli

Ecco il racconto di una tre giorni a Napoli in occasione della recente manifestazione “I Dolci delle Feste dei Grandi Interpreti by Antimo Caputo“, organizzata per presentare la pastiera in una versione più contemporanea e attraente per i giovani. Inutile dirvi che io e Mirella Codeghini, autrice del foodblog Cucina&Svago, ci siamo lasciate trasportare dalla malia di una città che comprendi solo se la vivi tuffandoti nei suoi colori, suoni e profumi.

Perchè andare a Napoli

Napoli è vera, imperfetta, ma affascinante. Il lusso sfiora la quotidianità, il reale si intreccia col sogno, e tutto vive in una tensione senza fine

fantasia partenopea
La creatività napoletana

Non ci sono scuse per non organizzare il viaggio in una città che sa sempre sorprenderti e poi non vuoi laurearti in matematica in tre secondi? La città partenopea, una delle città più affascinanti del Sud Italia, è facilmente raggiungibile in aereo o in treno. Napoli ha davvero tutto: il vulcano, il mare, le testimonianze di una storia millenaria e vicoli pieni di ristoranti che promuovono la sua ricca cultura enogastronomica. La chiamano la città delle 500 cupole ed è una città che nasconde stratificazioni architettoniche labirintiche. E poi è una città terribilmente fotogenica, come ha dimostrato l’ultimo film di Sorrentino, Parthenope.

Un tuffo nel mare di Napoli: la spiaggia di Marechiaro

Un tuffo nel mare di Napoli: la spiaggia di Marechiaro
:La spiaggia di Marechiaro

Se durante la tua visita a Napoli vuoi concederti una pausa rilassante sul mare, ti consigliamo di dedicare qualche ora alla spiaggia di Marechiaro, nel quartiere Posillipo. Questo piccolo angolo di paradiso, noto per la celebre “fenestella”, è perfetto sia per una romantica giornata in coppia che per un momento di relax in solitaria o con gli amici. Le acque cristalline e il panorama suggestivo sul Golfo di Napoli rendono Marechiaro una delle spiagge più affascinanti della città. È raggiungibile con una breve corsa in taxi o con i mezzi pubblici, ma se vuoi vivere un’esperienza davvero unica, puoi anche arrivarci via mare con una piccola barca dal porticciolo di Mergellina.

Cosa vedere a Napoli in tre giorni: tra monumenti e una gastronomia che non stanca mai

Ci puoi andare con la tua dolce metà o con gli amici. Non ti annoierai. Facile da raggiungere, ha un clima mite tutto l’anno

Suggerirti che cosa vedere a Napoli è davvero un’impresa impossibile. Io e Mirella ti raccontiamo il nostro week end in sweet style per scoprire i segreti della pastiera napoletana e della sua possibilità di rivisitarla senza tradirla.

Il Cristo velato e la Cappella di San Severo: il lato umano del sacro

cristo velato a napoli
La struggente bellezza del Cristo velato

Il Cristo Velato è una scultura di marmo realizzata nel 1753 da Giuseppe Sanmartino, dopo che lo scultore Antonio Corradini morì, realizzando solo un piccolo bozzetto in terracotta oggi conservato nel Museo nazionale di San Martino.

Il principe di Sansevero, Raimondo di Sangro, noto alchimista, massone ed esoterista, aveva commissionato una statua capace di rappresentare la sofferenza di Cristo coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua. La sofferenza del Figlio di Dio doveva simboleggiare il dolore e il riscatto dell’umanità.

Il corpo di Cristo è adagiato su un letto, la testa poggia tra due cuscini, ai piedi è posata la corona di spine, i chiodi e una tenaglia. L’unicità dell’opera sta tutta nel riuscire a far intravedere le vene e i muscoli di un Cristo sofferente, facendo trasparire la forza di un’anima che esce da un corpo. Il velo copre ma nello stesso tempo rivela il corpo martorizzato del Cristo. Il corpo è freddo come il marmo, ma noi lo sentiamo vivo nella sua sofferenza umana.

Napoli sotterranea, il ventre della città partenopea

La Napoli sotterranea ci racconta la storia di un’antichissima rete di strade sotterranee. Si tratta di quei cunicoli scavati dai Greci per estrarre il tufo dal sottosuolo per rafforzare le mura della città. Successivamente i Romani utilizzarono quei cunicoli per raccogliere l’acqua piovana. Un aquedotto usato fino al 1885! Durante la Seconda Guerra Mondiale la Napoli sotterranea fu usata come rifugio durante i bombardamenti. Successivamente fu utilizzata come discarica e oggi, per nostra fortuna, è stata recuperata per raccontarci una delle tante Napoli.

Ci sono diversi percorsi guidati che permettono di accedere alla Napoli sotterranea.e visitare l’acquedotto greco-romano, il teatro romano dove si esibiva Nerone, le Catacombe di San Gaudioso e quelle di San Gennaro, i tunnel medievali e i rifugi per sfuggire ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Il Chiostro di Santa Chiara, un angolo silenzioso nella chiassosa Napoli

chiostri santa marta napoli
La maestosità del chiostro di Santa Chiara

Il Chiostro maiolicato con piastrelle policrome 700esche di Santa Chiara, tra l’omonima via e Piazza del Gesù Nuovo, fu ideato da Domenico Antonio Vaccaro. La sua ristrutturazione datata tra il 1739 e il 1742, voluta dalla badessa Suor Ippolita di Carmignano, aveva l’obiettivo di creare un luogo spirituale che esaltasse il sentimento della pace e del bello per le Clarisse di stirpe nobile che lo avrebbero abitato.

Il chiostro, decorato con maioliche, è diviso in quattro parti dall’incrocio di due viali e ornato da 64 pilastrini di forma ottagonale. Le maioliche rappresentano scene bucoliche, agresti. marinare e mitologiche, mentre le colonne sono decorate con la rappresentazione di tralci di vite. Il portico trecentesco è rimasto immutato e custodisce affreschi seicenteschi raffiguranti allegorie, santi e scene dell’Antico Testamento.

La Basilica di Santa Chiara e la leggenda del fantasma di Sancia di Maiorca

Dal giorno della sua morte, la donna che volle il complesso di Santa Chiara passeggia  con gli occhi pieni di lacrime all’interno della Basilica

basilica santa chiara a napoli
Il “gotico provenzale” della Basilica di Santa Chiara

La Basilica di Santa Chiara è un esempio di “gotico provenzale” che richiama l’architettura romanica cistercense e le costruzioni costruite per gli ordini mendicanti. Nel 300 il re Roberto d’Angiò e la seconda moglie Sancia di Maiorca, richiedendo un permesso speciale al Papa, decisero di far erigere una cittadella francescana che doveva comprendere una basilica e due monasteri vicini ma separati, uno femminile per le clarisse e l’altro maschile per i frati minori francescani. La costruzione del grande complesso fu assagnata prima a Gagliardo Primario e poi a Lionardo di Vito.

Notevole il Coro delle clarisse, composto da tre navate. Vi sono qui tracce di un affresco della Crocifissione, datato 1326 e probabilmente realizzato da Giotto. Nel presbiterio si trovano poi numerosi sepolcri, tra cui quello di Roberto d’Angiò.

Le leggende del Complesso di santa Chiara

La leggenda vuole che il figlio del re, Carlo, disprezzasse il complesso, tanto da definirlo una vera e propria stalla. In ogni caso la basilica fu utilizzata per celebrare matrimoni e funerali importanti. Un’altra leggenda racconta che il fantasma di Sancia di Maiorca aleggi nella chiesa. Comparirebbe in abito lungo e con gli occhi pieni di lacrime. Una donna senza volto, perchè, si narra che nessuno, potesse rivolgerle lo sguardo mentre pregava, a meno che non volesse morire all’istante.

Il restyling della Basilica di Santa Chiara

Nel XVIII secolo la chiesa fu rinnovata da Domenico Antonio Vaccaro in stile barocco. In particolare, furono ampliate le finestre della navata, fu nascosta la copertura a capriate con una volta ad arco decorata con stucchi, furono inseriti due arconi per separare l’aula dal presbiterio dal coro dei frati aggiunto nella zona della controfacciata, vennero ricoperte le pareti da marmi e furono inserite decorazioni in legno dorato.

La ricostruzione della Basilica di  Chiara

Nel 1943 i bombardamenti aerei degli Alleati su Napoli distrussero le mura perimetrali, distruggendo la decorazione barocca e danneggiando quella trecentesca. La Basilica, ricostruita nel1944, recuperò la sua fisionomia originale in stile gotico provenzale sotto la direzione di Mario Zampino.

Il Museo Jago nel Rione Sanità

jago a biella
Habemus Hominem, un’opera di Jago

Jago, il Michelangelo contemporanro, noto per lavorare il marmo di Carrara, crea opere che pongono domande senza dare risposte. Sono note le sue provocazioni: una Venere rappresentata come una donna anziana ( la bellezza non invecchia!), la Pietà in cui a sorreggere il corpo morente è un padre, Habemus Hominem che mette a nudo le sofferenze di un uomo (papa Benedetto XVI) che sceglie di mettersi da parte.

All’ingresso del suo museo, all’interno della Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, il visitatore è accolto dall’opera Integrazione, il cui nome originario era Marmo italiano. Un adolescente nudo, sdraiato su un fianco, scolpito nel marmo nero di una cava italiana, gioca con il colore della pelle per fare riflettere su una forma si violenza dilagante il razzismo.

La storia della scultura “Integrazione” di Jago

significato dell'opera "Integrazione" di Jago
Il significato e la storia dell’opera “Integrazione” di Jago

La statua è nata nel 2022 come testimone dei naufragi in mare di migranti che fuggono dalla miseria.  La statua ha, infatti, solcato il Mediterraneo sulla Ocean Viking, nave di ricerca e soccorso della Ong Sos Mediterranee. É approdata successivamente allo Stadio Olimpico per supportare un progetto contro il razzismo nello stadio. Poi è stata trasportata sul ponte di Castel Sant’Angelo a Roma. Lì è stata vandalizzata., ma l’artre non può essere sconfitta . Così Jago ha sostituito le parti rovinate con marmo bianco.

L’opera posta a terra su uno specchio nel suo museo è una risposta chiara che l’arte, il pensiero, il sentimento è in grado di riadattarsi per riproporsi più forte di prima. Chi oggi, ammira l’opera vede nello specchio anche se stesso e la volta della chiesa di Sant’Aspreno, una chiesa salvata dall’abbandono da chi crede in una parola di cui abbiamo perso da tempo il significato: comunità. Grazie a Jago e alla comunità sociale La Paranza il popolare quariere di Napoli Rione Sanità è rinato.

Cosa fare a Napoli con amici: condividere la pastiera

pastiera rivisitata de riso
La pastiera da passeggio di Sal De Riso

In occasione della tredicesima edizione de “I Dolci delle Feste dei Grandi Interpreti by Antimo Caputo“, la pastiera è stata reinterpretata da dodici pasticcieri con creatività e molta tecnica. Lievitata e soffice, scomposta o in semifreddo per passeggio, rivestita di meringa o mousse di ricotta o fusa con dolci tradizionali della pasticceria siciliana, è sempre la regina della pasticceria napoletana.

Numerose leggende narrano le origini della pastiera

La più nota racconta che la sirena Partenope sia stata la prima a creare il rinomato dolce napoletano. In segno di ringraziamento per aver eletto il Golfo di Napoli a sua dimora, gli abitanti locali selezionarono sette delle più belle fanciulle dei villaggi per presentarle sette doni, che Partenope unì per creare la pastiera. Gli ingredienti erano farina, ricotta, uova, grano tenero, acqua di fiori d’arancio, spezie e zucchero. Tuttavia, si tratta solo di una leggenda.

Sembra che l’origine vera della ricetta sia da attribuire a una suora del convento di San Gregorio Armeno che nel XVIII secolo creò un nuovo dolce mescolando gli ingredienti tipici dei dolci pasquali con la ricotta campana e con le spezie orientali. Ancora una volta, la storia si fonde con la leggenda: si narra che l’imperturbabile Maria Teresa d’Austria, moglie di Ferdinando II di Borbone, abbia sorriso assaggiando il dolce. Un fatto straordinario, dato che non era mai stata vista fare un gesto così affettuoso in pubblico!

Gli ingredienti della pastiera tradizionale

La pastiera tradizionale si compone di una “crosta” di pasta frolla elastica e friabile con un ripieno cremoso di ricotta e grano. Tradizionalmente, veniva preparata nel periodo tra l’Epifania e la Pasqua, quando questi ingredienti erano all’ apice della loro qualità. Non c’è una ricetta unica, ma si deve seguire una regola: sette strisce, tre in un senso e quattro nell’altro per creare rombi. Le strisce sono sette, come gli ingredienti donati a Partenope e come i quartieri del centro storico di Napoli.

I Dolci delle Feste dei Grandi Interpreti by Antimo Caputo

Una delle pastiere più originali proposte nella manifestazione I Dolci delle Feste dei Grandi Interpreti by Antimo Caputo“, è stata quella di Salvatore De Riso. Il maestro pasticciere di Minoiri ha reinventato la classica pastiera napoletana trasformandola in un semifreddo su stecco da passeggio. Il tradizionale sapore del dolce napoletano è preservato nel cioccolato aromatizzato ai fiori d’arancio e nel crumble di pasta frolla.

Cosa fare nei dintorni di Napoli in coppia: una fuga alleTerme Stufe di Nerone

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Le Terme Stufe ai Campi Flegrei

Alle Terme Stufe di Nerone nei Campi Flegrei si scopre in un contesto termale la storia della provincia partenopea. Risalenti a circa 2.000 anni fa, le terme sono state per secoli un luogo di rifugio, cura e convivialtà per i romani. La leggenda vuole che queste terme fossero particolarmente care a Nerone, che le considerava un luogo di evasione e contemplazione.

Uno degli obiettivi delle affascinanti Terme Stufe di Nerone, uno spazio pensato per recuperare l’armonia tra corpo e mente, è quello di promuovere il benessere di tutti i suoi ospiti, curando in modo particolare l’area Wellness.Qui è possibile prenotare rituali di bellezza, massaggi e trattamenti specifici con prodotti cosmetici di alta gamma.

Dove mangiare a Napoli: 2 suggerimenti famelici

Complicato segnalare dove mangiare bene a Napoli perchè la citta partenopea è ricca di buone proposte. Noi vi segnaliamo una pizzeria e un ristorante.

La pizzeria Gallifuoco, una delle migliori pizzerie di Napoli…e vicino alla stazione!

La pizzeria Gallifuoco, una delle migliori pizzerie di Napoli
Monica Viani e Mirella Codeghini e la pizza di Gallifuoco

Franco Gallifuoco Pizzeria, di fronte alla Stazione Centrale in corso Arnaldo Lucci, è la scelta giusta per degustare la pizza napoletana. Si entra dalla porta di un bar – tabaccheria, si scende una scala e si entra in una sala semplice e rustica. Da segnalare la gentilezza del personale che, con il sorriso, ti aiuta nella scelta delle pizze.

La pizza sia nella versione classica che in quella creativa si rifà sempre alla cultura gastronomica partenopea e alla stgionalità. La pizza si presenta con bordi rialzati e con un impasto leggero ottenuto grazie ad una lievitazione a 24 ore. Consigliatissima la classica Margherita, ma anche la pizza con pomodorini del piennolo del Vesuvio, aglio, origano e all’uscita dal forno le acciughe

Il ristorante Signora Bettola: Napoli nel piatto

a napoli il ristorante signora bettola
Il ristorante Signora Bettola

I cinque ristoranti Signora Bettola nascono da un’idea di Carmine e Mena Di Lorenzo e del socio Diego Borrelli. La particolarità dei locali è quella di offrire un menu napoletano incentrato su pasta, pesce, frutti di mare freschi e verdure. Il piatto perfetto è, a nostro avviso, la Parmigiana di melanzane.

I locali privilegiano tre cose sopra tutte le altre: i prodotti locali, i prodotti di stagione e l’amore, tanto amore per il cibo. Mangiare da Signora Bettola è come cenare in famiglia, senza fretta, gustando sapori che ricordano quello che abbiamo sempre amato. Si tratta, insomma, di un luogo dove catturare i ricordi e recuperare le grandi ricette dimenticate della cucina tradizionale di Napoli. Noi abbiamo cenato da Signora Bettola Santa lucia in via Raffaele de Cesare 27 in un locale che richiama le case del secolo scorso.

Dove dormire a Napoli ammirando il mare

Noi abbiamo dormito al Grand Hotel Vesuvio, unico 5 Stelle Lusso sul lungomare di Napoli. L’hotel dispone di 160 camere con 21 suite, due ristoranti panoramici, fitness club con piscina coperta, saloni per eventi, bar, servizio Audi con autista e garage.

Il periodo migliore per visitare Napoli

Certo, il bel tempo rende la visita più piacevole, ma andare in bassa stagione (novembre, gennaio, febbraio) ti permette di conoscerla e viverla meglio. E poi a Napoli non fa mai veramente freddo! Ovviamente, se puoi evita gli week end.

Monica Viani e Mirella Codeghini

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