Il rispetto verso la terra e la produzione di cibo artigianale

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Sono appena passate poche ore dalla Giornata Internazionale della Terra (troppo poco celebrata, a mio avviso) e mi sono tornate in mente due persone che ho incontrato durante la Design Week 2019 di Milano, ambedue caratterizzate da un grande rispetto verso la terra e le tradizioni consolidate del territorio, tanto da diventare piccoli produttori che portano in tavola dei cibi preziosi di cui vi racconterò brevemente.

La prima persona di cui vi voglio parlare è Alfred Gjergji: da bambino voleva fare l’astronauta, ora invece continua la tradizione di famiglia, iniziata dal nonno: fa l’apicoltore etico e con un sistema del tutto naturale, rispettando i tempi delle api, riesce a non “stressarle” e a preservarle in salute e armonia. Il segreto? Conoscere la terra che lo ospita e conoscere a fondo come le api si muovono dentro e fuori dall’alveare. La sua filosofia è una sola: “il rispetto dei bisogni fisiologici dello sciame per una produzione più naturale possibile, lontana dagli stress tipici delle produzioni intensive. La ricerca e l’insediamento in ambienti temperati, ventilati e con adeguate riserve idriche e vegetative”. E questo significa innanzitutto conoscere e rispettare il territorio – in questo caso siamo nella Riviera del Ponente ligure caratterizzata dalla più ampia superficie boschiva d’Italia – e riproporre una tradizione familiare che arriva alla sua terza generazione, con tutto il suo “portato” di saggezza, amore, mestiere e sensibilità: tutto questo inevitabilmente ha condotto alla produzione di un ottimo miele monoflora 100% italiano, quello di Alfred, appunto.

Il giorno successivo incontro invece, nella stupenda baraonda milanese, lo Chef Sansoni che si è stabilito in Puglia, per l’esattezza nell’alto Salento e su di lui (è uno chef partito da una lunga esperienza negli Stati Uniti, con storia illustre e voglia di ricerca continua) voglio approfondire solo il suo progetto ZeroDue, legato alla terra: oltre all’olio di oliva 100% italiano che abbiamo già degustato e presentato su queste pagine, produce anche, grazie al suo orto speciale, alcune conserve, sempre a marchio Zero Due. Ma come sei passato dall’olio alle conserve? Ecco la domanda a Fabrizio: “Il progetto è nato quando ho comprato il terreno. Sono partito dal terreno, da quella che io considero una ‘bonifica’ vera propria. Il numero zero che vedi sulle etichette è proprio riportare il terreno ad essere totalmente pulito, senza nessun tipo di chimica aggiunta. Da quando è diventato mio, il terreno Zerodue in Contrada Immacolata si alimenta di acqua, dell’erba che viene rigirata e del mio compost. Aggiungo anche stallatico come azotante. Dopo l’olio, che è stata una straordinaria avventura e una forma di educazione sentimentale all’agronomia, ho iniziato a pensare in grande. Sono nati i miei orti e la passata di pomodoro fatta con il pomodoro Donalds e il fiaschetto di Torre Guaceto, la crema di carciofi …”.

Questi sono solo due piccoli esempi (l’Italia ne è ricca, per fortuna!) di come il rispetto e la conoscenza della terra e delle produzioni di cibo artigianale possano essere esperienze uniche del gusto e del cuore in completa armonia con il pianeta.

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