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Buon compleanno: il Negroni compie 100 anni + 5 e celebra la settimana nazionale

Dal 16 al 22 settembre, il Negroni, uno dei cocktail più iconici della scena mixology, celebra la Settimana Internazionale

Un terzo di vermouth rosso, un terzo di Campari e un terzo di gin. Di quale cocktail sto parlando? Ovviamente, del Negroni, il cocktail più consumato del pianeta. Nel 2019 il Negroni compie 100 anni, oggi ne ha 105 e non li dimostra!

Il Negroni nonostante nel 2019 compie 100 anni e oggi ne ha ben 105, rinìmane uno dei cocktail simbolo dell’Italia. Il famoso cocktail pre-dinner, secondo l’ultima classifica della prestigiosa rivista Drinks International, è il più ordinato al mondo. Nessuna sorpresa, d’altra parte, mentre lo sorseggi, ti ricorda il film Vacanze Romane e la grande attrice Audrey Hepburn, che lo adorava. É l’aperitivo che ti riporta alle atmosfere della “dolce vita” romana. La sua fama è tale che in questi giorni, fino a domenica, celebra la sua settimana internazionale.

Un sorso di storia: quando e come nasce il Negroni

“Il Martini fa bene al fegato. Il gin fa male. Con questo, il male e il bene sono bilanciati”, ha detto Orson Welles del Negroni

Nel 1919 il conte Camillo Negroni – un avventuriero d’annunziano con i baffi a manubrio – entra nel suo bar di fiducia, il Caffè Casoni di Firenze, e chiede al barista di aggiungere al suo solito Americano qualcosa di più forte, il gin, che aveva assaggiato durante il suo ultimo viaggio a Londra. Per il conte sarà sempre “il solito”, per noi diventerà il Negroni, il secondo cocktail più bevuto nel mondo nel 2018 per Business Insider.

Il Negroni compie 100 anni + 5

Per fare il Negroni devi conoscere l’Americano

Per conoscere meglio questo cocktail facciamo un passo indietro e tracciamo un breve “ritratto” dell’ Americano. Nel 1860 Gaspare Campari è a Novara, dove ha affittato il piccolo Caffè dell’Amicizia, e qui, mette in pratica ciò che ha imparato a Torino nella liquoreria di Giacomo Bass, dove aveva studiato un vino aromatizzato alle erbe, il vermouth. E così crea un amaro a base di piante, erbe e frutta che chiama “bitter all’uso d’Hollanda”.

Pochi anni dopo, diventerà noto come Campari. Trasferitosi a Milano, apre il Caffè Campari, con allestito nel retro un piccolo laboratorio. Qui mescola il suo bitter con il vermouth rosso e dà vita al Milano -Torino, che diventa subito una bevanda di moda nel nord ovest della appena fondata Italia. E forse è proprio Gaspare, anche se non vi è certezza, ad aggiungere una spruzzata di soda e a formulare la ricetta di quello che è considerato uno tra i più grandi cocktail pre-dinner, l’Americano.

La ricetta del Negroni: un terzo di Campari, un terzo di vermouth rosso e un terzo di gin

negroni e la settimana internazionale

Ma qual è la ricetta del Negroni? Oggi ne esistono diverse varianti, ma quella vera prevede un terzo di Campari, un terzo di vermouth rosso e un terzo di gin. Il suo periodo di massimo splendore è stato negli anni 80, quando gli yuppies lo sorseggiavano versato in un massiccio old fashioned con grossi cubetti di ghiaccio e una fetta di arancia o di limone.

Il Negroni, grande protagonista degli aperitivi milanesi: dove sorseggiarlo famelicamente

Oggi esistono diverse versioni di Negroni.Ne ho bevuto uno molto particolare, molto aromatico, in un luogo imperdibile di Milano: la Terrazza Latitude 45 di Palazzo Matteotti. Lo vedi nella foto. É proposto con del giass gin, il London gin milanese, del  vermouth Carpano, del Campari e aromatizzato con pistilli di zafferano. Da provare, ti assicuro che ti piacerà, non ti lascerà indifferente, soprattutto se non sai resistere al Negroni!

 

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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