Una cometa, un matrimonio combinato, la vedovanza, un grande amore, la passione per il vino. Al cinema Madame Clicquot, il film diretto da Thomas Napper racconta tutto questo
Lo Champagne Veuve Clicquot è spesso la nostra scelta per festeggiare compleanni, festività, ricorrenze o più semplicemente per apprezzare il piacere di un vino superlativo. Il vino più amato di Reims è frutto della passione e dell’audacia di Barbe-Nicole Ponsardin, consorte di François Clicquot-Muiron. Al cinema Madame Clicquot, il film diretto da Thomas Napper, racconta la storia di Barbe-Nicole Ponsardin, una donna coraggiosa che ha scritto la storia dello champagne.
Chi era Madame Clicquot, la gran dama dello champagne
Barbe-Nicole inventò la tecnica del riddling (o remuage), ancora in uso oggi, che prevede il capovolgimento e la rotazione delle bottiglie affinché i lieviti si depositino nel collo della bottiglia anziché sul fondo, rendendo così il liquido limpido

Ponsardin era figlia di Ponce Jean Nicolas Philippe Ponsardin, un ricco industriale tessile che, durante i tumulti anti-monarchici, si convertì da conservatore a giacobino, proteggendo la sua famiglia dalle ripercussioni della Rivoluzione Francese.
La famiglia Ponsardin risiedeva accanto ai Clicquot, proprietari del terreno confinante. L’unione in matrimonio dei loro figli rappresentava la mossa decisiva per prevalere sulla concorrenza. I due giovani forse non si amavano, ma di certo strinsero un sodalizio intellettuale cementato dal desiderio di produrre il miglior chamapagne al mondo in una terra che produveva solo bianchi fermi.

I due sposini intrapresero un’impresa ritenuta folle con grande serietà e caparbietà. Studiarono, cercarono di far fronte alle intemperie climatiche e alla malasorte. Per François, la vigna si trasformò in un’ossessione che lo consumò fino alla morte, ufficialmente causata da una violenta febbre tifoide, probabilmente scatenata dallo stress e dalla depressione. Alcuni ritengono che in realtà si sia suicidato, distrutto dai continui insuccessi.
Madame Clicquot, con coraggio, prosegue l’attività e ottiene un grande successo quando riesce a consegnare lo champagne allo zar Alessandro I, noto estimatore dello champagne. Dopo aver assaggiato il Clicquot, l’imperatore dichiarò che sarebbe stata l’unico champagne accettato alla sua corte in Russia.
Al cinema Madame Clicquot narra la stotia della gran dama dello champagne

Thomas Napper ci offre con Madame Clicquot, presentato alla Festa del Cinema di Roma, un viaggio affascinante e sontuoso nel mondo della nota vedova della maison di champagne, una delle figure imprenditoriali più eccezionali del XIX secolo. Il film, che va oltre la tradizionale biografia, è una riflessione sulla determinazione, il coraggio e la resilienza di una donna che ha trasformato l’industria del vino in un’epoca dominata dagli uomini.
La trama del film Madame Clicquot
La trama segue la vita di Barbe-Nicole Ponsardin, meglio conosciuta come Madame Clicquot, e il suo cammino da giovane sposa di un ricco commerciante di champagne a vedova improvvisata che prende in mano le redini dell’azienda di famiglia.
Affrontando un panorama economico incerto, i conflitti delle guerre napoleoniche e la società fortemente patriarcale, Madame Clicquot si distingue per la sua visione imprenditoriale e la sua capacità di innovare, divenendo pioniera nella creazione dello champagne moderno.
Interpretazioni e regia
Il punto forte del film è l’interpretazione straordinaria dell’attrice americana Haley Bennett, che incarna alla perfezione la determinazione e la vulnerabilità di Madame Clicquot. La sua performance è intensa, ma mai eccessiva, con momenti di introspezione che trasmettono la solitudine e la pressione di una donna che porta sulle spalle il destino di un’intera azienda e di una tradizione vinicola.
Nipper dimostra una mano delicata nel raccontare questa storia, bilanciando momenti di tensione drammatica con istanti di puro lirismo visivo. Le sequenze nei vigneti della Champagne, con le luci morbide dell’alba che si riflettono sulle bottiglie, sono esteticamente superbe, evocando non solo la bellezza del luogo, ma anche l’attenzione maniacale di Madame Clicquot per la qualità e il processo di vinificazione.
Estetica e scenografia
Dal punto di vista estetico, il film brilla per la sua ricchezza visiva. La scenografia, curata nei minimi dettagli, ricostruisce fedelmente l’ambiente della Francia del XIX secolo, con interni sontuosi e paesaggi campestri che evocano l’opulenza e la rusticità del mondo vinicolo dell’epoca. Ogni scena sembra un quadro dipinto ad olio, con una tavolozza di colori caldi e dorati che richiamano l’intensità dello champagne stesso.
Al cinema Madame Clicquot con qualche difetto
Nonostante la sua bellezza visiva e l’interpretazione potente, Madame Clicquot non è privo di difetti. Alcuni potrebbero trovare il ritmo del film un po’ troppo lento, specialmente nella parte centrale, dove la narrazione si dilunga eccessivamente sui dettagli tecnici del mondo del vino. La sceneggiatura, pur abile nel costruire il personaggio principale, lascia in secondo piano le figure di supporto, che risultano talvolta bidimensionali e poco sviluppate.
La storia di una delle prime donne capitane d’industria: un tema di innovazione e resilienza
Ciò che eleva Madame Clicquot oltre la semplice biografia storica è il modo in cui affronta temi universali come l’innovazione e la resilienza. La figura di Madame Clicquot è resa in modo da essere contemporaneamente iconica e accessibile, una donna che rompe gli schemi senza perdere la sua umanità. Nipper sottolinea con abilità il processo creativo e tecnico dietro la produzione dello champagne, rendendo queste scene tanto appassionanti quanto le interazioni umane.
Al cinema Madame Clicquot: conclusione famelica
Madame Clicquot è un’opera che celebra la vita di una delle più grandi pioniere imprenditoriali della storia, offrendo uno sguardo affascinante sulla nascita di una delle più prestigiose case di champagne. Con una regia elegante e una performance centrale degna di nota, il film riesce a intrecciare la storia personale di una donna con la narrazione della creazione di un simbolo di lusso. È un tributo non solo al personaggio storico, ma anche alla capacità umana di reinventarsi e sfidare le convenzioni.
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