Le etichette alimentari sono al centro di un acceso dibattito europeo tra NutriScore e NutrInform. Nate per aiutare i consumatori a scegliere meglio, promettono chiarezza ma sollevano dubbi su efficacia, algoritmi e tutela della dieta mediterranea. Tra studi recenti, aggiornamenti dei sistemi e il caso dei cibi ultra-processati, emerge una domanda chiave: le etichette alimentari cambiano davvero ciò che mangiamo o servono politiche più ampie per migliorare la salute pubblica?
In nome di un’informazione corretta rivolta ai consumatori, in Europa è in corso una vera e propria battaglia sull’etichettatura nutrizionale. Al centro dello scontro ci sono due modelli opposti: NutriScore, il sistema “a semaforo” nato in Francia, e NutrInform Battery, la proposta italiana.
Una domanda, più di tutte, continua a far discutere: può un algoritmo stabilire se il Parmigiano Reggiano è meno sano di una Coca-Cola Zero?
Etichette nutrizionali: perché sono diventate un tema politico
Il Parmigiano Reggiano è davvero meno sano di una Coca-Cola Zero? Dietro le etichette nutrizionali europee si nasconde una battaglia che cambia poco ciò che mangiamo.
L’obiettivo dichiarato dei sistemi di etichettatura fronte-pacco è rendere più comprensibili le informazioni nutrizionali e aiutare il consumatore a fare scelte consapevoli. Tuttavia, il modo in cui questo obiettivo viene perseguito cambia radicalmente.
Da una parte, molti Paesi europei hanno adottato o sperimentato il Nutri-Score dall’altra, Italia e Grecia difendono NutrInform, ritenuto più coerente con la dieta mediterranea e meno penalizzante per i prodotti tradizionali.
Il dibattito non è solo tecnico: coinvolge salute pubblica, cultura alimentare, industria, agricoltura e politiche europee.
Cos’è il NutriScore e come funziona

Il NutriScore è un sistema di etichettatura sviluppato nel 2013 dall’EREN (Equipe de Recherche en Épidémiologie Nutritionnelle) in Francia.
Classifica gli alimenti con una scala da A a E, associata a cinque colori, dal verde scuro (migliore qualità nutrizionale) al rosso (peggiore).
Il meccanismo dell’algoritmo
Il punteggio viene calcolato su 100 grammi o 100 millilitri di prodotto, sommando:
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punti negativi (calorie, zuccheri, grassi saturi, sale)
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punti positivi (fibre, proteine, frutta e verdura)
Il risultato è un giudizio sintetico, immediato, ma anche estremamente semplificato.
I limiti più discussi del NutriScore
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Non considera porzione reale e frequenza di consumo
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Non distingue tra grassi “buoni” e grassi “cattivi”
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Non tiene conto della dieta complessiva
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Può favorire prodotti ultra-processati riformulati ad hoc
Non a caso, prodotti simbolo della dieta mediterranea come olio extravergine d’oliva, Parmigiano Reggiano e prosciutto di Parma sono stati a lungo penalizzati, mentre bevande zero zuccheri hanno ottenuto valutazioni migliori.
Cos’è NutrInform Battery: l’alternativa italiana

Il NutrInform Battery è il sistema promosso dall’Italia e sviluppato dai Ministeri della Salute, dell’Agricoltura e dello Sviluppo Economico, con il supporto scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità.
Come funziona
L’etichetta utilizza icone a forma di batteria per indicare, per singola porzione:
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energia (calorie)
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grassi
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grassi saturi
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zuccheri
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sale
Ogni batteria mostra la percentuale di assunzione giornaliera di riferimento, permettendo al consumatore di contestualizzare il prodotto nella dieta quotidiana.
Il punto di forza
Secondo il prof. Luca Piretta, nutrizionista e tra i promotori del sistema, NutrInform:
“non giudica, ma fornisce indicazioni oggettive, consentendo decisioni consapevoli senza semplificazioni fuorvianti”.
NutriScore o NutrInform: semaforo o batteria?
La differenza fondamentale tra i due sistemi è concettuale:
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NutriScore assegna un giudizio sintetico al singolo alimento
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NutrInform fornisce informazioni quantitative per costruire un’alimentazione equilibrata
Un esempio concreto: l’olio extravergine d’oliva
Con NutrInform, una porzione da 10 g di olio EVO indica chiaramente:
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90 kcal (circa 5% del fabbisogno giornaliero)
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14% dei grassi
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8% dei grassi saturi
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0 zuccheri
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0 sale
Il consumatore può decidere quanto e quando consumarlo, senza etichette “buone” o “cattive”.
Può un’etichetta cambiare davvero ciò che mangiamo?
Qui entra in gioco la ricerca più recente.
Diversi studi mostrano che le etichette nutrizionali aiutano a confrontare prodotti simili, ma incidono poco sulle abitudini alimentari reali, che dipendono da:
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cultura e tradizione
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prezzo
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pubblicità
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disponibilità di cibi freschi
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politiche fiscali
Il NutriScore, adottato in Francia, Spagna, Belgio e Germania, non è obbligatorio e si applica solo a prodotti confezionati, non ad alimenti freschi.
Gli aggiornamenti del NutriScore e le nuove critiche
L’algoritmo è stato aggiornato nel 2023 per correggere alcune distorsioni su oli, grassi e frutta secca. Tuttavia:
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non distingue ancora tra zuccheri naturali e aggiunti
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consente compensazioni “artificiali” (più fibre o proteine per bilanciare zuccheri elevati)
Un’analisi del 2025 ha mostrato che diversi prodotti con 16–24 g di zuccheri per 100 g ottengono ancora A o B.
Non sorprende che alcune multinazionali, come Danone e Nestlé, abbiano ridimensionato il loro supporto al sistema dopo l’inasprimento dei criteri.
Il grande assente: il grado di trasformazione industriale

Un altro limite cruciale del NutriScore è che non considera il livello di ultra-processamento.
Nel 2021, circa un quarto degli alimenti ultra-processati più venduti ha ottenuto valutazioni positive.
Per questo si discute di affiancare al NutriScore un indicatore sul grado di lavorazione, come già avviene in altri modelli internazionali.
Il modello cileno: meno interpretazione, più chiarezza
Il sistema di avvertimento cileno non assegna punteggi, ma segnala chiaramente quando un prodotto è:
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“ricco in zuccheri”
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“ricco in sale”
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“ricco in grassi saturi”
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“ricco in calorie”
Dal 2025, il Cile estenderà il messaggio “Evitare il consumo” anche alla pubblicità.
Un approccio più diretto, che non pretende di educare da solo, ma riduce l’ambiguità informativa in un contesto dominato dal marketing.
Oltre le etichette: la vera sfida è il sistema alimentare
Le etichette nutrizionali non sono una bacchetta magica. Possono aiutare, ma da sole non bastano.
Servono politiche integrate:
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educazione alimentare
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limitazione degli ultra-processati (soprattutto nelle scuole)
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accesso al cibo fresco
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regolamentazione della pubblicità
Come dimostra l’esperienza europea e latinoamericana, la soluzione non è eliminare il NutriScore, ma migliorarlo e affiancarlo a strumenti più ambiziosi.
Conclusione famelica: Impatto sulle abitudini alimentari e politiche europee
La vera domanda non è quale etichetta “vince”, ma quale sistema rispetta di più il consumatore, fornendogli informazioni chiare senza semplificazioni fuorvianti. Perché la salute non dipende dal colore di un semaforo, ma da quantità, frequenza, contesto e cultura alimentare.
Articolo aggiornato e ampliato con dati e analisi recenti.
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