Leggere Frida Kahlo attraverso il cibo: storia di una donna che ha trasformato il dolore in arte

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Dopo aver visto i quadri di Frida Kahlo una domanda sorge spontanea: come fa questa donna a sopportare il dolore? La risposta è semplice: ricerca disperatamente la vita che le sfugge e che vorrebbe trattenere. Ha la sensazione di essere inseguita dalla morte e di vivere una vita presa in prestito. Scrive: “Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu quando un tram mi mise al tappeto, l’altro fu Diego”.

Diego è il pittore Diego Rivera, l’uomo che la strazia, che le fa conoscere la passione, ma anche il sapore amaro dei tradimenti. Quando scopre che il dolore la stringe in una morsa invincibile, lo trasforma in arte. Prende in mano il pennello per scacciare il suo supplizio, per permettere al suo cuore di esprimersi. La sofferenza si confonde con l’arte.

Una donna giovane, intelligente, con tanta voglia di amare, di partecipare attivamente alle lotte che scuotono gli inizi del 900, come fa ad accettare il suo stato di menomazione? Decide di rendere il suo stesso corpo infermo un’opera d’arte attraverso la scelta di vestiti dai colori sgargianti che nascondono la sua sofferenza. Ogni mise è un’opera d’arte, crea uno stile che la trasformerà in un’icona della moda. I suoi ritratti diventano un manifesto esistenziale e politico. Si traveste per ingannare il corpo umiliato, esaltando il suo sguardo sfrontato, inquisitorio, audace e famelico. Cela per disvelare. Non conosce pudore.

Leggere Frida Kahlo

“L’angoscia e il dolore. Il piacere e la morte non sono nient’altro che un processo per esistere”

Il pennello cerca di saziare la sua fame. Le linee che traccia sono forti, drammatiche, strazianti, i colori stridenti, le immagini, con il passare degli anni, diventano sempre più scarne. Le pennellate sono tragiche, sembrano cercare ed invocare quel dio che non ha mai trovato. Sente che il pennello tra le mani, le consente di affrontare il dolore, di diminuirne la forza.

Il pennello è vita. I visi che ritrae hanno la forza e i colori della natura: le fronti profumano di mango, le labbra sanno di fragola, le guance sono piene come le pesche e i capelli richiamano il cioccolato. Frida conquista quella libertà che la sua fragile vita non le permette di vivere.

Diventa un’equilibrista, deve sfuggire alla morte, deve ricorrere ai travestimenti, deve cercare di mantenere quella luce negli occhi che piano piano le sfugge vinta dalla malinconia. Non può essere madre, si sente sempre più estranea a se stessa. Per mostrarsi si è trasformata in opera d’arte, ma quanto è dura continuare ad esserlo!

Si sente svuotata, scrive: “Abbi il coraggio di vivere, perché chiunque può morire!” Ancora una volta è la pittura a darle forza. I quadri diventano una preparazione a quella fine a cui sa di non poter sfuggire. Non può continuare a rubare giorni alla morte, ma soprattutto è consapevole che le ore “guadagnate” sono strappate a prezzo di grandi sofferenze.

Leggere Frida Kahlo

Frida Kahlo: cibo, cultura, identità e amore. Quando l’arte è più forte del dolore

Frida Kahlo si convince che un modo per legare a sé un uomo è saper cucinare. Ma la cucina è molto altro. Lo scambiarsi ricette – tanto amato dalle donne – è un modo per raccontare dolori e piaceri. Per questo Frida, che prima di sposarsi, non sapeva cucinare, decide di imparare e di annotare le ricette su un taccuino con la copertina nera, che intitola Il libro dell’erba santa.

Sono annotate le ricette per le offerte del giorno dei morti, quando, secondo la tradizione, i defunti tornano sulla terra e vanno accolti con benevolenza. Si deve costruire un piccolo altare con fiori di tagete, pani zuccherati, fotografie, santini, incensi, teschi di zucchero colorati, le pietanze preferite dai propri cari, candele per illuminare il cammino verso l’oltretomba. Non dimentica che il cibo è anche seduzione. E così usa il cibo per comunicare con Leon Trotsky e sua moglie, a cui farà conoscere il gusto del mole e la combinazione cioccolato-peperoncino.

Il cibo è un linguaggio universale, è affermazione dell’identità di un popolo. Gli alimenti perà sono anche capaci di richiamare alla mente paesaggi ed emozioni. L’anguria richiama i prati verdi, le ciliegie il sangue, il torrone la felicità offerta da un suggestivo tramonto, le erbe aromatiche il sale della vita, ovvero quei sapori che servono a vincere l’amaro della vita. Ma soprattutto il cibo è amore: non è bello osservare chi mangia con gusto ciò che gli abbiamo preparato?

 

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