Donne nell’editoria enogastronomica: rivoluzione femminile solo nel 900

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Le donne nell’editoria enogastronomica? Le donne amano la bellezza e dunque la cucina. Lo sostiene Anthelme Brillat-Savarin ne “La filosofia del gusto”. Come dargli torto? Nonostante l’importante riconoscimento le donne non sono entrate nel mondo dell’enogastronomia con facilità. Solo nel 1771 troviamo un testo al femminile, “La cuciniera piemontese”, ma il titolo trae in inganno. L’opera è firmata da un uomo: il barone Giuseppe Verrazza. Il primo libro edito in Italia da una donna fu scritto da Katharina Prato (pseudonimo di Pratovebera). Il testo, “Die süddeutsche Küche”, era stato scritto, in lingua tedesca, in Austria nel 1858. Il successo fu immediato anche al di fuori dei confini asburgici. Nel 1893 fu tradotto in lingua italiana con il titolo “Manuale di cucina per principianti e per cuoche già pratiche”, tradotto da Attilia Visconti-Aparnik, maestra di cucina del corso di economia domestica presso il civico liceo femminile di Trieste. In realtà il testo non è una semplice traduzione, viene ampliato e riscritto per compiacere i gusti italiani. Il primo ricettario scritto da un’italiana esce nel 1900: “Come posso mangiare bene? Libro di cucina con oltre 1000 ricette di vivande comuni, facili ed economiche per gli stomaci sani e per quelli delicati”. L’autrice è Giulia Ferraris Tamburini, una contessa già nota per la pubblicazione di un testo su come tenere in ordine la casa. Ma per il primo best seller dobbiamo aspettare il 1925. Ada Boni con “Il talismano della felicità” interpreta il pensiero fascista: la donna cucina manicaretti, soddisfa sessualmente il marito e regala alla Patria la stirpe che renderà l’Italia vittoriosa.

Petronilla: l’editoria enogastronomica si tinge di rosa

In epoca fascista ha successo, con diversi intenti ideologici, Petronilla, ovvero Amalia Moretti Foggia della Rovere. Plurilaureata, si dà al giornalismo, scrive due rubriche sulla “Domenica del Corriere”. In una si firma Amal e scrive di medicina, nell’altra Petronilla e si dedica alla cucina. Pubblica nel 1935 un ricettario consigliando come cucinare piatti ricchi di gusto con ingredienti poveri, evitando gli sprechi. Con Petronilla l’editoria apre alle donne. Numerosi sono i ricettari di grande successo firmati da donne. Chi non ricorda il successo di Suor Germana o di Antonella Clerici nonché di Benedetta Parodi?

Buoni propositi di cultura enogastronomica

Devo ammetterlo non ho letto i testi delle antesignane dell’editoria enogastronomica al femminile ricordati nel post, ma mi riprometto di farlo al più presto. Voglio scoprire i segreti di un successo raccolto quando la cucina, pratica millenaria, non era ancora diventata oggetto d’interesse globale e di massa.

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